LO SCUDO DELLA FEDE (151)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (20)

FIRENZE DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA

1861

DISCUSSIONE XVII. (3)

Il culto de’ Santi: — Immagini: — Reliquie.

PUNTO I.

Adorazione de’ Santi.

108. « In verun modo riproviamo coloro che approvano questa distinzione (di culto di latria, e di dulia), sì perché l’uomo prudente deve evitare ogni logomachìa, sì perché non sembra neppure inutile impor nomi diversi a culti di genere totalmente differenti, quale è il culto di Dio, e quello della creatura, onde evitar l’omonimia, si perché è ammessa da Agostino. » (Gerardo Vessio, in Append. ad Epist. 1, de Incarn.). « Pertanto, giudicano gli uomini pii e prudenti di affaticarsi, onde in tutti i modi non solo inculcata sia negli animi degli uditori, e dei discenti, ma anche dimostrata con segni esterni (il che è lecito) l’immensa infinita diversità dell’onore dovuto a Dio, detto di latria, e di quello esibito ai Santi, detto di dulia » (Leibnitz, Systemn. Theolog. P. 188). – « Io suppongo che un Israelita prostratosi nell’accostarsi al suo re, nessuno abbia accusato d’idolatria. Se egli avesse fatto altrettanto davanti a un idolo, questo medesimo atto corporale sarebbe passato per un atto d’idolatria. Perchè? Perchè sarebbesi giudicato dalla sua azione che egli riguardava l’idolo come una vera divinità, e che egli avesse per questo sentimenti che suppongono l’adorazione presa nel senso rigoroso. Che dunque deve pensarsi di ciò che fanno i Cattolici per onorare i Santi, le Reliquie, il legno della Croce? Eglino non negheranno punto che questo culto esteriore non rassomigli in tutto a quello che fanno per onorare Dio esteriormente (Rassomiglia ma non in tutto). Ma hanno eglino dei Santi e della Croce le medesime idee che hanno di Dio? Io non credo punto che alcuno possa di ciò giustamente accusarli. Per la qual cosa mi sembra che non dovrebbero qualificarsi idolatri? (Encyclopedie, T, 1, Art. Adorer.)

«Devesi generalmente tenere…. che il culto dei Santi, e delle Reliquie non è   approvato se non in quanto si riferisce a Dio, e che non vi è atto alcuno di religione che non si risolva e termini in onore del solo Onnipotente Dio. Pertanto, quando si onorano i Santi, ciò intender si deve in tal modo, siccome dicesi nella Scrittura: «sono onorati gli amici tuoi o Dio. » e « Lodate il Signore nei Santi suoi. »…. È certo che nel secondo secolo della Chiesa cristiana già erano celebratele feste de’ Martiri, ed erano istituite, presso i loro monumenti, delle sacre adunanze…. Onde è da tenersi che quelli i quali in tal modo la sentono (che il culto de’ Santi sia idolatria), non aprano un adito a stirpare ogni cosa cristiana. Che anzi più oltre procederà il sospetto degli ingegni audaci; imperocchè resteranno meravigliati che Cristo, tanto largo in promesse verso la sua Chiesa, sia stato tanto indulgente al nemico del genere umano, che distrutta un’idolatria ne succedesse un’altra, e di sedici secoli (ora 49) appena vi sieno uno, o duo in cui la vera fede siasi comunque conservata tra i Cristiani; mentre vediamo essersi mantenuta assai pura per tanti secoli, secondo gli istituti de’ fondatori, la giudaica e la maomettana religione. Dove pertanto resterà il consiglio di Gamaliele, il quale diceva che dall’evento giudicare si deve della Cristiana Religione, o della volontà della Provvidenza?» (Leibnitz, System. Theolog. Edit, ab Emery, Paris, 1819, p. 160. 170, 172)

PUNTO II.

Invocazione dei Santi.

109. Non sarà mai che io estimi peccato l’esclamare ad una voce colla Chiesa Cattolica, – SANTA MARIA, PREGA PER ME. – » (Montague, Appel. cap. 82).

« Queste soavi petizioni (che si fanno ai santi) non altrimenti debbono intendersi che in quel senso solo, cui ha designato la Chiesa Cattolica; cioè, che siffatte domande non s’indirizzano mai agli Angeli, ed ai Santi quasi fossero, eglino stessi forniti di una divina autorità e di una potenza soprumana, ma bensì come nostri buoni mediatori tra Dio e Cristo Redentore, tutti intesi a difenderci colassù nel cielo, ed a pigliarsi pensiero di ogni nostro bene. » (Krummacher, San-Ansgario Apostolo della Svezia, ossia, il tempo antico e buono).

« Per ciò che riguarda le preghiere pubbliche della Chiesa, appellate collette, nelle quali si fa menzione delle preghiere e dei meriti de’ Santi; poiché in queste preghiere medesime tutto ciò che si domanda è domandato a Dio, non ai Santi, e di più è domandato per Gesù Cristo: di là tutti quelli che fanno questa preghiera, riconoscono che tutti i meriti de’ Santi sono doni concessi loro gratuitamente da Dio…. Noi confessiamo e predichiamo con gioia , che Dio ricompensa le buone opere de’ suoi servi, non solamente in loro stessi, ma anche in coloro per li quali eglino pregano; poiché Egli ha promesso che farà del bene a quelli che lo amano sino a mille generazioni. » (Bozza, Disp. Ratisbonæ.)

PUNTO III.

I Santi conoscono le nostre preghiere, ec. — Pregano per noi:

— Potenti sono le loro preghiere.

110. « Quanto a colui che rigetta l’invocazione de’ Santi, e nega che essi conoscano le cose che in terra si fanno, lo prego a spiegarmi questo testo del Vangelo: – Vi sarà allegrezza appo gli Angeli di Dio per un peccatore che faccia penitenza. » (Tomm. Brown, Religione del medio-evo, etc. in fine). Essendo le menti beate più adesso presenti alle cose nostre che quando in terra vivevano, e vedendo con molto maggior chiarezza le cose tutte (imperocché gli uomini non conoscono che quelle cose che davanti ad essi si fanno, o che odono da altri), essendo la loro carità, o volontà di giovare di gran lunga più ardente, ed in fine essendo le loro preghiere più grandemente efficaci di quelle che una volta facevano in questa vita, e constando quanto Dio abbia concesso alle intercessioni de’ Santi viventi, e quanto utilmente aspettiamo che congiunte sieno alle nostre preghiere quelle dei nostri fratelli; non vedo come possa ascriversi a delitto l’interpellare un’anima felice, o un Angelo Santo, e domandare la sua intercessione , o soccorso;… e principalmente se quel culto si considera soltanto come una piccola accessione di quel sommo culto, che al solo Dio direttamente dirigesi. » (Leibnitz, op. cit. p. 194.) « Quando s’invocano i Santi, e si domanda il loro aiuto, sempre si sottintende che il loro aiuto consiste nelle loro preghiere, le quali fanno con grande efficacia per noi; siccome notò anche il Bellarmino, che – aiutami, o Pietro, o Paolo, – nient’altro significa che – prega per me. » (Il medes. ivi, p. 160).

PUNTO IV.

Immagini Sacre, e loro culto.

111. « Ove letto avete nella Scrittura (dico a’ miei antagonisti) che bisogna abolire le Immagini? Il Decalogo parla degli idoli, o delle immagini che si adorano (come idoli), e non già dell’immagine di Gesù Cristo che io adoro. Si le parole del Decalogo non si riferiscono che agli idoli clic si adorano. » (Lutero, nella sua disputa di Orlemunda).

« Sebbene siasi fatto l’uso di dire che l’onore si esibisce all’Immagine, realmente però non si onora la cosa inanimata, e in capace d’onore, ma si onora davanti all’Immagine e per mezzo dell’Immagine il prototipo, siccome insegna il Concilio (di Trento, e da ciò si crede essere avvenuto che gli scolastici hanno disputato che l’Immagine di Cristo si adori con quel medesimo sommo culto di latria, col quale si adora lo stesso Cristo Dio. Imperocché l’atto che dicesi – adorazione dell’Immagine – è realmente adorazione di esso Cristo per occasione, e per l’intuito dell’Immagine, voltandosi a questa il corpo quasi ad esso Cristo, onde più perfettamente si esibisca la di lui presenza, ed il cuore maggiormente s’innalzi a contemplare il Signore. Imperocché nessuno di mente sana penserà dire: – Dammi, o Immagine, quello che domando: a te, o marmo, o legno, rendo grazie; ma te, o Signore, adoro, a te canto lodi, etc. …… Posto adunque che ammessa non sia altra venerazione d’Immagini che quella che è venerazione del prototipo, in essa non sarà idolatria più di quello che sia nella venerazione che a Dio, e a Cristo si esibisce, pronunziato il suo Santissimo Nome. Imperocché anche i nomi sono note, e molto inferiori alle Immagini; poiché molto meno rappresentan la cosa. Pertanto quando si dice – onorare l’immagine – ciò non devesi intendere che in quel modo che dicesi – che si piegan le ginocchia nel Nome dì Gesù, che si benedice il Signore, e si dà gloria al suo Nome. L’adorare davanti all’Immagine esterna, non devesi riprendere più di quello si faccia l’adorare davanti all’immagine interna, che nella fantasia nostra è dipinta; dappoiché non per altro si usa l’Immagine esterna che per render più espressa l’immagine interna. Sapientemente poi ci avverte il Concilio (di Trento) di non credere che si trovi, o abiti nell’Immagine qualche virtù, o divinità. » (Leibniz, Op. cit, p, 142).

« Se vi è cosa, non dirò meravigliosa, ma quasi incredibilmente sublime, egli è il culto che con atti interni ed esterni si rende alle Immagini Sacre. Qualora ci goda l’animo di volgere gli occhi intorno, e vederci circondati dalla bellezza e dalla maestà delle arti, oh! assai più profittevol ci sia, dovendo scegliere, l’avere a nostri compagni ed amici Gesù Crocifisso, e i suoi seguaci, i suoi veri discepoli; perocché costoro ci solleveranno di vantaggio, e renderanno dolcissimo le nostre solitudini. Con ciò noi verremo facilmente a ricordarci di quegli uomini santi, i quali comecché dipartiti da questa terra, non si dimenticaron di noi; ma in quella vece, mediante le loro Immagini e la memoria delle gesta gloriose, con cui onorarono mentre vissero l’umanità, vengono, per così dire, a visitarci continuamente, e a professarsi amici e nostri buoni avvocati appresso Dia…. Una bella e viva Immagine di un Santo, sebbene sia muta, può essere una predica commoventissima. Bene è vero che tali Immagini furon tolte via dalle nostre Chiese (protestanti), ma ciò non avvenne che in progresso di tempo, quando, cioè la loro presenza faceva travedere una tal quale propensione di favorire l’idolatria. Dal quale abuso non si deve argomentare la nullità, o malvagità del buono e santo uso che se ne può fare. » (De Meyer, Fogli per la verità più sublime)

PUNTO V.

Reliquie, e loro culto.

112. « Ciò che è rimasto del tabernacolo venuto meno sono le memorie della vita che un dì lo animava e sorreggeva. E in che parte questi documenti si custodiscono e si difendono meglio con più di ammirazione, se non là dove, nel tempo travalicato, la potenza dello spirito con la favella e con le opere a tante cose che diè forma compimento? Quel senso sublime, che nato nel profondo dell’anima nostra, di presente soavemente s’ingigantisce e si fa sentire, bene ha forza di rigettare qualunque obbiezione. Se si pon mente a tutto questo e con ispirito vero di religione, assai di leggieri la Chiesa Cattolica chiarirà come cosa innocentissima il tributo e lo spirituale ossequio da lei reso agli Angeli ed ai Santi. Le verrà fatto in pari tempo di mettere in onore questi buoni atti, e dar loro quel colore convenevole che amorosamente attrae a sè, e che tocca l’anima, e fa veder la bellezza di quell’idea…. La quale dimostrazione del bello religioso, lungi dall’esser vanità, si appoggia saldissima sugli oracoli della Scrittura. » (Clausen. La costituzione, la dottrina ed il culto della Chiesa Cattolica. Lipsia 1828, p. 127).

« E vorrebbesi pur sapere che cosa vi abbia di assurdo e di Contraddittorio, secondo che la storia ci narra, in ciò che le ossa dei Santi posseggano una potenza peculiare e tutta lor propria? Forse che è uscir d’intelletto l’ammettere che (decretandosi lassù da quel Signore, il quale può tutto quello che vuole) queste ossa, a cui fu unita un giorno un’anima santa, si rivestano di una forza efficace e tutta vivificante? La viva fede di quella donna del Vangelo ammalata, la quale tutta umiltà e credenza si peritava, parendole troppo, di toccare persino il lembo del manto di Gesù Cristo; quella fede era ella una superstizione? E quantunque sia pur vero che non già l’orlo della veste del Redentore liberolla dal malore, e la sanò, ma sì la potenza divina; ne segue forse che l’estremità della veste, su cui fece quel suo toccamento, si abbia a reputare un nulla? A che si oppone, o che dabbenaggine mostra mai colui, il quale crede che Dio, per recare ad atto e compiere le intenzioni sue, per mantener vive le speranze di chi gli si mostra fedelissimo, possa anche al presente usar delle ossa de’ Martiri, e dei Confessori, quasi fossero celesti mandati a fornire alcuna missione? Le Sacre Scritture ci pongono dinanzi agli occhi su questo punto, tanto e così convenevoli testimonianze, che ne abbiamo di soverchio. » (Krummacher, Op. cit.)

PUNTO VI.

Preferenza di divozione per alcune Reliquie, etc.

113. « Deve certamente giudicarsi pietà il visitare alle volte, o liberamente, o per voto, certi luoghi a preferenza di altri, ed il fare altre cose di questo genere; poiché queste e le altre singolari circostanze del proposito, sono parte dell’onore: ed è da lodarsi la preparazione dell’animo d’imporsi una qualche pena e legge certa, l’estensione del proposito e del nostro zelo particolare. Il luogo stesso, insigne pei divini benefizi, più fortemente attrae l’animo, e lo colpisce di un sacro orrore; il che neppure i protestanti, a quali è dato andare a visitare il Sepolcro del Signore, ho memoria che neghino » (Leibniz, Op. cit. p. 148).

PUNTO VII.

Reliquie false.

114. « Siccome il culto (delle Reliquie) è cosa di puro affetto soltanto, niente pregiudica, se per caso avvenisse, che Reliquie credute vere, fossero suppositizie. » ( Il medes. ivi, p. 189).

PUNTO VIII.

Le Feste del Signore e de’Santi nella Chiesa Cattolica.

115. « Quell’amore materno che trovasi nel Cattolicismo, che con allettamento purissimo attrae a sé la poesia, cui esso ispira, ci commuove tutti a meraviglia, come già fu un tempo, e si continuerà per sempre. Nella quiete di una cappella tutta lucente di bei ceri, allorché si fa la festa pel nascimento del Signore Nostro, in quell’aere puro e soavissimo, in quell’atmosfera di odoroso incenso, e tra quella musica che trae a pietà, il cuore dell’uomo troverà sempre mai una contentezza ineffabile; come tra le braccia della Madre di Dio, le si prostrerà dinanzi con una semplicità e una santa umiliazione, quale a vero figlio si addice, e caduto ginocchioni a terra, s’innalzerà colla mente all’amore inenarrabile del Salvatore » (Isidoro conte di Lochem, Fogli di Lotos, 1817.).

« Dove mai sono quei tanti milioni, con cui altri avvisava di arricchire la patria, abolendo i giorni festivi? Forse che il pane a buon prezzo vendendosi, il povero può mangiare quanto pur gli farebbe d’uopo, come allora i nostri ciarlieri banditori volevano far credere? – (Wagner, presso Theiner, introduzione del protestantismo in Italia, part. II, § 20).

« E sarebbe pur convenevole che noi (protestanti) ristabilissimo nella nostra Chiesa le Festività del bello e santo amore nelle solennità che si sogliono fare nella Nascita di Maria, e di quella dell’Annunziazione portatale dall’Angelo. Perocché io non comprendo per niun modo come mai i nostri Riformatori, quasi  fossero altrettanti ciechi di mente, non abbiano poi ravvisato nella Verginella di Nazaret il TIPO VERO ED IDEALE DELLA PIÙ BELLA E CELESTE DILEZIONE » (Fessler, Teresia. Tom. 2, p. 101)

 « Quando la Chiesa Cattolica fa festa pei suoi Santi, o va commemorando i trapassati nel Signore, mostra chiaramente essere informata della più sublime ed universale idea religiosa. (Horst, Misteriografia, p. 276).

« Per un cuore, il quale sia preso da vero amor filiale, non vi ha dubbio che quei giorni, cui abbiamo testé accennato, sono i più soavi e lucenti dell’ anno »  Fessler, Storia degli Ungheresi, T. 1. p. 97).

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.

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