COMMENTARIO ALL’APOCALISSE DI BEATO DI LIEBANA (16)

INIZIA IL LIBRO DECIMO

LA CITTÀ DEL DIAVOLO

(Apoc. XVIII, 1-20)

Et post hæc vidi alium angelum descendentem de cœlo, habentem potestatem magnam: et terra illuminata est a gloria ejus. Et exclamavit in fortitudine, dicens: Cecidit, cecidit Babylon magna: et facta est habitatio dæmoniorum, et custodia omnis spiritus immundi, et custodia omnis volucris immundæ, et odibilis:  quia de vino iræ fornicationis ejus biberunt omnes gentes: et reges terrae cum illa fornicati sunt: et mercatores terræ de virtute deliciarum ejus divites facti sunt.  Et audivi aliam vocem de caelo, dicentem: Exite de illa populus meus: ut ne participes sitis delictorum ejus, et de plagis ejus non accipiatis. Quoniam pervenerunt peccata ejus usque ad caelum, et recordatus est Dominus iniquitatum ejus. Reddite illi sicut et ipsa reddidit vobis: et duplicate duplicia secundum opera ejus: in poculo, quo miscuit, miscete illi duplum. Quantum glorificavit se, et in deliciis fuit, tantum date illi tormentum et luctum: quia in corde suo dicit: Sedeo regina : et vidua non sum, et luctum non videbo. Ideo in una die venient plagæ ejus, mors, et luctus, et fames, et igne comburetur: quia fortis est Deus, qui judicabit illam. Et flebunt, et plangent se super illam reges terrae, qui cum illa fornicati sunt, et in deliciis vixerunt, cum viderint fumum incendii ejus: longe stantes propter timorem tormentorum ejus, dicentes: Væ, væ civitas illa magna Babylon, civitas illa fortis: quoniam una hora venit judicium tuum. Et negotiatores terræ flebunt, et lugebunt super illam: quoniam merces eorum nemo emet amplius: merces auri, et argenti, et lapidis pretiosi, et margaritae, et byssi, et purpuræ, et serici, et cocci (et omne lignum thyinum, et omnia vasa eboris, et omnia vasa de lapide pretioso, et aeramento, et ferro, et marmore, et cinnamomum) et odoramentorum, et unguenti, et thuris, et vini, et olei, et similae, et tritici, et jumentorum, et ovium, et equorum, et rhedarum, et mancipiorum, et animarum hominum. Et poma desiderii animae tuae discesserunt a te, et omnia pinguia et præclara perierunt a te, et amplius illa jam non invenient. Mercatores horum, qui divites facti sunt, ab ea longe stabunt propter timorem tormentorum ejus, flentes, ac lugentes, et dicentes: Væ, væ civitas illa magna, quae amicta erat bysso, et purpura, et cocco, et deaurata erat auro, et lapide pretioso, et margaritis: quoniam una hora destitutæ sunt tantæ divitiæ, et omnis gubernator, et omnis qui in lacum navigat, et nautae, et qui in mari operantur, longe steterunt, et clamaverunt videntes locum incendii ejus, dicentes: Quæ similis civitati huic magnæ? et miserunt pulverem super capita sua, et clamaverunt flentes, et lugentes, dicentes: Væ, væ civitas illa magna, in qua divites facti sunt omnes, qui habebant naves in mari de pretiis ejus: quoniam una hora desolata est. Exsulta super eam cœlum, et sancti apostoli, et prophetæ: quoniam judicavit Deus judicium vestrum de illa.

(E dopo di ciò vidi un altro Angelo, che scendeva dal cielo, e aveva grande potestà: e la terra fu illuminata dal suo splendore. E gridò forte, dicendo: È caduta, è caduta Babilonia la grande: ed è diventata abitazione di demoni, e carcere di ogni spirito immondo, e carcere di ogni uccello immondo e odioso: Perché tutte le genti bevettero del vino dell’ira della sua fornicazione: e i re della terra fornicarono con essa: e i mercanti della terra si sono arricchiti dell’abbondanza delle sue delizie. E udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite da essa, popolo mio, per non essere partecipi dei suoi peccati, né percossi dalle sue piaghe. Poiché i suoi peccati sono arrivati sino al cielo, e il Signore si è ricordato delle sue iniquità. Rendete a lei secondo quello che essa ha reso a voi: e datele il doppio secondo le opere sue: mescetele il doppio nel bicchiere, in cui ha dato da bere. Quanto si glorificò e visse nelle delizie, altrettanto datele di tormento e di lutto, perché dice in cuor suo: Siedo regina, e non sono vedova: e non vedrò lutto. Per questo in uno stesso giorno verranno le sue piaghe, la morte, e il lutto, e la fame: e sarà arsa col fuoco: perché forte è Dio, che la giudicherà. E piangeranno e meneranno duolo pei lei i re della terra, i quali fornicarono con essa e vissero nelle delizie, allorché vedranno il fumo del suo incendio: Stando da lungi per tema dei suoi tormenti, dicendo: Ahi, ahi, Babilonia, la città grande, la città forte: in un attimo è venuto il tuo giudizio. – E i mercanti della terra piangeranno e gemeranno sopra di lei: perché nessuno comprerà più le loro merci: le merci d’oro, e di argento, e le pietre preziose, e le perle, e il bisso, e la porpora, e la seta, e il cocco, e tutti i legni di tino, e tutti i vasi d’avorio, e tutti i vasi di pietra preziosa, e di bronzo, e di ferro, e dì marmo, e il cinnamomo, e gli odori, e l’unguento, e l’incenso, e il vino, e l’olio, e il fior di farina, e il grano, e ì giumenti, e le pecore, e i cavalli, e i cocchi, e gli schiavi, e le anime degli uomini. E i frutti desiderati dalla tua anima se ne sono partiti da te, e tutte le cose grasse e splendide sano perite per te, e non si troveranno mai più. I mercanti di tali cose che da essa sono stati arricchiti, se ne staranno alla lontana per tema dei suoi tormenti, piangendo, e gemendo, e diranno: Ahi, ahi, la città grande, che era vestita di bisso, e di porpora, e di scarlatto, ed era coperta d’oro, e di pietre preziose, e di perle: Come in un mattimo sono state ridotte al nulla tante ricchezze. E tutti i piloti, e tutti quei che navigano pel lago, e i nocchieri, e quanti trafficano sul mare, se ne stettero alla lontana, e gridarono guardando il luogo del suo incendio, dicendo: Qual città vi fu mai simile a questa grande città? E si gettarono polvere sul capo, e gridarono piangendo e gemendo: Ahi, ahi la città grande, delle cui ricchezze si fecero ricchi quanti avevano navi sul mare, in un attimo è stata ridotta al nulla. Esulta sopra di essa, o cielo, e voi, santi Apostoli e profeti: perché Dio ha pronunziato sentenza per voi contro di essa.).

TERMINA LA STORIA

SPIEGAZIONE DELLA STORIA DESCRITTA IN PRECEDENZA

[1] Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore. Gridò a gran voce: “È caduta, è caduta Babilonia la grande ed è diventata covo di demoni, carcere di ogni uccello impuro e spirito immondo. L’angelo che dice di essere sceso dal cielo è riferito a nostro Signore Gesù Cristo incarnato e unito al corpo della sua Chiesa. La città di Babilonia è la donna di cui abbiamo detto sopra, è la bestia ed i re della terra, cioè la città del diavolo, che è diventata dimora di demoni e di ogni tipo di uccelli immondi. Se tutto il mondo non fosse questa città del diavolo, sarebbe mai stata in grado una sola città di condurre materialmente in essa tutti i demoni, e riunire tutti gli uccelli nella sua distruzione? Ma questa città è appunto il mondo intero. Perché non c’è città che possa contenere tutti gli spiriti immondi, se non la città del diavolo, dove è contenuta tutta l’immondizia del mondo. Poi dice: Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra hanno fornicato con essa: vale a dire imitandosi l’un l’altro nel male, perché non c’è altri con cui peccano i malvagi. E i mercanti della terra sono diventati ricchi grazie al loro sfrenato lusso: non si riferisce qui alle ricchezze materiali, ma ai peccati, perché nulla rende più poveri che ricchi l’abbondanza di lussuria. Come le azioni dei giusti sono chiamate ricchezze, così le azioni dei malvagi sono chiamate le ricchezze di cose. Poi ho sentito un’altra voce dal cielo che diceva: “Uscite da essa, popolo mio, affinché non diventiate partecipi dei suoi peccati e  non vi facciate contagiare dalle sue piaghe“. Si insegna qui nella maniera più chiara che Babilonia è divisa in due parti: il popolo di Dio ed il popolo del diavolo, quella esterna e quella intestina, dalla quale, protetto da Dio in modo manifesto, discenderà anche il popolo santo, che sempre da essa discende spiritualmente e con l’anima, e ne esce osservando l’adempimento dei comandamenti di Dio, come diceva Isaia: « … fuori, fuori, uscite di là! Non toccate niente d’impuro. Uscite da essa, purificatevi, voi che portate i vasi del Signore! » (Is LII, 11). Portano i vasi del Signore coloro che custodiscono le loro anime da ogni macchia di iniquità. E affinché non facciano nulla di male in parole, opere o pensieri, si raccomanda di non toccare nulla di impuro, e si invita poi all’uscita da Babilonia. Ma in una casa nobile non ci sono solo vasi di oro e di argento, ma anche di legno e di argilla. E alcuni sono per usi nobili e altri per usi vili. Perciò, se qualcuno è purificato da questi mali, sarà un vaso santificato per un uso nobile al Signore, e preparato per ogni opera buona (2 Tm. II, 20-22). E quanto dice con: “Non diventate partecipi dei loro peccati e non vi contaminate con le loro piaghe, è perché non facciano quello che quelli fanno, perché è scritto: « Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo » (Sap. IV, 7). Ma come può il giusto non essere complice del peccato, né trascinato all’ingiù con i malvagi nella caduta della città, se non si realizza la netta separazione dalla città del diavolo, che vuole imporre il marchio della bestia insidiando la Chiesa? – Infatti chiunque porta il marchio della bestia, è complice dei malvagi, quando compie con essi opere di malvagità. Come è stato spesso detto, Babilonia deve essere intesa secondo i testi, o come il tutto per la parte, o come la parte per il tutto: perché a volte la parte è intesa come il tutto, altre volte  il tutto come la parte. Come per i tre giorni in cui il Signore è stato all’inferno, anche se non erano tre giorni completi, noi li intendiamo come se fossero stati tre giorni completi. Così anche ora Babilonia si riferisce a quella parte dalla quale il popolo è uscito. Ora quella parte è il mondo intero, perché all’interno della Chiesa abbiamo detto che ci sono due popoli: una parte è di Dio e l’altra parte, che si chiama Babilonia, è del diavolo,. E poiché è separata dalla Chiesa, si dice che essa diventa complice dei pagani di tutto il mondo. Anche se alcune cose sono state dette in questo modo, non credo però che si debba intendere che possano accadere anche in forma materiale, di modo che si vedano chiaramente; ecco perché diciamo queste cose in senso spirituale. È necessario che il giorno del Signore giunga repentinamente, perché altrimenti, ai gaudenti da mezzo ai quali la Chiesa esce, non giungerebbe improvviso se vedessero avvenire apertamente in futuro la serie dei dieci re, la distruzione della città di Babilonia, e la venuta di Elia. E rammentiamo che in questo stesso periodo ciò non può accadere in modo materiale, per cui abbiamo detto queste cose in senso spirituale, e quindi i dieci re e la distruzione di Babilonia devono essere compresi come presenti già fin da oggi, cioè nel tempo presente; infatti coloro che hanno la loro speranza in questo mondo proclamano che la serie dei dieci re e la venuta di Elia avverrà in futuro, perché non considerano Babilonia nella propria distruzione, dal mezzo della quale si dice “Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli. Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità. Pagatela con la sua stessa moneta, retribuitele il doppio dei suoi misfatti. Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva. Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo lusso, restituiteglielo in tanto tormento e afflizione. Dio dice al suo popolo: datele come essa ha dato. E quando i malvagi si levano contro la Chiesa, muoiono in due modi: in primo luogo, perché rendono il male per il bene; in secondo luogo, perché nel giudizio saranno separati dalla Chiesa e pertanto doppiamente tormentati e annientati. Dalla Chiesa escono per il mondo piaghe visibili ed invisibili. Poiché diceva in cuor suo: Io seggo regina, vedova non sono e lutto non vedrò; per questo, in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco. Se in un giorno morirà e sarà consumata dal fuoco, chi sarà il vivente che piange i morti? O quale può essere la fame di un solo giorno? Ma “un giorno” è inteso come un breve periodo di tempo in cui essi saranno tormentati spiritualmente e materialmente. Dice che si siede come una regina perché pensa di vivere tra molte delizie; invece, la Chiesa in questo mondo è chiamata vedova perché suo marito – Cristo -, che la difenderà nel processo, è assente. Poiché il Signore Dio che l’ha condannata è potente, piangeranno e si affliggeranno per essa i re della terra che hanno commesso fornicazione con essa. Chi sono i re che piangeranno davanti a questa [città] distrutta se non essi stessi che sono distrutti? Infatti quello che è la città, lo stesso sono anche i re; perché quando la carne muore, l’anima diviene prigioniera dell’inferno. Poi si dice che la città è stata distrutta, perché piangono non già per il rimorso di chi pecca con essa, ma per la mancanza del sostentamento stesso. Quando vedono il fumo delle sue fiamme, … questa è la prova della loro perdizione. Infatti quando operano il male, benché vivano nella carne, si crede che siano morti nell’anima. E non appare ancora nella loro condotta il fuoco futuro, bensì il fumo dello stesso fuoco. Perché il fumo precede il fuoco. Cos’altro è l’annientamento e la distruzione del mondo se non il fumo dell’inferno già imminente? Rimarranno a distanza, inorriditi dal suo supplizio: rimarranno a distanza, non con il loro corpo, ma con la loro anima, quando ognuno teme gli accada ciò di cui vede l’altro soffrire, sia per mezzo della calunnia che della violenza. E diranno: Ahimè, ahimè, grande città, Babilonia, città possente, in un’ora è arrivata la tua condanna! Lo Spirito dice il nome della città, ma essi piangono il mondo che sarà completamente spazzato via in poco tempo, e tutta la sua opulenza sarà distrutta. I mercanti della terra piangono e si lamentano per essa. Sono gli stessi mercanti della città che piangono per essa, anche se piangono in realtà per se stessi. Perché nessuno compra più le loro mercanzie. Carichi d’oro e d’argento, e di ferro, e di cinnamomo, e di ogni tipo di profumo, e di grano, di bestie da soma e di pecore, si sono allontanati da te e non appariranno mai più. Sono finiti – dice – per voi e non appariranno mai più. Ha detto in doppio senso che quando il mondo finirà, questi carichi finiranno; infatti si riferisce alla distruzione futura o al fatto che alla fine, ognuno di essi venga spogliato dei beni, benché abbondanti (il testo latino usa il verbo utantur, invece, crediamo, di expoliantur.): e quando la città viene distrutta, non si direbbe che sono finiti per voi, ma che sono finiti per essa, perché si può parlare solo con uno che sia vivo. Perciò è chiaro che ai viventi in questo mondo si dice: … sono finiti per voi, e non alla città distrutta. I mercanti di queste cose, quelli che ne sono diventati ricchi, se ne staranno lontani, piangendo e lamentandosi dicendo: Ahimè, ahimè, grande città! Essi stessi sono i mercanti e la grande città: infatti quando fanno il male, si dice che siano mercanti: e più peccano, maggiore è la ricchezza della loro malvagità che possiedono.E questa città, che in futuro brucerà, si sta preparando al fuoco già da ora in questo mondo; e si dice che già ora brucia spiritualmente nell’anima, così come più tardi sarà bruciata corporalmente da questo cumulo di peccati. Ammantata di bisso, di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle! Sono gli uomini che si adornano di queste cose, non la città; perciò piangono per se stessi per quando morranno e verranno privati dei loro beni. Perché in un’ora tante ricchezze sono andate distrutte, e tutti i capitani, e quelli che navigano sulle navi, e i marinai, e quelli che sono impegnati nelle fatiche del mare, si sono allontanati e gridavano alla vista del fumo delle loro fiamme. Potevano forse tutti i capitani e i marinai, e tutti quelli che operano il male, essere presenti in un’ora per vedere l’incendio della città? In tutte queste citazioni, ci si riferisce a tutti coloro che amano il mondo e a coloro che coltivano e lavorano in questo mondo, allorquando sono impegnati in un lavoro malvagio. Per questo sperano il male: si dice che temano per se stessi, mentre contemplano la distruzione della loro speranza. E colui che dice: di coloro che navigano sulle navi, non si riferisce letteralmente alle navi, se non in senso spirituale, a qualsiasi nave che acquisti beni nel mondo. Dicendo: Chi è come la grande città? Vuol dire, che non è possibile che il mondo si ristabilisca nel suo primitivo stato… e gettano polvere sulle loro teste. Le loro teste sono i loro principi, per i quali si gloriano di essere ricchi, ed alla cui presenza accadono queste cose, riprovando così i meriti dei principi. E gridavano, piangendo e lamentandosi, ahimè, ahimè, quella grande città, delle cui ricchezze si sono arricchiti tutti coloro che avevano le navi in mare: che in un’ora si sono distrutte! Rallegratevi per lei, Cielo, e i vostri santi Apostoli e Profeti, perché Dio farà giustizia nel giudizio contro di lei. Abbiamo detto molte volte che il mare si riferisce a questo mondo, e l’opulenza di coloro che “hanno navi nel mare” sono tutti coloro che amano questo mondo, e che in questa città in un’ora sono stati rovinati, perché in un giorno subiranno la fine di questo mondo. L’ora si riferisce alla fine, che non dubitiamo sia tutto il tempo di questo mondo, come è scritto: « è giunta l’ultima ora » (1 Gv. II, 18). Il cielo e i santi Apostoli e i Profeti esultano insieme in un’unica città, o è una sola città che perseguita il mondo intero e perseguitò i servi di Dio, in modo che desolata, si vendichi di tutti? No, ma quella città è il mondo nella sua totalità e sono coloro che si sono insediati nella prevaricazione del maligno: questa è la città chiamata città del diavolo.

TERMINA

DELLA STESSA CITTÀ  DEL DIAVOLO

(Ap. XVIII, 21-24)

Et sustulit unus angelus fortis lapidem quasi molarem magnum, et misit in mare, dicens: Hoc impetu mittetur Babylon civitas illa magna, et ultra jam non invenietur.  Et vox citharœdorum, et musicorum, et tibia canentium, et tuba non audietur in te amplius: et omnis artifex omnis artis non invenietur in te amplius: et vox molæ non audietur in te amplius: et lux lucernae non lucebit in te amplius: et vox sponsi et sponsae non audietur adhuc in te : quia mercatores tui erant principes terræ, quia in veneficiis tuis erraverunt omnes gentes. Et in ea sanguis prophetarum et sanctorum inventus est: et omnium qui interfecti sunt in terra.

(Allora un Angelo potente alzò una pietra come una grossa macina, e la scagliò nel mare, dicendo: Con quest’impeto sarà scagliata Babilonia, la gran città, e non sarà più ritrovata, e non si udirà più in te la voce dei suonatori dì cetra, e dei musici, e dei suonatori di flauto e di tromba: e non si troverà più in te alcun artefice dì qualunque arte: e non sì udirà più in te rumore di macina: e non rilucerà più in te lume di lucerna: e non sì udirà più in te voce di sposo e di sposa: perché i tuoi mercanti erano i principi della terra, perché a causa dei tuoi venefici furono sedotte tutte le nazioni. E in essa si è trovato il sangue dei profeti, e dei santi, e di tutti quelli che sono stati uccisi sulla terra).

TERMINA LA STORIA

SPIEGAZIONE DELLA STORIA DESCRITTA IN PRECEDENZA.

[2] Allora un Angelo potente sollevò una pietra come una macina e la gettò in mare, dicendo: “Con questa violenza Babilonia, la grande città, sarà gettata a terra, e non apparirà più“.  Ecco, la somiglianza del suo destino è nella pietra che è stata scagliata con violenza. E la voce dei citaredi, dei cantanti, dei flautisti e delle trombe non si sentirà più in te. Afferma che il piacere degli empi passa, e che non apparirà più; e ne aggiunge la ragione, dicendo: perché i vostri mercanti erano i grandi della terra, e cioè « perché avete ricevuto i beni nella vostra vita » (Lc. XVI, 25). Perché dalle tue malie tutte le nazioni sono state sedotte: è stato versato il sangue dei profeti, dei santi e di tutti coloro che sono stati uccisi sulla terra. È la stessa città che ha ucciso gli Apostoli, i profeti e tutti? Ma questa è la città in cui Caino ha versato il sangue del fratello e l’ha chiamata con il nome di suo figlio Enoch, cioè di tutti quelli della sua stirpe (Gen. IV, 17). Ma perché si rimprovera l’oblazione di Caino dei frutti della terra? Perché invece l’oblazione delle pecore e del loro grasso da parte di Abele è accettata? Dio distoglie lo sguardo dall’oblazione di Caino, perché non c’era carità in Caino; e se non ci fosse stata carità in Abele, Dio non avrebbe accettato neanche la sua oblazione. Nessuno pensi che Dio disprezzi i frutti della terra ed ami i frutti della pastorizia. Dio non volge gli occhi all’offerta, ma guarda al cuore; e di colui che vede offrire con carità, guarda con piacere il sacrificio; ma di chi vede che l’offerta è fatta con invidia, ritira gli occhi dal suo sacrificio. Nell’offrire entrambi il sacrificio, il fuoco è sceso sull’offerta di Abele, ma non sull’offerta di Caino. Queste sono le due città: l’una è di Dio e l’altra è del diavolo. Poi sono state descritte le sette generazioni di Caino. Nella edificazione della sua città, si sparge tutto il sangue dei giusti, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria (Mt. XXIII, 35), cioè del popolo e del sacerdote, tra il santuario e l’altare: cioè tra il popolo e i sacerdoti. Non abbiamo avuto altro motivo di dire queste cose, se non quello di mostrare le due città. Ecco due figli nella stessa casa del padre e della madre: uno semplice che pasce umili pecore e le fa scorrazzare per i campi delle Scritture; l’altro costruisce la città, perché ha la sua speranza sulla terra, là dove fissa la dimora del suo corpo. Questa è la città che uccide i profeti e lapida coloro che le sono mandati. Questa è la città che si costruisce con il sangue, come sta scritto: Guai a chi costruisce la città con il sangue e prepara la città con l’ingiustizia! Forse son cose in conformità di Dio? E che cosa sia questa città, lo dimostra il Signore stesso, dicendo: « Udite questo, dunque, dottori della casa di Giacobbe, e governanti della casa d’Israele, che aborrite la giustizia e storcete quanto è retto, che costruite Sion sul sangue e Gerusalemme di cui siete i principi con il sopruso » (Mich. III: 10). In questa città ha descritto il lavoro di ciascuno, ed ha disposto che questo non avvenisse più in essa. Aggiungendo il motivo per cui sarebbe stata condannata: perché in lei – dice – fu trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti coloro che sono stati uccisi sulla terra.

TERMINA

COMINCIA LA STORIA DELLA CITTÀ DI DIO.

(Ap. XIX, 1-10)

Post hæc audivi quasi vocem turbarum multarum in caelo dicentium: Alleluja: salus, et gloria, et virtus Deo nostro est: quia vera et justa judicia sunt ejus, qui judicavit de meretrice magna, quæ corrupit terram in prostitutione sua, et vindicavit sanguinem servorum suorum de manibus ejus. Et iterum dixerunt: Alleluja. Et fumus ejus ascendit in sæcula sæculorum. Et ceciderunt seniores viginti quatuor, et quatuor animalia, et adoraverunt Deum sedentem super thronum, dicentes: Amen: alleluja. Ex vox de throno exivit, dicens: Laudem dicite Deo nostro omnes servi ejus: et qui timetis eum pusilli et magni. Et audivi quasi vocem turbæ magnæ, et sicut vocem aquarum multarum, et sicut vocem tonitruorum magnorum, dicentium: Alleluja: quoniam regnavit Dominus Deus noster omnipotens. Gaudeamus, et exsultemus: et demus gloriam ei: quia venerunt nuptiæ Agni, et uxor ejus praeparavit se. Et datum est illi ut cooperiat se byssino splendenti et candido. Byssinum enim justificationes sunt sanctorum. Et dixit mihi: Scribe: Beati qui ad coenam nuptiarum Agni vocati sunt; et dixit mihi: Hæc verba Dei vera sunt. Et cecidi ante pedes ejus, ut adorarem eum. Et dicit mihi: Vide ne feceris: conservus tuus sum, et fratrum tuorum habentium testimonium Jesu. Deum adora. Testimonium enim Jesu est spiritus prophetiæ.

(Dopo di ciò udii come una voce di molte turbe in cielo, che dicevano: Alleluja: salute, e gloria, e virtù al nostro Dio: perché veri e giusti sono i suoi giudizi, ed ha giudicato la gran meretrice, che ha corrotto la terra colla sua prostituzione, ed ha fatto vendetta del sangue dei suoi servi (sparso) dalle mani di lei. E dissero per la seconda volta: Alleluia. E il fumo di essa sale pei secoli dei secoli. E i ventiquattro seniori e i quattro animali si prostrarono, e adorarono Dio sedente sul trono, dicendo: Amen: alleluja. E uscì dal trono una voce, che diceva: Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi: e voi, che lo temete, piccoli e grandi. E udii come la voce di gran moltitudine, e come la voce di molte acque, e come la voce di grandi tuoni, che dicevano: Alleluia: poiché il Signore nostro Dio onnipotente è entrato nel regno. Rallegriamoci, ed esultiamo, e diamo a lui gloria: perché sono venute le nozze dell’Agnello, e la sua consorte sì è messa all’ordine. E le è stato dato di vestirsi di bisso candido e lucente. Perocché il bisso sono le giustificazioni dei Santi. E mi disse: Scrivi; Beati coloro che sono stati chiamati alla cena delle nozze dell’Agnello: e mi disse: Queste parole di Dio sono vere. E mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: Guardati dal farlo: io sono servo come te e come i tuoi fratelli, i quali hanno testimonianza di Gesù. Adora Dio. Poiché la testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.)

TERMINA

COMINCIA LA SPIEGAZIONE DELLA STORIA DESCRITTA IN PRECEDENZA.

[3] Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: “Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; perché veri e giusti sono i suoi giudizi, egli ha condannato la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi!”. E per la seconda volta dissero: “Alleluia! Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!”.  La Chiesa dirà tutto questo quando nel giorno del giudizio si sarà compiuta la separazione, e quando sarà vendicata nel modo più eclatante; sentiamo i Santi gioire per la condanna della città peccatrice, e li sentiamo lodare il Signore con il canto giubilare della lode.  Cos’altro è questa descrizione se non la punizione dei malvagi e la ricompensa dei buoni? Questo è ciò che dice pure Daniele: « .. si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna perché la vedano sempre » (Dan. XII, 2). Ecco perché si dice che il fumo della prostituzione si alzerà nei secoli dei secoli. Per indicare più chiaramente la gioia dei Santi, aggiunge: Allora i ventiquattro vegliardi e i quattro animali prostrarono e adorarono Dio, dicendo: Alleluia! I cuori dei Santi si sono inclinati al sentimento del buon amore, e per la gioia e la letizia delle promesse fatte si prostrarono davanti a Dio, dicendo nelle loro lodi: Alleluia! E una voce si levò dal trono dicendo: “Lodate il nostro Dio, tutti voi suoi servi e voi che lo temete, piccoli e grandi“. Infatti nessuna creatura può lodare Dio se non ha ricevuto dal trono di Dio il dono della lode, e se non ha udito la voce della santa ispirazione. E ho sentito il suono di una grande tromba (turba; alcuni codici del Nuovo Testamento dicono tubæ e altri dicono turbæ. Beato dice tubæ come Tyconius), e come il rumore di grandi acque, e il rumore di forti tuoni; e dicevano Alleluia! Perché il Signore nostro Onnipotente ha stabilito il suo regno. Con gioia e letizia rendiamogli gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa è adorna. E le è stato concesso un abito di lino bianco splendente. Il lino sono le buone azioni dei Santi. Dopo aver ricevuto la grazia, dopo aver udito la voce dell’adorazione, si sono sentite voci nella moltitudine, e si sono sentiti come fragori di tuoni, che cantavano le lodi di Dio e gioivano, perché le nozze dell’Agnello erano arrivate. Questo avverrà nel giorno del giudizio, quando, dopo la fine del mondo, Egli avrà distrutto ogni principato e potestà, « e avrà consegnato il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti » (1 Cor. XV, 24 e 28), quando la sua sposa, cioè la Chiesa Cattolica, sarà unita a Lui con fede casta; della quale il beato Apostolo dice: « avendovi promessi ad un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo » (2 Cor. XI, 2). E il lino con cui viene adornata non si riferisce alla bellezza dei vestiti, ma alla beatitudine dei Santi. Poi dice: Scrivi: Beati coloro che sono invitati alla festa di nozze dell’Agnello. Ha anche detto: queste sono vere parole di Dio Onnipotente. Allora mi sono prostrato e l’ho adorato, ma egli mi ha detto: No, io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù. All’inizio del libro aveva detto: Io sono il primo e l’ultimo, che ero morto (Ap. I, 17), e ora dice: Sono un servo come te e come i tuoi fratelli. L’Angelo è stato mandato a rappresentare il Signore della Chiesa. Infatti alla fine di questo libro si legge: Io, Gesù, ho mandato il mio Angelo a testimoniarvi riguardo alle chiese (Ap. XXII, 16). – La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia. Dobbiamo chiederci: chi sono i chiamati alla cena dell’Agnello se non quelli a  cui si dice: « Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio che è nei cieli » ? (Mt XXVI: 29). Questo lo diceva per i Giudei. Non berrò di questo prodotto della vite fino al giorno in cui lo berrò con voi, nuovo, nel regno di mio Padre. Promise questo prima della passione agli Apostoli, cioè alla prima Chiesa, che avrebbe bevuto il calice per primo, di nuovo, nel regno del Padre, cioè nella Chiesa. E anche: « molti verranno da Oriente e da Occidente per sedersi a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli  » (Mt. VIII, 11). Questo cioè, nella Chiesa. Il regno dei cieli è la Chiesa presente, nella quale ci si salva con il Battesimo e la passione; è questo il bere di nuovo il calice: preparare la nuova giustizia dei corpi che risorgono. Beati coloro che si preparano alla cena, a questo banchetto. Per questo dice anche: queste sono vere parole di Dio Onnipotente. Altri dicono parole di Dio, ma non sono [vere] parole, perché parlano con l’inganno a coloro cui si rivolgono.  – E uditi gli ordini regali e le istruzioni di Dio, si prostrò ai suoi piedi per adorare colui che gli parlava; ma questi, per meritare la dignità del suo ufficio e per mostrare che Dio è al di sopra di tutto, gli proibì di farlo, dicendo: Non farlo, perché io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù. La testimonianza di Gesù è la mirabile proclamazione della Confessione Cattolica. La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia, attraverso la Legge, i Profeti, il Vangelo e gli Apostoli; lo spirito di profezia è la verità, il giudizio e la giustizia, ed è contenuto nella pienezza della fede cattolica.

TERMINA IL LIBRO DECIMO

COMMENTARIO ALL’APOCALISSE DI BEATO DE LIEBANA (17)