DOMENICA II DI AVVENTO (2020)

DOMENICA II DI AVVENTO (2020)

Stazione a S. Croce in Gerusalemme.

Semid. Dom. privil. Il cl. – Paramenti violacei.

Tutta la liturgia di questo giorno è piena del pensiero di Isaia, (nome che significa: Domini Salus: Salvezza del Signore), che è per eccellenza il profeta che annuncia l’avvento del regno del Cristo Redentore. Egli predice, sette secoli prima, che « una Vergine concepirà e partorirà l’Emanuele »  — che Dio manderà «il suo Angelo, — cioè Giovanni Battista — per preparare la via avanti a sé (Vang.) e che il Messia verrà, rivestito della potenza di Dio stesso, (I e III antif. dei Vespri) per liberare tutti i popoli dalla tirannia di satana. « Il bue — dice ancora il profeta Isaia — riconosce il suo possessore e l’asino la stalla del suo padrone; Israele non m’ha riconosciuto: il mio popolo non m’ha accolto » (I Dom. 1° Lez. ) — « Il germoglio di Jesse — continua — s’innalzerà per regnare sulle nazioni » (Ep.) e « i sordi e i ciechi che sono nelle tenebre (cioè i pagani) comprenderanno le parole del libro e verranno » (Vang.). Allora la vera Gerusalemme (cioè la Chiesa) « trasalirà di gioia » (Com.) perché i popoli santificati da Cristo vi accorreranno (Grad. All). Il Messia — spiega Isaia — « porrà in Sion la salvezza e in Gerusalemme la gloria » — « Sion sarà forte perché il Salvatore sarà sua muraglia e suo parapetto » cioè il suo potente protettore. Così la Stazione è a Roma, nella Chiesa detta di S. Croce in Gerusalemme, perché vi si conservava una grossa parte del legno della Santa Croce, mandata da Gerusalemme a Roma quando fu ritrovata.

Incipit

In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

 Introitus

Is XXX: 30.
Pópulus Sion, ecce, Dóminus véniet ad salvándas gentes: et audítam fáciet Dóminus glóriam vocis suæ in lætítia cordis vestri.

[Popolo di Sion, ecco il Signore verrà a salvare tutte le genti: il Signore farà udire la gloria della sua voce inondando di letizia i vostri cuori.]

Ps LXXIX:2
Qui regis Israël, inténde: qui dedúcis, velut ovem, Joseph.

[Ascolta, tu che reggi Israele, tu che guidi Giuseppe come un gregge.]

Pópulus Sion, ecce, Dóminus véniet ad salvándas gentes: et audítam fáciet Dóminus glóriam vocis suæ in lætítia cordis vestri.

[Popolo di Sion, ecco il Signore verrà a salvare tutte le genti: il Signore farà udire la gloria della sua voce inondando di letizia i vostri cuori.]

Oratio

Orémus.
Excita, Dómine, corda nostra ad præparándas Unigéniti tui vias: ut, per ejus advéntum, purificátis tibi méntibus servíre mereámur:
[Eccita, o Signore, i nostri cuori a preparare le vie del tuo Unigenito, affinché, mediante la sua venuta, possiamo servirti con anime purificate:]

Lectio

Lectio Epístolæ beáti Pauli Apostoli ad Romános.
Rom XV:4-13.
Fatres: Quæcúmque scripta sunt, ad nostram doctrínam scripta sunt: ut per patiéntiam et consolatiónem Scripturárum spem habeámus. Deus autem patiéntiæ et solácii det vobis idípsum sápere in altérutrum secúndum Jesum Christum: ut unánimes, uno ore honorificétis Deum et Patrem Dómini nostri Jesu Christi. Propter quod suscípite ínvicem, sicut et Christus suscépit vos in honórem Dei. Dico enim Christum Jesum minístrum fuísse circumcisiónis propter veritátem Dei, ad confirmándas promissiónes patrum: gentes autem super misericórdia honoráre Deum, sicut scriptum est: Proptérea confitébor tibi in géntibus, Dómine, et nómini tuo cantábo. Et íterum dicit: Lætámini, gentes, cum plebe ejus. Et iterum: Laudáte, omnes gentes, Dóminum: et magnificáte eum, omnes pópuli. Et rursus Isaías ait: Erit radix Jesse, et qui exsúrget régere gentes, in eum gentes sperábunt. Deus autem spei répleat vos omni gáudio et pace in credéndo: ut abundétis in spe et virtúte Spíritus Sancti.

 “Tutte le cose che furono già scritte, furono scritte per nostro ammaestramento, affinché per la pazienza e per la consolazione delle Scritture noi manteniamo la  speranza. Il Dio poi della pazienza e della consolazione vi conceda di avere un medesimo sentimento fra voi, secondo Gesù Cristo. Affinché di pari consentimento, con un sol labbro, diate gloria a Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo. Il perché accoglietevi gli uni gli altri come Gesù Cristo ha accolto voi a gloria di Dio. E veramente io affermo, Gesù Cristo essere stato ministro della circoncisione per la veracità di Dio, per mantenere le promesse fatte ai patriarchi: i gentili poi glorificare Iddio per la misericordia, siccome sta scritto: Per questo io ti celebrerò fra le nazioni e inneggerò al tuo nome. E altrove: Rallegratevi, o genti, col suo popolo. E ancora: “Quante siete nazioni, lodate il Signore, e voi, o popoli tutti, celebratelo. E Isaia dice ancora: Vi sarà il rampollo di Jesse e colui che sorgerà a reggere le nazioni, e le nazioni spereranno in lui. Intanto il Dio della speranza vi ricolmi di ogni allegrezza e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza per la forza dello Spirito santo. ,, (Ai Rom, XV, 4-13). –

L’intenzione di s. Paolo in questa lettera è di far essere certe controversie domestiche, che lo spirito di gelosia aveva suscitate tra i Giudei ed i Gentili convertiti alla fede. Quelli si gloriavano delle promesse che Dio aveva fatto ai lor padri, di dare il Salvatore, che sarebbe della loro nazione; questi rimproveravano ai Giudei la manifesta ingratitudine della quale si eran fatti colpevoli uccidendo il loro Redentore. S. Paolo dimostra agli uni come agli altri che essi devono tutto alla grazia ed alla misericordia del Salvatore.

Perché Dio è chiamato il Dio della pazienza, della consolazione e della speranza?

Perché fa sua longanimità verso i peccatori lo determina ad aspettare la loro conversione con pazienza; perché  da Lui viene questa consolazione interiore che sbandisce ogni pusillanimità; e fa insieme trovar gaudio nelle croci; perché Egli è che ci dà la speranza di pervenire, dopo questa vita a godere Lui stesso.

Aspirazione. O Dio di pazienza, di consolazione e speranza, fate che una perfetta rassegnazione al vostro santo volere versi la gioia e la pace nei nostri cuori, e che la Fede, la Speranza e la Carità ci rechino, con la pratica delle buone opere, al possedimento del bene a cui fummo creati, e che ci attende nell’eternità, se adempiremo fedelmente le condizioni alle quali ci è stato promesso.

Omelia I

[P. G. Semeria: Le epistole delle Domeniche, Op. naz. Per il mezzogiorno d’Italia, Milano, 1939.

(Nihil obstat sac. P. De Ambroggi – Imprim. P. Castiglioni vic. Gen. Curia Arch, Mediolani, 1-3-1938)]

Si deve o no leggere la Bibbia? Non ho bisogno, non dovrebbe esserci il bisogno di spiegarvi che cosa è la Bibbia, il libro religioso, giudaico-cristiano, perché una parte della nostra Bibbia, ci viene dagli Israeliti, il popolo Santo d’una volta e un’altra parte è nostra, proprio nostra, cristiana. Libro diverso dagli altri e agli altri superiore, perché divino in veste umana, divinamente ispirato, come con precisione tecnica, dicono i teologi. Il titolo, libro per eccellenza, dice da solo che cosa è da leggersi. I libri sono fatti apposta per essere letti, e da leggersi da parte di quelli che sono Cristiani. I libri di musica li leggono le anime musicali, il libro sacro devono leggerlo i Cristiani. Bisogna leggere la Bibbia. Ed è l’esortazione di San Paolo, quando dice ai fedeli del suo tempo: tutto ciò che si contiene nella Bibbia è stato scritto per nostra istruzione. Ma badiamo: la parola istruzione non ha sulla penna di San Paolo il valore che ha oggi. Istruire oggi significa parlare all’intelligenza dei lettori o degli uditori per soddisfarne la curiosità — curiosità nobile o frivola, ma curiosità sempre. I libri scientifici, sono il tipo del libro che tende a soddisfare la curiosità nobile, i romanzi, le novelle sono il tipo del libro che vuol soddisfare la curiosità volgare. San Paolo non vuole certo accomunare con questi libri scientifici o romantici il libro divino, Sacro, il libro dei libri della Bibbia. Più che di istruzione, quando siamo colla Bibbia, bisognerebbe parlare di edificazione spirituale. E infatti, continua San Paolo dicendo che la Bibbia è stata scritta per noi, per la nostra istruzione « affinché di pazienza e dì consolazione biblica si nutrano le nostre speranze ». Il che vuol dire che la Bibbia è il libro nutrificatore delle nostre speranze, un libro di consolazione, in mezzo alle tristezze della vita. Occorre però attenersi alle giuste norme prudenziali stabilite dalla Chiesa in questa lettura, affinché la parola divina, fraintesa, non si trasformi in veleno. Tutta la Bibbia è piena da cima a fondo d’una speranza, d’una grande e consolante speranza che sorresse per secoli e millenni quel popolo missionario (come lo chiamò il p. Lacordaire). È la speranza del Messia, del liberatore divino, del suo popolo e non del suo popolo solamente. Verrà fu la parola d’ordine dei Patriarchi, dei Profeti, della piazza e della reggia, del tempio e del foro: verrà. E voleva dire: verrà il Messia, verrà Lui e trasformerà ogni cosa. Spezzerà la catena della schiavitù per la libertà, getterà nelle tenebre il raggio vittorioso della Sua luce. Nei giorni più tristi, in mezzo alle condizioni umanamente disperate, quel popolo ripeteva pieno di fede la grande parola di quella speranza, e si rasserenava. Invece di abbattersi si rialzava; vinto materialmente ma ancora spiritualmente vincitore. Deportato sulle rive del Tigri e dell’Eufrate — fiumi di Babilonia — di un raggio di speranza faceva scintillare le sue lagrime. – Storia utile a rievocare in questa sacra stagione dell’Avvento, perché a quelle grandi speranze della Bibbia antica, risponde la speranza del Vangelo nuovo. Verrà, dissero per millenni gli Israeliti, tornerà, diciamo, da due mila anni e continueremo a dire chi sa per quanto noi Cristiani. Tornerà, ecco l’Avvento nuovo come nel verrà c’è tutto l’avvento antico. Tornerà, è forma di terrore per i nemici di Gesù Cristo e del Suo Vangelo, che, perciò, fanno di tutto per deprecare quel ritorno. Non lo vogliono, non lo credono. Ma noi lo vogliamo, noi Cristiani di tutte le generazioni. Il ritorno di Gesù per noi è il ritorno dell’amico caro al cuore, il ritorno del Giudice caro alla nostra coscienza. Quel ritorno significa la cessazione dei nostri dolori, il trionfo dei nostri ideali, la ricompensa delle nostre fatiche. Il Vangelo è pieno di questa idea, anzi, si riassume in questo annuncio: Gesù, il Messia, tornerà. È  anzi questa la buona novella, il Vangelo per eccellenza. Perché ciò che noi diciamo, tornerà, vuol dire: vive. E non vive lontano; è vicino. « Dominus enim prope est. » Il suo ritorno è sempre imminente. Tornerà colla Sua gloria, è presente con la Sua grazia. Così con questo spirito di fede e d’amore va letta la Bibbia, va meditato il Vangelo: il libro delle grandi e delle non fallaci, non vane speranze. – Per confortarci nella tristezza presente, per non lasciarci travolgere dalle tentazioni, che deprimono, dalle seduzioni che eccitano. Per i nostri separati fratelli protestanti la Bibbia è la maestra della fede, per noi è pure l’animatrice, la confortatrice delle grandi speranze.

Graduale

Ps XLIX: 2-3; 5
Ex Sion species decóris ejus: Deus maniféste véniet,
V. Congregáta illi sanctos ejus, qui ordinavérunt testaméntum ejus super sacrifícia.

[Da Sion, ideale bellezza: appare Iddio raggiante.
V. Radunategli i suoi santi, che sanciscono il suo patto col sacrificio. Alleluia, alleluia.]

Alleluja

Allelúja, allelúja,
Ps CXXI: 1
V. Lætátus sum in his, quæ dicta sunt mihi: in domum Dómini íbimus. Allelúja.

[V. Mi sono rallegrato in ciò che mi è stato detto: andremo nella casa del Signore. Allelúia.]

Evangelium

Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
R. Gloria tibi, Domine!
Matt. XI:2-10

In illo tempore: Cum audísset Joánnes in vínculis ópera Christi, mittens duos de discípulis suis, ait illi: Tu es, qui ventúrus es, an alium exspectámus? Et respóndens Jesus, ait illis: Eúntes renuntiáte Joánni, quæ audístis et vidístis. Cæci vident, claudi ámbulant, leprósi mundántur, surdi áudiunt, mórtui resúrgunt, páuperes evangelizántur: et beátus est, qui non fúerit scandalizátus in me. Illis autem abeúntibus, coepit Jesus dícere ad turbas de Joánne: Quid exístis in desértum vidére? arúndinem vento agitátam? Sed quid exístis videre? hóminem móllibus vestitum? Ecce, qui móllibus vestiúntur, in dómibus regum sunt. Sed quid exístis vidére? Prophetam? Etiam dico vobis, et plus quam Prophétam. Hic est enim, de quo scriptum est: Ecce, ego mitto Angelum meum ante fáciem tuam, qui præparábit viam tuam ante te.  

“In quel tempo avendo Giovanni udito nella prigione le opere di Gesù Cristo, mandò due de’ suoi discepoli a dirgli: Sei tu quegli che sei per venire, ovvero si ha da aspettare un altro? E Gesù rispose loro: Andate, e riferite a Giovanni quel che avete udito e veduto. I ciechi veggono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, si annunzia ai poveri il Vangelo; ed è beato chi non prenderà in me motivo di scandalo. Ma quando quelli furono partiti, cominciò Gesù a parlare di Giovanni alle turbe: Cosa siete voi andati a vedere nel deserto? una canna sbattuta dal vento? Ma pure che siete voi andati a vedere? Un uomo vestito delicatamente? Ecco che coloro che vestono delicatamente, stanno ne’ palazzi dei re. Ma pure cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico io, anche più che profeta. Imperocché questi è colui, del quale sta scritto: Ecco che io spedisco innanzi a te il mio Angelo, il quale preparerà la tua strada davanti a te” .

OMELIA II.

 (Discorsi di S. G. B. M. VIANNEY, Vol. I, Quarta edizione, C. ed. Marietti, Torino-Roma, 1933)

Sul rispetto umano

Beatus qui non fuerit scandalizatus in me.

[Beati coloro che non faranno di me soggetto di scandalo.]

Nulla è più glorioso e più onorevole per un Cristiano che portare il nome sublime di figlio di DIO, di fratello di Gesù-Cristo. Ma all’opposto nulla è più indegno che aver vergogna di manifestarlo nelle tante occasioni che si presentano. No, fratelli miei, non ci stupiamo di vedere degli ipocriti mostrare per quanto possono, un’esteriorità di pietà per attirarsi stima e lode degli uomini, mentre i loro poveri cuori sono divorati dal peccato più infame. Essi vorrebbero, questi ciechi, gioire degli onori che sono inseparabili dalla virtù, senza darsi pena di praticarla. Ma siamo ancor meno meravigliati nel vedere dei buoni Cristiani nascondere, per quanto lo possono, le loro buone opere davanti al mondo, per tema che la vanagloria non scivoli nei loro cuori e che i vani applausi degli uomini non facciano loro perderne il merito e la ricompensa. Ma fratelli miei, ove troveremmo una viltà più colpevole, un abominio più deplorevole della nostra: che, facendo professione di credere in Gesù-Cristo, avendo fatto i più sacri giuramenti di camminare sulle sue orme, sostenere i suoi interessi e la sua gloria, anche a discapito della nostra vita, siamo poi così codardi che alla prima occasione violiamo le promesse che gli abbiamo fatto sul sacro fonte battesimale. Ah! Sciagurati, cosa facciamo? Chi è Colui che rinneghiamo? Ahimè! Noi abbandoniamo il nostro DIO, il nostro Salvatore, per schierarci tra gli schiavi del demonio che ci inganna e che non cerca altro che la nostra perdita e la nostra eterna dannazione. Oh! Maledetto rispetto umano! Quante anime conduci all’inferno! Ma per farvi meglio vederne la viltà, vi mostrerò: 1° Quanto il rispetto umano, cioè la vergogna di operare il bene, oltraggi il buon DIO. 2° Come colui che lo commetta riveli uno spirito debole e limitato.

I. – Noi non parleremo, fratelli miei, di tutti quegli empi della prima classe che consacrano il loro tempo, la loro scienza e la loro povera vita a distruggere la nostra santa Religione, se lo potessero. Questi sciagurati non sembrano che vivere per annientare le sofferenze, i meriti della morte e della passione di Gesù-Cristo. Essi hanno utilizzato gli uni le loro forze, gli altri la loro scienza per infrangere questa pietra sulla quale Gesù-Cristo ha costruito la sua Chiesa. Ma questi insensati andranno a sfracellarsi contro questa pietra della Chiesa, che è la nostra santa Religione, che sussisterà sempre malgrado tutti i loro sforzi. – In effetti, fratelli miei, a cosa è servita tutta la furia dei persecutori della Chiesa, dei Neroni, dei Massimini,   dei Diocleziani e di tanti altri che hanno creduto con la forza delle armi, di giungere a torla di mezzo?  È tutto all’opposto: il sangue di tanti martiri non è servito, come dice Tertulliano, che a far fiorire la Religione più che mai, ed il loro sangue sembrava una semenza che ne producesse cento per uno. Sciagurati! Che vi ha fatto questa bella e santa Religione per perseguitarla tanto, Essa che sola può rendere l’uomo felice sulla terra? Ahimè! Quante lacrime e grida salgono ora dall’inferno ove riconoscono chiaramente che questa Religione, contro la quale si sono scatenati, li avrebbe condotti al cielo. Ma rimpianti inutili e superflui! – Vedete ancora questi altri empi che hanno fatto tutto ciò  che hanno potuto per distruggere la nostra santa Religione con i loro scritti, come un Voltaire, un Jean-Jacques Rousseau, un Diderot, un D’Alambert, un Volney e tanti altri, che non hanno trascorso la loro vita che a vomitare con i loro scritti tutto ciò che il demonio poteva loro inspirare. Ahimè! Essi hanno fatto del male, è vero; essi hanno perso delle anime, ne hanno trascinate con sé tante all’inferno; ma non hanno potuto distruggere la Religione come essi credevano; si sono sgretolati essi contro questa pietra. Ma non hanno infranto la pietra sulla quale Gesù-Cristo ha costruito la sua Chiesa e che dovrà durare fino al chiudersi dei secoli. Dove sono ora questi poveri empi? Ahimè! Nell’inferno, ove piangono la loro infelicità e quella di tutti coloro che hanno trascinato con sé. Nulla diciamo ancora, fratelli miei, di questi ultimi empi che, senza mostrarsi apertamente nemici della Religione, soltanto perché praticano ancora alcuna parte esterna, e che malgrado questo, li ascoltate di tanto in tanto escono in piccole facezie, per causa di esempio, sulla virtù o la pietà di coloro che non hanno il coraggio d’imitare. Ditemi, amico mio, che vi ha fatto questa Religione che avete ricevuto dai vostri avi che l’hanno praticata sì fedelmente sotto i vostri occhi, che tante volte vi hanno detto che essa solo poteva fare la felicità dell’uomo sulla terra e che, abbandonandola non potremmo essere che infelici? E dove pensate, amico mio, che la vostra piccola empietà vi condurrà? Ahimè! Amico mio, all’inferno, per piangere il vostro accecamento. Nulla diciamo ancora di quei Cristiani che non sono Cristiani che di nome; che fanno il loro dovere di Cristiani in un modo sì stomachevole che vi farebbero morire di compassione. Vedetene uno, nel tempo della sua preghiera fatta con noia, dissipazione, senza rispetto. Vedete là in chiesa senza devozione: l’Officio comincia sempre troppo presto e finisce sempre troppo tardi; il sacerdote non ancora è disceso dall’altare che essi sono già fuori. Non bisogna parlar loro della frequenza dei Sacramenti; se talvolta vi si accostano, è con una certa indifferenza che rivela che essi non comprendono affatto quel che fanno. Tutto ciò che ha riferenza con il servizio di Dio è fatto con disgusto spaventoso. DIO mio, quante anime perdute per l’eternità! O DIO mio! Quanto piccolo è il numero di coloro che entreranno nel regno dei cieli, perché ce n’è così pochi che fanno quel che devono per meritarlo. – Ma, voi direte ora: chi sono dunque coloro che si rendono colpevoli di rispetto umano? Fratelli miei, ascoltatemi un istante e lo saprete. Innanzitutto vi dirò con San Bernardo, che da qualsiasi lato consideriamo il rispetto umano, che è la vergogna di compiere i propri doveri di Religione a causa del mondo, tutto ce ne dimostra il disprezzo di Dio e delle sue grazie e l’accecamento dell’anima. Io dico in primo luogo, fratelli miei, che la vergogna di operare il bene, per il timore di essere disprezzati o scherniti da parte di qualche empio sciagurato, o da qualche ignorante, è un disprezzo orribile che facciamo della presenza del buon DIO, davanti al quale noi siamo, e che potrebbe subito gettarci all’inferno. Perché, fratelli miei, questi cattivi Cristiani vi scherniscono e gettano in ridicolo la vostra devozione? Ahimè! Fratelli miei, eccone la vera ragione: è che non avendo la forza di fare ciò che voi fate, vi prendono di mira perché risvegliate i rimorsi della loro coscienza; ma siate ben sicuri che nel cuore, essi non vi disprezzano, all’opposto vi stimano molto. Se essi hanno da prendere un buon consiglio, o domandare una grazia presso il buon DIO, non è a coloro che tengono la loro stessa condotta che faranno ricorso, ma a coloro che hanno schernito, almeno a parole. Voi avete vergogna, amico mio, di servire il buon DIO temendo di essere sprezzato? Ma, amico mio, rimirate dunque Colui che è morto appeso a questa croce, domandategli dunque se Egli ha avuto vergogna di essere disprezzato, e di morire in modo ignominioso su questa croce infame. Ah! ingrati che non siamo altri verso DIO, che sembra trovare la sua gloria nel rendere pubblico di secolo in secolo che Egli ci sceglie come suoi figli. O DIO mio! Quanto l’uomo è cieco e spregevole di temere un miserabile “che cosa si dirà”, e non temere di offendere DIO, sì buono. In secondo luogo, io dico che il rispetto umano ci fa disprezzare tutte le grazie che il buon DIO ci ha meritate con la sua morte e la sua passione. Si, fratelli miei, con il rispetto umano, noi annientiamo tutte le grazie che il buon DIO ci aveva destinate per salvarci. Oh! Maledetto rispetto umano, quante anime precipiti all’inferno! In terzo luogo: io dico che il rispetto umano dimostra il più deplorevole accecamento. Ahimè! non poniamo mente a quello che perdiamo! Fratelli miei, qual disgrazia per noi! Noi perdiamo il nostro DIO, che nulla può tenergli luogo. Noi perdiamo il cielo con tutti i suoi beni ed i suoi piaceri! Ma un’altra disgrazia è che noi prendiamo il demonio per nostro padre, e l’inferno con tutti i suoi tormenti come nostra eredità e nostra ricompensa. Noi cangiamo le nostre dolcezze e le nostre gioie eterne nei patimenti e nelle lacrime. Ah! amico mio, a cosa pensate? Quali non saranno i vostri rimorsi per l’eternità! Ah! mio DIO, vi si può pensare e vivere ancora come schiavi del mondo? – È vero, mi direte voi, che colui che teme il mondo per compiere i suoi doveri di Religione è ben infelice, poiché il buon DIO ci dice che colui che avrà vergogna di servirlo davanti agli uomini, non vorrà Egli riconoscerlo davanti a suo Padre nel giorno del giudizio. – Ma DIO mio, temere il mondo, perché dunque? Poiché noi sappiamo che bisogna assolutamente essere disprezzati dal mondo per piacere a DIO. Se  voi temevate il mondo, non occorreva diventare Cristiano. Voi sapete bene che sulle fonti sacre del Battesimo, avete prestato giuramento alla presenza di Gesù-Cristo medesimo, che rinunziavate al demonio e al mondo; che vi sareste impegnato a seguire Gesù-Cristo portando la sua croce, caricato di obbrobri e disprezzo. Se temevate il mondo ebbene! Rinunciate al vostro Battesimo e datevi a questo mondo che voi tanto temete di dispiacere. – Ma, voi mi direte, quand’è che agiamo per rispetto umano? Amico mio, ascoltatemi bene. È il giorno che siete stato alla fiera, o in una locanda in cui si mangiava carne in un giorno proibito e che vi si pregò di mangiare; voi accontentandovi di abbassare gli occhi e di arrossire, invece di dire che eravate Cristiano, che la Religione vi proibiva di mangiarla, voi ne avete mangiato come gli altri, dicendo: se  non faccio come gli altri, sarò dileggiato. – Sarete dileggiato, amico mio. Ah! certamente è un danno! Ah! mi direte, io farò peggio diventando la causa di tutti i cattivi discorsi che si diranno contro la Religione, che non ne farei mangiando della carne. Ditemi, amico mio, voi commettereste un male più grande? Se i martiri avessero temuto tutte queste bestemmie, tutti questi giuramenti, avrebbero rinunciato tutti alla loro Religione? È tanto peggio per coloro che operano il male. Ahimè!, fratelli miei, diciamo meglio, non è già abbastanza che altri disgraziati abbiano crocifisso Gesù-Cristo con la loro vita cattiva; occorre ancora che voi vi uniate ad essi per far soffrire Gesù-Cristo ancor di più? Voi temete di essere schernito? – Ah! Infelici, guardate Gesù-Cristo sulla croce e vedete ciò che ha fatto per voi. – Voi non sapete quando avete rinnegato Gesù-Cristo? È un giorno in cui, stando con due o tre persone, sembrava che non aveste mani, e che non sapevate fare il segno della croce, e stavate osservando se vi erano occhi su di voi e vi siete contentato di dire il vostro “Benedicite”, o l’Agimus nel vostro cuore, o che vi siete recati in un angolo per dirli. È quando, passando davanti ad una croce, faceste finta di non vederla o diceste che non è per noi che è morto il buon DIO. – Non sapete dunque quando avete avuto il rispetto umano? Fu un giorno in cui, trovandovi in una società, ove si pronunciavano parole turpi contro la santa virtù della purezza, o contro la Religione, voi non osaste riprendere quelle persone, e peggio, per il timore di essere dileggiato, avete sorriso. Ma, voi mi direte, … a ciò si è costretti, altrimenti saremmo fatti segno agli scherni. Voi, amico mio, temete di essere schernito? Fu pure questo timore che portò San Pietro a rinnegare il suo divin Maestro; ma la paura non impedì che commettesse un grave peccato, che egli pianse per tutta la vita. – Voi non sapete quando avete avuto il rispetto umano? È il giorno in cui il buon DIO vi ha dato il pensiero di andarvi a confessare i vostri peccati, sentivate di averne molto bisogno, ma pensaste che si getterebbe il ridicolo sopra di voi, e che sareste stato trattato da devoto. Un’altra volta vi cadde in pensiero di recarvi ad assistere alla santa Messa fra la settimana, e che potevate farlo; voi avete detto in voi stessi che si getterebbe il ridicolo sopra di voi e si direbbe:  È buona cosa per coloro che non hanno nulla da fare, per coloro che hanno con che vivere colle loro rendite. – Quante volte questo maledetto rispetto umano vi ha impedito di assistere al Catechismo, alla preghiera della sera? Quante volte, stando a casa a far qualche preghiera o qualche lettura di pietà, vi siete nascosto vedendo venire qualcuno! Quante volte il rispetto umano vi ha fatto violare la legge del digiuno o dell’astinenza non osando dire che voi digiunavate, o non mangiavate di grasso? Quante volte non avete osato dire il vostro Angelus davanti a tutti, o vi siete accontentati di dirlo nel vostro cuore, o siete usciti a recitarlo in luogo appartato? quante volte non avete fatto le preghiere al mattino o alla sera, perché vi siete trovati con persone che non le recitavano; e tutto questo per timore di essere derisi. Andate, poveri schiavi del mondo, raggiungete l’inferno nel quale sarete precipitati; voi avrete tutti il tempo di rimpiangere il bene che il mondo vi ha impedito di operare. Ah! mio DIO, quale triste vita conduce chi vuol piacere al mondo ed al buon DIO! No, amico mio, voi vi ingannate, oltre che a vivere sempre infelici, voi non giungerete mai al punto di piacere al mondo e al buon DIO; questo vi è impossibile come il mettere fine all’eternità. Ecco il consiglio che voglio darvi e così sarete meno infelici: o vi date tutto a DIO, o tutto al mondo; non cercate, non seguite che un solo maestro, ed una volta al suo seguito, non lo lasciate. Voi non vi ricordate ciò che Gesù-Cristo vi ha detto nel Vangelo? voi non potete servire DIO e il mondo con i suoi piaceri, e Gesù-Cristo con la sua croce. Non è vero che amerete di appartenere ora a DIO, ed ora al mondo? Parliamo più francamente: sarebbe necessario che la vostra coscienza, che il vostro cuore vi permettesse di sedervi al mattino alla santa tavola, e la sera di prender parte alla danza; una parte del giorno passarla in chiesa ed il resto frequentare le bettole e darsi ai giuochi; un momento parlare del buon DIO ed un altro uscire in parole turpi, o in calunnie contro il prossimo; una volta far del bene al vostro vicino, ed in un altro momento recargli ingiuria; in altre parole, che coi buoni opererete il bene, parlerete del buon DIO, con i malvagi, commetterete il male! – Ah! fratelli miei, quanto male ci fa commettere la compagnia dei malvagi! Quanti peccati eviteremmo se avessimo la sorte di fuggire le persone senza Religione. San Agostino scrive, che essendosi trovato diverse volte con dei malvagi, aveva vergogna nel non avere tanta malizia quanto loro, e per non essere biasimato, diceva anche il male che non aveva fatto. (Conf. lib. II, c. II, 7). Poveri ciechi! Quanto siete da compiangere! Qual triste vita!… oh! Maledetto rispetto umano che trascini tante anime nell’inferno. Oh! di quanti e quanti crimini sei la causa. Ah! qual grande disprezzo facciamo delle grazie che il buon DIO vuole concederci per salvarci. Ahimè! quanti che hanno cominciato la loro riprovazione col rispetto umano, perché a grado che hanno disprezzato le grazie che il buon DIO voleva loro concedere, la fede si è estinta in essi, a poco a poco hanno sentito meno la grandezza del peccato, la perdita del cielo, gli oltraggi che facevano a DIO con il peccato. Essi sono finiti per cadere in paralisi, vale a dire che essi non hanno riconosciuto lo stato miserando della loro povera anima; essi restano nel peccato e il maggior numero vi perisce. – Noi leggiamo nel Vangelo che Gesù-Cristo, nelle sue missioni, colmava di ogni sorta di grazie i luoghi pei quali passava. A volte c’era un cieco al quale ridonava la vista; a volte c’erano dei sordi che Egli faceva ascoltare: ora c’è un lebbroso che guarisce, là è un morto al quale rende la vita. Tuttavia vediamo che pochi sono quelli che rendono pubblici i benefici che ricevono, essi lo fanno solo nel momento in cui sono ai piedi di Gesù-Cristo. E donde proviene questo, fratelli miei? Essi temevano i Giudei, perché bisognava essere nemici o dei Giudei, o di Gesù-Cristo; quando stavano dietro a Gesù-Cristo essi lo riconoscevano, e quando erano con i Giudei, sembravano approvarli con il loro silenzio. Ecco precisamente ciò che facciamo noi; quando siamo soli, noi riflettiamo sui benefici ricevuti dal buon DIO, e non possiamo impedirci di testimoniargli la nostra riconoscenza d’essere nati Cristiani, di essere stati confermati; ma quando siamo con i libertini, sembriamo essere dei loro sentimenti applaudendo con i nostri sorrisi o il nostro silenzio, la loro empietà. Oh! Qual indegna preferenza, esclama San Massimo; ah! maledetto rispetto umano quante anime trascini all’inferno! Ahimè! fratelli miei, qual tormento non proverà una persona che vuol piacere e vivere in tal modo, come ne abbiamo un bell’esempio nel Vangelo. Noi vi leggiamo che il re Erode s’era invaghito, per amor profano, di Erodiade. Questa barbara cortigiana aveva una figlia che danzò davanti a lui con tanta grazia, che egli le promise la metà del suo regno. Ma l’infelice si guardò bene dal chiedergliela, ciò non bastava; essendo ella andata da sua madre a prender consiglio su cosa dovesse chiedere al re, la madre, più infame della figlia, le presentò un piatto: « Va, le disse, a chiedere al re che metta su questo piatto la testa di Giovanni Battista affinché tu me la porti; » e questo perché San Giovanni le rimproverava la sua vita cattiva. Il re, a questa domanda, fu preso da spavento, perché da un canto stimava Giovanni-Battista e gli spiaceva la morte di un uomo che era così degno di vivere. Cosa farà egli? Qual partito abbraccerà? Ah! sciagurato rispetto umano, cosa stai per fare? Il re non vorrebbe far morire San Giovanni-Battista; ma d’altro canto, egli teme che si rida di lui, poiché essendo re, non tenga la parola data. Andate, disse questo re infelice ad un carnefice, andate a tagliare la testa di San Giovanni Battista, io preferisco piuttosto lasciar gridare la mia coscienza che lasciar che si rida di me! Ma quale orrore! Quando comparve la testa nella sala, i suoi occhi e la sua bocca, benché chiusi, sembrano rimproverargli il suo crimine, e minacciarlo dei castighi più terribili. A questo spettacolo, egli fremette ed impallidì. Ahimè! quanto è  da compiangere colui che si lascia guidare dal rispetto umano. – È ancor vero che il rispetto umano non ci impedisce sempre di compiere delle buone opere. Ma quante buone opere delle quali il rispetto umano ci fa perdere il merito. Quante buone opere non faremmo se non sperassimo di esserne lodati e stimati dal mondo! Quante persone che non vengono in chiesa se non per rispetto umano, pensando che, dal momento che di una persona che non pratichi più la religione, almeno esternamente, non si ha più confidenza in essa, e si dice: Dove non c’è Religione, non c’è coscienza. Quante madri che sembrano aver cura dei loro figli solo per essere stimate agli occhi del mondo! Quanti si riconciliano con i loro nemici, perché temono che si perda la buona stima che si ha di essi! Quante persone non sarebbero così buone se non sapessero di essere lodate dal mondo. Quanti sono più riservati nelle loro parola e più modesti nella chiesa a causa del mondo! Oh! sciagurato rispetto umano, quante buone opere mandi a male che condurrebbero tanti Cristiani in cielo e che non faranno che spingerle nell’inferno. Ma – voi mi direte – torna molto difficile condursi in modo che il mondo non si immischi in tutto ciò che si fa. Ma, fratelli miei, noi non aspettiamo la nostra ricompensa dal mondo, ma solo da DIO: se siamo lodati, io so bene di non meritarlo, essendo peccatore; se mi si disprezza non c’è nulla di straordinario per un peccatore come noi che abbiamo tante volte disprezzato il buon DIO con i nostri peccati; noi non meritiamo miglior trattamento. Non ci ha forse detto Gesù-Cristo: beati coloro che saranno disprezzati e perseguitati! E tuttavia, chi sono coloro che vi disprezzano? Ahimè! Alcuni poveri peccatori che non hanno il coraggio di fare ciò che voi fate, che per nascondere un poco la loro vergogna, vorrebbero che foste come loro; è un povero cieco che, lungi dal disprezzarvi, dovrebbe trascorrere la sua vita a piangere la propria sventura. I suoi scherni vi dimostrano quanto è da compiangere o degno di compassione. Egli fa come un uomo che ha perduto lo spirito, che corre per le foreste, si rotola a terra, gettandosi nei precipizi e gridando a tutti quelli che lo vedono di imitarlo; egli ha un bel gridare, … lasciatelo fare, e compiangetelo, perché non conosce la sua disgrazia. Ugualmente, fratelli miei, lasciamo questi poveri sventurati gridare e insultare i buoni Cristiani; lasciate gli insensati nella loro demenza; lasciamo i ciechi nelle loro tenebre; ascoltiamo le grida e le urla dei riprovati; ma nulla temiamo; seguiamo la nostra strada; essi si fanno molto male, senza punto farcene, compiangiamoli e non ci curiamo di loro. – Sapete voi perché vi dileggiano? Perché vedono che li temete e che un nulla vi fa arrossire. Non è la vostra pietà che insultano, ma soltanto la vostra incostanza e la vostra viltà nel seguire il vostro Capo. Guardate la gente del mondo: con quale audacia seguono il loro capo; non si fanno gloria di essere libertini, ubriaconi, vendicativi, furbi? Guardate un impudico, teme forse di vomitare le sue parole sconce davanti al mondo? E questo perché? Fratelli miei, è perché sono costretti a seguire il loro maestro che è il mondo; essi non pensano e non cercano che di piacergli; hanno un bel soffrire, nulla li può arrestare. Ecco, fratelli miei, ciò che voi fareste se vorreste condurvi allo stesso modo. Voi non temereste né il mondo né il demonio; voi non cerchereste e non vorreste se non ciò che potrebbe piacere al vostro padrone che è DIO stesso. Convenite con me, che i mondani sono molto più costanti nei loro sacrifici che fanno per compiacere al loro padrone, che è il mondo, di noi nel fare ciò che dobbiamo fare per piacere al nostro padrone, che è il nostro DIO.

II. – Ma, ora, ricominciamo in altro modo. Ditemi, amico mio, perché voi insultate coloro che fanno professione di pietà? O, perché, meglio comprendiate, coloro che fanno preghiere più lunghe delle vostre, che frequentano più spesso i Sacramenti di quanto non lo facciate voi e che fuggono gli applausi del mondo? Di tre cose l’una, fratelli miei, o guardate queste persone come degli ipocriti, o voi insultate la pietà stessa, o infine siete pieni di rabbia per il fatto che essi valgono più di voi.

per trattarli come ipocriti bisogna che voi abbiate letto nel loro cuore, e che non vi siate perfettamente convinti che tutta la loro devozione sia falsa. Eh che! Fratelli miei, non sembra naturale che quando vediamo fare qualche buona opera da qualcuno, noi pensiamo che il loro cuore è buono e sincero? Secondo questo, vedete quanto il vostro linguaggio ed il vostro giudizio siano ridicoli. Voi vedete un buon esterno nel vostro vicino, e dite e pensate che la sua interiorità non valga nulla. Ecco, si dice, del buon frutto; certamente l’albero che lo porta è di buona specie, e voi ben lo giudicate. E se si tratta di giudicare delle persone dabbene, voi direte tutto il contrario: ecco del buon frutto; ma l’albero che lo porta non vale nulla! No, fratelli miei, no, voi non siete né ciechi, né insensati se ragionate in tal modo.

In secondo luogo, noi diciamo che voi schernite la pietà stessa: io non mi inganno; voi non insultate questa persona perché prega più a lungo o più spesso e con rispetto: no, non è per questo, perché anche voi pregate (almeno se non lo fate mancate ad uno dei vostri primi doveri). È forse perché frequenta i Sacramenti? Ma voi non siete venuti fino a questo giorno senza avvicinarvi ai Sacramenti, voi foste veduti al tribunale della penitenza, foste veduti assidervi alla sacra mensa. Voi non disprezzate dunque questa persona perché adempie meglio di voi i suoi doveri di religione; essendo perfettamente convinti del pericolo in cui siamo di perderci, e di conseguenza del bisogno che abbiamo di fare ricorso alla preghiera ed ai Sacramenti per perseverare nella grazia del buon DIO, perché dopo questo mondo non vi è più altro mezzo: bene o male bisognerà restarci per tutta l’eternità.

No, fratelli miei, non è tutto questo che ci molesta nella persona del nostro vicino: il fatto è che, non avendo il coraggio di imitarlo, non vorremmo avere l’onta della nostra viltà, ma vorremmo trascinarlo nei nostri disordini o nella nostra vita indifferente. Quante volte ci diciamo: a che servono tutte queste litanie, a che serve stare tanto in chiesa, andarvi così presto, ed il resto? Ahimè! fratelli miei, il fatto è che la vita delle persone di pietà che sono serie, è la condanna della nostra vita fiacca ed indifferente. È molto facile capire che la loro umiltà ed il disprezzo che hanno di se stesse, condanni la vostra vita orgogliosa, che non vuole soffrire nulla, che vorrebbe che tutti ci amassero e ci lodassero; non c’è dubbio che la loro dolcezza e la loro bontà per tutti, fa onta ai nostri trasporti ed alle nostre collere; è ben vero che la loro modestia, la loro riserva in tutti i loro portamenti condanna la nostra vita mondana e piena di scandali. Non è forse solo questo che ci tormenta nella persona del nostro prossimo? Non è questo che ci ferisce, quando sentiamo dire del bene delle altre persone di cui si narrano le buone azioni? Sì, senza dubbio la loro devozione, il loro rispetto per la Chiesa ci condanna e fa ombra alla nostra vita tutta leggera ed alla nostra indifferenza per la nostra salvezza. Come siamo naturalmente portati a scusare negli altri i difetti che abbiamo noi stessi, ugualmente siamo sempre portati a disapprovare negli altri le virtù che non abbiamo il coraggio di praticare: è quello che vediamo ogni giorno. Un libertino è contento di trovare un libertino che lo applaudirà nei suoi disordini; ben lungi dal distoglierlo, lo incoraggia piuttosto. Un vendicativo si rallegrerà di essere con un altro vendicativo per consultarsi insieme alfine di trovare il mezzo di vendicarsi dei loro nemici. Ma mettete una persona saggia con un libertino, una persona che è sempre pronta a perdonare con un vendicativo: tosto vedrete i malvagi scatenarsi contro i buoni. E questo perché? Fratelli miei, se non perché non avendo la forza di fare ciò che essi fanno, vorrebbero poterli trascinare dalla loro parte, affinché la loro vita santa non sia una censura continua per la loro. Ma se bramaste di comprendere l’accecamento di coloro che dileggiano le persone che meglio di loro adempiono ai doveri del Cristiano, ascoltatemi un istante. – Cosa direste di una persona povera che porta invidia a un ricco, se questo povero non è ricco perché non lo vuole? Non gli direste: amico mio, perché dite male di quella persona perché è ricca? Spetta a voi di esserlo, ed anche straricco se lo bramate. Allo stesso modo, fratelli miei, perché siamo portati a criticare coloro che sono più saggi? Essi non negano a noi di esserlo ed anche di più, se lo desideriamo. Coloro che praticano la religione, e che ci vanno innanzi, non ci impediscono di essere saggi, ed anche più saggi se lo vogliamo. – Io dico dunque che sono coloro che non hanno religione che disprezzano quelli che la professano …; io non mi inganno, non li disprezzano, fanno solamente sembiante di disprezzarli, perché nel fondo del loro cuore essi sono pieni di stima per essi; ne volete una prova? Eccola. Presso chi va una persona, anche senza pietà, per trovare qualche consolazione nelle sue pene, o qualche raddolcimento nei propri dolori o nelle proprie sofferenze? Credete voi che si recherà da un’altra persona senza religione come ella? No, amico mio, no. Ella sa bene che una persona senza religione non può consolarla, né dare buoni consigli. Ma ella andrà pure a trovare persone che un tempo ha dileggiato. Ella è molto ben convinta che non c’è persona saggia e timorosa di DIO, che non possa consolarla e lenire un po’ le sue pene. In effetti, fratelli miei, quanto volte noi, sopraffatti dall’affanno o da qualche altra miseria, ci siamo recati a trovare qualche persona savia, e dopo un quarto ora di conversazione ci siamo sentiti tutti cambiati e ci siamo ritirati dicendo: coloro che amano il buon DIO sono felici come anche coloro che gli sono intorno. Io mi desolavo, non facevo che piangere, mi disperavo. In un istante in cui sono stato con questa persona, mi sono sentito consolato. È vero tutto ciò che mi ha detto, che il buon DIO mi aveva permesso questo per il mio bene, e che tutti i Santi e le Sante avevano sofferto più di me, e che giovava assai più patire in questo mondo che nell’altro. E concludemmo col dire: se avrò qualche pena, presto vi tornerò per consolarmi. Oh! bella Religione, quanto coloro che seriamente vi praticano, sono felici, e quanto le dolcezze e le consolazioni che ci procura sono grandi e preziose! … – Ebbene! Fratelli miei, voi dunque vedete che schernite coloro che non lo meritano; voi dovete invece ringraziare infinitamente il buon DIO di avere tra voi qualche buona anima che sappia placare la collera di DIO, senza di che noi saremmo oppressi dalla sua giustizia. Ma, a ben considerare, ad una persona che fa bene le sue preghiere, che non cerca che di piacere a DIO, che ama rendere servizio al prossimo, che sa dare perfino il suo necessario per aiutarlo, che perdona volentieri a coloro che gli fanno ingiuria, non potete dire che fa del male, al contrario. Ella non è che ben degna di essere lodata e stimata dal mondo. È tuttavia questa persona che voi straziate; forse che non pensavate a ciò che dicevate? È ben vero, voi riflettete in voi medesimo; ella è più felice di noi. Amico mio, ascoltatemi ed io vi dirò ciò che dovrete fare: ben lontano dal colpevolizzarli, voi dovreste fare ogni sforzo per imitarli; unirvi ogni mattino alle loro preghiere ed a tutte le opere che fanno durante la giornata. Ma – direte – per fare ciò che esse fanno, c’è da farsi troppo violenza e troppi sacrifici da imporsi. Non tanti quanto voi dite! … è così malagevole recitare bene le vostre preghiere il mattino e la sera? È tanto difficile ascoltare la parola di DIO con rispetto, chiedendo al buon DIO la grazia di profittarne? È così difficile non uscir fuori durante le istruzioni? Non lavorare il santo giorno della Domenica? Non mangiare la carne nei giorni proibiti? E disprezzare i mondani che vogliono assolutamente perdersi? Se temete che vi manchi il coraggio, portate i vostri sguardi sulla Croce ove Gesù-Cristo è morto, e vedrete che non vi mancherà il coraggio. Vedete queste folle di martiri che hanno sofferto tutto ciò che non potrete mai comprendere, per timore di perdere le loro anime. Sono essi ora spiacenti, fratelli miei, di aver disprezzato il mondo ed i suoi “cosa si dirà”? Concludiamo, fratelli miei, dicendo quanto poche persone ci sono che servono veramente il buon DIO. Gli uni cercano di distruggere la Religione, se potessero, con la forza delle armi, come facevano i re e gli imperatori pagani; gli altri con le loro grida empie vogliono avvilirla e farla perdere se potessero; altri la dileggiano in coloro che la praticano, ed infine altri vorrebbero praticarla, ma hanno paura di farlo davanti al mondo. Ahimè, fratelli miei, quanto piccolo è il numero di quelli che sono fatti per il cielo poiché sono i soli che combattono vigorosamente il demonio e le loro inclinazioni, e che disprezzano il mondo con tutte i suoi scherni! Perché noi, non aspettiamo la nostra ricompensa e la nostra felicità che da DIO solo, perché amare il mondo che noi abbiamo promesso con giuramento di odiare e disprezzare per non seguire che Gesù-Cristo, portando la sua croce tutti i giorni della nostra vita? Avventurato colui, fratelli miei, che non cerca che DIO solo e disprezza tutto il resto! È la felicità che vi auguro … 

CREDO …

IL CREDO

Offertorium

Orémus
Ps LXXXIV: 7-8
Deus, tu convérsus vivificábis nos, et plebs tua lætábitur in te: osténde nobis, Dómine, misericórdiam tuam, et salutáre tuum da nobis.

[O Dio, rivolgendoti a noi ci darai la vita, e il tuo popolo si rallegrerà in Te: mostraci, o Signore, la tua misericordia, e concedici la tua salvezza.]

Secreta

Placáre, quǽsumus, Dómine, humilitátis nostræ précibus et hóstiis: et, ubi nulla suppétunt suffrágia meritórum, tuis nobis succúrre præsídiis.

[O Signore, Te ne preghiamo, sii placato dalle preghiere e dalle offerte della nostra umiltà: e dove non soccorre merito alcuno, soccorra la tua grazia.]

Comunione spirituale: COMUNIONE SPIRITUALE

Communio

Bar V: 5; IV:36
Jerúsalem, surge et sta in excélso, ei vide jucunditátem, quæ véniet tibi a Deo tuo.

[Sorgi, o Gerusalemme, e sta in alto: osserva la felicità che ti viene dal tuo Dio.]

Postcommunio

Orémus.
Repléti cibo spirituális alimóniæ, súpplices te, Dómine, deprecámur: ut, hujus participatióne mystérii, dóceas nos terréna despícere et amáre cœléstia.
[Saziàti dal cibo che ci nutre spiritualmente, súpplici Ti preghiamo, o Signore, affinché, mediante la partecipazione a questo mistero, ci insegni a disprezzare le cose terrene e ad amare le cose celesti.]

PREGHIERE LEONINE (dopo la Messa)

RINGRAZIAMENTO DOPO LA COMUNIONE (1)

ORDINARIO DELLA MESSA

I SERMONI DEL CURATO D’ARS: SUL RISPETTO UMANO

(Discorsi di S. G. B. M. VIANNEY, Vol. I, Quarta edizione, C. ed. Marietti, Torino-Roma, 1933)

Sul rispetto umano

Beatus qui non fuerit scandalizatus in me.

[Beati coloro che non faranno di me soggetto di scandalo. (S. Matteo. XI, 6)]

Nulla è più glorioso e più onorevole per un Cristiano che portare il nome sublime di figlio di DIO, di fratello di Gesù-Cristo. Ma all’opposto nulla è più indegno che aver vergogna di manifestarlo nelle tante occasioni che si presentano. No, fratelli miei, non ci stupiamo di vedere degli ipocriti mostrare per quanto possono, un’esteriorità di pietà per attirarsi stima e lode degli uomini, mentre i loro poveri cuori sono divorati dal peccato più infame. Essi vorrebbero, questi ciechi, gioire degli onori che sono inseparabili dalla virtù, senza darsi pena di praticarla. Ma siamo ancor meno meravigliati nel vedere dei buoni Cristiani nascondere, per quanto lo possono, le loro buone opere davanti al mondo, per tema che la vanagloria non scivoli nei loro cuori e che i vani applausi degli uomini non facciano loro perderne il merito e la ricompensa. Ma fratelli miei, ove troveremmo una viltà più colpevole, un abominio più deplorevole della nostra: che, facendo professione di credere in Gesù-Cristo, avendo fatto i più sacri giuramenti di camminare sulle sue orme, sostenere i suoi interessi e la sua gloria, anche a discapito della nostra vita, siamo poi così codardi che alla prima occasione violiamo le promesse che gli abbiamo fatto sul sacro fonte battesimali. Ah! Sciagurati, cosa facciamo? Chi è Colui che rinneghiamo? Ahimè! Noi abbandoniamo il nostro DIO, il nostro Salvatore, per schierarci tra gli schiavi del demonio che ci inganna e che non cerca altro che la nostra perdita e la nostra eterna dannazione. Oh! Maledetto rispetto umano! Quante anime conduci all’inferno! Ma per farvi meglio vederne la viltà, vi mostrerò: 1° Quanto il rispetto umano, cioè la vergogna di operare il bene, oltraggi il buon DIO. 2° Come colui che lo commetta riveli uno spirito debole e limitato.

I. – Noi non parleremo, fratelli miei, di tutti quegli empi della prima classe che consacrano il loro tempo, la loro scienza e la loro povera vita a distruggere la nostra santa Religione, se lo potessero. Questi sciagurati non sembrano che vivere per annientare le sofferenze, i meriti della morte e della passione di Gesù-Cristo. essi hanno utilizzato gli uni le loro forze, gli altri la loro scienza per infrangere questa pietra sulla quale Gesù-Cristo ha costruito la sua Chiesa. Ma questi insensati andranno a sfracellarsi contro questa pietra della Chiesa, che è la nostra santa Religione, che sussisterà sempre malgrado tutti i loro sforzi. – In effetti, fratelli miei, a cosa è servita tutta la furia dei persecutori della Chiesa, dei Neroni, dei Massimini,   dei Diocleziani e di tanti altri che hanno creduto con la forza delle armi, di giungere a torla di mezzo?  È tutto all’opposto: il sangue di tanti martiri non è servito, come dice Tertulliano, che a far fiorire la Religione più che mai, ed il loro sangue sembrava una semenza che ne producesse cento per uno. Sciagurati! Che vi ha fatto questa bella e santa Religione per perseguitarla tanto, Essa che sola può rendere l’uomo felice sulla terra? Ahimè! Quante lacrime e grida salgono ora dall’inferno ove riconoscono chiaramente che questa Religione, contro la quale si sono scatenati, li avrebbe condotti al cielo. Ma rimpianti inutili e superflui! – Vedete ancora questi altri empi che hanno fatto tutto ciò  che hanno potuto per distruggere la nostra santa Religione con i loro scritti, come un Voltaire, un Jean-Jacques Rousseau, un Diderot, un D’Alambert, un Volney e tanti altri, che non hanno trascorso la loro vita che a vomitare con i loro scritti tutto ciò che il demonio poteva loro inspirare. Ahimè! Essi hanno fatto del male, è vero; essi hanno perso delle anime, ne hanno trascinate con sé tante all’inferno; ma non hanno potuto distruggere la Religione come essi credevano; si sono sgretolati essi contro questa pietra. Ma non hanno infranto la pietra sulla quale Gesù-Cristo ha costruito la sua Chiesa e che dovrà durare fino al chiudersi dei secoli. Dove sono ora questi poveri empi? Ahimè! Nell’inferno, ove piangono la loro infelicità e quella di tutti coloro che hanno trascinato con sé. Nulla diciamo ancora, fratelli miei, di questi ultimi empi che, senza mostrarsi apertamente nemici della Religione, soltanto perché praticano ancora alcuna parte esterna, e che malgrado questo, li ascoltate di tanto in tanto escono in piccole facezie, per causa di esempio, sulla virtù e o la pietà di coloro che non hanno il coraggio d’imitare. Ditemi, amico mio, che vi ha fatto questa Religione che avete ricevuto dai vostri avi che l’hanno praticata sì fedelmente sotto i vostri occhi, che tante volte vi hanno detto che essa solo poteva fare la felicità dell’uomo sulla terra e che, abbandonandola non potremmo essere che infelici? E dove pensate, amico mio, che la vostra piccola empietà vi condurrà? Ahimè! Amico mio, all’inferno, per piangere il vostro accecamento. Nulla diciamo ancora di quei Cristiani che non sono Cristiani che di nome; che fanno il loro dovere di Cristiani in un modo sì stomachevole che vi farebbero morire di compassione. Vedetene uno, nel tempo della sua preghiera fatta con noia, dissipazione, senza rispetto. Vedete là in chiesa senza devozione: l’Officio comincia sempre troppo presto e finisce sempre troppo tardi; il sacerdote non ancora è disceso dall’altare che essi sono già fuori. Non bisogna parlar loro della frequenza dei Sacramenti; se talvolta vi si accostano, è con una certa indifferenza che rivela che essi non comprendono affatto quel che fanno. Tutto ciò che ha riferenza con il servizio di Dio è fatto con disgusto spaventoso. DIO mio, quante anime perdute per l’eternità! O DIO mio! Quanto piccolo è il numero di coloro che entreranno nel regno dei cieli, perché ce n’è così pochi che fanno quel che devono per meritarlo. – Ma, voi direte ora: chi sono dunque coloro che si rendono colpevoli di rispetto umano? Fratelli miei, ascoltatemi un istante e lo saprete. Innanzitutto vi dirò con San Bernardo, che da qualsiasi lato consideriamo il rispetto umano, che è la vergogna di compiere i propri doveri di Religione a causa del mondo, tutto ce ne dimostra il disprezzo di Dio e delle sue grazie e l’accecamento dell’anima. Io dico in primo luogo, fratelli miei, che la vergogna di operare il bene, per il timore di essere disprezzati o scherniti da parte di qualche empio sciagurato, o da qualche ignorante, è un disprezzo orribile che facciamo della presenza del buon DIO, davanti al quale noi siamo, e che potrebbe subito gettarci all’inferno. Perché, fratelli miei, questo cattivi Cristiani vi scherniscono e gettano in ridicolo la vostra devozione? Ahimè! Fratelli miei, eccone la vera ragione: è che non avendo la forza di fare ciò che voi fate, vi prendono di mira perché risvegliate i rimorsi della loro coscienza; ma siate ben sicuri che nel cuore, essi non vi disprezzano, all’opposto vi stimano molto. Se essi hanno da prendere un buon consiglio, o domandare una grazia presso il buon DIO, non è a coloro che tengono la loro stessa condotta che faranno ricorso, ma a coloro che hanno schernito, almeno a parole. Voi avete vergogna, amico mio, di servire il buon DIO temendo di essere sprezzato? Ma, amico mio, rimirate dunque Colui che è morto appeso a questa croce, domandategli dunque se Egli ha avuto vergogna di essere disprezzato, e di morire in modo ignominioso su questa croce infame. Ah! ingrati che non siamo altri versi DIO, che sembra trovare la sua gloria nel rendere pubblico di secolo in secolo che Egli ci sceglie come suoi figli. O DIO mio! Quanto l’uomo è cieco e spregevole di temere un miserabile “che cosa si dirà”, e non temere di offendere DIO, sì buono. In secondo luogo, io dico che il rispetto umano ci fa disprezzare tutte le grazie che il buon DIO ci ha meritate con la sua morte e la sua passione. Si, fratelli miei, con il rispetto umano, noi annientiamo tutte le grazie che il buon DIO ci aveva destinate per salvarci. Oh! Maledetto rispetto umano, quante anime precipiti all’inferno! In terzo luogo: io dico che il rispetto umano dimostra il più deplorevole accecamento. Ahimè! non poniamo mente a quello che perdiamo! Fratelli miei, qual disgrazia per noi! Noi perdiamo il nostro DIO, che nulla può tenergli luogo. Noi perdiamo il cielo con tutti i suoi beni ed i suoi piaceri! Ma un’altra disgrazia è che noi prendiamo il demonio per nostro padre, e l’inferno con tutti i suoi tormenti come nostra eredità e nostra ricompensa. Noi cangiamo le nostre dolcezze e le nostre gioie eterne nei patimenti e nelle lacrime. Ah! amico mio, a cosa pensate? Quali non saranno i vostri rimorsi per l’eternità! Ah! mio DIO, vi si può pensare e vivere ancora come schiavi del mondo? – È vero, mi direte voi, che colui che teme il mondo per compiere i suoi doveri di Religione è ben infelice, poiché il buon DIO ci dice che colui che avrà vergogna di servirlo davanti agli uomini, non vorrà Egli riconoscerlo davanti a suo Padre nel giorno del giudizio. – Ma DIO mio, temere il mondo, perché dunque? Poiché noi sappiamo che bisogna assolutamente essere disprezzati dal mondo per piacere a DIO. Se  voi temevate il mondo, non occorreva diventare Cristiano. Voi sapete bene che sulle fonti sacre del Battesimo, avete prestato giuramento alla presenza di Gesù-Cristo medesimo, che rinunciavate al demonio e al mondo; che vi sareste impegnato a seguire Gesù-Cristo portando la sua croce, caricato di obbrobri e disprezzo. Se temevate il mondo ebbene! Rinunciate al vostro Battesimo e datevi a questo mondo che voi tanto temete di dispiacere. – Ma, voi mi direte, quand’è che agiamo per rispetto umano? Amico mio, ascoltatemi bene. È il giorno che siete stato alla fiera, o in una locanda in cui si mangiava carne in un giorno proibito e che vi si pregò di mangiare; voi accontentandovi di abbassare gli occhi e di arrossire, invece di dire che eravate Cristiano, che la Religione vi proibiva di mangiarla, voi ne avete mangiato come gli altri, dicendo: se  non faccio come gli altri, sarò dileggiato. – Sarete dileggiato, amico mio. Ah! certamente è un danno! Ah! mi direte, io farò peggio diventando la causa di tutti i cattivi discorsi che si diranno contro la Religione, che non ne farei mangiando della carne. Ditemi, amico mio, voi commettereste un male più grande? Se i martiri avessero temuto tutte queste bestemmie, tutti questi giuramenti, avrebbero rinunciato tutti alla loro Religione? È tanto peggio per coloro che operano il male. Ahimè!, fratelli miei, diciamo meglio, non è già abbastanza che altri disgraziati abbiano crocifisso Gesù-Cristo con la loro vita cattiva; occorre ancora che voi vi uniate ad essi per far soffrire Gesù-Cristo ancor di più? Voi temete di essere schernito? – Ah! Infelici, guardate Gesù-Cristo sulla croce e vedete ciò che ha fatto per voi. – Voi non sapete quando avete rinnegato Gesù-Cristo? È un giorno in cui, stando con due o tre persone, sembrava che non aveste mani, e che non sapevate fare il segno della croce, e stavate osservando se vi erano occhi su di voi e vi siete contentato di dire il vostro “Benedicite”, o l’Agimus nel vostro cuore, o che vi siete recati in un angolo per dirli. È quando, passando davanti ad una croce, faceste finta di non vederla o diceste che non è per noi che è morto il buon DIO. – Non sapete dunque quando avete avuto il rispetto umano? Fu un giorno in cui, trovandovi in una società, ove si pronunciavano parole turpi contro la santa virtù della purezza, o contro la Religione, voi non osaste riprendere quelle persone, e peggio, per il timore di essere dileggiato, avete sorriso. Ma, voi mi direte, … a ciò si è costretti, altrimenti saremmo fatti segno agli scherni. Voi, amico mio, temete di essere schernito? Fu pure questo timore che portò San Pietro a rinnegare il suo divin Maestro; ma la paura non impedì che commettesse un grave peccato, che egli pianse per tutta la vita. – Voi non sapete quando avete avuto il rispetto umano? È il giorno in cui il buon DIO vi ha dato il pensiero di andarvi a confessare i vostri peccati, sentivate di averne molto bisogno, ma pensaste che si getterebbe il ridicolo sopra di voi, e che sareste stato trattato da devoto. Un’altra volta vi cadde vi cadde in pensiero di recarvi ad assistere alla santa Messa fra la settimana, e che potevate farlo; voi avete detto in voi stessi che si getterebbe il ridicolo sopra di voi e si direbbe:  È buona cosa per coloro che non hanno nulla da fare, per coloro che hanno con che vivere colle loro rendite. – Quante volte questo maledetto rispetto umano vi ha impedito di assistere al Catechismo, alla preghiera della sera? Quante volte, stando a casa a far qualche preghiera o qualche lettura di pietà, vi siete nascosto vedendo venire qualcuno! Quante volte il rispetto umano vi ha fatto violare la legge del digiuno o dell’astinenza non osando dire che voi digiunavate, o non mangiavate di grasso? Quante volte non avete osato dire il vostro Angelus davanti a tutti, o vi siete accontentati i dirlo nel vostro cuore, o siete usciti a recitarlo in luogo appartato? quante volte non avete fatto le preghiere al mattino o alla sera, perché vi siete trovati con persone che non le recitavano; e tutto questo per timore di essere derisi. Andate, poveri schiavi del mondo, raggiungete l’inferno nel quale sarete precipitati; voi avrete tutti il tempo di rimpiangere il bene che il mondo vi ha impedito di operare. Ah! mio DIO, quale triste vita conduce chi vuol piacere al mondo ed al buon DIO! No, amico mio, voi vi ingannate, oltre che a vivere sempre infelici, voi non giungerete mai al punto di piacere al mondo e al buon DIO; questo vi è impossibile come il mettere fine all’eternità. Ecco il consiglio che voglio darvi e così sarete meno infelici: o vi date tutto a DIO, o tutto al mondo; non cercate, non seguite che un solo maestro, ed una volta al suo seguito, non lo lasciate. Voi non vi ricordate ciò che Gesù-Cristo vi ha detto nel Vangelo? voi non potete servire DIO e il mondo con i suoi piaceri, e Gesù-Cristo con la sua croce. Non è vero che amerete di appartenere ora a DIO, ed ora al mondo? Parliamo più francamente: sarebbe necessario che la vostra coscienza, che il vostro cuore vi permettesse di sedervi al mattino alla santa tavola, e la sera di prender parte alla danza; una parte del giorno passarla in chiesa ed il resto frequentare le bettole e darsi ai giuochi; un momento parlare del buon DIO ed un altro uscire in parole turpi, o in calunnie contro il prossimo; una volta far del bene al vostro vicino, ed in un altro momento recargli ingiuria; in altre parole, che coi buoni opererete il bene, parlerete del buon DIO, con i malvagi, commetterete il male! – Ah! fratelli miei, quanto male ci fa commettere la compagnia dei malvagi! Quanti peccati eviteremmo se avessimo la sorte di fuggire le persone senza Religione. San Agostino scrive, che essendosi trovato diverse volte con dei malvagi, aveva vergogna nel non avere tanta malizia quanto loro, e perché non essere biasimato, diceva anche il male che non aveva fatto. (Conf. lib. II, c. II, 7). Poveri ciechi! Quanto siete da compiangere! Qual triste vita!… oh! Maledetto rispetto umano che trascini tante anime nell’inferno. Oh! di quanti e quanti crimini sei la causa. Ah! qual grande disprezzo facciamo delle grazie che il buon DIO vuole concederci per salvarci. Ahimè! quanti che hanno cominciato la loro riprovazione col rispetto umano, perché a grado che hanno disprezzato le grazie che il buon DIO voleva loro concedere, la fede si è estinta in essi, a poco a poco hanno sentito meno la grandezza del peccato, la perdita del cielo, gli oltraggi che facevano a DIO con il peccato. Essi sono finiti per cadere in paralisi, vale a dire che essi non hanno riconosciuto lo stato miserando della loro povera anima; essi restano nel peccato e il maggior numero vi perisce. – Noi leggiamo nel Vangelo che Gesù-Cristo, nelle sue missioni, colmava di ogni sorta di grazie i luoghi pei quali passava. A volte c’era un cieco al quale ridonava la vista; a volte c’erano dei sordi che Egli faceva ascoltare: ora c’è un lebbroso che guarisce, là è un morto al quale rende la vita. tuttavia vediamo che pochi sono quelli che rendono pubblici i benefici che ricevono, essi lo fanno solo nel momento in cui sono ai piedi di Gesù-Cristo. E donde proviene questo, fratelli miei? Essi temevano i Giudei, perché bisognava essere nemici o dei Giudei, o di Gesù-Cristo; quando stavano dietro a Gesù-Cristo essi lo riconoscevano, e quando erano con i Giudei, sembravano approvarli con il loro silenzio. Ecco precisamente ciò che facciamo noi; quando siamo soli, noi riflettiamo sui benefici ricevuti dal buon DIO, e non possiamo impedirci di testimoniargli la nostra riconoscenza d’essere nati Cristiani, di essere stati confermati; ma quando siamo con i libertini, sembriamo essere dei loro sentimenti applaudendo con i nostri sorrisi o il nostro silenzio, la loro empietà. Oh! Qual indegna preferenza, esclama San Massimo; ah! maledetto rispetto umano quante anime trascini all’inferno! Ahimè! fratelli miei, qual tormento non proverà una persona che vuol piacere e vivere in tal modo, come ne abbiamo un bell’esempio nel Vangelo. Noi vi leggiamo che il re Erode s’era invaghito, per amor profano, di Erodiade. Questa barbara cortigiana aveva una figlia che danzò davanti a lui con tanta grazia, che egli le promise la metà del suo regno. Ma l’infelice si guardò bene dal chiedergliela, ciò non bastava; essendo ella andata da sua madre a prender consiglio su cosa dovesse chiedere al re, la madre, più infame della figlia, le presentò un piatto: « Va, le disse, a chiedere al re che metta su questo piatto la testa di Giovanni Battista affinché tu me la porti; » e questo perché San Giovanni le rimproverava la sua vita cattiva. Il re, a questa domanda, fu preso da spavento, perché da un canto stimava Giovanni-Battista e gli spiaceva la morte di un uomo che era così degno di vivere. Cosa farà egli? Qual partito abbraccerà? Ah! sciagurato rispetto umano, cosa stai per fare? Il re non vorrebbe far morire San Giovanni-Battista; ma d’altro canto, egli teme che si rida di lui, poiché essendo re, non tenga la parola data. Andate, disse questo re infelice ad un carnefice, andate a tagliare la testa di San Giovanni Battista, io preferisco piuttosto lasciar gridare la mia coscienza che lasciar che si rida di me! Ma quale orrore! Quando comparve la testa nella sala, i suoi occhi e la sua bocca, benché chiusi, sembrano rimproverargli il suo crimine, e minacciarlo dei castighi più terribili. A questo spettacolo, egli fremette ed impallidì. Ahimè! quanto è  da compiangere colui che si lascia guidare dal rispetto umano. – È ancor vero che il rispetto umano non ci impedisce sempre di compiere delle buone opere. Ma quante buone opere delle quali il rispetto umano ci fa perdere il merito. Quante buone opere non faremmo se non sperassimo di esserne lodati e stimati dal mondo! Quante persone che non vengono in chiesa se non per rispetto umano, pensando che, dal momento che di una persona che non pratichi più la religione, almeno esternamente, non si ha più confidenza in essa, e si dice: Dove non c’è Religione, non c’è coscienza. Quante madri che sembrano aver cura dei loro figli solo per essere stimate agli occhi del mondo! Quanti si riconciliano con i loro nemici perché temono che si perda la buona stima che si ha di essi! Quante persone non sarebbero così buone se non sapessero di essere lodate dal mondo. Quanti sono più riservati nelle loro parola e più modesti nella chiesa a causa del mondo! Oh! sciagurato rispetto umano, quante buone opere mandi a male che condurrebbero tanti Cristiani in cielo e che non faranno che spingerle nell’inferno. Ma – voi mi direte – torna molto difficile condursi in modo che il mondo non si immischi in tutto ciò che si fa. Ma, fratelli miei, noi non aspettiamo la nostra ricompensa dal mondo, ma solo da DIO: se siamo lodati, io so bene di non meritarlo, essendo peccatore; se mi si disprezza non c’è nulla di straordinario per un peccatori come noi che abbiamo tante volte disprezzato il buon DIO con i nostri peccati; noi non meritiamo miglio trattamento. Non ci ha forse detto Gesù-Cristo: beati coloro che saranno disprezzati e perseguitati! E tuttavia, chi sono coloro che vi disprezzano? Ahimè! Alcuni poveri peccatori che non hanno il coraggio di fare ciò he voi fate, che per nascondere un poco la loro vergogna, vorrebbero che foste come loro; è un povero cieco che, lungi dal disprezzarvi, dovrebbe trascorrere la sua vita a piangere la propria sventura. I suoi scherni vi dimostrano quanto è da compiangere o degno di compassione. Egli fa come un uomo che ha perduto lo spirito, che corre per le foreste, si rotola a terra, gettandosi nei precipizi e gridando a tutti quelli che lo vedono di imitarlo; egli ha un bel gridare, … lasciatelo fare, e compiangetelo, perché non conosce la sua disgrazia. Ugualmente, fratelli miei, lasciamo questi poveri sventurati gridare e insultare i buoni Cristiani; lasciate gli insensati nella loro demenza; lasciamo i ciechi nelle loro tenebre; ascoltiamo le grida e le urla dei riprovati; ma nulla temiamo; seguiamo la nostra strada; essi si fanno molto male, senza punto farcene, compiangiamoli e non ci curiamo di loro. – Sapete voi perché vi dileggiano? Perché vedono che li temete e che un nulla vi fa arrossire. Non è la vostra pietà che insultano, ma soltanto la vostra incostanza e la vostra viltà nel seguire il vostro Capo. Guardate la gente del mondo: con quale audacia seguono il loro capo; non si fanno gloria di essere libertini, ubriaconi, vendicativi, furbi? Guardate un impudico, teme forse di vomitare le sue parole sconce davanti al mondo? E questo perché? Fratelli miei, è perché sono costretti a seguire il loro maestro che è il mondo; essi non pensano e non cercano che di piacergli; hanno un bel soffrire, nulla li può arrestare. Ecco, fratelli miei, ciò che voi fareste se vorreste condurvi allo stesso modo. Voi non temereste né il mondo né il demonio; voi non cerchereste e non vorreste se non ciò che potrebbe piacere al vostro padrone che è DIO stesso. Convenite con me, che i mondani sono molto più costanti nei loro sacrifici che fanno per compiacere al loro padrone, che è il mondo, di noi nel fare ciò che dobbiamo fare per piacere al nostro padrone, che è il nostro DIO.

II. – Ma, ora, ricominciamo in altro modo. Ditemi, amico mio, perché voi insultate coloro che fanno professione di pietà? O, perché, meglio comprendiate, coloro che fanno preghiere più lunghe delle vostre, che frequentano più spesso i Sacramenti di quanto non lo facciate voi e che fuggono gli applausi del mondo? Di tre cose l’una, fratelli miei, o guardate queste persone come degli ipocriti, o voi insultate la pietà stessa, o infine siete pieni di rabbia per il fatto che essi valgono più di voi.

per trattarli come ipocriti bisogna che voi abbiate letto nel loro cuore, e che non vi siate perfettamente convinti che tutta la loro devozione sia falsa. Eh che! Fratelli miei, non sembra naturale che quando vediamo fare qualche buona opera da qualcuno, noi pensiamo che il loro cuore è buono e sincero? Secondo questo, vedete quanto il vostro linguaggio ed il vostro giudizio siano ridicoli. Voi vedete un buon esterno nel vostro vicino, e dite e pensate che la sua interiorità non valga nulla. Ecco, si dice, del buon frutto; certamente l’albero che lo porta è di buona specie, e voi ben lo giudicate. E se si tratta di giudicare delle persone dabbene, voi direte tutto il contrario: ecco del buon frutto; ma l’albero che lo porta non vale nulla! No, fratelli miei, no, voi non siete né ciechi, né insensati se ragionate in tal modo.

In secondo luogo, noi diciamo che voi schernite la pietà stessa: io mi inganno; voi non insultate questa persona perché prega più a lungo o più spesso e con rispetto: no, non è per questo, perché anche voi pregate (almeno se non lo fate mancate ad uno dei vostri primi doveri). È forse perché frequenta i Sacramenti? Ma voi non siete venuti fino a questo giorno senza avvicinarvi ai Sacramenti, voi foste veduti al tribunale della penitenza, foste veduti assidervi alla sacra mensa. Voi non disprezzate dunque questa persona perché adempie meglio di voi i suoi doveri di religione; essendo perfettamente convinti del pericolo in cui siamo di perderci, e di conseguenza del bisogno che abbiamo di fare ricorso alla preghiera ed ai Sacramenti per perseverare nella grazia del buon DIO, perché dopo questo mondo non vi è più altro mezzo: bene o male bisognerà restarci per tutta l’eternità.

No, fratelli miei, non è tutto questo che ci molesta nella persona del nostro vicino: il fatto è che, non avendo il coraggio di imitarlo, non vorremmo avere l’onta della nostra viltà, ma vorremmo trascinarlo nei nostri disordini o nella nostra vita indifferente. Quante volte ci diciamo: a che servono tutte queste litanie, a che serve stare tanto in chiesa, andarvi così presto, ed il resto? Ahimè! fratelli miei, il fatto è che la vita delle persone di pietà che sono serie, è la condanna della nostra vita fiacca ed indifferente. È molto facile capire che la loro umiltà ed il disprezzo che hanno di se stesse, condanni la vostra vita orgogliosa, che non vuole soffrire nulla, che vorrebbe che tutti ci amassero e ci lodassero; non c’è dubbio che la loro dolcezza e la loro bontà per tutti, fa onta ai nostri trasporti ed alle nostre collere; è ben vero che la loro modestia, la loro riserva in tutti i loro portamenti condanna la nostra vita mondana e piena di scandali. Non è forse solo questo che ci tormenta nella persona del nostro prossimo? Non è questo che ci ferisce, quando sentiamo dire del bene delle altre persone di cui si narrano le buone azioni? Sì, senza dubbio la loro devozione, il loro rispetto per la Chiesa ci condanna e fa ombra alla nostra vita tutta leggera ed alla nostra indifferenza per la nostra salvezza. Come siamo naturalmente portati a scusare negli altri i difetti che abbiamo noi stessi, ugualmente siamo sempre portati a disapprovare negli altri le virtù che non abbiamo il coraggio di praticare: è quello che vediamo ogni giorno. Un libertino è contento di trovare un libertino che lo applaudirà nei suoi disordini; ben lungi dal distoglierlo, lo incoraggia piuttosto. Un vendicativo si rallegrerà di essere con un altro vendicativo per consultarsi insieme alfine di trovare il mezzo di vendicarsi dei loro nemici. Ma mettete una persona saggia con un libertino, una persona che è sempre pronta a perdonare con un vendicativo: tosto vedrete i malvagi scatenarsi contro i buoni. E questo perché? Fratelli miei, se non perché non avendo la forza di fare ciò che essi fanno, vorrebbero poterli trascinare dalla loro parte, affinché la loro vita santa non sia una censura continua per la loro. Ma se volete bramaste di comprendere l’accecamento di coloro che dileggiano le persone che meglio di loro adempiono ai doveri del Cristiano, ascoltatemi un istante. – Cosa direste di una persona povera che porta invidia a un ricco, se questo povero non è ricco perché non lo vuole? Non gli direste: amico mio, perché dite male di quella persona perché è ricca? Spetta a voi di esserlo, ed anche straricco se lo bramate. Allo stesso modo, fratelli miei, perché siamo portati a criticare coloro che sono più saggi? Essi non negano a noi di esserlo ed anche di più, se lo desideriamo. Coloro che praticano la religione, e che ci vanno innanzi, non ci impediscono di essere saggi, ed anche più saggi se lo vigliamo. – Io dico dunque che sono coloro che non hanno religione che disprezzano quelli che la professano …; io non mi inganno, non li disprezzano, fanno solamente sembiante di disprezzarli, perché nel fondo del loro cuore essi sono pieni di stima per essi; ne volete una prova? Eccola. Presso chi va una persona, anche senza pietà, per trovare qualche consolazione nelle sue pene, o qualche raddolcimento nei propri dolori o nelle proprie sofferenze? Credete voi che si recherà da un’altra persona senza religione come ella? No, amico mio, no. Ella sa bene che una persona senza religione non può consolarla, né dare buoni consigli. Ma ella andrà pure a trovare persone che un tempo ha dileggiato. Ella è molto ben convinta che non c’è persona saggia e timorosa di DIO, che non possa consolarla e lenire un po’ le sue pene. In effetti, fratelli miei, quanto volte noi, sopraffatti dall’affanno o da qualche altra miseria, ci siamo recati a trovare qualche persona savia, e dopo un quarto ora di conversazione ci siamo sentiti tutti cambiati e ci siamo ritirati dicendo: coloro che amano il buon DIO sono felici come anche coloro che gli sono intorno. Io mi desolavo, non facevo che piangere, mi disperavo. In un istante in cui sono stato con questa persona, mi sono sentito consolato. È vero tutto ciò che mi ha detto, che il buon DIO mi aveva permesso questo per il mio bene, e che tutti i Santi e le Sante avevano sofferto più di me, e che giovava assai più patire in questo mondo che nell’altro. E concludemmo col dire: se avrò qualche pena, presto vi tornerò per consolarmi. Oh! bella Religione, quanto coloro che seriamente vi praticano, sono felici, e quanto le dolcezze e le consolazioni che ci procura sono grandi e preziose! … – Ebbene! Fratelli miei, voi dunque vedete che schernite coloro che non lo meritano; voi dovete invece ringraziare infinitamente il buon DIO di avere tra voi qualche buona anima che sappia placare la collera di DIO, senza di che noi saremmo oppressi dalla sua giustizia. Ma, a ben considerare, ad una persona che fa bene le sue preghiere, che non cerca che di piacere a DIO, che ama rendere servizio al prossimo, che sa dare perfino il suo necessario per aiutarlo, che perdona volentieri a coloro che gli fanno ingiuria, non potete dire che fa del male, al contrario. Ella non è che ben degna di essere lodata e stimata dal mondo. È tuttavia questa persona che voi straziate; forse che non pensavate a ciò che dicevate? È ben vero, voi riflettete in voi medesimo; ella è più felice di noi. Amico mio, ascoltatemi ed io vi dirò ciò che dovrete fare: ben lontano dal colpevolizzarli, voi dovreste fare ogni sforzo per imitarli; unirvi ogni mattino alle loro preghiere ed a tutte le opere che fanno durante la giornata. Ma – direte – per fare ciò che esse fanno, c’è da farsi troppo violenza e troppi sacrifici da imporsi. Non tanti quanto voi dite! … è così malagevole recitare bene le vostre preghiere il mattino e la sera? È tanto difficile ascoltare la parola di DIO con rispetto, chiedendo al buon DIO la grazia di profittarne? È così difficile non uscir fuori durante le istruzioni? Non lavorare il santo giorno della Domenica? Non mangiare la carne nei giorni proibiti? E disprezzare i mondani che vogliono assolutamente perdersi? Se temete che vi manchi il coraggio, portate i vostri sguardi sulla Croce ove Gesù-Cristo è morto, e vedrete che non vi mancherà il coraggio. Vedete queste folle di martiri che hanno sofferto tutto ciò che non potrete mai comprendere, per timore di perdere le loro anime. Sono essi ora spiacenti, fratelli miei, di aver disprezzato il mondo ed i suoi “cosa si dirà”? Concludiamo, fratelli miei, dicendo quanto poche persone ci sono che servono veramente il buon DIO. Gli uni cercano di distruggere la Religione, se potessero, con la forza delle armi, come facevano i re e gli imperatori pagani; gli altri con le loro grida empie vogliono avvilirla e farla perdere se potessero; altri la dileggiano in coloro che la praticano,, ed infine altri vorrebbero praticarla, ma hanno paura di farlo davanti al mondo. Ahimè, fratelli miei, quanto piccolo è il numero di quelli che sono fatti per il cielo poiché sono i soli che combattono vigorosamente il demonio e le loro inclinazioni, e che disprezzano il mondo con tutte i suoi scherni! Perché noi, non aspettiamo la nostra ricompensa e la nostra felicità che da DIO solo, perché amare il mondo che noi abbiamo promesso con giuramento di odiare e disprezzare per non seguire che Gesù-Cristo, portando la sua croce tutti i giorni della nostra vita? Avventurato colui, fratelli miei, che non cerca che DIO solo e disprezza tutto il resto! È la felicità che vi auguro … 

LO SCUDO DELLA FEDE (138)

P. F. GHERUBINO DA SERRAVEZZA

Cappuccino Missionario Apostolico

IL PROTESTANTISMO GIUDICATO E CONDANNATO DALLA BIBBIA E DAI PROTESTANTI (5)

FIRENZE DALLA TIPOGRAFIA CALASANZIANA 1861

DISCUSSIONE V.

Il Papa succede nel primato a S. Pietro, per successione di diritto divino.

31. Prof. Ammetto, dunque, perché innegabile, la Supremazia di S. Pietro secondo il senso cattolico, sopra tutta la Chiesa. Il Papismo però passa più oltre. Egli pretende che il suo Papa di Roma succeda per diritto, o istituzione divina nel primato a S. Pietro; il che in verun modo può ammettersi, e perché da un fatto particolare non può dedursi una regola generale, e perché S. Pietro mai è stato a Roma, e perché insomma, se anche vi fosse stato, la successione sarebbe sempre di umano diritto, non divino.

Bibbia. E incontrastabile, che S. Pietro doveva aver successori nel suo Primato, perché il sistema una volta stabilito da Gesù Cristo pel governo visibile della sua Chiesa, durar deve quanto la medesima Chiesa, siccome sta scritto: « Egli [Gesù] altri costituì Apostoli, altri profeti, altri pastori e dottori per lo perfetto adunamento de’ santi, per l’opera del ministero, per la edificazione del Corpo di Cristo: finché ei incontriamo tutti nella unità della fede, e della cognizione del Figliuolo di Dio. » (Efes. IV. 11. 12. 13.). Vale a dire, sino alla fine del mondo. – « Ed ho anche delle altre pecorelle, che non sono di quest’ovile, le quali ancora mi conviene addurre, e ascolteranno la mia voce, e sarà uno solo gregge e un solo pastore. » (Giov. X. 16,)  Anche questo vaticinio non poteva verificarsi durante la vita di S. Pietro; poiché non avrà perfetto compimento che verso la fine del mondo. Che poi per quel solo pastore non debba intendersi soltanto Gesù Cristo, ma anche un altro Capo visibile suo Vicario, e successore di S. Pietro, è cosa evidente da quanto fin qui ho detto a questo proposito, e tu stesso non puoi contradire se ritrattar non vuoi le tue antecedenti dichiarazioni. Che se brami conoscere in modo più chiaro e preciso questa gran verità, ascolta ancora S. Paolo. « In un solo spirito tutti noi siamo stati battezzati per essere un solo Corpo, o Giudei, o Gentili, o servi, o liberi…. Le membra sono molte, uno il corpo ;… E non può dire l’occhio alla mano: non ho bisogno dell’opera tua: e similmente il capo a’ piedi, non siete necessari, per me.1 » (I Cor. XII, 13 e segg.). Ecco dunque un Capo di tutto il corpo della Chiesa ben diverso da Gesù Cristo, perché è tale che non può dire a’ piedi, cioè neppure agli infimi membri, non siete neeessarj per me, non ho bisogno di voi.

2.° È incontrastabile che il Primato di S. Pietro passa ai successori tal quale egli lo ha ricevuto; ed essendo esso infallibilmente di diritto divino, perché istituito e conferito da Gesù Cristo, anche i successori lo hanno interamente di divino diritto, ossia non lo hanno, e non lo riconoscono che unicamente da Gesù Cristo. Il luogo scelto da S. Pietro per sede di esso Primato (supposto non ne abbia avuto comando da Dio) è certamente di umano diritto, ma non così la successione in chi succede nella Sede di Pietro, ovunque questa sia stabilita; perché tal successione è infallibilmente di diritto divino. Che poi S. Pietro non sia stato a Roma, e quindi il Papa non sia suo successore, come ti è noto?

32. Prot. S. Paolo scrivendo ai Romani non saluta S. Pietro, il che non avrebbe omesso di fare se fosse stato Pietro il Vescovo di Roma.

Bibbia. Meschinissima prova, perché non è che negativa. Infatti lo stesso S. Paolo scrivendo agli Ebrei non saluta S . Giacomo, scrivendo agli Efesini non saluta Timoteo: oserai dire perciò che il primo non fosse Vescovo di Gerusalemme, ed il secondo di Efeso? Ma poi, ascolta: « Dopo queste cose uscito (S. Paolo) di Atene venne a Corinto: e trovato un certo Giudeo per nome Aquila, nativo di Ponto, il quale era venuto di fresco dall’ Italia; … essendo che Claudio aveva ordinato che partissero da Roma tutti i Giudei, etc. » (Act. XVIII, 1,2). Dunque aveva dovuto partire anche S. Pietro. Ora chi ti assicura che quando S. Paolo scrisse a’ Romani, S. Pietro fosse già ritornato, o non piuttosto fosse tuttora assente, e perciò abbia lasciato di salutarlo?

Prot. Voi con tal modo di dire supponete che sia stato a Roma! Con quali prove?

Bibbia. Così scrive S. Pietro: « Vi saluta la Chiesa che è in Babilonia con voi eletti etc. » (I. di Pietr. v. 13. Nei frammenti agrari (romani) intitolati a Fausto, e Valerio VV PP, pp. p. 307, ediz. Di Vil. Goes, cosi sta scritto: « Circa urbem Babylonis Romæ maritimum fiet, etc. ». E a p. 266. « Contra urbis Babylonis Romam maritimi limites fient etc. » Dal che è manifesto che Roma anche presso i Romani aveva il saprannome di Babilonia). Ora essendo fuor di dubbio che gli Apostoli per Babilonia intendevano Roma pagana, come è chiaro dall’Apocalisse, Cap. XII. – è parimente fuor di dubbio che S. Pietro scrisse quella Lettera in Roma. A quella ne fece succedere un’altra, nella quale dice: « Essendo io certo che ben presto il mio tabernacolo ha da esser posto giù, secondo quello che lo stesso Signor nostro Gesù Cristo mi ha significato etc. » (II. Piet. I, 14) Onde è chiaro che S. Pietro non solamente è stato in Roma, ma che ivi è morto; e quindi che il Papa di Roma è il vero suo successore. Che se ancor non vuoi credere, dimmi almeno: chi è stato il primo fondatore della Chiesa di Roma?

33. Prot. È stato S. Paolo, e non altri. (Così, molti protestanti)

Bibbia. Oh! questa è bella !!! … S. Paolo nel principio della sua lettera ai Romani così dice loro: « Or io voglio, o fratelli, che non siavi ignoto come spesso feci proposito di venire da voi, per far qualche frutto anche tra voi, come tra le genti, ma sono stato sino a quest’ora impedito » Dunque prima che S. Paolo andasse a Roma, già era fondata e fioriva la Chiesa alla quale egli scrive: come, dunque, poteva averla fondata prima di esservi stato?

34. Prot. Tengo anch’io come voi; imperocché: « Se non vi fosse altra ragione che questa, aver, cioè, voluto Iddio render duratura la sua Chiesa visibile, ne seguirebbe per conseguente che cotesta Chiesa debba avere sulla terra un governo ecclesiastico universale. Per la qual cosa, se avvi realmente una Chiesa visibile, se esiste un governo ecclesiastico, il cui potere si estenda dall’uno all’altro punto della terra, è bene a ragione che questo governo si trovi in qualche luogo. Ora pare certissimo che Roma sopra tutte le altre città abbia questo vantaggio di esser la più atta a custodire nelle sue mura il Capo, e, a così dire, anche la fonte dell’intero governo della Chiesa Cristiana. » (Jac. Andreæ; Rationes a Deo petitæ: p. 24)

« La tradizione ci insegna, che Dio, per conservare la sua Chiesa nell’unità, ha stabilito una Cattedra, ed un’autorità superiore che vegli a mantenerla, la quale è quella della Chiesa di Roma (5 Nicole; Instruction X. sur le Symbole: § 10)

« Ben’è noto a ciascuno quella grande ed immortale idea che presenta la pietra angolare su cui ferma le sue basi il Papato. L’unione che si avvera tra ‘l cielo e la terra, le sensibili cose come mezzi, e le soprumane come fine: le sensibili, ad onore di Dio, le invisibili a gloria dell’uomo – sebbene tutto sia principalmente ordinato a gloria di Dio). Cotesta idea si poteva bene a ragione considerare come la leva dell’obbedienza dei popoli al sacerdozio, come l’idea fondamentale di Cristo medesimo, siccome quella per cui oggi non altrimenti che nel tempo che fu, si mantiene salda l’unità dell’antica Chiesa. Lungi da questo principio unificativo, essa sarebbe stata divisa ed infranta in un numero di sette e di partiti senza fine, tra i quali poi con grande difficoltà, se pure impossibile cosa non fosse, si sarebbe a mala pena trovato lo Spirito di Cristo. » (G. Chr. R. Maltei), Il potere e la dignità del principe: Heidelberga, 1843, p. 283).

« Siccome vi sono de’ Vescovi che presiedono a più Chiese, cosi il Romano Pontefice presiede a tutti i Vescovi. Non vi è uomo prudente a mio credere, che riprovi questa economica polizia. Laonde per ciò che spetta a questo articolo, della superiorità pontificia, non vi è contrasto. » (Melantone, lib. Epistolar. theologicar., Epist. 74, p. 244). « La Chiesa è un corpo, dunque molte singole parti la debbono comporre, e il Vescovo di Roma è quegli che ne ha la presidenza, e ne è il Capo. Il che si fonda sul modello di quel principato posseduto da Pietro sugli altri Apostoli, PER DIVINA ISTITUZIONE. Qual rimedio migliore contro gli scismi che l’unità in un solo che presegga? L’esperienza stessa lo ha dimostrato, quand’anche Cristo medesimo non l’avesse detto. Chi poi sarà tra i Cristiani che negherà essere stato S. Pietro tra i Romani? » (Ugo Grotius, Ad Consultationem Cassandri, 1642, p. 51.).

35.  « Le istorie ci insegnano che per due singolari ragioni la Chiesa Romana è sempre stata in fama e in gloria singolare. Primieramente perché essa mette capo in Roma ov’era la sede dell’impero, e poi, che è più, perché è stata fondata da Pietro e Paolo Apostoli Principi. » (A. Dreierus, De primate Petri, 1035, Thes. I .). « Tutte le storie affermano che Pietro è stato il primo Papa di Roma. » (Lutero, presso Tavardent, in notis ad Cap. 2, lib.. 3 S. Irenei), — « La presenza di Pietro in Roma è un fatto pieno di storica certezza. » (Bertholdt, Istruzione istorico-critica del V. e del N. Testamento, part. 5. p 2090.).

 « In forza di ciò più non contrasto che Pietro sia venuto, e sia morto in Roma.1 » (7 Calvino, libr. 4. Inst. Cap. 6, § 15).

« Pietro e Paolo godono un santissimo riposo in Roma, ove sono sepolti in pace. » (Berder, imiei pensieri sulla filosofia del genere umano, T. 3, p. 162) Non vi è nell’antica storia evento alcuno tanto incontrastabile per l’appoggio di dotti testimoni antichi e tanto tra sé consenzienti, quanto il fatto della venuta di S. Pietro in Roma.1 »(Schroch, Storia della Chiesa cristiana; part. 2, p. 155).

« Se tutto questo si vuol negare, gettiamo al fuoco ogni storia, e combattiamo qualunque verità; poiché né l’una, né l’altra varranno più a nulla. » (Rasnage, Annales eccl. Polit. Ad an. 62)

« Sarebbe indizio di somma stoltezza, e segno di non essere sano d’intelletto, il voler negare che Pietro abbia fermata la sua stanza in Roma, edificata quivi la Chiesa, e glorificata coll’effusione del suo sangue. » (G, Cave, Del Cristianesimo primitivo: cap. 5. )

« Che se alcuni protestanti, specialmente Spanhem, hanno voluto negare, ad esempio di certi avversari de’ Pontificii del medio evo, che S. Pietro sia mai stato in Roma, ciò fatto hanno per polemica di fazione. » (Gieseler, Manuale della Storia Ecclesiastica: T. I ed. 2, p. 89). Insomma

« La Chiesa Romana non solamente è Cattolica, ma inoltre è Capo della Chiesa Cattolica, e ben lo dimostra S. Girolamo in una sua Epistola diretta a S. Damaso. Non vi è chi lo ponga in dubbio. » ( Ugone Grozio, Append. Epist. 679).