L’ANIMA DELL’APOSTOLATO (11)

R. P. CHAUTARD D. G. B .

L’ANIMA DELL’APOSTOLATO (11)

TRADUZIONE del Sac. GIULIO ALBERA, S. D. B. 8a EDIZIONE

SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE TORINO MILANO GENOVA PADOVA PARMA ROMA NAPOLI BARI CATANIA PALERMO

VISTO: Nulla osta alla stampa.

Torino: 22 giugno 1922.

Can. CARLO FRANCO – Rev. Arciv.

VISTO: Imprimatur.

C. FRANCESCO DUVINA – Provic. gen.

PARTE QUINTA

Alcuni principi ed avvisi per la vita interiore

3.

La vita liturgica, sorgente di vita interiore e perciò di apostolato

RISOLUZIONE DI VITA LITURGICA:

Con la mia Messa, con il mio Breviario e con le mie funzioni liturgiche, come MEMBRO O AMBASCIATORE della Chiesa, voglio  unirmi sempre più alla sua vita, e così rivestirmi di più di Gesù e di Gesù crocifisso, soprattutto se sono suo MINISTRO.

a) Che cosa è la liturgia?

O Gesù, siete Voi quello che io adoro come centro della liturgia; siete Voi che date l’unità a questa liturgia che posso definire il culto pubblico o ufficiale della Chiesa, oppure L’INSIEME DEI MEZZI CHE LÀ CHIESA RACCHIUDE SOPRATTUTTO NEL  MESSALE, NEL SITUALE, NEL BREVIARIO, E DEI QUALI SI SERVE PER ESPRIMERE LA SUA RELIGIONE VERSO L’ADORABILE TRINITÀ, COME PURE PER ISTRUIRE E PER SANTIFICARE LE ANIME.  Nel seno stesso dell’adorabile Trinità, tu, o anima mia, devi contemplare Veterna Liturgia con cui le tre Persone si cantano a vicenda la vita divina e la santità infinita in quell’inno ineffabile della generazione del Verbo e della processione dello Spirito Santo. Sicut erat in principio…  Dio volle essere lodato anche esternamente: creò gli Angeli, e il cielo echeggia delle loro acclamazioni: Sanctus, Sanctus, Sanctus; creò il mondo visibile, e questo fa risplendere la sua potenza: Cæli enarrant gloriam Dei.  Comparve Adamo e cominciò in nome della creazione l’inno di lode, eco dell’eterna Liturgia; Abele, Noè, Melchisedech, Abramo, Mosè,il Popolo di Dio, Davide e tutti i Santi dell’antica Legge lo cantarono a gara. La Pasqua israelitica, i sacrifici e gli olocausti, il culto solenne a Jehovah nel suo tempio, gli davano una forma ufficiale, ma era un inno imperfetto, soprattutto per conseguenza della caduta: Non est speciosa laus in ore peccatoris (La lode non è bella in bocca al peccatore – Eccli. XV, 9).  Tutto, nel culto mosaico, preparava la liturgia cristiana di cui Voi, o Gesù, siete il centro e la vita.  Voi, Voi solo siete l’inno perfetto, perché siete la vera gloria del Padre; nessuno può glorificare degnamente il Padre se non per mezzo di Voi: Per lpsum, et cum Ipso, et in Ipso est tibi Deo Patri… omnis honor et gloria (Per mezzo di Lui, con Lui e in Lui a Te, o Dio Padre… viene tutto l’onore e la gloria – Canone della Messa).

2). Voi siete il TRATTO DI UNIONE tra la liturgia della terra e la liturgia del cielo alla quale associate più direttamente i vostri eletti. La vostra incarnazione è venuta a unire in modo sostanziale e vivente l’umanità e la creazione intera alla liturgia divina. È un Dio che loda Dio: lode piena e perfetta che tocca il suo apogeo nel Sacrificio del Calvario. – Prima di lasciare questo mondo, o Salvatore divino, avete istituito il Sacrificio della nuova Legge per rinnovare la vostra immolazione: questa è la sorgente da cui tutto deriva. Avete inoltre istituito i Sacramenti per comunicare ai fedeli i frutti del vostro sacrificio.  Ma Voi avete lasciato alla vostra Chiesa la cura di circondare questo sacrificio e questi sacramenti con simboli, cerimonie, esortazioni, preghiere ecc., affinché essa onori di più il mistero della Redenzione, lo faccia meglio comprendere ai fedeli e li aiuti a trarne migliore profitto ed ecciti nelle loro anime un rispetto misto di timore. A questa stessa Chiesa avete pure dato la missione di continuare fino alla fine dei secoli, con l’Ufficio divino, con la preparazione e il ringraziamento della Messa, la preghiera e la lode che il vostro Cuore non cessò mai di far salire al Padre durante la vostra vita mortale, e che gli offre ancora incessantemente dal santo Tabernacolo e negli splendori della gloria celeste. La Chiesa, con l’amore di sposa che nutre per voi, e con la sollecitudine di madre che ha per noi, ha soddisfatto al suo doppio compito, e cosi si sono formate le meravigliose raccolte che racchiudono tutti i tesori della liturgia. La Chiesa unisce la sua lode a quella che gli Angeli e i suoi figli eletti rendono a Dio in Cielo e in tal modo prelude a quella che sarà la sua occupazione eterna. Questa lode e questa preghiera della Chiesa, unendosi a quella dell’Uomo-Dio, si divinizza, e la liturgia della terra si fonde con quella delle Gerarchie celesti nel Cuore di Gesù, per far eco a quella lode eterna che scaturisce dal focolare di amore infinito, che è la santissima Trinità.

b) Che cosa è la vita liturgica?

Signore, Voi da me esigete strettamente soltanto la fedele osservanza dei riti e la pronuncia esatta delle parole, con l’intenzione generale di lodare Dio o di fare ciò che vuole la Chiesa. Ma non vi è dubbio che voi desiderate che la mia buona volontà vi offra di più. Voi volete che la mia mente e il mio cuore approfittino delle ricchezze nascoste nella liturgia, per unirsi più intimamente alla vostra Chiesa e per arrivare a unirsi più strettamente a Voi. Mosso dall’esempio dei vostri servi più fedeli, io voglio, o buon Maestro, sedermi con premura al sontuoso banchetto a cui la Chiesa m’invita, certo di trovare nell’ufficio divino, nelle formule, nelle cerimonie, nelle collette, nelle epistole, nei vangeli ecc., che accompagnano l’augusto sacrificio della Messa e l’amministrazione dei Sacramenti, un nutrimento sano e abbondante per lo sviluppo della mia vita interiore.  Alcune riflessioni sull’idea principale che unisce gli elementi liturgici e sui frutti a cui si riconoscerà il mio progresso, mi preserveranno dall’illusione. Ciascuno dei sacri riti si può paragonare a una pietra preziosa, ma uno a qual punto si innalzerà il valore e lo splendore di quelle che si riferiscono alla Messa e all’Ufficio, se so incastonarle in quel meraviglioso complesso di cose che è il Ciclo liturgico (La Chiesa ispirata da Dio e istruita dai santi Apostoli, dispose l’anno in maniera che vi si trova, con la vita, con i misteri, con la predicazione e la dottrina di Gesù Cristo, il vero frutto di tutte queste cose nelle ammirabili virtù dei suoi servi e negli esempi dei suoi Santi, e finalmente un misterioso riassunto dell’Antico e del Nuovo Testamento e di tutta la storia ecclesiastica. Cosi tutte le stagioni sono fruttifere per 1 cristiani, tutto vi è pieno di Gesù Cristo. In questa varietà che si riduce tutta all’imita tanto raccomandata da Gesù Cristo, l’anima innocente e pia trova, con i piaceri celesti, un sodo nutrimento o un continuo  rinnovamento del suo fervore (BOSSUET, Discorso funebre di Maria Teresa d’Austria).  – L’anima mia, mantenuta per un intero periodo sotto l’influenza di un Mistero, nutrita di ciò che la Scrittura e la Tradizione hanno di più istruttivo e di più affettuoso a quel riguardo, rivolta costantemente verso lo stesso ordine d’idee, deve necessariamente subirel’influenza di tale attenzione e trovare, nei sentimenti che la Chiesa le suggerisce, un alimento sostanzioso e saporito per approfittare della grazia speciale che Dio riserva a ciascun periodo, a ciascuna festa di questo Ciclo.  Il Mistero mi penetra non solo come una verità astratta che si assimila con la meditazione, ma prende tutto il mio essere muovendo anche le mie facoltà sensibili, per eccitare il mio cuore e per decidere la mia volontà. Non è più soltanto un ricordo del passato, un semplice anniversario, ma è un fatto che ha il carattere di un avvenimento presente di cui la Chiesa fa un’applicazione attuale e al quale essa partecipa realmente. – Nel tempo del Natale, per esempio, festeggiando presso l’Altare la venuta di Gesù Bambino, l’anima mia può ripetere: Hodie Christus, natus est, hodie Salvator appartiti, hodie in terra canunt Angeli… (Oggi è nato il Cristo, oggi è apparso il Salvatore, oggi gli Angeli cantano sulla terra – Uffizio del Natale).  – In ogni periodo del Cielo liturgico, il Messale e il Breviario mi scoprono un nuovo raggio dell’amore di Colui che per noi è ad un tempo Re, Dottore, Medico, Consolatore, Salvatore e Amico. All’Altare, come a Betlemme, a Nazaret, sulle rive del lago di Tiberiade, Gesù si rivela Luce, Amabilità, Tenerezza, Misericordia. Egli soprattutto si rivela I’AMORE PERSONIFICATO, perché è il DOLORE PERSONIFICATO, l’Agonizzante del Getsemani e il Riparatore del Calvario.  Così la liturgia dà alla vita eucaristica il suo pieno sviluppo, e la vostra Incarnazione che ha avvicinato Dio a noi, o Gesù, mostrandolo visibilmente in Voi, continua a renderci lo stesso servizio in ciascuno dei misteri che festeggiamo nel ciclo liturgico.  In questo modo, o Gesù, io partecipo per mezzo della liturgia alla vita della Chiesa e alla vostra; con lei assisto ogni anno a tutti i misteri della vostra vita nascosta, pubblica, dolorosa e gloriosa, e con essa ne raccolgo i frutti. Inoltre le feste periodiche di Maria e dei Santi che meglio imitarono la vostra vita interiore, mettendomi i loro esempi sotto gli occhi, mi portano un aumento di luce e di forza per riprodurre in me le vostre virtù e per inculcare nelle anime dei fedeli lo spirito del vostro Vangelo. – Come potrei io nel mio apostolato adempiere il voto di san Pio X, come potrebbero i fedeli per mezzo mio entrare nella partecipazione attiva dei santi Misteri e della Preghiera pubblica e solenne della Chiesa, il che, come dice lo stesso Pontefice, è la SORGENTE PRIMA E INDISPENSABILE del verospirito cristiano (Motu proprio di san Pio X, del novembre 1903), se io stesso passo accanto ai tesori della liturgia senza neppure sospettarne le meraviglie?

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Per dare maggior unità alla mia vita spirituale e per unirmi di più alla vita della Chiesa, cercherò di connettere alla liturgia, per quanto è possibile, gli altri miei esercizi di pietà. Per esempio sceglierò preferibilmente un argomento di meditazione in relazione con il periodo o con la festa del Ciclo liturgico; nelle mie visite al SS. Sacramento mi tratterrò più volentieri, secondo il tempo dell’anno, con Gesù Bambino, con Gesù sofferente, con Gesù glorioso, con Gesù vivente nella sua Chiesa ecc. Le letture private sul mistero o sulla vita del Santo di cui si venera la memoria, daranno anch’esse il loro concorso a questo disegno di spiritualità liturgica.

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O Maestro adorabile, preservatemi dalle CONTRAFFAZIONI DELLA VITA LITURGICA: esse sono nocive alla vita interiore specialmente perché indeboliscono la lotta spirituale. Preservatemi da una pietà la quale faccia consistere questa vita liturgica soltanto in piaceri poetici o in uno studio attraente di archeologia sacra, oppure che inclini verso il quietismo e ai suoi prodotti, cioè all’indebolimento di tutto ciò che è il movente della vita interiore: timore, speranza, desiderio della salvezza e della perfezione, lotta contro i difetti e fatica per l’acquisto della virtù. – Datemi la convinzione che in questo secolo di occupazioni assorbenti e pericolose, la vita liturgica, per quanto perfetta, non può dispensare dalla meditazione del mattino.  Allontanate da me il sentimentalismo e la pietà malintesa che fanno consistere la vita liturgica nelle impressioni e nelle commozioni, e lasciano la volontà schiava della fantasia e della sensibilità. Certamente Voi non esigete che io rimanga insensibile a tutto ciò che la liturgia contiene di bello e di poetico: tutt’altro; con i suoi canti e con le sue cerimonie, la vostra Chiesa si rivolge appunto alle facoltà sensitive con lo scopo di toccare più a fondo l’anima dei suoi figli, di presentare meglio alla loro volontà i veri beni e di innalzarli più sicuramente, più facilmente e più completamente verso Dio.  Posso dunque gustare tutta l’inalterabile e salutare freschezza che si trova nei Dogmi e che la liturgia mette in rilievo, posso lasciarmi commuovere dinanzi al maestoso spettacolo di una Messa solenne, gustare le preghiere dell’assoluzione o i riti commoventi del Battesimo, dell’Estrema unzione, delle sepolture ecc.  Ma non devo dimenticare mai che tutto ciò che mi offre la liturgia è soltanto un mezzo per giungere all’unico fine della vita interiore che è di far morire l’uomo vecchio affinché voi, o Gesù, possiate vivere e regnare al posto suo.  Avrò dunque la vera vita liturgica, quando penetrato di spirito liturgico MI GIOVERÒ DELLA MESSA, DELLE PREGHIERE E DEÌ RITI UFFICIALI PER AUMENTARE LA MIA UNIONE CON LA CHIESA, PER PROGREDIRE COSÌ NELLA PARTECIPAZIONE DELLA VITA INTERIORE DI GESÙ CRISTO E PERCIÒ DELLE SUE VIRTÙ, E PER MEGLIO RISPECCHIARLE AGLI OCCHI DEI FEDELI.

c) Spirito liturgico

Questa vita liturgica, o Gesù suppone una speciale attrattiva per tutto ciò che si riferisce al culto. A certuni Voi avete dato gratuitamente tale attrattiva; altri invece sono meno privilegiati, ma se ve la chiedono e se si valgono dello studio e della riflessione, la otterranno.  La meditazione che farò più tardi sui vantaggi della vita liturgica, accrescerà la mia sete di acquistarla a qualunque costo. Per intanto fermo la mia mente sui caratteri che distinguono questa vita e che le danno così un posto importante nella spiritualità.

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Unirsi al vostro Sacrificio, o Gesù, anche da lontano, insieme con la Chiesa, per mezzo del pensiero e dell’intenzione; fondere la propria preghiera con la Preghiera ufficiale e continua della vostra Chiesa, è già cosa ben grande! Il cuore del semplice battezzato vola così più sicuramente verso Dio, portato dalle vostre lodi, dalle vostre adorazioni, dai vostri ringraziamenti, dalle vostre riparazioni e dalle vostre domande (Unirsi alla preghiera altrui può condurre a un alto grado di orazione, come lo prova quel contadino che si era offerto a portare i bagagli a sant’Ignazio e al suoi compagni. Vedendo egli che i Padri, appena giunti all’albergo, cercavano un posto tranquillo per raccogliersi dinanzi a Dio, faceva altrettanto e s’inginocchiava come loro. Interrogato un giorno che cosa facesse quando si ritirava a quel modo, rispose: « Non faccio altro che dire, Signore: quelli sono santi, e io sono il loro somaro; quello che fanno loro lo voglio fere anch’io; ecco che cosa offro allora al Signore » (RODRIGUEZ, Eserc, di perfez. ecc., parte I, tr. 5, cap. XIX). Se quell’uomo con il solo mezzo di tale esercizio continuo si avanzò molto nell’orazione e nella spiritualità, tanto più anche l’illetterato, unendosi alla vita liturgica della Chiesa, ne può trarre gran profitto. – Un frate converso di Chiaravalle custodiva le pecore durante la notte dell’Assunta e si uni come meglio potè, soprattutto con la recita dell’ave Maria, al Mattutino che i monaci cantavano in coro e i cui echi lontani arrivavano fino a lui. Il Signore rivelò a san Bernardo, che quella devozione così umile e semplice era tanto piaciuta a Maria Santissima, che la preteriva a quella dei monaci, pure tanto fervorosi (Exordium magnimi Ord. Cisterc., Distinc, 4* c. XIII). – Prendere una parte attiva, sono le precise parole di san Pio X, e cooperare ai santi Misteri e alla Preghiera pubblica e solenne con un’assistenza pia e illuminata, con l’avidità di profittare delle feste e delle cerimonie, o meglio ancora servendo alla Messa, rispondendo alle sue preghiere, o concorrendo alla recita o al canto degli uffici, non è forse il mezzo di entrare in comunicazione più diretta col pensiero della vostra Chiesa e di attingere alla sua sorgente prima e indispensabile il vero spirito cristiano? (Mota proprio di S. Pio X, del 22 novembre 1903). – Ma, o santa Chiesa, il presentarsi ogni giorno, in virtù dell’ordinazione o della professione religiosa, insieme con gli Angeli e con gli Eletti, come vostro Ambasciatore titolato, dinanzi al trono di Dio per esprimere la Preghiera ufficiale, che nobile missione! Ma avrò una dignità incomparabilmente più sublime ancora e superiore a qualunque espressione, quando, Ministro consacrato, io divento un altro Voi «tesso, o mio divin Redentore, con l’amministrazione dei Sacramenti e soprattutto con la celebrazione del santo Sacrificio!

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PRINCIPIO: Essendo MEMBRO DELLA CHIESA, devo essere convinto che quando, COME CRISTIANO (Il Sacerdote, e anche il Pontefice, come il semplice fedele, riveste soltanto il carattere di Cristiano quando, senza esercitare nessuna funzione, assiste a una cerimonia e ne sa trarre profitto), prendo parte a una cerimonia liturgica, sono unito a tutta la Chiesa, non soltanto per la Comunione dei Santi, ma in virtù di cooperazione reale e attiva a un atto di religione che la Chiesa, Corpo mistico di Gesù Cristo, offre a Dio come società. E, per mezzo di questa unione, la Chiesa maternamente facilita la formazione dell’anima mia alle virtù cristiane (Comprenderemo meglio l’efficacia della liturgia per farci vivere della grazia e per facilitarci la vita interiore, se ricorderemo che ogni preghiera ufficiale, ogni cerimonia istituita dalla Chiesa, possiede una potenza d’impetrazione di per sé efficacissima. Qui la potenza che si adopera per ottenere ima data grazia non è soltanto un atto individuale, la preghiera isolata di un’anima anche ottimamente disposta, ma è anche l’atto della Chiesa che supplica con noi, è la voce della Sposa diletta, che rallegra sempre il cuore di Dio e che sempre viene in qualche modo esaudita.  Per riassumere questo in due parole, diremo che la potenza d’impetrazione della preghiera liturgica è composta di due elementi: l’Opus operanti dell’anima che si vale del gran Sacramentale della liturgia, e l’Opus operanti Ecclesiæ. I due atti, quello dell’anima e quello della Chiesa, sono come due forze che si combinano e che vanno con uno stesso slancio verso Dio). – La vostra Chiesa, o Gesù, forma una società perfetta i cui membri strettamente uniti tra loro sono destinati a comporre una Società ancora più perfetta e più santa, la società degli Eletti. Come Cristiano, io sono membro di questo Corpo di cui Voi siete il Capo e la Vita, e così Voi mi considerate, o divin Salvatore; io vi procuro una gioia speciale quando presentandomi a Voi, vi considero come mio Capo e considero me stesso come una pecorella di quell’Ovile di cui Voi siete l’unico Pastore e che racchiude nella sua unità tutti i miei fratelli della Chiesa militante, purgante e trionfante. – Questa dottrina che dilata l’anima mia e allarga la mia spiritualità, mi è insegnata dal vostro Apostolo il quale dice: Come in un solo corpo noi abbiamo diverse membra, così noi tutti siamo un solo corpo nel Cristo, membra gli uni degli altri (Sicut enim in uno corpore multa membra habemus… ita multi unum sumus un Christo, singuli autem alter alterius membra (Rom. XII, 4, 5). Come il corpo è uno, dice altrove, pure avendo più membra, e come le membra, pure essendo parecchie, formano un solo corpo, lo stesso è del Cristo (Sicut enim corpus unum est, et membra habet multa, omnia autem membra corporls cum sint multa unum tamen corpus sunt: Ita et Christus (1 Cor. XII. 3). – Tale è l’unità della vostra Chiesa indivisibile nel suo tutto e nelle sue parti, tutta intera nel tutto e tutta intera in ciascuna parte (Unusquisque fidelium quasi quædam minor vi de tur esse Ecclesia, dum salvo unitatis arcanæ mysterio, etiam cuncta Redemptlonis humanae unus homo suscipit Sacramenta (S. PIER DAMIANI, Opusc. XI, c. X), unita nello Spirito Santo, unita a Voi, o Gesù, e per tale unione introdotta nell’unica ed eterna Società del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo (S. Pier Damiani, citato da D. GRÉA: La sainte Liturgie, p. 51). La Chiesa è l’assemblea dei fedeli che sotto il governo della stessa autorità sono uniti con la stessa fede e con la stessa carità e tendono allo stesso fine, cioè all’INCORPORAZIONE CON GESÙ CRISTO, con gli stessi mezzi i quali si riassumono nella grazia i cui canali sono la preghiera e i sacramenti. – La gran preghiera, il canale preferito della grazia, è la preghiera liturgica, la preghiera della Chiesa stessa, più potente che la preghiera dei privati e anche delle pie associazioni, per quanto potenti e raccomandate dal Vangelo siano la preghiera solitaria e la preghiera associata (S. IGNAZIO. Epist. ad Eph., n. 5. Sant’Alfonso Liquori preferiva un’orazione del Breviario a cento preghiere private). Incorporato alla vera Chiesa, figlio di Dio e membro di Gesù Cristo per il Battesimo, io acquisto il diritto di partecipare agli altri Sacramenti, ai divini Uffici, ai frutti della Messa, alle indulgenze e alle preghiere della Chiesa. Io posso godere di tutte le grazie e di tutti i meriti dei miei fratelli. – Dal Battesimo io sono stato segnato con un carattere indelebile il quale mi delega al culto di Dio secondo il rito della religione cristiana (Charactere sacramentali insignitur homo ut ad cultum Dei deputatus secundum ritum christianae religìonis (Card. BILLOT, De Eccl. Sacram., t. I, tesi 2 ). Per la consacrazione battesimale, io divento membro del regno di Dio e faccio parte della stirpe eletta, del sacerdozio regale, del popolo santo (Vos autem genus electum, regale sacerdotium, gens sancta, populus acqulsitionis (1 PIET. Il, 9). Perciò come Cristiano io partecipo al sacro ministero, benché alla lontana e indirettamente, con le mie preghiere, con la mia parte di offerta, con il mio concorso al sacrificio della Messa e alle funzioni liturgiche, moltiplicando, con la pratica delle virtù, come raccomanda san Pietro, i sacrifici spirituali, facendo ogni cosa per piacere a Dio e per unirci a lui, facendo del mio corpo un’ostia viva, santa e grata a Dio (Sacerdotium sanctum, offerre spirituales hostias, acceptabiles Deo per Jesum Christum (I PIET. II, 5). — In questo senso sant’Ambrogio dice: Omnes filli Ecclesiæ sacerdotes sunt; ungimur enim in sacerdotium sanctum, offerentes nosmetipsos Deo hostias spirituales – In Lucam, lib. IV, n. 33) . — Sicut omnes Christiani dicimus, propter myaticum Chrisma, sic omnes sacerdotes, quoniam membra sunt unius Sacerdotis (S. AGOSTINO, De Civ. Dei, lib. XX, c. X).Questo appunto mi fate comprendere, o santa Chiesa, quando per bocca del sacerdote dite ai fedeli: Orate, fratres, ut meum ac vestrum sacrificium æceptabiìe fiat… Il sacerdote dice ancora nel Canone: Ricordatevi, Signore, di quelli che sono qui presenti… per i quali vi offriamo o i quali vi offrono questo sacrificio di lode. E poco dopo: Ricevete, o Signore, benignamente, ve ne preghiamo, questa offerta che vi facciamo, io vostro servo e tutta la vostra famiglia (Memento, Domine… et omnium eircumstantium… prò quibus tibi offerimus vel qui tibi offerant hoc sacrificium laudis. — Hanc igitur oblationem servitutis nostrae sed et cunctæ famìliæ tuæ, quæsumus, Domine, ut placatus accipias (Canone della Messa). — « Noi offriamo tutti insieme con il sacerdote, acconsentiamo a tutto ciò che egli fa e a quello che dice ». E che cosa dice:« Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia accetto al Signore ». E che cosa rispondete voi? « Il Signore lo riceva dalle vostre mani! Che cosa? « Il mio e vostro sacrificio ». E che cosa dice ancora il sacerdote? « Ricordatevi dei vostri servi per i quali vi offriamo ». È tutto qui? — Egli aggiunge: « Oppure che vi offrono questo sacrificio ». « Offriamo dunque con lui; offriamo Gesù Cristo; offriamo noi medesimi con tutta la sua Chiesa cattolica sparsa su tutta la terra ».). – La santa Liturgia difatti è talmente l’opera comune di tutta la Chiesa, cioè del sacerdote e del popolo, che il mistero di questa unità vi è sempre realmente presente per la forza indistruttibile della Comunione dei Santi proposta alla nostra fede nel Simbolo degli Apostoli. L’ufficio divino e la santa Messa che è la parte principale della Liturgia, non si possono celebrare senza che vi si associ e vi sia misteriosamente presente tutta la Chiesa  (S. Pier Damiani citato da D. GRÉA: La sainte Liturgie» p. 5). Perciò nella Liturgia ogni cosa si fa in comune, a nome di tutti e a vantaggio di tutti: tutte le preghiere si dicono in plurale. – Da quello stretto vincolo che unisce tra loro tutti i membri con la stessa fede e con la partecipazione agli stessi sacramenti, nasce nelle anime la carità fraterna, segno distintivo di coloro che vogliono essere gli imitatori di Gesù Cristo e seguirlo: Si conoscerà che siete miei discepoli dall’amore che avrete gli uni per gli altri (Giov. XIII, 35). Questo vincolo tra i membri della Chiesa si stringe tanto più, quanto più questi partecipano, per la Comunione dei Santi, alla grazia e alla carità del Capo il quale comunica loro la vita soprannaturale e divina.  Queste verità sono il fondamento della vita liturgica e questa alla sua volta mi ci porta continuamente. O santa Chiesa di Dio, quale amore per voi accende nel mio cuore questo pensiero: io sono vostro membro, sono membro di Gesù Cristo! Che amore m’ispira per tutti i cristiani, poiché tutti sono miei fratelli e tutti insieme formiamo una sola cosa in Gesù Cristo! Quale amore per il mio divin Capo Gesù Cristo! Nessuna delle cose che vi riguardano mi potrebbe lasciare indifferente; mi rattristo se siete perseguitata, mi rallegro al racconto delle vostre conquiste e dei vostri trionfi. Che gioia al pensare che, santificando me stesso, contribuisco ad accrescere la vostra bellezza e lavoro alla santificazione di tutti i figli della Chiesa miei fratelli e anche alla salvezza della gran famiglia umana! O santa Chiesa di Dio, io voglio, per quanto dipende da me, che voi siate più bella e più santa e più numerosa, poiché lo splendore del vostro complesso risulta dalla perfezione di ciascuno dei vostri figli fusi insieme in quella solidarietà intima che fu l’idea fondamentale della preghiera di Gesù dopo l’ultima Cena e il vero testamento del suo Cuore: Ut sint unum!… Ut sint eonsummati in unum! (Giov. XVII, 21, 23). Quale stima sento in me per la vostra Preghiera liturgica, o santa Chiesa Madre mia! Siccome io sono uno dei vostri membri, quella è pure la mia preghiera, specialmente quando vi assisto o vi coopero; tutto ciò che voi avete è mio, e tutto ciò che è mio appartiene a voi. – Una goccia d’acqua non è nulla, ma unita al mare partecipa della sua potenza ed immensità; cosi è della mia preghiera unita alla vostra. Agli occhi di Dio, per il quale tutto è presente e il cui sguardo abbraccia insieme il passato, il presente e l’avvenire, essa fa una cosa sola con quel concerto universale di lodi che voi fate salire da quando siete incominciata e che continuerete a far salire al trono dell’Eterno fino alla fine dei secoli. Voi volete, o Gesù, che la mia pietà sia, sotto certi riguardi, utilitaria, bisognosa e interessata; ma con l’ordine delle domande del Pater, mi avete insegnato come desiderate che la mia pietà sia PRIMA DI TUTTO consacrata a lodare Dio (Creatus est homo ad hunc flnem, ut Dominimi Deura suum laudet, ac revereatur elque serviens tandem salvus fiat (S. IGNAZIO, Eserc. Spirit.). — Il nostro fine è il servizio di Nostro Signore e soltanto per servirlo meglio, dobbiamo correggerci dei nostri difetti e acquistare le virtù; la santità non è che un mezzo di servizio migliore – Ven. P. Eymard)e che ben lungi dall’essere egoista, gretta e isolata, mi faccia abbracciare nelle mie suppliche tutti i bisogni dei miei fratelli. Facilitatemi, con la vita liturgica, quella pietà nobile e generosa che, senza danno per il mio combattimento spirituale, dà a Dio, e largamente, la lode; quella pietà caritatevole, fraterna e cattolica che abbraccia tutte le anime e s’interessa di tutte le sollecitudini della Chiesa. O santa Chiesa, è vostra missione il generare continuamente nuovi figli al vostro divino Sposo e di allevarli in mensuram ætatis plenitudinis Christi (Efes. IV, 13); voi dunque avete ricevuto in abbondanza tutti i mezzi necessari a tale fine. L’importanza che voi date alla liturgia, dimostra la sua efficacia per iniziarmi alla lode divina e per sviluppare il mio progresso spirituale. Durante la sua vita pubblica, Gesù parlava come chi abbia autorità (Sicut potestatem habens (MATT. VII, 20): così pure parlate anche voi, o santa Chiesa Madre mia. Depositaria del tesoro della verità, voi avete la coscienza della vostra missione; dispensatrice del Sangue divino, voi conoscete tutti i mezzi di santificazione che il divin Salvatore vi ha affidati. Voi non vi rivolgete già alla mia ragione per dirmi: Esamina e studia; fate invece appello alla mia fede dicendomi: Abbi fiducia in me: non sono forse tua Madre? E che cosa desidero di più che il vederti crescere ogni giorno nella somiglianza con il tuo divino Modello? Ora chi conosce Gesù Cristo meglio di me che sono la sua Sposa? Dove dunque troverai meglio lo spirito del tuo Redentore, che nella liturgia la quale è l’espressione autentica dei miei pensieri e dei miei sentimenti? Sì, o Madre santa e amata, io mi lascerò guidare e formare da voi, con la semplicità e la fiducia di un fanciullo, dicendo a me stesso: Io prego con mia Madre; sono le parole sue quelle che mi mette sulle labbra per penetrarmi del suo spirito e per trasmettere nel mio cuore i suoi sentimenti. – Con voi dunque, o santa Chiesa, con voi mi rallegrerò: gaudeamus, exsultemus; con voi gemerò: ploremus; con voi loderò: confitemini Domino; con voi implorerò misericordia: miserere; con voi spererò: speravi, sperato; con voi amerò: diligam. Con ardore mi unirò alle domande che fate nelle vostre splendide orazioni, affinchè le salutari commozioni che fate produrre dalle parole e dai riti sacri penetrino più profondamente nel mio cuore, lo rendano più docile alle ispirazioni dello Spirito Santo e possano fondere la mia volontà con quella di Dio.

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2° PRINCIPIO: Quando in una funzione liturgica io agisco come Rappresentante della Chiesa (Sono cosi delegati della Chiesa i Chierici, i Religiosi obbligati al Breviario, anche quando lo recitano privatamente; cosi pure, nelle loro chiese canonicamente erette, coloro che sono tenuti all’Ufficio del coro e alle Messe capitolari o conventuali, e anche coloro che, senza aver ricevuto gli Ordini, ne compiono le funzioni per tolleranza della Chiesa, come per esempio quelli che servono alla Messa),Dio desidera che gli esprima la mia virtù della religione con avere coscienza del MANDATO UFFICIALE di cui sono onorato e che così, sempre più unito alla vita della Chiesa, progredisca in tutte le virtù. Io dunque, o Gesù, quale rappresentante della vostra Chiesa affinché a nome suo e di tutti i suoi figli offra continuamente a Dio, per mezzo di Voi, il sacrificio della lode e della supplica, sono, secondo la bella espressione di san Bernardino da Siena, persona publica totius Ecclesiæ (Sermo XX).  In ogni funzione liturgica deve dunque avvenire nella mia persona una specie di sdoppiamento simile a quello che avviene in un ambasciatore che nella sua vita privata è semplicemente cittadino privato, ma quando, rivestito delle insegne della sua carica, parla o agisce in nome del suo Principe, diventa nello stesso istante il rappresentante e, sotto un certo aspetto, la persona stessa del suo Sovrano. Così è di me quando compio le mie «funzioni» liturgiche: al mio essere individuale si aggiunge una dignità che mi riveste di un mandato pubblico, e allora posso e devo considerarmi come il delegato ufficiale della Chiesa tutta quanta. Se prego, se recito il mio ufficio anche privatamente, non agisco più soltanto a nome mio; le formule che adopero non sono scelte da me, ma è la Chiesa che le mette sulle mie labbra (Sacerdos personam induit Ecclesiæ, verba illius gerit, vocem assumit (GULLEL. PARIS, De Sacram. Ordinis). È dunque la Chiesa che prega per bocca mia, che parla e agisce per mezzo del suo ambasciatore. Allora sono davvero, secondo la bella espressione di san Pier Damiani, LA CHIESA TUTTA QUANTA (Per unitatem Fidei, Sacerdos Ecclesia tota est et ejus vices gerit (S. PIER DAMIANI, Opusc. X, cap. X). — Quid mirum si Sacerdos quilibet… vicem Ecclesiæ solus expleat… eum per unitati intimæ Sacramentum, tota spiritualiter sìt Ecclesia (S. PIER DAMIANI, l. c.). Per mezzo mio la Chiesa si unisce alla divina religione di Gesù Cristo e rivolge alla SS. Trinità l’adorazione, il ringraziamento, la riparazione e la supplica.  Perciò, se ho un po’ di coscienza della mia dignità, come potrò, per esempio, incominciare il mio Breviario, senza che avvenga nel mio essere un’azione misteriosa che m’innalzi sopra me stesso, sopra il corso naturale dei miei pensieri, per gettarmi interamente nella convinzione che io sono come un mediatore tra il cielo e la terra? (Medius stat Sacerdos inter Deum et humanam naturam; illinc venientia beneficia ad nos deferens et nostras petitiones illuc perferens – S. Giov. CRISOST., Hom. V, n. 1, in illud: Vidi Dominum). Che disgrazia se dimenticassi queste verità! I Santi ne erano penetrati (Perché il sacerdote quando recita il Breviario, anche da solo, dice: Dominus vobiscum? E perché risponde: Et cum spiritu tuo, invece di: Et cum spiritu meo? No, dice san Pier Damiani, il sacerdote non è solo; quando celebra o prega, ha dinanzi a sè tutta la Chiesa misteriosamente presente ed egli la saluta dicendo: Dominus vobiscum; poi, come rappresentante della Chiesa, a nome di lei risponde: Et cum spiritu tuo – Vedi S. PIER DAMIANI, J, Dom. vob., c. 6, 10 ecc.). Qui riproduciamo i suoi pensieri); ne vivevano. Dio aspetta da me che io me ne ricordi quando compio una funzione. La Chiesa con la vita liturgica mi aiuta continuamente a non dimenticare che io sono suo Rappresentante, e Dio esige che a questo titolo corrisponda nella pratica una vita esemplare (Laudate Dominum; sed laudate de vobis, id est ut non sola lingua et vox vestra laudet Deum, sed et conscientia vestra, vita vostra, facta vestra – S. AGOSTINO, Enarrat, in Psalm. In Psalm. CXLVIII, n. 2). — Come gli uomini vogliono da voi la santità quando vi presentate loro come ambasciatori di Dio presso di loro, così Dio la esige quando vi presentate a lui come intercessori degli uomini presso di lui. Un intercessore è un messaggero della miseria umana mandato alla giustizia divina; ora, dice san Tommaso, a un messaggero sono necessarie due condizioni perché sia favorevolmente accolto: la prima è che egli sia un degno rappresentante del popolo che lo manda; la seconda è che egli sia amico del principe a cui è mandato. Un sacerdote che non gode stima per santità, come potrebbe essere degno rappresentante del popolo cristiano, se non è neppure l’espressione completa delle virtù cristiane? E come sarebbe egli amico di Dio, se non è neppure suo servo fedele? — E se è così di un mediatore indifferente, tanto più sarà per un mediatore colpevole, perché chi potrebbe dire allora le anomalie della sua funesta condizione? « Pregate per me, Padre, voi che siete amico di Dio », gli dicono le anime buone; ma qual è l’efficacia di quella mediazione piamente richiesta? Plus placet Deo latratus canum quam oratio talium clericorum (S. AGOSTINO, Serm. 37). P. CAUSETTE, Manrèze du Prètre, 1° Jour,  2 discours). O mio Dio, penetratemi di una stima profonda per questa missione che la Chiesa mi affida; quale stimolo troverei in essa contro la mia viltà nel combattimento spirituale! Ma datemi anche il sentimento della mia grandezza come cristiano e concedetemi verso la vostra Chiesa un’anima di fanciullo, affinché possa profittare largamente dei tesori della vita interiore accumulati nella santa liturgia.

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PRINCIPIO: Come SACERDOTE, quando consacro l’Eucaristia oamministro i Sacramenti, devo ravvivare la mia convinzione che sono MINISTRO DI GESÙ CRISTO, perciò ALTER CHRISTUS; e devo tenere per certo che dipende da me il trovare nell’esercizio delle mie funzioni grazie speciali per acquistare le virtù richieste dal mio Sacerdozio (Quello che diciamo del sacerdote, si applica pure, fatte le debite proporzioni, al diacono e al suddiacono). I vostri fedeli, o Gesù, formano un corpo solo, ma in questo Corpo non tutte le membra hanno le stesse attribuzioni (Omnia autem membra non eumdem actum habent – Rom. XII, 4); divisiones gratiarum sunt (1 Cor. XII, 4).  Avendo voluto lasciare visibilmente il vostro Sacrificio alla Chiesa, Voi le avete affidato un Sacerdozio il cui fine principale è di continuare la vostra immolazione sull’altare, poi di distribuire il vostro Sangue per mezzo dei Sacramenti e di santificare il vostro Corpo mistico infondendogli la vostra Vita divina. Voi, Sommo Sacerdote, avete stabilito da tutta l’eternità di eleggermi e di consacrarmi vostro ministro per esercitare per mezzo mio il vostro Sacerdozio (Ipse est principalis Sacerdos qui, in omnibus et per omnes Sacerdos novi Testamenti, offert. Ideo enim quìa erat Sacerdos in æterum instituit Apostolos Sacerdotes ut per ipsos suum Sacerdotium exsequeretur – DE LUGO, De Euchar., disp. XIX, sect. VI, n. 86); mi avete comunicato. I vostri poteri per compiere con la mia cooperazione (Dei adiutores sumus (I Cor. III, 9) un’opera più grande che la creazione dell’universo, il miracolo della Transustanziazione e per restare, con tale meraviglia, l’Ostia e la Religione della vostra Chiesa. Come comprendo le espressioni entusiastiche dei santi Padri per dire la grandezza della dignità sacerdotale! Le loro parole mi obbligano logicamente a considerarmi, in virtù della comunicazione del vostro Sacerdozio, come un altro Voi stesso: Sacerdos alter Christus. – Vi è infatti un’identificazione tra Voi e me, perchè la vostra Persona e la mia sono così unite, che queste parole sono: Eoe est Corpus meum, Hic est ealix Sanguinis mei, voi le fate vostre quando io le pronuncio. Io vi impresto le mie labbra per poter dire senza menzogna: Mio Corpo, Mio Sangue (Ipse est (Christus) qui sanctiflcat et immolat… Cum videris Sacerdotem offerentem ne ut Sacerdotem esse putes, sed Christi znanum invisibiliter extentam… Sacerdos linguam suam commodat (Giov. Cris., Hom. 86 in Joan. n. 4). Basta che io voglia consacrare, perché vogliate anche Voi; la vostra volontà è fusa con la mia. Nell’atto più grande che possiate fare quaggiù, la vostra anima è legata alla mia anima; io v’impresto quello che è più mio, la mia volontà, e la vostra subito si fonde con la mia. Siete talmente Voi che agite per mezzo mio, che se io osassi dire sulla materia del Sacrificio: Questo è il Corpo di Gesù Cristo, invece di dire: Questo è il mio Corpo, la consacrazione sarebbe invalida. L’Eucaristia siete Voi stesso, o Gesù, sotto le apparenze di pane e ogni Messa viene a rimettere sotto i miei occhi la verità che il sacerdote siete Voi, o Sacerdote unico, sotto l’apparenza di un uomo che avete eletto per vostro Ministro (Nil aliud Sacrifex est quam Christi simulacrum – PETR. BLES., Tract. ryth. de Euch. cap. VII). Alter Christus! Io sono chiamato a far rivivere queste parole ogni volta che amministro gli altri Sacramenti. Voi soltanto potete dire come Redentore: Ego te baptizo, Ego te ab-solvoy ed esercitare così un potere divino come quello di creare. Anch’io pronuncio queste parole, e gli Angeli vi stanno più attenti che non al Fiat che fecondò il nulla (Maius opus est ex impio iustum facere quam creare cœlum et terram – S. Agostino),perché esse sono capaci, oh meraviglia! di formare Dio in un’anima e di produrre un figlio di Dio, partecipe della vita intima della Divinità. – In ogni funzione sacerdotale, io credo di udire Voi che mi dite: Come mai, figlio mio, potresti supporre che avendoti fatto Alter Christus con questi poteri divini, io tolleri che nella tua condotta abituale tu sia un « Senza Cristo», oppure anche un « Contro Cristo »? –Come! nell’esercizio di queste funzioni tu operavi facendo una sola cosa con me; e un momento dopo satana prenderebbe il mio posto per fare di te, col peccato, una specie di Anticristo, oppure ti addormenterebbe al punto di farti deliberatamente dimenticare l’obbligo che hai di imitarmi e di lavorare per rivestirti di me, secondo l’espressione del mio Apostolo? – Absit! Tu puoi fare assegnamento sulla mia misericordia quando si tratta della sola fragilità umana nelle tue colpe quotidiane subito detestate e riparate; ma accettare freddamente un vero programma d’infedeltà e ritornare senza rimorsi alle tue funzioni sublimi, sarebbe certamente eccitare la mia collera. Corre un abisso tra le tue funzioni e quelle dei sacerdoti dell’antica Legge; eppure se i miei profeti minacciavano Sion per causa dei peccati del popolo o dei suoi governanti, odi qual era il risultato della prevaricazione dei sacerdoti: Complevit Dominus furorem suum, effudit iram indignationis suæ; et succenditignem in Sion, et devoravit fondamenta eius… propter iniquitates sacerdotum eius (Thren. IV, 11, 13).  – Perciò con quanto rigore la mia Chiesa interdice al sacerdote di salire all’altare o di amministrare i Sacramenti, se sulla sua coscienza rimane una sola colpa mortale!  Per mia ispirazione essa va anche più avanti: con i suoi riti ti mette nell’alternativa della pietà o dell’impostura. Devi deciderti a vivere della vita interiore, oppure esprimermi dal principio alla fine della Messa, ciò che non pensi, e domandarmi ciò che non desideri; spirito di compunzione e purificazione dalle minime colpe, perciò custodia del cuore; spirito di adorazione, perciò di raccoglimento; spirito di fede, di speranza, di amore, e perciò direzione soprannaturale della condotta esterna e delle opere, tutto questo è collegato intimamente alle parole e alle cerimonie sacre. Riconosco, o Gesù, che il vestire i paramenti sacri senza essere risoluto a sforzarsi di conseguire le virtù di cui sono simboli, sarebbe una specie di ipocrisia. Voglio che d’ora innanzi genuflessioni, segni e formule non siano mai un vano simulacro che nasconda il vuoto, la freddezza, l’indifferenza, aggiungendo alle mie colpe quella di rappresentare una parte bugiarda dinanzi all’Eterno. – Possa io essere compreso da un santo timore quando mi accosto ai vostri santi Misteri e indosso le vesti liturgiche. Le preghiere con cui accompagno tale atto, le formule così piene di unzione e di forza, del Messale e del Rituale, m’invitino a scrutare il mio cuore perché possa giudicare se esso è davvero d’accordo con il vostro, o Gesù, con un desiderio sincero ed efficace di imitarvi con la vita interiore. Bando ai sotterfugi, o anima mia, che mi farebbe credere che basti essere Alter Ghristus soltanto durante le sacre funzioni e che poi, purché non sia un Contro Cristo, mi potrei dispensare dal lavorare per rivestirmi di Gesù Cristo!  Non solo Ambasciatore di Gesù Cristo crocifisso, ma ancora altro Cristo crocifisso, come pretenderei di accovacciarmi in una pietà comoda e accontentarmi di virtù casalinghe! Cercherei invano di persuadermi che il claustrale sia tenuto più di me a sforzarsi di imitare Gesù Cristo e di acquistare la vita interiore: questo è un ERRORE PROFONDO, basato sulla fusione. Per tendere alla santità, il religioso si obbliga a servirsi di certi mezzi, cioè di voti di obbedienza e di povertà e della pratica della Regola. Come sacerdote io non sono obbligato a questi mezzi, ma sono obbligato a cercare e a conseguire  lo stesso une, e PER ASSAI PIÙ TITOLI che non l’anima consacrata che non abbia la missione di dispensare il Sangue divino. – Dunque guai a me se mi lasciassi cullare in un’illusione certamente colpevole, poiché per dissiparla basta che consulti l’insegnamento della Chiesa e dei suoi Santi; illusione la cui falsità mi apparirebbe alle soglie dell’eternità. Guai a me se non sapessi approfittare delle mie funzioni per conoscere le vostre ESIGENZE, O se restassi sordo alla voce che mi fanno udire gli oggetti sacri che mi circondano, l’altare, il confessionale, il fonte battesimale, i vasi, i lini e i paramenti sacri. Imitamini quod tractatis (Pontificale romano). Mundamini qui fertis vasa Domini (Is. LII, 12). Incensum et panes offerunt Deo, et ideo sancti erunt (Levit XXI, 6). – Se io fossi sordo a tali inviti, o Gesù, sarei tanto menò scusabile perché ciascuna delle mie funzioni è l’occasione di una grazia attuale che voi mi offrite per modellare l’anima mia a vostra immagine e somiglianza. È la Chiesa che domanda questa grazia; è il suo cuore geloso di corrispondere ai vostri desideri, che si cura di me come della pupilla dell’occhio; è lei che prima della mia ordinazione mi mostrava le gravi conseguenze della mia identificazione con Voi. – Impone, Domine, capiti meo galeam salutis, ad… Præcinge me cingulo puritatis… Ut indulgere digneris omnia peccata mea. Fac me tuis semper inhærere mandatis et a te numquam separati permittas ecc. Non sono più io solo a fare tali domande per me, ma sono tutti i veri fedeli, tutte le anime fervorose a voi consacrate, tutti i membri della gerarchia ecclesiastica, che della mia povera preghiera fanno la loro preghiera. Il loro grido s’innalza al vostro trono, e Voi udite la voce della vostra Sposa; e quando i vostri ministri, risolati di volere la vita interiore, mettono il loro cuore d’accordo con le loro funzioni, Voi esaudite sempre queste suppliche che per essi fa la Chiesa. Invece di escludermi con una negligenza volontaria, dai suffragi che offro al Padre vostro per l’assemblea dei fedeli quando celebro la Messa o amministro i Sacramenti, voglio trarre profitto da tali grazie, o Gesù. A ciascuno dei miei atti sacerdotali io aprirò largamente il mio cuore alla vostra azione; voi gl’infonderete allora i lumi, le consolazioni, la forza che, nonostante gli ostacoli, mi permetteranno di identificare con i vostri i miei giudizi, i miei affetti, i miei voleri, come il Sacerdozio m’identifica con Voi, Sacerdote eterno, quando per mezzo mio Voi vi fate Vittima sull’altare, o Redentore delle anime.

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Riassumiamo in poche parole i tre princìpi dello spirito liturgico:

CUM ECCLESIA. Quando mi unisco come semplice cristiano alla Chiesa, questa unione m’invita a penetrarmi degli stessi sentimenti di essa.

ECCLESIA. Quando io sono la stessa Chiesa perché agisco come suo Ambasciatore dinanzi al Trono di Dio, sono ancora più fortemente incitato a fare mie le sue aspirazioni per essere meno indegno di rivolgermi alla Maestà santissima di Dio e per esercitare con la Preghiera ufficiale un Apostolato più fecondo.

CHRISTUS. Ma quando per la partecipazione al Sacerdozio di Gesù Cristo io sono Alter Christus, quali parole potranno esprimere i vostri inviti, o Gesù, perché io prenda sempre di più la vostra divina somiglianza e così vi manifesti ai fedeli e li trascini a seguirvi con l’apostolato dell’esempio?

http://www.exsurgatdeus.org/2020/09/11/lanima-dellapostolato-12/

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.

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