L’IDEA RIPARATRICE (3)

P. RODOLFO PLUS S. J.

L’IDEA RIPARATRICE (3)

[Traduzione del P. Giovanni Actis, S. J.  dalla 25° edizione originale]

Torino-Roma Casa Editrice MARIETTI 1926

Imprimi potest.

P . ANTONIOS ARGANO S. I., Præp. Prov. Taur.

Visto: Nulla osta alla stampa.

Torino, 26 Maggio 1925.

Teol. Coll. ATTILIO VAUDAGNOTTI.

Imprimatur.

Can. FRANCESCO DUVINA, Prov. Gen.

(30) PROPRIETÀ ARTISTICA LETTERARIA (2-xi-25-2M).

LIBRO I

Perché riparare?

CAPO TERZO

LA RIPARAZIONE NECESSITÀ CHE S’IMPONE NELLE CIRCOSTANZE PRESENTI.

Ove il terreno non rende convien portar del nostro. Noi preghiamo e mattino e sera: « Padre celeste, venga il tuo regno » . E che il nostro augurio rimanga continuamente vano è pur troppo verità a tutti manifesta. Oh! chi oserà dire che il regno di Dio sta per giungere? Non è forse vero invece che egli non giunge punto, che neppure lo si vede venire da lontano verso di noi? Ai nostri giorni anche noi possiamo ripetere, senza timore di sbagliare, quelle parole che Peguy mette sulle labbra di Giovanna  d’Arco, parole che dipingono così bene la triste epoca degli inizi del regno di Carlo VI. « 0 Padre nostro! Padre nostro che sei quanto siam lontani dal vedere che il tuo Nome sia santificato, quanto siam lontani dal momento che il tuo regno arrivi tra noi… Si va di male in peggio. Vedessimo almeno spuntare il sole di tua giustizia; invece, si direbbe, o mio Dio, mio Dio, perdona! si direbbe che il tuo regno se ne va lontano da noi. Mai prima d’ora si è tanto bestemmiato il tuo Nome; mai si è tanto disprezzata la tua volontà. Mai si è disobbedito con tanto orgoglio… Se i Santi e le Sante vissute finora tra noi non furono sufficienti, ne manda ancora quanti se ne richiedono, ne manda in modo che il nemico si stanchi e ci abbandoni… ». – Nella magnifica introduzione alla vita di S. Liduina, la dolorosa riparatrice di Schiedam, Huysmans descrive a larghi tratti lo stato del mondo nell’epoca in cui Dio si prepara ad eleggere l’elegante pattinatrice di quel canto di Olanda per inchiodarla in un letto per 38 anni, in preda ai più atroci dolori di corpo e di spirito, e così mandar sconfitto satana il cui regno maledetto si va espandendo ogni giorno più. Il mondo non si è mutato di molto dopo S. Liduina. Ai suoi giorni i popoli si massacravano l’un l’altro. Oggi noi abbiamo nulla da invidiare a quei barbari di allora. Le nazioni si sfasciavano per decrepitezza e decadenza, fattesi volontariamente schiave di sofisti prezzolati e di falsi pastori senza scienza. E noi abbiamo visto tutto questo anche al presente. Non mancava allora il denaro per assoldare i traditori. E a questo fine del denaro non ne mancherà mai. Ora come pel passato abbondano quei filosofastri che trovano sempre delle ragioni per scusare i più nefandi delitti. La sete del piacere dappertutto e sempre. « Fra 23 giorni compirò i miei vent’un anno, è tempo di darmi al piacere », e questo motto di Beyle è l’ideale di intere generazioni. Il peccato si diffonde con una profusione ed un cinismo che fa spavento. Non ci sentiamo il coraggio di portarne qualche esempio poiché non si troverebbe più il modo di terminare [chissà cosa scriverebbe oggi p. Plus, epoca infinitamente peggiore della sua .. –ndr.-]. A qualche anima più generosa nella riparazione il divin Salvatore non di rado ha fatto delle confidenze, in cui il buon Maestro viene a particolari di peccati più enormi che attirano sulla terra castighi più terribili se non v’ha chi si offra per riparare. – E per primi i peccati di bestemmia. Gesù comparve tutto in lacrime e sfigurato in volto ad una Clarissa del XVIII secolo, Veronica Giuliani, e le disse: « Contempla come sono maltrattato dagli uomini e in che stato sono ridotto. Tutto questo per le orribili bestemmie che vomitano continuamente contro di me le creature delle mie mani ». E noi abbiamo riferito più sopra a questo proposito le parole della Vergine Santissima alla Salette. – Poi vengono i peccati di impurità. Mentre Caterina da Siena piangeva sui mali della Chiesa: « Ricorda, le disse il divin Salvatore, che ben prima della peste ti avevo fatto comprendere l’orrore ch’io sento del vizio impuro, e come ne era purtroppo guasto il mondo intero. Io ti ho messo innanzi agli occhi tutte le nazioni e vi hai scorto un po’ per tutto questo maledetto peccato. Questa lebbra aveva contaminato l’universo… la maggior parte degli uomini era macchiata da questo vizio infame nell’anima e nel corpo. « Tuttavia in mezzo a tanti prevaricatori ti ho mostrato un certo numero di anime immuni da simili colpe, poiché in mezzo ai perversi si danno sempre degli eletti le cui buone opere mi trattengono dal comandare alle montagne di schiacciare i colpevoli, alla terra di ingoiarli nei suoi abissi, alle belve feroci di divorarli, o ai demoni di portarseli in anima e corpo all’inferno. E allora io cerco modo di poter far loro misericordia col trarli a mutamento di vita e mi servo a questo fine degli stessi miei servi fedeli e puri da siffatta lebbra e li muovo a pregare per essi » (Dialoghi, c. 124. – — Nostro Signore già altra volta le aveva detto: « Mia dolce figliuola, le tue lacrime sono onnipotenti perché sparse per amor mio. Non posso resistere ai tuoi desideri. Ma guarda un po’ le brutture che disonoranoil volto della mia sposa. Essa è guasta come da una lebbra dall’impurità, dall’amor proprio, dall’orgoglio e dall’avarizia » – Dial., c. 14].- Specialmente a certe epoche questi peccati riboccano, è allora che in modo particolare convien riparare. – La Domenica di Quinquagesima al cominciar della Messa N. S. Gesù Cristo compare a S. Geltrude stanco, desolato per le persecuzioni di cui lo fanno oggetto da ogni parte e le domanda di rifugiarsi nel suo cuore: « E da quel momento durante i tre giorni di Carnevale, ogni volta che io rientravo nel mio cuore io vi scorgevo, mio Gesù, appoggiato sul mio petto, languido, spossato e io non potevo allora recare migliore sollievo ai vostri mali che coll’applicarmi per amor vostro all’orazione e agli altri esercizi di mortificazione per la conversione di quelli che vivono nei disordini del mondo » (Insinuations, L. 2, c. 14). – Così non accadesse che gli stessi « eletti » non uscissero mai dalla retta via! Con quanti singhiozzi non esprimeva le sue lagnanze il Signore a S. Margherita-Maria e ad altre simili anime privilegiate più vicine a noi! » Io voglio mostrarti la ferita più dolorosa che si faccia al mio Cuore… ne sono causa le anime religiose e sacerdotali che mancano di fedeltà alla loro vocazione o che non vi corrispondono secondo i miei disegni ». Ritorniamo ai semplici fedeli. Là dove essi dovrebbero trovarsi più spesso per amare chi li ama, essi non vi si trovano mai. « Nelle Chiese io mi resto quasi continuamente solo e derelitto, confida Nostro Signore a Gemma Galgani (Serva di Dio morta a Lucca nel 1903 dopo una vita di austerità meravigliosa e di mistici favori), e quelle poche ore in cui vi si accorre in folla, altri motivi dall’amore mio vi spingono la maggior parte, ed io soffro nel veder la mia Chiesa, mia propria dimora, mutata in un teatro ed in luogo di piacere ». E siccome Gesù continuava lamentando certe comunioni infami, Gemma lo supplicò di non andar più innanzi: « Gesù, Gesù, io vengo meno… ! ». Oltre le colpe di quelli che ancor hanno fede abbiamo l’incredulità di quelli che vivono lontani dal Dio della Verità! « O Signore! Venga, venga presto il tuo regno! ». Ahimè! quanto esso è ancor lontano! Di un miliardo e mezzo di uomini che abitano la terra appena cinquecento venti milioni sono Cristiani e fra questi i Cattolici contano per soli duecentosessanta milioni. Tutto il resto scismatici, protestanti, mussulmani, Giudei o pagani idolatri. Povero Gesù, che per redimere le anime ha versato tutto il suo sangue adorabile! Ahimè! Gli Apostoli non sono sufficienti… Ventisette secoli or sono. Amos profeta, sotto i sicomori di Béthel usciva in queste strane parole: Ecco si avvicinano quei tempi in cui manderò la fame e la sete sulla terra, non la fame e la sete dell’acqua, ma la fame e la sete della parola di Dio… ed essi andranno cercando per tutte le parti la parola di Dio… e non la troveranno ». Dopo ventisette secoli non ci troviamo forse nelle medesime condizioni? Nazioni e popoli in gran numero, anche dopo la venuta di Cristo, noi li vediamo tuttora seduti all’ombra della morte. « Quale sciagura, Padre mio, per i figli dei Tanali! », scrive una tribù del Madagascar centrale domandando il ritorno del missionario che per la penuria di sacerdoti era stato tolto da quella stazione. « Noi eravamo nella notte profonda come un uomo rischiarato da una fiaccola tra le tenebre: la luce della preghiera cattolica ci aveva illuminati. Ora la grande luce da noi veduta ci è stata rapita. Ahimè! quale disgrazia 0terribile. Salvateci. Padre mio!Quel grido del nostro dolore. Eccoci ridotti quali pecore orfane del loro pastore, la preda dei lupi ». – Il mondo desolato domanda aiuto, ma non è facile trovar molti che si vogliano dedicare a questa impresa che converrebbe intraprendere non soltanto con tutta la mente e l’energia possibile ma soprattutto e prima d’ogni altra cosa con tutto il cuore: dedicarvisi, cioè amare l’ideale che si vuol fare trionfare, siffattamente da sacrificare per esso non solo qualche parte di sé, dei propri gusti, delle proprie preferenze, delle proprie abitudini, ma tutto sé, tutte le proprie abitudini, preferenze, tutti i propri gusti: dedicarvisi, cioè amare quelli che si vogliono guadagnare siffattamente da andare verso di essi senza attender che vengano da sé, senza aspettarsi un compenso di affetto o di gratitudine, puramente per amore, amore di Dio, amore delle anime: dedicarsi ad una siffatta impresa e specialmente il farlo nel modo che si è detto, no, non è cosa facile. Quindi la grazia divina la vedete là sempre pronta a zampillare, a scorrere, a lavare le colpe, a purificare le coscienze, ad illuminare i ciechi, a guarire la lebbra e la paralisia. Ma come per il povero paralitico della piscina probatica non c’è chi metta alla portata dell’infermità il rimedio che è preparato. « È necessario lo spirito di sacrifizio? Eccomi pronta! ». Così diceva Valentina Riant, e di gran cuore accettò di consacrare la propria vita riparatrice al riscatto delle abbominazioni e delle turpitudini dei nostri giorni. Ma quanti vi sono che si sentono il coraggio di imitarla? – Dopo il 1871 Renan e i suoi amici fecero coniare una medaglia doro per commemorare un fatto strano riportato sulla medaglia colle seguenti parole: « Durante l’assedio un gruppo di persone, che solevano riunirsi a pranzo ogni quindici giorni da Brebant. non si sono avvedute neppure una volta che esse pranzavano in una città di due milioni d’abitanti circondata dai nemici ». Questo è quanto accade quaggiù. L’universo contiene due sorta di anime: le une, in piccolo numero, sul modello della generosa Riparatrice e sono quelle che vedono, comprendono e a tal vista soffrono troppo per non gettarsi allo sbaraglio; le altre, sul modello dell’odioso egoista e della sua truppa — truppa che è legione — i quali nulla vedono, o vedendo nulla comprendono, o vedendo e comprendendo nulla vogliono sacrificare e in mezzo ad una generazione che trasportata dal vortice delle passioni precipita verso l’abisso, non pensano che a banchettare presso i diversi Brebant dei nostri tempi, o almeno non pensano che a dimenticare i milioni di disgraziati che stanno ai loro fianchi, poveri assediati e prigionieri del dubbio, della miseria e della lontananza da Dio. « Tre milioni d’anime, computa con ironia un contemporaneo, sono uguali a una ventina di Anime colla lettera maiuscola ». L’abitudine di vivere sempre in mezzo a questo egoismo che tutto domina ci impedisce di vedere quanto vi sia in esso di odioso. Ma coloro che nelle tenebre di una vita passata fin allora fuori della Chiesa, da una grazia straordinaria tutto ad un tratto sono « colpiti di chiaroveggenza » e condotti all’Evangelo, non possono nascondere la loro meraviglia e simulare il disprezzo loro per queste ce anime vuote » di cui è popolato il mondo, le quali non aspirano che al nulla di cui continuamente si pascono.

L’artista olandese. Pietro Van der Meer, confessa nel suo Journal, il grande stupore che gli recava la prodigiosa incoscienza di certe persone — il più gran numero degli uomini — mentre egli stava cercando la fede. Egli attraversa in Londra la « vecchia città, lurido quartiere del commercio, del denaro e degli affari… Da tutte le porte, da tutte le vie, da tutti gli angoli, ripostigli e andirivieni io vidi uscire delle persone vestite in nero e senza cappello in testa che si precipitavano tutte nella stessa direzione, si sarebbe detto con un medesimo scopo. Era annunziata la sottoscrizione ad un Prestito giapponese, dunque v’era un guadagno assicurato e tutti si precipitavano come selvaggi sulla loro preda ». Un altro giorno è a Parigi ove giunge col diretto delle 6 del mattino. « Sui boulevards Rocheckouart et Clichy mi si presenta lo spettacolo dei piaceri e dei dolori della notte. In una sala al primo piano di

un caffè… i lampadari erano ancora accesi. Tutto ad un tratto mi giungono all’orecchio le risa sguaiate d’una ragazza. Poi mi imbatto in vari uomini e diverse donne in abito da serata col volto stanco, gli occhi infossati che si affrettano lungo le case o  cercano una vettura ». – Altrove abbiamo quelli il cui Dio è un buono stomaco, quorum Deus venter est: « Questo Gargantua si può ben dire che non conosce affatto il timore della morte e neppure si preoccupa troppo del mistero della vita. Che cosa può mai esser la vita dell’anima per chi non è altro che materia? ».Nel nostro albergo ha preso stanza una vecchia signora americana che si vanta di non aver né parenti, né amici. — O meglio — essa aggiunge — ho un amico e quello è l’unico! » e traendo di tasca il portamonete lo pone solennemente sul tavolo: « Il mio amico unico, eccolo! ». E il pensiero va a quella fanciulla troppo mondana che sul punto di morire confessa alla religiosa che l’assiste: «Mia buona suora, le mie mani sono vuote! »; o a quel gentiluomo austriaco, parente del conte Czerain. che diceva: « Quando il Signore mi domanderà conto della mia vita, sarò obbligato a rispondere: — 0 Signore, sono stato alla caccia ed ho preso lepri, lepri, lepri … — e questo è veramente troppo poco ». – Sì, certo, troppo poco. E non siamo con questo dei giansenisti, non condanniamo il piacere legittimo: noi qui intendiamo flagellare la mostruosa usanza di non vedere nella vita altro che il piacere che essa può procurare.

C’è ben ancora dell’altro. Fortunatamente v’ha chi lo comprende.

Ed uno di questi scrive: «Perché è sì poco conosciuto, così poco amato? Perché la sete del piacere più o meno sanodivora l’umanità? Ahimè! quand’io getto lo sguardo sulla nostra società, io mi sentopreso da profonda compassione e da unvivo desiderio di amare Gesù per tutti quelli che lo disprezzano ».In queste parole noi troviamo appunto il programma formulato con vera riuscitada un certo personaggio d’una operettamoderna. « Noi ci sottomettiamo a privazioni, amortificazioni alla vista delle sofferenze altrui per un sentimento profondo di simpatia, per un bisogno, un desiderio di soffrire insieme con essi: altre volte ci imponiamodelle privazioni anche perché altritroppo si abbandonano al godimento; alloraè per un desiderio di riscatto, un sentimentodi compensazione: ciascuno secondola sua condizione e la sua capacitàprocura di mantener un certo livello nell’umanità».

La festa dell’Ascensione, 11 maggio 1899,Nostro Signore, ad un’anima che si erascelta già altre volte per confidarle i desideridel suo Cuore, rivolse la seguentedomanda:— Mia figliuola, posso io contare sopradi te e richiedere da te quello che non mivogliono concedere le anime molli e sensualidel mondo e nemmeno la maggiorparte delle anime devote che se mi amanoe mi servono lo fanno solo perché nell’amarmie servirmi trovano una qualche soddisfazionepropria?

— Oh! sì, mio Dio.

— Accetti la tua parte della mia vita di pene per la continua espiazione dei peccati che di continuo si commettono? E poiché così io vivo nelle anime che volentieri si danno a me per soffrire e per espiare, vuoi tu esser una di queste anime abbandonate al mio volere?

— Oh! si, mio Gesù.

— Acconsenti a soffrire tutte le pene che mi piacerà inviarti sia nel tuo cuore, sia nel tuo spirito, sia nel tuo corpo? Mi resterai fedele? avrai tu sempre fiducia nella mia sapienza, nella mia misericordia, nel mio amore?

— Oh! sì. mio Dio.

— Consenti a lasciarti ridurre, in conseguenza delle infermità che ti invierò, alla completa impotenza? E fra siffatte tribolazioni resterai tu sempre calma, servizievole, pronta a tutto? Mi prometti di non mai dubitare del mio amore per te. di non accoglier mai volontariamente nel tuo cuore pensiero alcuno di diffidenza e di moltiplicare, col moltiplicarsi delle prove, gli atti di abbandono alla mia Provvidenza, di adesione alla mia volontà, di riconoscenza per la parte che io ti dono della mia vita d’espiazione?

— Oh! sì, mio Dio, colla vostra grazia io ve lo prometto – (Questi particolari li abbiamo avuti qualche anno fa da un eminente direttore di anime, il cui nome è ben conosciuto, il R. P. Foch).

Quanti cuori generosi nel secreto della orazione si sono così offerti a Dio con la stessa generosità! Compiacetevi, Signore, di mandarcene molte di queste anime giuste per la riparazione compensatrice! Mandatecene di queste anime non solo fedeli ma risolute a pagare colla loro fedeltà il debito contratto dagli uomini colla vostra giustizia! Una generosità ordinaria non basta, fa d’uopo di una generosità senza riserve a disposizione d’un amore riparatore e penitente. Se altre opere sono necessarie, questa va innanzi a tutte. – Meglio ancora, o Signore, fate spuntare delle anime che non solo accettino il sacrifizio, ma gli vadano incontro generose, lo amino, lo desiderino per sconfiggere le potenze del male. Avremo così le anime riparatrici in grado massimo: « massimaliste ». – Il cardinal Manning scriveva: « Questa nostra non è un’epoca di martiri (chi sa?) ma un’epoca in cui ciascuno deve possedere una volontà robusta come quella dei martiri ». In un libro pubblicato ancor prima della guerra, Daniele, protagonista di quel libro, dà una risposta ben meritata ad un giovine ecclesiastico un po’ mondano, il quale con compiacenza ricordava il detto d’un vescovo della Cina che, testimone di molti massacri avvenuti colà, aveva confessato: ce Giovane ancora io avevo desiderato il martirio … ma ora mi sono affatto ricreduto ». « Lasciate che io ve lo dica — risponde dunque Daniele — sevi hanno in mezzo a noi mille fedeli, se ve n’hanno cento o anche solo venti i quali sieno preparati a portare sul loro corpo le stimmate della Passione di Gesù Cristo, questi ne sono i veri e i soli discepoli e si riconosceranno nel versare che faranno lietamente il loro sangue! Questo sangue la terra che noi calpestiamo già lo conosce, già in altri tempi ne fu imbevuta abbondantemente, era il sangue dei nostri martiri; per la patria che deve risorgere noi siam pronti a dare anche il nostro ». « Sì, daremo anche il nostro sangue ». Non già sul campo di battaglia o nelle arene dei gladiatori versato forse tutto quanto in una volta, ma a goccia a goccia nello sforzo di ogni giorno per la santità, per la ristorazione in Cristo di tutto il genere umano: versato a goccia a goccia nelle immolazioni che si direbbero da nulla ma sono di grande efficacia, in una vita tutta per Dio fino al sacrifizio, per le anime più elette, d’ogni riserva dell’amor proprio, al sacrifizio degli affetti più intimi men che ordinati, dei gusti anche leciti e di tutte le soddisfazioni per aver la soddisfazione — certo più nobile e più gradita — di vedere Dio finalmente conosciuto, amato e servito come si deve e si merita.

http://www.exsurgatdeus.org/2020/08/03/lidea-riparatrice-4/

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.

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