IL CUORE DI GESÙ E LA DIVINIZZAZIONE DEL CRISTIANO (10)

H. Ramière: S. J.

Il cuore di Gesù e la divinizzazione del Cristiano (10)

[chez le Directeur du Messager du Coeur de Jesus, Tolosa 1891]

TERZA PARTE

MEZZI PARTICOLARI DELLA NOSTRA DIVINIZZAZIONE

Capitolo III

IL CUORE DI GESÙ E LA CONFERMAZIONE

La Confermazione è il complemento del Battesimo.

I Sacramenti sono i principali legami che stabiliscono, tra il Cuore di Gesù e i cuori degli uomini, la comunicazione vitale che fa vivere Cristo in loro e loro in Lui. Il Battesimo ha iniziato quella grande opera in noi, facendoci nascere dalla morte del Salvatore. Tra il nostro cuore e quello del Divin Salvatore, si è stabilita una comunicazione costante che ci comunica i meriti, i sentimenti e le virtù del Divin Cuore, come del sangue. E con essa il calore e la vita fluiscono dal nostro cuore di carne attraverso tutte le membra del nostro corpo. Ma non è stato compiuto tutto coll’essere nati. Alla nascita, l’uomo non è altro che un uomo abbozzato e rudimentale. È un fiore nel suo bocciolo, in cui si nasconde il meglio del suo profumo e del suo splendore. Per essere un uomo perfetto bisogna che egli cresca e si sviluppi, bisogna che rafforzi le proprie membra e sviluppi le proprie facoltà. Lo stesso vale per il Cristiano. La nostra nascita in Gesù Cristo con il Battesimo ci aveva dato la vita divina, animando la nostra anima con il soffio dello Spirito Santo, che abitava in noi in modo sostanziale anche se ancora piuttosto limitato. Eravamo neonati e la Chiesa, la nostra balia, ci offriva il latte e gli insegnamenti di una madre. Ma non per sempre poteva tenerci in fasce. Incaricata di formarci ad immagine di Gesù Cristo, l’uomo perfetto, aspirava a darci una grazia più forte, un cibo più solido, per renderci Cristiani completi e perfetti. Per questo ci ha dato il Sacramento della Cresima. Essa, come dice il suo nome, finisce, conferma e sviluppa ciò che il Battesimo aveva iniziato e delineato. Esso non ci dà, come il Battesimo, un nuovo essere; ma una nuova partecipazione all’Essere divino, che è stato prodotto in noi dall’acqua santa. « Già con il Battesimo – ci dice San Cirillo nella sua bella Catechesi sulla Cresima – ci siamo rivestiti di Gesù Cristo e abbiamo ricevuto in noi l’immagine della sua forma divina; noi eravamo quindi già “altro Cristo”. Tuttavia, non potevamo ritenerci degni di quel nome se non con l’unzione del santo crisma, l’immagine dello Spirito divino riversata sul Salvatore stesso. » (S. Ciril. di Gerusal. MG: 33, 1089). La cresima completa l’immagine del Cristiano e del suo modello divino. Il Vangelo ci dice che quando Gesù Cristo uscì dalle acque in cui era stato immerso per prefigurare la sua morte e sepoltura, vide lo Spirito di Dio scendere dal cielo sotto forma di colomba e riposare sul suo capo, mentre il Padre celeste diceva: « Ecco il mio diletto Figlio nel quale mi sono compiaciuto ». Questa è stata la Confermazione del nostro Capo divino. Lo ricevette dal Padre all’inizio della sua vita pubblica, quando stava per ingaggiare con satana tre grandi battaglie, immagine dei nostri combattimenti. Fino ad allora, Egli, nella sua vita nascosta, sembrava vivere solo per se stesso. Da quel momento in poi si preoccuperà solo di istruire i suoi fratelli. Non è più un bambino come a Betlemme, ma un uomo compiuto e nella pienezza della vita. Tutti questi tratti devono apparire in colui che la Cresima ha reso un Cristiano perfetto: « Al bambino – dice San Tommaso – è permesso di occuparsi solo di se stesso e che tutti si occupino di lui; l’uomo perfetto, invece, deve mettere la sua gloria nel rendersi utile ed impiegare le sue forze a favore dei suoi simili. Così deve fare il Cristiano che ha ricevuto la virtù dello Spirito Santo. » (S. Tomm. D’A., III, q. 72. a. 12.). Non si tiri egli allora, indietro di fronte alle lotte, non abbia il desiderio di riposare. Dio stesso, per mano del suo ministro, ha impresso sulla sua fronte il segno del soldato, ha unto la sua anima con l’olio che fortifica gli atleti. Combattere e trionfare, deve essere la sua unica cura e pietà, come ricorda la croce disegnata sulla sua fronte. Questa parola di San Pietro può essere a lui rivolta: « Cristo ha sofferto nella sua carne, entrate in questo pensiero. » Cioè, ricordate che dovete, come il vostro Maestro, vivere inchiodato alla croce, e si noti:

  1° Che, come colui che è legato alla croce non può muovere gli arti a suo piacimento, perché li ha confitti in essa, così il Cristiano non può disporre delle sue membra secondo i capricci della sua volontà, ma deve sottometterli alla legge di Dio e di Cristo.

  2° Colui che è inchiodato alla croce si sente continuamente crocifisso. Il Cristiano deve anche crocifiggere instancabilmente i suoi sensi e la sua carne, sottomettendosi alla legge che gli ordina di mortificare e tagliare ogni desiderio, ogni azione colpevole.

  3° A chi è sospeso dalla croce non importa più degli uomini, dei fasti e delle delizie del mondo. Il Cristiano deve fare lo stesso.

  4° Il crocifisso non si preoccupa del domani, il suo cuore non conosce l’ambizione. Così deve essere il Cristiano.

  5° L’uomo crocifisso respira ancora, ma si considera già morto a tutte le cose del mondo, e pensa solo a quelle che presto incontrerà. Anche il Cristiano deve essere morto, non solo ai peccati e alle passioni, ma anche a tutto ciò che è effimero. Egli deve dirigere tutto il suo essere verso Dio, verso il cielo, dove spera di arrivare da un momento all’altro. Morto anche ad ogni azione, ad ogni desiderio a cui anela il mondo, non vivrà più, se Cristo non vivrà in lui, Cristo crocifisso per lui (Cornelio a Lapide, in I Ep. Petr., p. IV, 1).

Il Cristiano battezzato e confermato è un’immagine perfetta di Gesù Cristo morto nella sua carne, ma che ha riempito la sua anima con tutte le effusioni della divinità. Non si può negare che ciò che in Gesù Cristo si compie in piena realtà, si operi nel Cristiano sotto il velo del Sacramento. Come il Battesimo è un’immagine della morte del Salvatore, così anche il Crisma, effuso dalla mano del Vescovo, è un’immagine dello Spirito Divino effuso da Dio Padre nel suo Figlio: « Ma – continua San Cirillo – guardatevi dal credere che nessuna realtà corrisponda a quell’immagine. » Così come il Pane Eucaristico diventa ogni giorno pane vivo e veramente divino, l’olio della Cresima, santificato dalla benedizione della Chiesa, serve da veicolo per i doni di Gesù Cristo e riceve l’efficacia divina attraverso la presenza dello Spirito Divino: mentre il corpo è unto dall’olio visibile, l’anima è santificata dalla virtù vivificante dello Spirito Santo.

La confermazione ed il Cuore di Gesù

Possiamo già dedurre che, per formare un concetto proprio della Confermazione e del Battesimo, questi Sacramenti devono essere considerati nella loro relazione con il Cuore di Gesù. Questo Cuore Divino non è solo il modello, alla cui perfetta imitazione è diretta la venuta dello Spirito Santo con la Cresima, ma anche la fonte da cui questo Spirito vivificante si riversa in noi come nel Battesimo. Noi infatti riceviamo l’unzione dello Spirito Santo solo nella misura in cui siamo membri viventi del Figlio di Dio e sotto l’influenza di quel Capo Divino. San Cirillo non vuole che si perda di vista questo fatto. E in questo, come in tutte le cose: « L’unico principio della nostra salute è Gesù Cristo. Egli è la primizia, il lievito, la cui virtù voi, che siete la pasta, dovete appropriarvi. Se le primizie sono sante, come si può lasciare seriamente andare l’impasto che è stato influenzato da quella santità? » I Santi Dottori e lo stesso Re Profeta vedono un’immagine della consacrazione del Cristiano per grazia dello Spirito Santo, nell’unzione sacerdotale di Aronne. Infatti, l’olio santo versato da Mosè sul capo del Sommo Sacerdote era sparso sul suo viso e persino sui suoi vestiti: « Così – dice San Francesco di Sales – l’olio della benedizione, cioè lo Spirito Santo versato sul Salvatore, il Capo della Chiesa militante e trionfante, viene sparso sui beati, che, come sulla sacra barba del Divin Maestro, sono sempre attaccati alla sua gloriosa sofferenza, e poi distillati sui fedeli insieme, e uniti dall’amore per la sua divina maestà; l’uno e l’altro, come fratelli gemelli, possono giustamente esclamare: Oh! Com’è bello e gioioso vedere i fratelli uniti! È l’olio versato sulla testa di Aronne che si estende attraverso la barba e fino all’orlo dell’abito. » Questa unzione non è solo il frutto della Cresima, ma anche di tutti i Sacramenti e persino di tutti gli atti meritori, ognuno dei quali fa scendere dal Cuore di Gesù nel nostro cuore una nuova infusione della grazia dello Spirito Divino. Ma la Confermazione è dotata di una speciale efficacia per produrre questo risultato, perché ci rende veramente “nuovi Cristo”, i veri unti del Signore.

Frutti della Confermazione.

Completiamo le idee sui frutti della Cresima. La Chiesa era già nata dalla morte di Gesù Cristo, e ricevette ai piedi della croce il battesimo di sangue e acqua dal Cuore semiaperto del Salvatore. Probabilmente tutti gli Apostoli erano stati battezzati dallo stesso Maestro Divino. Credevano, speravano, amavano. Essi possedevano la vita soprannaturale e lo Spirito Santo abitava nei loro cuori. Due volte, come nota S. Gregorio Naz. (S. Gregorio Naz., Orat. XLI, In Pentec, MG: 36-427.), il Salvatore aveva dato il suo Spirito Santo ai suoi discepoli: la prima volta prima della sua Passione, quando li aveva rivestiti del potere di scacciare i demoni; la seconda dopo la Sua risurrezione, quando aveva conferito loro il potere di perdonare i peccati. Eppure, Egli annunciava la venuta dello Spirito, come se fosse ancora lontano da loro, dichiarando di non poter inviarglielo finché non fosse più con loro. Il fatto è che Lo avevano ricevuto con scarsità e Lui voleva che fosse loro donato con una pienezza molto maggiore. Ma perché ciò avvenisse, gli Apostoli dovevano liberarsi di ogni attaccamento naturale a Lui, in modo che Egli potesse compiere così tutti i suoi doveri e prendere il suo posto in cielo come Capo della Chiesa; da lì avrebbe riversato su di Essa la pienezza della vita. Così come, attraverso l’Incarnazione e la Redenzione, ha completato l’opera che Dio Padre aveva iniziato con la creazione, allo stesso modo, quando questa seconda opera sarà completata, lo Spirito Santo scenderà a coronarla con la santificazione delle anime. E poiché in cielo vi è il complemento della Trinità, l’opera di santificazione che continuerà nel mondo fino alla fine dei secoli, sarà il complemento delle opere attribuite alle tre Persone divine. In questo modo nessuno di esse sarà privata della gloria che i secoli lor devono. Inseparabili nelle loro operazioni ad extra, ognuna avrà la sua parte speciale nell’opera che viene attribuita a tutte e tre. E per tutta l’eternità, le anime degli eletti canteranno: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo! Non ci si deve meravigliare che le sofferenze e la morte del Figlio di Dio abbiano prodotto risultati così incompleti prima della venuta dello Spirito Santo. Come Dio Padre non ha voluto salvare il mondo senza l’intervento del suo Figlio, così Dio Figlio non vuole santificarlo senza l’intervento dello Spirito Santo. La Chiesa, prima della sua Cresima, era debole, malaticcia, priva del potere di riprodursi e di diffondersi. Era come un bambino. Non c’è da stupirsi se vediamo in Essa le debolezze dell’infanzia. Ma poi improvvisamente lo Spirito della vita scende su di Essa. Dalla fornace dell’amore divino, che è il Cuore di Gesù, sono spuntate le fiamme che si sono posate sul capo degli Apostoli. Essi sono divenuti luminosi, perché lo Spirito di Gesù Cristo illumina le intelligenze nella stessa misura in cui Egli brucia i cuori. È l’amore per la verità che fa capire e indovinare la verità stessa. Fino a quel giorno gli Apostoli erano stati poco lucidi, perché avevano amato poco. Da quel momento in poi ameranno ardentemente, e tutti i misteri saranno rivelati al loro amore. Le fiamme avranno la forma di lingue, perché la Chiesa, d’ora in poi, non dovrà tenere per sé la verità, ma testimoniarla ed estenderla fino ai confini dell’universo. Queste lingue sono accompagnate da un vento, immagine dello Spirito Santo, che soffia dove vuole e fa piovere dove piace dalle fertili nuvole di grazia. Un vento che, all’inizio del mondo, è stato portato sulle acque e ha già sparso i semi della vita. Vento che in seguito ha scatenato le onde vendicative del diluvio e ha riportato la vita sulla terra purificata. Vento che in questo momento realizza una nuova creazione e rinnova la faccia della terra con un’infusione molto più abbondante dei suoi beni. Quanto è diversa la Chiesa dopo aver ricevuto il battesimo dello Spirito e del fuoco. Ciò che era debole e sterile solo poco tempo prima, acquista un vigore ed una fecondità incomparabili. È il bambino che ha raggiunto in un attimo la pienezza delle sue forze. Egli testimonia Gesù Cristo senza temere i castighi ai quali è esposto. E questa testimonianza è così efficace che tremila uomini chiedono subito il Battesimo. Questi sono i primi degli immensi frutti che la Chiesa confermata raccoglie in tutto l’universo, e i prodigi che non ha smesso di ripetere fino ai nostri giorni. Questi prodigi, che la venuta dello Spirito Santo ha prodotto nella Chiesa, dovrebbero essere rinnovati, anche se in misura minore, nelle anime di tutti i Cristiani confermati. Così lo stesso Spirito che è sceso visibilmente sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste, scende invisibilmente su ciascuno di coloro che ricevono questo Sacramento. La grazia che ha riversato su coloro che ci hanno preceduto non ha in alcun modo diminuito la sua pienezza. Egli vuole arricchirci allo stesso modo, illuminarci con la stessa luce, bruciarci con lo stesso amore, vestirci con la stessa forza. La piccolezza dei nostri cuori deve essere stata l’unico ostacolo affinché si riempissero di questi beni celesti, mentre l’olio santo scorreva sulle nostre teste.

http://www.exsurgatdeus.org/2020/06/02/il-cuore-di-gesu-e-la-divinizzazione-del-cristiano-11/

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.