SALMI BIBLICI: “BENEDIXISTI, DOMINE, TERRAM TUAM” (LXXXIV)

SALMO 84: “Benedixisti, Domine, terram tuam”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME DEUXIÈME.

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 84

In finem, filiis Core. Psalmus.

[1] Benedixisti, Domine, terram tuam;

avertisti captivitatem Jacob.

[2] Remisisti iniquitatem plebis tuae, operuisti omnia peccata eorum.

[3] Mitigasti omnem iram tuam, avertisti ab ira indignationis tuae.

[4] Converte nos, Deus salutaris noster, et averte iram tuam a nobis.

[6] Numquid in aeternum irasceris nobis? aut extendes iram tuam a generatione in generationem?

[6] Deus, tu conversus vivificabis nos, et plebs tua laetabitur in te.

[7] Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam, et salutare tuum da nobis.

[8] Audiam quid loquatur in me Dominus Deus, quoniam loquetur pacem in plebem suam,

[9] et super sanctos suos, et in eos qui convertuntur ad cor.

[10] Verumtamen prope timentes eum salutare ipsius, ut inhabitet gloria in terra nostra.

[11] Misericordia et veritas obviaverunt sibi; justitia et pax osculatae sunt.

[12] Veritas de terra orta est, et justitia de caelo prospexit.

[13] Etenim Dominus dabit benignitatem, et terra nostra dabit fructum suum.

[14] Justitia ante eum ambulabit, et ponet in via gressus suos.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO LXXXIV

Si predice la liberazione dalla schiavitù del demonio per Cristo; e poi si prega per il compimento della predizione.

Per la fine; a’ figliuoli di Core, salmo.

1. Signore tu hai voluto bene alla tua terra. Mi hai tolta la schiavitù di Giacobbe.

2. Tu hai rimessi i peccati del popol tuo; hai ricoperti tutti i loro peccati.

3. Hai raddolcito tutto il tuo sdegno; hai sedato il furore di tua indignazione.

4. Convertici, o Dio nostro Salvatore, e rimuovi da noi l’ira tua.

5. Sarai tu irato con noi in eterno? o prolungherai l’ira tua di generazione in generazione?

6. O Dio, tu volgendoti a noi ci renderai la vita; e il popol tuo in te si rallegrerà.

7. Fa’ vedere a noi, o Signore, la tua misericordia, e dà a noi la tua salute.

8. Fa ch’io ascolti quello che meco parlerà il Signore Dio, perocché egli parlerà di pace col popol suo,

9. E co’ suoi santi e con quelli che al cuor loro ritornano.

10. Certamente la salute di lui è vicina a color che lo temono; e abiterà nella nostra terra la gloria.

11. La misericordia e la verità si sono incontrate insieme; si son dato il bacio la giustizia e la pace.

12. La verità spuntò dalla terra; e dal cielo ci ha mirati la giustizia.

13. Perocché darà il Signore la sua benignità, e la nostra terra produrrà il suo frutto.

14. La giustizia camminerà dinanzi a lui, e porrà nella retta strada i suoi passi.

Sommario analitico

In questo salmo, il Profeta domanda a Dio con istanza il ritorno degli Israeliti e dei Giudei, condotti in cattività. E contempla in spirito la grande liberazione degli uomini dalla cattività del demonio, con l’incarnazione di Gesù-Cristo. È una preghiera eccellente per ottenere la grazia della santità, dopo essere stato liberati dalla schiavitù del peccato (1).

(1) Rosen-Muller e qualche altro con lui riconducono la composizione di questo salmo al tempo che seguì immediatamente il ritorno della cattività. Altri lo considerano come una preghiera, per il ritorno dei prigionieri condotti da Salmanasar e Sennacherib.

I. – Espone il decreto divino con il quale Dio si è resoluto:

1° a dare alla Chiesa la benedizione mediante il Cristo;

2° la liberazione degli eletti dalla cattività del demonio (1);

3° la remissione dell’offesa contratta con il peccato;

4° la distruzione del peccato nell’anima (2);

5° la moderazione della pena, dovuta al fatto che Dio si è degnato di moderare la sua collera ed arrestare gli effetti della sua indignazione (3). 

II. – le disposizione che gli uomini devono osservare perché siano loro applicati gli effetti dell’Incarnazione:

1° La conversione interiore del peccatore verso Dio Salvatore, conversione che viene da Dio come principio;

2° La preghiera fatta al giusto giudice, perché si allontani la sua collera da lui e dalle generazioni avvenire (4, 5).

III. Gli effetti prodotti negli uomini dall’incarnazione:

1° La vita delle anime;

2° la gioia che ne deriva (6);

3° La misericordia di dio;

4° La vita ed il possesso di Dio Salvatore (7);

5° L’intelligenza delle parole di Dio soprattutto nei santi ed in coloro che sono convertiti con il cuore (8);

6° La pace;

7° La gloria (9).

IV. Gli attributi di Dio che si sono manifestati nel compimento dell’incarnazione:

1° La misericordia e la verità si incontrano;

2° La giustizia e la pace si baciano (10).

3° Egli fa vedere da dove è uscita ciascuna di queste virtù: a) la verità è uscita dalla terra; b) la giustizia si mostra dal cielo; c) la misericordia è venuta da Dio, d) la pace è venuta dalla terra, nella Persona di Gesù-Cristo che ha soddisfatto alla giustizia di Dio (12, 13).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1 – 3.

ff. 1-3. – All’inizio di questo salmo, il Profeta ci fa conoscere il piano di liberazione del genere umano, e ce ne dice la causa ed il termine. La causa è l’amore divino: « Prerchè Iddio ha tanto amato il mondo da dargli il suo Figlio » (Giov. III), e benedirci con ogni specie di benedizioni (Ephes. I). Non si può dare altra ragione che la volontà divina, della sua benevolenza della sua misericordia. L’ultimo termine di questa misericordia divina è la nostra liberazione dal giogo del demonio, parziale in questa vita, ma completa e perfetta alla resurrezione generale, quando parteciperemo alla libertà della gloria dei figli di Dio (Rom. VIII, 21) – (Bellarm.). –  Come applicare al popolo giudeo queste parole del salmo: « Voi avete fatto cessare la cattività di Giacobbe? » Questo popolo dopo qualche tempo di schiavitù, recuperava la sua libertà, e più volte lo si vide successivamente ridotto in cattività e liberato; oggi esso è sotto il giogo, per punizione della mancanza commessa nel crocifiggere il suo Signore. Noi dobbiamo dunque intendere queste parole come riferite ad un’altra cattività, dalla quale tutti desideriamo essere liberati, perché noi tutti apparteniamo alla posterità di Giacobbe, se apparteniamo alla razza di Abramo, imitando la sua fede. Quale è dunque questa cattività da cui abbiamo il desiderio di essere liberati? Ecco che il beato Apostolo Paolo s’avanza e ce la indica: egli sia il nostro specchio, parli e ci vedremo nelle sue parole; poiché non c’è nessuno che non ci riconosca qui, egli dunque dice: « io mi compiaccio nella legge di Dio, secondo l’uomo interiore; » la legge di Dio riposa nel mio cuore; « … ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra » (Rom. VII, 23). Ecco qual è questa cattività; chi di noi non ne vorrebbe essere liberato? E come fare per esserne liberato? A chi il Profeta indirizza queste parole: « Voi avete fatto cessare la cattività di Giacobbe? » Al Cristo! Ascoltate ancora, come confessato dalla bocca di San Paolo, che sotto il peso di questa cattività esclama: « Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo di morte? » Egli lo cercava e ben presto si è presentato al suo spirito la grazia di Dio, con Nostro Signore Gesù-Cristo (Rom. VII, 20). È di questa stessa grazia di Dio che il Profeta dice allo stesso Signore Gesù-Cristo. « Voi avete fatto cessare la cattività di Giacobbe » (S. Agost.). – Come Dio fa cessare la cattività di Giacobbe? Rimettendo l’iniquità! L’iniquità vi teneva prigionieri; l’iniquità è rimessa, e voi siete liberati. Com’è in effetti che colui che non conosce il suo nemico invoca il suo liberatore? « Voi avete coperto tutti i miei peccati. »  Che vuol dire « Voi avete coperto? » Per non vederli. Che vuol dire: per non vederli? Per non doverli punire. Voi non avete voluto vedere i mei peccati, e non li avete visti, perché non avete voluto vederli (S. Agost.). Voi avete coperto i loro peccati con le virtù, come se dicesse: Voi avete coperto l’iniquità con la giustizia, l’impurità con la castità, l’oscurità del peccato con il candore dell’innocenza (S. Gerol.). – Ecco dunque l’ordine di questa redenzione divina dell’uomo: la benedizione o la buona volontà di Dio ci ha dato il Redentore, il Redentore ha soddisfatto per i nostri peccati, placando la collera di Dio; la giustizia ha soddisfatto per i nostri peccati, placando la collera di Dio; soddisfatta la giustizia Egli ce li ha perdonati; il perdono dei nostri peccati è stata la fine della nostra prigionia (Bellarm).     

II. — 4-5.

ff. 4-5. – Il primo effetto della collera di Dio pacificato, è l’inizio della nostra salvezza, cioè del nostro ritorno a Dio. Questo ritorno è possibile quando Dio si rivolge per primo a noi, come si rivolse a Pietro dopo che questi disconobbe il suo Maestro divino, per ispirargli lo spirito di penitenza e di lacrime. Anche voi, uomini, a cui è dato convertirvi a Dio, meriterete la sua misericordia, mentre coloro che non si convertiranno a Dio non otterranno misericordia e non troveranno che collera da parte di Dio? E cosa potreste voi per la vostra conversione se non foste chiamati? Colui che vi chiama nel momento in cui voi non avete che avversione per Lui, non è l’Autore della vostra conversione? Guardatevi bene dall’attribuirvi la vostra conversione, perché se Dio non vi avesse chiamato quando lo foste, voi non avreste potuto convertirvi. Ecco perché il Profeta, riconducendo a Dio il beneficio della sua conversione, lo prega in questi termini: « O Dio, convertendoci a Voi, Voi ci vivificherete » (S. Agost.). –  Questa collera di Dio, che il peccato del nostro primo padre aveva attirato su tutti gli uomini, sarebbe stata in effetti eterna; sarebbe durata nella sequenza delle età se Dio, con una misericordia che sorpassa tutto ciò che noi possiamo concepire, non ci avesse dato una potente diga per arrestarne il corso, cioè il proprio Figlio (Duguet).

III. – 6-9.

ff. 6-9. – « Il vostro popolo si rallegrerà in Voi » Cattiva sarà la gioia che prenderà da se stesso, buona la gioia che prenderà in Voi. Quando ha voluto in effetti cercare la gioia in se stesso, non ha trovato che una causa di gemiti. Ma ora che ogni nostra gioia è in Dio, colui che voglia gioire con certezza, gioisca in Lui che non può perire. Perché, ad esempio, quale gioia trovare nel denaro? Il denaro perisce ed anche voi, e nessuno sa quale dei due perirà per primo. Una cosa è certa: è che entrambi periranno: chi per primo? Ecco ciò che è incerto; perché né l’uomo può restare eternamente quaggiù, né il denaro può durare per sempre; lo stesso è dell’oro, degli abiti, delle casse, ed anche della fortuna stessa. Non mettete dunque la vostra gioia in tutte queste cose, ma riponetela in questa luce che non si spegne mai. Gioite in questa luce che non ha preceduto il giorno di ieri, e che non seguirà il giorno di domani. « Io sono, ha detto il Signore, la luce del mondo, vi chiamo a lui. Chiamandovi Egli vi converte; e convertendovi vi guarisce; quando vi avrà guarito, voi vedrete Colui che vi avrà convertito e a cui il Profeta dice: « … e il vostro popolo gioirà in Voi » (S. Agost.). – Il Profeta  ha già domandato che la collera di Dio faccia posto alla grazia che deve vivificarci, dopo aver cancellato i nostri peccati; ora, questa non è la misericordia ordinaria di Dio, è la sorgente di tutte le misericordie, è la rivelazione della misericordia incarnata, la manifestazione del Figlio suo, di cui S. Paolo ha detto: « la grazia di Dio è apparsa tra gli uomini; » (Tit. II) « è apparsa a noi la bontà e l’umanità del nostro Salvatore Gesù-Cristo; » (Tit. III); – « Mostrateci la vostra misericordia, e dateci la vostra salvezza. » Beato colui a cui Dio mostra la sua misericordia; egli non può inorgoglirsi, perché mostrando a lui la sua misericordia, lo persuade che tutto ciò che l’uomo possiede di bene non può venire che da Colui che è tutto il nostro Bene … « e dateci la vostra salvezza, il vostro Salvatore. » Dateci il vostro Cristo, è in Lui che risiede la vostra misericordia. Diciamogli anche noi: dateci il vostro Cristo. È vero che Egli ci ha già dato il suo Cristo, tuttavia, Gli diciamo ancora: dateci il vostro Cristo, perché Gli diciamo: « Dateci oggi il nostro pane quotidiano. » (Matth. VI, 2). E il nostro pane qual è? Se non Colui che ha detto: « Io sono il pane vivo disceso dal cielo » (Giov. VI, 41). Diciamogli: dateci il vostro Cristo; perché Egli ce lo ha dato, ma nella sua umanità; dopo avercelo dato nella sua umanità, ce lo darà nella sua divinità. In effetti Egli ha dato un Uomo agli uomini, perché lo ha donato agli uomini come gli uomini potevano comprendere. Nessun uomo era capace di comprendere il Cristo senza la sua divinità. Il Cristo si è fatto uomo per gli uomini; si è riservato Dio per gli dei … Egli stesso ha detto nel Vangelo: « colui che mi ama osserva i miei comandamenti, ed Io lo amerò e mi manifesterò a lui. » (Giov. XIV, 9, 21). Egli parlava agli Apostoli e diceva loro « Io mi manifesterò a lui. » Perché? Non era lui che parlava? Si, ma là lo vedeva la carne, il cuore non vedeva la divinità. Ora, la carne ha visto la carne, affinché il cuore fosse purificato dalla fede (Att. XV, 9) e meritasse di vedere la divinità. La luce che ci sarà mostrata, deve trovarci puri, ciò che fa in noi la fede. Ecco dunque ciò che noi diciamo con queste parole: « Dateci il vostro Salvatore, » dateci il vostro Cristo, che noi conosciamo il vostro Cristo, che vediamo il vostro Cristo, non come lo hanno visto i Giudei che lo hanno crocifisso, ma come Lo vedono gli Angeli che si rallegrano in Lui. (San. Agost.). – « Io ascolterò ciò che il Signore dirà dentro di me ». – Dio parla interiormente al Profeta, ed il mondo circostante lo importunava con i suoi rumori. Egli allontana allora un po’ questo brusio del mondo, se ne allontana per ritrovarsi con se stesso e passare da se stesso a Colui del quale ascolta interiormente la voce; egli si tappa in qualche modo le orecchie contro le agitazioni di questa vita, contro la sua anima appesantita dal corpo che si corrompe, contro il suo spirito represso dalla sua abitazione terrestre e preso da numerosi pensieri, e dice: « Io ascolterò ciò che il Signore dirà dentro di me » (S. Agost.). – C’è una voce che ci parla interiormente e come nel fondo dell’anima quando, chiudendo l’orecchio al rumore delle creature, noi non vogliamo più ascoltare che Dio solo, e Lo chiamiamo in noi con tutto l’ardore dei nostri desideri. È quella voce che, lontano dagli uomini, deliziava i Paolo, gli Antonio, i Pacomio, e rivelava loro, senza oscurità, i segreti della scienza divina; è questa voce che istruisce i Santi, li infiamma, li consola e li inebria, per così dire, della sua celeste dolcezza e di una pace che sorpassa ogni intelligenza. – Dio parla un linguaggio di pace, non agli empi, che vogliono sempre perseverare nella loro empietà, ma al suo popolo, ai suoi santi ed anche ai peccatori che rientrano nel proprio cuore per convertirsi. – « … perché Egli porgerà un linguaggio di pace al suo popolo ». La voce del Cristo, la voce di Dio è dunque la voce della pace; essa ci chiama alla pace. Andiamo – essa dice – voi che sapete di non avere ancora la pace: amate la pace. Cosa potreste ricevere da me che valga più della pace? Cos’è la pace? L’assenza di ogni guerra, cioè l’assenza di ogni contraddizione, di ogni resistenza, di ogni opposizione. Vedete se siamo già in questo stato; vedete se non abbiamo più conflitti con il demonio; vedete se tutti i santi e tutti i fedeli non lottano ancora contro il principe dei demoni, contro i loro piaceri, attraverso i quali suggerisce il peccato … Non c’è dunque la pace, perché c’è combattimento. Quale pace possono trovare quaggiù degli uomini obbligati a resistere costantemente a tante importunità, a tante cupidigie, a tanti bisogni, a tanti scoraggiamenti? Questa non è la vera pace, non è la pace perfetta. Quando dunque ci sarà la pace perfetta? Quando la morte sarà assorbita nella vittoria, tutte queste debolezze non esisteranno più, e la pace sarà completa ed eterna. Noi saremo allora gli abitanti di una città di cui io vorrei parlare senza fine, una volta nominata, soprattutto in un tempo in cui gli scandali divengono sempre più frequenti. Che non desidererebbe questa città, da cui non uscirà nessun amico, dove non entrerà alcun nemico, e non vi sarà né tentatore né sedizioso, ove nessuno dividerà il popolo di Dio … ci sarà dunque una pace purificata da ogni imperfezione per i figli di Dio che si ameranno tutti tra loro e vorranno riempirsi di Dio, mentre Dio sarà in tutti (1 Cor, XV, 28). Noi avremo Dio come comune spettacolo, avremo Dio in possesso comune, avremo Dio nella pace comune. Qualunque bene ci dia ora, allora ci sarà posto per tutto ciò che ci dà oggi: questa sarà la pace piena e perfetta. È questa pace che fa intendere al suo popolo e che voleva provare colui che diceva: « io ascolterò ciò che il Signore dirà in me ». Volete possedere questa pace di cui Dio fa intendere le parole? Rivolgete il vostro cuore verso di Lui, non lo girate né verso di me, né verso l’uomo, né verso chicchessia; perché ogni uomo che vuole attirare a sé i cuori degli uomini, cade con essi. Cosa val più il cadere con colui verso il quale vi sarete rivolti invece che a Dio? La nostra gioia, la nostra pace, il nostro riposo, la fine di tutte i nostri dolori è Dio e Dio solo: beati « coloro che si convertono e rivolgono il loro cuore a Lui » (S. Agost.). – Rientrare nel proprio cuore, significa cominciare a riflettere sulla vanità delle cose temporali, sulla breve durata e sulla falsità del piacere che si trova nel peccato; e d’altra parte quanto amabile è la virtù, e quanto grande la ricompensa che l’attende nel cielo. – Rientrare nel suo cuore è ancor più il non esporrsi al giudizio degli uomini né ai discorsi dei figli del secolo, bensì il consultare in tutte le cose la retta ragione, la fede e la verità stessa, che è Dio (Duguet). – « … Tuttavia la sua salvezza è vicina a coloro che lo temono ». Non è per la distanza dei luoghi che un uomo è lontano da Dio, ma per i sentimenti. Amate Dio, e siete a Lui vicino; odiate Dio, e voi siete da Lui lontano. Nello stesso luogo voi siete vicino o lontano da Lui. Da tutte le parti del pianeta verranno coloro che volgeranno il loro cuore a Lui; « ma senza dubbio, la salvezza che Egli dona è vicina a coloro che Lo temono, e questo affinché  la sua gloria abiti, con uno splendore particolare, nella terra ove è nato il Profeta. È là in effetti che il Cristo è stato dapprima predicato; è di là che provenivano gli Apostoli, ed è di là che furono primariamente inviati; là vi erano i Profeti; là fu costruito in un primo tempo il tempio; là venivano offerti i sacrifici a Dio; là vissero i Patriarchi; là il Cristo stesso è nato dalla razza di Abramo e si è manifestato; è là la terra che il Cristo ha calpestato con i suoi piedi, la terra in cui ha operato i suoi miracoli (S. Agost.). 

IV. — 10-13.

ff. 10-13. – Praticate la giustizia ed avrete la pace, affinché la giustizia e la pace si diano in voi un bacio scambievole; perché se non amate la giustizia, non avrete nemmeno la pace. La giustizia e la pace si amano e si abbracciano; di modo che colui che avrà praticato la giustizia troverà sempre la pace dando un bacio alla giustizia. Esse tra loro sono come due amiche; forse vorreste l’una senza praticare l’altra, perché non c’è nessuno che non voglia la pace, ma non tutti vogliono praticare la giustizia. Domandate a tutti gli uomini; volete la pace? Tutto il genere umano vi risponderà all’unisono: Sì, io la bramo, la  desidero, la voglio, io l’amo. Amate allora anche la giustizia, perché la giustizia e la pace sono due amiche; esse si danno uno scambievole bacio. Se non amate l’amica della pace, la pace non vi amerà e non verrà a voi. Cosa c’è in effetti di straordinario nell’amare la pace? Chiunque sia, anche il malvagio desidera la pace, perché la pace è una buona cosa. Ma praticate la giustizia, perché la giustizia e la pace si scambiano baci e non sono mai tra esse in lotta. Perché vi mettete in lotta con la giustizia? Ecco che la giustizia vi dice:  non rubate, … e voi non l’ascoltate; non commettete adulterio, … e vi rifiutate di ascoltare; non fate agli altri quel che non volete sia fatto a voi; non dite agli altri quel che non volete che si dica a voi. Voi siete il nemico della mia amica, vi dice la pace: perché mi cercate? Io sono l’amica della giustizia, se qualcuno è nemico della mia amica, io non mi avvicino a lui. Volete allora arrivare alla pace? Praticate la giustizia (S. Agost.). – Cos’è questa verità che è uscita dalla terra, se non il Figlio di Dio? E che cos’è la terra dalla quale è uscita, se non la carne della Santa Vergine? Perché la giustizia guardasse dall’alto del cielo, cioè perché gli uomini fossero giustificati dalla grazia divina, è stato necessario che la verità uscisse dalla terra, che il Cristo nascesse da Maria. E come in effetti. perché fossimo giustificati dei nostri peccati, non ha Egli offerto per noi il Sacrificio della sua passione e della sua croce? E come ha compiuto il suo Sacrificio se non con la morte? E come sarebbe morto se non avesse preso prima una carne simile alla nostra? E come infine si è rivestito di carne mortale se la verità non fosse uscita dalla terra? (S. Agost.). –  Noi possiamo ancora dare un altro senso a questo versetto: « … la verità è uscita dalla terra »; la confessione è uscita dall’uomo. In effetti voi non eravate che un uomo peccatore. O terra che al momento del tuo peccato, hai inteso queste parole: « Tu sei terra e nella terra tornerai, » (Gen. III, 19), la verità esca da te, affinché la giustizia ti guardi dall’alto del cielo. Ma come la verità può uscire da te, che non sei che peccato, che non sei che ingiustizia? Confessa i tuoi peccati e la verità uscirà da te (S. Agost.). – « Perché Dio darà la dolcezza e la nostra terra darà il suo frutto. » Voi potete avere in voi i vostri peccati, ma non potete portare dei buoni frutti, se colui che vi ha confessato  non lo produce in voi. È perché il peccato, dopo aver detto: « La verità è uscita dalla terra, e la giustizia ha guardato dall’alto del cielo, » risponde per così dire a questa questione che gli verrebbe fatta e continua così: « … perché il Signore darà la sua dolcezza e la nostra terra darà i suoi frutti. « Esaminiamoci dunque e se non troviamo in noi che peccati, detestiamoli, e desideriamo la giustizia; perché quando cominciamo ad odiare i nostri peccati, questo solo odio del peccato comincia già a renderci già simili a Dio, perché odiamo ciò che Dio odia. Quando voi avrete iniziato ad odiare i vostri peccati ed a confessarli a Dio, se qualche diletto colpevole vi coinvolge e vi conduce a cose funeste, indirizzate a Dio i vostri gemiti confessando a Lui i vostri peccati, e meriterete di ricevere la ripugnanza che viene da Lui e vi darà la dolcezza che accompagna le opere della giustizia, affinché la giustizia cominci ad affascinarvi, voi che amavate un tempo l’iniquità. Da dove vi è venuta questa nuova dolcezza, se non dal Signore, che darà la sua dolcezza affinché la nostra terra produca il suo frutto? – « La giustizia camminerà davanti a Lui, e metterà i suoi passi nella via ». Questa giustizia è quella che viene dalla confessione dei peccati, perché essa stessa è verità. In effetti, voi dovete essere giusto contro di voi, per punire voi stesso. La prima giustizia dell’uomo è che si punisca quando ancora è malvagio, affinché Dio lo renda buono. Se dunque v’è prima la giustizia dell’uomo, questa giustizia apre a Dio una via perché venga a voi; preparateGli allora la via nel vostro cuore con la confessione dei peccati. « Preparate la via al Signore » (Matth. III, 9); che questa giustizia  prenda il sopravvento, affinché confessiate i vostri peccati. Egli verrà, vi visiterà, « perché metterà i suoi passi  sulla retta via. » In effetti Egli avrà ora dove posare i suoi piedi, avrà un cammino per venire in voi, e per formar voi stessi con le tracce che lascerà in voi.  

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.

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