SALMI BIBLICI: “EXSULTATE DEO, ADJUTORI NOSTRO, JUBILATE DEO JACOB” (LXXX)

SALMO 80: Exsultate Deo adjutori nostro, jubilate Deo Jacob.

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME DEUXIÈME.

PARIS – LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 80

In finem. Pro torcularibus. Psalmus ipsi Asaph.

[1] Exsultate Deo adjutori nostro, jubilate Deo Jacob.

[2] Sumite psalmum, et date tympanum; psalterium jucundum, cum cithara.

[3] Buccinate in neomenia tuba, in insigni die solemnitatis vestræ;

[4] quia præceptum in Israel est, et judicium Deo Jacob.

[5] Testimonium in Joseph posuit illud, cum exiret de terra Ægypti; linguam quam non noverat audivit.

[6] Divertit ab oneribus dorsum ejus; manus ejus in cophino servierunt.

[7] In tribulatione invocasti me, et liberavi te. Exaudivi te in abscondito tempestatis; probavi te apud aquam contradictionis.

[8] Audi, populus meus, et contestabor te. Israel, si audieris me,

[9] non erit in te deus recens, neque adorabis deum alienum.

[10] Ego enim sum Dominus Deus tuus, qui eduxi te de terra Aegypti. Dilata os tuum, et implebo illud.

[11] Et non audivit populus meus vocem meam, et Israel non intendit mihi.

[12] Et dimisi eos secundum desideria cordis eorum; ibunt in adinventionibus suis.

[13] Si populus meus audisset me, Israel si in viis meis ambulasset,

[14] pro nihilo forsitan inimicos eorum humiliassem, et super tribulantes eos misissem manum meam.

[15] Inimici Domini mentiti sunt ei, et erit tempus eorum in saecula.

[16] Et cibavit eos ex adipe frumenti, et de petra melle saturavit eos

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO LXXX

Esortazione a ben celebrare le feste; commemorazione dei beneficii ricevuti da Dio ; riprensione della negligenza ed ingratitudine del popolo ebraico.

Per la fine: per li strettoi; salmo allo stesso Asaph.

1. Esultate lodando Dio, aiuto nostro; alzate voci di giubilo al Dio di Giacobbe.

2. Intonate salmi, e sonate il timpano, il dolce salterio insieme colla cedra.

3. Date fiato alla buccina nel novilunio, nel giorno insigne di vostra solennità.

4. Imperocché tal è il comando dato ad Israele, e il rito istituito dal Dio di Giacobbe.

5. Egli lo ha ordinato per memoria a Giuseppe quando usci dalla terra d’Egitto, quando udì una lingua, che a lui era ignota.

6. Sgravò (Dio) gli omeri di lui da’ pesi; le mani di lui avean servito a portare i corbelli.

7. M’invocasti nella tribolazione, e io ti liberai; ti esaudii nella cupa tempesta; feci prova di te alle acque di contraddizione.

8. Ascolta popol mio, ed io t’istruirò; se tu ascolterai me, o Israele,

9. non sarà presso di te dio novello, né adorerai dio straniero.

10. Imperocché io sono il Signore Dio tuo, che ti trassi dalla terra d’Egitto; dilata la tua bocca, ed io adempirò i tuoi voti.

11. Ma il popol mio non ascoltò la mia voce, e Israele non mi credette.

12. E io li lasciai andare, secondo i desidero del loro cuore; cammineranno secondo i loro vani consigli.

13. Se il popol mio mi avesse ascoltalo, se nelle mie vie avesse camminato Israele,

14. Con facilità avrei forse umiliati i loro nemici; e sopra color che gli affliggono, avrei stesa la mia mano.

15. I nemici del Signore a lui mancaron di fede, ma verrà il loro tempo, che sarà eterno. (1)

16. Ed ei gli ha nudriti di ottimo frumento; e gli ha saziati del miele che usciva dal masso. (2)

(1) La parola “tempus” è spesso presa nella scrittura per “castigo”.

(2) In Palestina le api fanno il loro miele nelle fenditure delle rocce, miele considerato più delicato del miele delle api domestiche. Hengstenberg pensa che potrebbe essere in questione un miele miracoloso che Dio avrebbe fatto colare dalle rocce in favore del suo popolo. 

Sommario analitico

In questo Salmo, ha come oggetto la celebrazione delle feste e del culto di Dio, e che sembra essere composto in occasione della Neomenia del mese di Abib (dopo Nissan), in cui si celebrava la festa di Pasqua, poiché il salmista ricorda che la festa che egli esorta il popolo a celebrare, fu stabilita in Egitto (5).

I. – Egli esorta il popolo di Dio a celebrare degnamente le feste.

1° Prescrive il modo in cui si debba lodare Dio (1, 2).

2° Ne indica i tempi (3);

3° ne designa le cause: – a) il precetto che Dio stesso ne ha fatto al suo popolo (4); – b) un motivo di riconoscenza per i benefici di cui ha ricolmato il suo popolo liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto e vegliando su di esso nel deserto  (5-7).

II – Lo istruisce in nome di Dio stesso sul culto che Gli è dovuto:

1° Lo invita a prestare una grande attenzione alle sue parole (8);

2° Lo esorta a mai adorare un dio nuovo, né straniero (9);

3° Insegna ad esso a non adorare che Lui solo, – a) che per la sua natura e la sua maestà è il sovrano Signore; – b) che per la sua bontà e carità è il suo proprio Dio; – c) che, per la sua potenza, lo ha liberato dalla terra d’Egitto; – d) che per la sua liberalità, è sempre pronto a colmarlo di beni (10);

4° Gli fa vedere i danni nei quali lo fa precipitare la sua infedeltà: – a) il suo popolo ha rifiutato di ascoltare i suoi insegnamenti divini per seguire i desideri del suo cuore, ai quali Dio li ha abbandonati (11-13); – b) Dio aveva promesso di liberarlo dai suoi nemici se fosse stato fedele, e non lo lascerebbe in preda ai loro attacchi (13-14); – c) assegna come causa di questo pericolo l’incostanza e la fluttuazione nelle vie di Dio, e predice la grandezza e l’eternità del supplizio degli infedeli (15); – d) lo rimprovera di averlo dimenticato e preso in disgusto i soccorsi che Dio aveva loro recato nel cammino verso la terra promessa, nutrendoli del più puro frumento e saziandoli col miele di roccia (16). 

Spiegazioni e Considerazioni

I. – 1-7

ff. 1. – 1° Il Profeta ci invita alla gioia, perché la gioia dilata il cuore e riempie lo spirito di viva luce. Essa è come il sole dell’anima: – perché è onore e gloria del padrone che i suoi servitori siano nella gioia; – perché Dio ama la gioia nei suoi servi; essa aiuta a perseverare nel suo servizio, mentre la tristezza li allontana da Lui. 2 ° Egli ci invita a rallegrarci in Dio a causa della sovrana perfezione del suo Esere, e dell’estrema bassezza della creatura; – a causa del soccorso continuo che dà alla nostra debolezza: « Abbiate delle esplosioni di gioia in onore di Dio che è nostra forza; » – perché Egli circonda di un amore particolare coloro dei quali si dichiara il Protettore. « cantate con santi trasporti le lodi del Dio di Giacobbe ». Che altri celebrino la loro cerchia ed i loro piaceri, voi celebrate il vostro Dio; altri celebrino chi li inganna, voi Chi vi protegge; altri celebrino il loro dio, cioè il loro ventre, voi invece il vostro Dio, il vostro Protettore. « Lodate con il vostro giubilo il Dio di Giacobbe; » perché, anche voi appartenete a Giacobbe: » ben di più, voi siete Giacobbe stesso, il minore dei due popoli servito dal suo maggiore (Gen. XXV, 23). « Lodate con il vostro giubilo il Dio di Giacobbe. Tutto ciò che non potete esprimere con le parole, non cessate di celebrarlo con i vostri trasporti di giubilo (S. Agost.) –  Lodate Dio con una grande gioia del cuore. Dio ama colui che dona con gioia, quanto più chi loda con gioia. – Cantare o recitare freddamente, talvolta anche con disgusto l’Ufficio Divino, riguardarlo come un carico pesante, è il marchio sicuro di un’anima tiepida che ama poco Colui in onore del quale esercita questo dovere. – È questo uno strumento di musica utile per eccitare la devozione di coloro che si comportano in tal senso. Per i Cristiani, il cui culto deve essere più elevato, non devono servirsene o intenderli se non per persuadersi che tutta la loro vita e la loro condotta debba comporre agli occhi di Dio e della Chiesa, come una santa armonia, con il legare la carità e la giustizia a tutti gli altri esercizi di pietà (Dug.).

ff. 4-6. – « Perché questo è un precetto dato ad Israele ed il giudizio appartiene al Dio di Giacobbe. » dov’è il precetto, li è anche il giudizio. In effetti, « … coloro che hanno peccato sotto la legge saranno giudicati dalla legge. » (Rom. II, 12) – Dio comanda la celebrazione delle feste, e sanziona questo comandamento con il giudizio riservato ai trasgressori. – È bene che celebriamo le feste che Egli ha istituito a testimonianza dell’amore che ci porta e dei benefici di cui ci ricolma. – Il mese cominciava presso i Giudei con la luna nuova; la luna nuova è la vita nuova. Che cos’è la luna nuova? « Se qualcuno è in Gesù-Cristo, è una creatura nuova. » (II Cor. V, 17). Cosa vuol dire: « suonate la tromba all’inizio del mese della tromba? » . Predicate con fiducia la vita nuova; non temete i rumori della vita antica (S. Agost.). – « Quando uscì dall’Egitto intese una lingua che gli era sconosciuta. » Quando avrete passato il maro Rosso, quando vi sarete liberato dei vostri peccati per la potenza della mano di Dio e con la forza del suo braccio, scoprirete i misteri di cui non avete sentito parlare, intenderete una lingua che non conoscevate e che, ascoltandola ora e conoscendo coloro che sono capaci di attestare che la conoscono, apprenderete  dove donare il vostro cuore (S. Agost.). – Un Cristiano uscito dall’Egitto raffigura la corruzione del secolo, parla ed ascolta una lingua che gli era in precedenza sconosciuta. – Il cuore nuovo on parla più il linguaggio corrotto del mondo  al quale ha rinunciato: egli parla la lingua dello Spirito Santo; egli intende e gusta delle verità che gli erano in precedenza sconosciute, e Dio comincia a dargli l’intelligenza dei suoi misteri. – « Egli ha liberato le sue spalle dai loro fardelli. » Chi ha dunque liberato le spalle di Giuseppe dai loro fardelli se non chi ha detto: « Venite a me, voi tutti che soffrite e siete carichi. » (Matth. XI, 28). – L’effetto più funesto del peccato di cui è caricato il peccatore, è che spesso egli non lo sente, e si crede perfettamente libero in mezzo alla più dura schiavitù; egli è assoggettato alle azioni più basse e più degradanti di un uomo libero e se ne crede onorato (Duguet).

ff. 7. – « Voi mi avete invocato nella vostra tribolazione, ed io vi ho liberato. » Ogni coscienza cristiana si riconosca qui, se ha attraversato piamente il mar Rosso; se essa ha deciso, con volontà ferma di credere e praticare una lingua che in precedenza ignorava fino ad allora, che essa ha riconosciuto che l’ha esaudito nella sua tribolazione? Perché la grande tribolazione per essa era l’essere abbattuta sotto il fardello  dei suoi peccati. Qual è la sua gioia di essere ora risollevato? Ecco che siete stato battezzato; una coscienza – ieri travolta – è oggi ricolma di gioia. Voi siete stato esaudito nella vostra tribolazione: ricordatevi di ciò che era questa tribolazione. Prima di giungere a questa cura salutare, da quante inquietudini eravate caricato! A quale giogo eravate sottoposto! Che afflizioni portavate nel vostro cuore! Quale preghiera interiore, piena di pietà e di devozione! I vostri nemici sono stati uccisi, tutti i vostri peccati distrutti: « voi mi avete invocato nella vostra tribolazione, ed Io vi ho liberato. » (S. Agost.). – « Io vi ho liberato nel segreto della tempesta; » non la tempesta del mare, ma la tempesta del vostro cuore. « Io vi ho esaudito nel segreto della tempesta; Io vi ho provato nell’acqua di contraddizione. » Sicuramente, colui che è stato esaudito nel segreto della tempesta, deve essere stato provato nell’acqua della contraddizione. Perché quando un uomo avrà abbracciato la fede, quando sarà stato battezzato, quando avrà cominciato a seguire la via di Dio, troverà numerosi contraddittori che cercheranno di sviarlo dalla fede, che lo minacceranno anche per quanto potranno, per distruggerlo ed abbattere il suo coraggio: ecco che cos’è questa acqua di contraddizione (S. Agost.).- Tre sono i felici effetti della tribolazione: – 1° essa ci spinge ad implorare il soccorso di Dio: « Voi mi avete invocato nella tribolazione; » – 2° essa porta Dio a venire in nostro soccorso in mezzo anche alle tempeste della tribolazione: « Io vi ho esaudito cacciandomi nel mezzo della tempesta della tribolazione; » – 3° essa ci prova e ci rende più forti nel servizio di Dio: « Io vi ho provato, etc. » – È da notare come Dio metta qui, nel numero dei suoi benefici, la prova che aveva fatto con il suo popolo alle acque di contraddizione. – Dio è spesso nascosto in mezzo alla tempesta e alle contraddizioni per provare i suoi, benché essi non se ne accorgano, e li libera nei tempi in cui la sua bontà e la sua saggezza lo ritengano più utile. (Dug.). Il segreto della tempesta è una di quelle espressioni che appartengono alle sacre Scritture, e che istruiscono e consolano quanto più le si mediti. Questa tempesta che salva gli Israeliti e perde gli Egiziani, figura quella che si scatena contro la Chiesa ed anche in ogni anima fedele che si è decisa a domare le proprie passioni. Ogni tempesta di questa natura racchiude un segreto di Dio. Oltre al movimento esteriore, che colpisce lo sguardo degli uomini, essa compie una operazione misteriosa del Maestro supremo che produce, quando gli piace, la calma e la salvezza in mezzo ad un mare increspato ed agitato. Paolo e Agostino hanno sentito queste tempeste ed hanno conosciuto il segreto divino. Tuttavia – dice questo Padre della Chiesa – non c’è bisogno che un’anima così caricata dal fardello dei suoi pecca tisi propone di condurre una vita calma e piacevole: essa avrà, come abbiamo visto in precedenza, le sua acque di contraddizione (Rendu). 

II. 8-18.

ff. 8-10. –  Grande onore è che Dio voglia parlarci Egli stesso, dichiararci la sua volontà. – Ammirevole condiscendenza di un Dio che, essendo la sovrana Giustizia, viene ad abbassarsi fino ad entrare in discussioni con il suo popolo, a fargli sentire ciò che ha fatto per lui e nello stesso tempo la sua estrema ingratitudine. – « Israele, se mi ascoltassi, non avresti fra te un dio nuovo. » Un “dio nuovo” è un dio fatto per un tempo, ma il nostro Dio non è nuovo, Egli è da tutta l’eternità. Il nostro Cristo è senza dubbio nuovo come uomo; ma come Dio, è eterno! Cos’era in effetti prima di ogni inizio? « In principio era il Verbo e il Verbo era in Dio, ed il Verbo era Dio » (Giov. I, 1). E il nostro Cristo è il Verbo che si è fatto carne, per abitare tra noi. Lungi da noi questo pensiero che Egli sia in qualche cosa un dio nuovo. Un dio nuovo è una pietra, un pezzo di argento o di oro, o un fantasma … Un gran numero di eretici si sono fatti, come i pagani, questa o quella divinità, si sono fabbricati questo o quel dio, e se non lo hanno posto nei templi, essi li hanno – cosa ben peggiore – stabiliti nei loro cuori, e si sono fatti essi stessi templi di questi falsi e ridicoli idoli. È un gran lavoro bruciare questi idoli fuori da sé, e purificare il luogo, non per un dio nuovo, ma per il Dio vivente. Tutti questi eretici (e noi possiamo aggiungervi tutti i filosofi deisti, naturalisti, materialisti, panteisti), correndo da opinione in opinione, forgiandosi questa o quella divinità, e variando la propria fede con la diversità dei loro errori, sembrano combattersi tra di loro, ma né gli uni né gli altri si ritirano dai pensieri della terra, e si accordano in questi pensieri terrestri. Essi hanno differenti opinioni, ma non hanno che una stessa vanità. Essi hanno un bel da farsi in disaccordo per la varietà delle loro opinioni, perché sono legati insieme dalla comunanza della loro vanità … Io sono colpito da questa espressione: « Non avrete tra voi un dio nuovo. » Il profeta non ha detto: “che viene lontano da voi”, come per parlare di qualche immagine venuta dall’esterno, ma in voi, nel vostro cuore, nei fantasmi della vostra immaginazione, nelle delusioni del vostro cuore; perché è là che portate il vostro dio nuovo, restando voi nella vostra antichità. « E dunque ascoltatemi » Egli dice, perché « Io sono Colui che sono » (Es. III, 14), voi non avrete in voi un dio nuovo, non adorerete un dio straniero. Se non immaginate un falso dio, non adorerete un dio fabbricato dall’uomo, e non avrete in voi un dio nuovo (S. Agost.). – « Perché Io sono ». Perché volete adorare ciò che non è? « Perché Io sono il Signore vostro Dio », perché Io sono Colui che sono. Ed in verità Io sono – Egli dice – Colui che sono, e che sono al di sopra di ogni creatura. Ma quale temporale vi ha aiutato? « Sono Io che vi ho tratto dall’Egitto ». Queste parole non si indirizzano solo al popolo Giudeo; perché noi siamo tutti stati tratti dalla terra d’Egitto, noi siamo passati tutti per le acque del mar Rosso, ed i nostri nemici che ci perseguitavano, sono morti nell’acqua. Non siamo dunque ingiusti verso Dio; non dimentichiamo il Dio eterno, per fabbricarci un dio nuovo. « Sono Io che vi ho tratto dalla terra dell’Egitto; aprite la bocca ed Io la riempirò. » Voi siete alle strette in voi stessi a causa del dio nuovo che vi siete fatti nel vostro cuore; bruciate questa vana immagine, rigettate dalla vostra coscienza un idolo fatto dalla mano d’uomo. « Aprite la bocca » confessando ed amando Dio, ed Io la riempirò, » perché in me si trova la sorgente di vita (Ps. XXXV, 10, S. Agost.). – Dio dichiara qui tre cose: – 1° che Egli è Dio; – 2° che Egli è il nostro Signore; – 3° che Egli è il nostro Salvatore ed il nostro liberatore, è il nostro benefattore. Noi dobbiamo quindi ascoltarlo come nostro Dio, adorarlo come unico Dio degno di adorazione, temerlo come nostro Padrone e Signore, amarlo come nostro Salvatore, cercarlo come Benefattore la cui liberalità non tende che a soddisfare e colmare tutti i nostri desideri. – « Aprite la vostra bocca ed Io la riempirò. » Queste parole sono più energiche di quelle di Gesù-Cristo: « … chiedete e riceverete; bussate e vi sarà aperto? » possiamo noi temere da queste promesse divine, sì fortemente accentuate, di essere abbandonati a noi stessi, nelle nostre necessità temporali o spirituali? – « Spalancate la vostra bocca ed Io la riempirò. » Dio occupa nei nostri cuori il posto che noi Gli facciamo; più ne cacciamo i desideri, più Egli è racchiuso e durevole; quando, con un vero pentimento, un vero desiderio di amarlo meglio, una Confessione sincera, una sottomissione piena e completa, noi gli lasciamo completamente questa dimora che si è scelta creandola in noi, la sua promessa non inganna: Egli viene interamente.

ff. 11, 12. – « Ed il mio popolo non ha obbedito alla mia voce, ed Israele non mi ha prestato attenzione. » Chi? A Chi? « Israele, a me. » O anima ingrata, anima che non vive se non per me, anima chiamata da me, riportata alla speranza da me, lavata dal peccato da me! « Ed Israele non mi ha prestato attenzione. » In effetti, essi sono battezzati, passano per le acque del mar Rosso; ma lungo il cammino mormorano, contraddicono, si lamentano, sono agitati da sedizioni; sono ingrati verso Colui che li ha liberati dall’inseguimento dei loro nemici, che li ha condotti attraverso l’aridità del deserto, dando loro bevanda e nutrimento, luce durante la notte e frescura dall’alba durante il giorno (S. Agost.). – « Ed Io li ho abbandonati ai desideri dei loro cuori. » Io li ho abbandonati non alla direzione salutare dei miei comandamenti « ma ai desideri del loro cuore, » … li ho lasciati a se stessi. L’Apostolo ha detto nello stesso senso: « Dio li ha lasciati ai desideri del loro cuore » (Rom. I, 24). Io li ho abbandonati ai desideri del loro cuore; essi seguono l’inclinazione delle loro affezioni. Ecco cosa deve fare orrore … gli uni preferiscono il circo, gli altri l’anfiteatro; questi le baracche degli istrioni stabilite nei villaggi, quelli il teatro; gli uni una cosa, gli altri un’altra; altri infine, il loro dio nuovo. « Essi seguono l’inclinazione delle loro affezioni. » (S. Agost.). –  Il peccatore ama meglio ascoltare  i compiacenti che lo lusingano, piuttosto che ascoltare la verità di Dio che lo condanna. Egli vuole essere ingannato e che lo si inganni. È così che Dio si vendica in Dio; Egli fa nascere il suo supplizio dallo stesso peccato; Egli lo acceca con le proprie tenebre, e per metterlo nello stato più deplorevole, non fa altro che abbandonarlo ai desideri del suo cuore e allo smarrimento dei suoi pensieri (Dug.). –  Non si ammirerà mai abbastanza questa sublimità, questa profondità, questa calma terrificante, questo muto terrore della vendetta divina. Dio vuol combattere e punire infine i suoi nemici sopportati per lungo tempo. Dove prenderà le sue armi? Dove va a cercare i suoi strumenti di supplizio? È nel cuore dei colpevoli, così ricco di desideri, è nella loro immaginazione sì feconda di progetti; è nella loro memoria, sì piena di voluttuosi e brillanti ricordi, che Egli trova i castighi più formidabili. Questi desideri manterranno eternamente il loro divorante ardore; questa immaginazione riprodurrà sempre le stesse chimere; questa crudele memoria richiamerà sempre gli stessi ricordi, e tutto ciò con la certezza che il tempo sarà … l’eternità (Rendu).

ff. 13, 14. – « Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele avesse camminato per le mie vie ». Forse questo Israele si dice: io pecco, è evidente; io seguo le inclinazione delle affezioni del mio cuore; ma è colpa mia? Questo la fa il diavolo, ciò è fatto dai demoni. Che cos’è il diavolo, cosa sono i demoni? Sono i vostri nemici. Ora, « se Israele avesse marciato nelle mie vie, Io avrei umiliati i suoi nemici. » Dunque. « se il mio popolo mi avesse ascoltato,  »  ed è il mio popolo che non mi ascolta – « Se il mio popolo mi avesse ascoltato. » Che vuol dire « mi avesse ascoltato?» Se avesse camminato nelle mie vie. Esso piange e geme sotto l’oppressione dei suoi nemici; « Io avrei umiliato i suoi nemici, ed avrei appesantito la mia mano su coloro che l’affliggevano. » (S. Agost.).  – « Se tu avessi camminato nella via di Dio, avresti abitato in una pace eterna. » (Baruch III, 15). « Se tu fossi stato attento ai miei precetti, la tua pace sarebbe stata come un fiume e la tua giustizia come i flutti del mare, la tua posterità sarebbe stata moltiplicata come le sabbie del mare, i tuoi figli come le pietre delle sue sponde, mai sarebbe perito, mai il suo nome sarebbe stato cancellato dalla mia presenza. » (Isai. XLXVIII, 18, 19).

ff. 15. – Ma or anche hanno da lamentarsi dei loro nemici? Essi sono diventati da se stessi i loro nemici più accaniti. E come? Vedete ciò che viene in seguito. Voi vi lamentate dei vostri nemici, che siete voi stessi? « I nemici del Signore hanno violato la parola che Gli avevano dato. » Voi rinunciate? Io rinuncio! E ritorna alle cose alle quali rinunzia. A cosa rinunciate, in effetti, se non alle azioni cattive, alle azioni che il demonio suggerisce, alle azioni che Dio condanna, ai furti, alle rapine, agli omicidi, agli adulteri, ai sacrilegi, alle colpevoli curiosità? Voi rinunciate a tutte queste colpe e ben presto, ritornando sui vostri passi, vi lasciate ricadere di nuovo. » (S. Agost.). « Essi fanno professione di conoscere Dio, ma vi rinunciano con le loro azioni: essi sono abominevoli, ribelli ed incapaci di ogni bene. » (Tit. I, 16).  Essi lo hanno amato con le labbra, ma la loro lingua ha mentito al Signore; il loro cuore non era retto davanti a Lui, non erano fedeli alla sua alleanza. » (Ps. LXXVII, 39, 40), (S. Agost.). – « I nemici di Dio hanno violato la fedeltà che Gli hanno promesso. » E quanto grande è la pazienza del Signore! Perché i suoi nemici non sono abbattuti? Perché non si trova la terra per ingoiarli? Perché il fuoco del cielo non li riduce in cenere? Perché la pazienza del Signore è grande. Resteranno dunque impuniti? Non si può. Non si lusinghino della sua misericordia al punto da pensare ad una ingiustizia da parte sua: « Ignorate che Dio è paziente per indurvi alla penitenza? Ma voi nella durezza del vostro cuore, nell’impenitenza del vostro cuore, ammassate contro di voi tesori di collera per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere. » (Rom. II, 5-6). Se non lo fa oggi lo farà allora; se lo fa anche oggi, non lo fa che temporaneamente. Ma allora, per chi non sarà convertito né corretto, Egli lo farà eternamente … ma voi dite, che farà loro? Essi non sono viventi? Non respirano l’aria, non vedono la luce, non bevono l’acqua, non mangiano i frutti della terra? « Il loro tempo sarà l’eternità … » io non posso comprendere queste parole che del fuoco eterno, di cui la scrittura dice: « Il loro fuoco non si estinguerà, ed il loro verme non morirà » (Ps. LXVI, 24). Ma la Scrittura – mi si dirà – ha parlato degli empi e non di me; perché, benché io sia peccatore, benché io sia adultero, benché sia ingiusto, benché io sia rapinatore, benché spergiuro, io ho come fondamento il Cristo, io sono Cristiano, sono stato battezzato: sarò purificato dal fuoco, a causa del fondamento sul quale sono stabilito, io non perirò! Rispondetemi dunque ancora: Chi siete voi? Io sono un Cristiano, voi rispondete. Passi provvisoriamente. Cosa siete ancora? Un rapinatore, un adultero, uno di questo altri colpevoli di cui l’Apostolo ha detto che coloro che commettono questa sorta di peccati non possederanno il regno dei cieli (Gal. IV, 21). E cosa? Non essendo emendati da questi peccati, non avendo fatto penitenza di queste cattive azioni, voi sperate di possedere il regno dei cieli? Mettetevi dunque in questo momento sotto gli occhi la venuta del Giudice superiore. Ebbene! Grazie a Dio, Egli non ha taciuto sulla sua sentenza definitiva, non ha messo fuori gli accusati, non ha tirato il velo su di essi. Egli ha voluto farci conoscere in anticipo ciò che si è proposto di fare; ed eccolo: « … Tutte le nazioni saranno radunate davanti a Lui (Matth. XXV, 32). Cosa farà? Le separerà: metterà gli uni alla sua destra, gli altri a sinistra. Vedete qualche altro posto intermedio? Coloro dunque che quaggiù fanno tutte queste cose, avendoci detto l’Apostolo che non possiederanno il regno di Dio: essi non saranno alla destra del Cristo, con coloro ai quali dirà. « venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno. » Ma se non sono alla destra di Dio, non resta loro altra alternativa che essere alla sua sinistra: « … andate dunque nel fuoco eterno. » (Matth. XXV, 34). « Il loro tempo sarà l’eternità. » 

ff. 16. – « Voi conoscete – dice S. Agostino – il puro frumento di cui si nutrono i nemici stessi che hanno mentito al Signore; voi sapete che Egli li ha ammessi ai suoi Sacramenti, che Giuda il traditore vi ha partecipato. Gli ingrati! Essi sono stati nutriti con il fiore del frumento più puro, sono stati saziati col miele uscito dalla roccia, e questa roccia è Gesù-Cristo; ed essi sono stati in seguito infedeli al Signore, sono diventati i suoi nemici « … il tempo del loro supplizio sarà l’eternità. » – Quanti numerosi sono i nemici di Dio che violano la fedeltà che hanno promesso, e che sono nutriti non solo col fior di frumento più puro, ma ancora col miele estratto dalla roccia, vale a dire dalla saggezza del Cristo! Quanti sono coloro affascinati dalla sua parola, dalla conoscenza dei suoi Sacramenti, dalla spiegazione delle sue parabole! Quanto numerosi sono coloro che vi trovano le loro delizie, quanto numerosi coloro che esclamano: il miele non è fornito da alcun uomo, esso viene dalla pietra, che è il Cristo! Quanto numerosi sono coloro che si saziano di questo miele, ed esclamano: esso è soave, non c’è niente di meglio, niente di più dolce allo spirito ed alla bocca! E tuttavia questi uomini sono nemici di Dio, violano la fedeltà che Gli hanno promessa (S. Agost.).

ff. 17. – Nessuno più di Davide ha conosciuto ed espresso il fascino del simbolo eucaristico: « Dio –egli dice- ha nutrito il suo popolo col grasso di frumento, e lo ha saziato. » Quale frumento, riprende S. Agostino, se non quello del quale Egli stesso ha detto: « Io sono il pane vivente disceso dal cielo? ». Se Dio nutre anche le nostre anime in esilio, quanto più farà per saziarci in patria? » – Il Dottore angelico ci fa percepire l’ammirevole relazione tra il frumento e questo corpo divino: « nascosto nel covone, il frumento è figura del corpo di Gesù-Cristo nel seno della Vergine Santissima, perché si può applicare a Maria questa parola dello Sposo del Cantico alla sua Sposa: « … Il tuo seno è come un mucchio di grano » (Cant. VII, 2). Quando il lavoratore semina il suo campo, il chicco di frumento che egli semina, ricorda la morte del Salvatore, predetta da Lui stesso con questi termini: « Se il chicco non cade e non muore in terra, non porta frutto » (Giov. XII, 24). Infine il frumento trasformato in pane rappresenta il Corpo glorioso di Gesù-Cristo, che è in cielo l’alimento degli Angeli e dei Santi, secondo questa parola del salmista: « L’uomo è nutrito dal pane degli Angeli » (S. Thomas, opusc. XLV).

MESSA DI CAPODANNO 2020

MESSA DI CAPODANNO (2020)

CIRCONCISIONE DI N. SIGNORE E OTTAVA DELLA NATIVITÀ.

Stazione a S. Maria in Trastevere

Doppio di II classe. – Paramenti bianchi.

La liturgia celebra oggi tre feste: La prima è quella che gli antichi sacramentari chiamano « nell’Ottava del Signore ». Gesù è nato da otto giorni. Così la Messa ha numerosi riferimenti a quelle di Natale. La seconda festa ci ricorda che, dopo Dio, noi dobbiamo Gesù a Maria. Cosi un tempo si celebrava in questo giorno una seconda Messa in onore della Madre di Dio nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Ne è rimasta una traccia nella Orazione, nella Secreta e nel Postcommunio, che sono prese dalla Messa votiva della SS. Vergine, e nei Salmi dei Vespri, tolti dal suo Officio. – La terza festa, infine, è quella della Circoncisione, che si celebra dal VI secolo. Mosè imponeva questo rito purificatore a tutti i bambini Israeliti, l’ottavo giorno dalla loro nascita (Vang.). È una figura del Battesimo per il quale l’uomo è circonciso spiritualmente. « Tu vedi – dice S. Ambrogio – che tutta la legge antica è stata la figura di quello che doveva venire; infatti anche la circoncisione significa espiazione dei peccati. Colui che è spiritualmente circonciso con la correzione dei suoi vizi, è giudicato degno dello sguardo del Signore » (1° Notturno). Così, parlando del primo sangue divino che il Salvatore versò per lavare le nostre anime, la Chiesa insiste sul pensiero della correzione di quello che di cattivo è in noi. « Gesù Cristo ha dato se stesso per riscattarci da ogni iniquità e purificarci » (Ep.). « Degnati, Signore, con questi celesti misteri, di purificarci » (Secr.). «Fa, o Signore, che questa Comunione ci purifichi dei nostri peccati » (Postcom.).

Incipit

In nómine Patris, ☩ et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Isa. IX: 6
Puer natus est nobis, et fílius datus est nobis: cujus impérium super húmerum ejus: et vocábitur nomen ejus magni consílii Angelus. [Ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio, il cui impero poggia sugli ómeri suoi: e il suo nome sarà: Angelo del buon consiglio.
Ps XCVII: 1
Cantáte Dómino cánticum novum: quia mirabília fecit. [Cantate al Signore un cantico nuovo: perché ha fatto cose mirabili.]
Puer natus est nobis, et fílius datus est nobis: cujus impérium super húmerum ejus: et vocábitur nomen ejus magni consílii Angelus. [Ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio, il cui impero poggia sugli ómeri suoi: e il suo nome sarà: Angelo del buon consiglio.]

Oratio

Orémus.
Deus, qui salútis ætérnæ, beátæ Maríæ virginitáte fecúnda, humáno géneri praemia præstitísti: tríbue, quǽsumus; ut ipsam pro nobis intercédere sentiámus, per quam merúimus auctórem vitæ suscípere, Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum:  O Dio, che mediante la feconda verginità della beata Maria, hai conferito al genere umano il beneficio dell’eterna salvezza: concédici, Te ne preghiamo: di sperimentare in nostro favore l’intercessione di Colei per mezzo della quale ci fu dato di ricevere l’autore della vita: il Signore nostro Gesú Cristo, tuo Figlio:

Lectio

Léctio Epístolæ beati Pauli Apóstoli ad Titum.
Tit 2:11-15
Caríssime: Appáruit grátia Dei Salvatóris nostri ómnibus homínibus, erúdiens nos, ut, abnegántes impietátem et sæculária desidéria, sóbrie et juste et pie vivámus in hoc saeculo, exspectántes beátam spem et advéntum glóriæ magni Dei et Salvatóris nostri Jesu Christi: qui dedit semetípsum pro nobis: ut nos redímeret ab omni iniquitáte, et mundáret sibi pópulum acceptábilem, sectatórem bonórum óperum. Hæc lóquere et exhortáre: in Christo Jesu, Dómino nostro.

OMELIA I

IL PROGRAMMA DELLA NOSTRA VITA

[A, Castellazzi: Alla Scuole degli Apostoli. Ed. Artigian. Pavia, 1929]

“Carissimo: La grazia di Dio nostro Salvatore si è manifestata per tutti gli uomini, insegnandoci che, rinunciata l’empietà e i desideri mondani, viviamo con temperanza; con giustizia e con pietà in questo mondo, in attesa della beata speranza e della manifestazione gloriosa del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per redimerci da ogni iniquità, e formarsi un popolo puro che gli fosse accetto, zelante delle buone opere. Così insegna ed esorta in Cristo Signor nostro” (Tit. II, 11-15). –

Quando S. Paolo si recò nell’isola di Creta col suo discepolo e collaboratore Tito, vi trovò parecchi gruppi di Cristiani, che non erano organizzati in una gerarchia regolare. Non potendo l’Apostolo trattenersi a lungo nell’isola, vi lasciò Tito a organizzare quella Chiesa. Più tardi gli scrive una lettera. In essa gli dà norme da seguire nell’adempimento del suo ufficio pastorale rispetto agli uffici ecclesiastici, ai doveri delle varie classi di persone e ai doveri generali dei Cristiani. Nel brano riportato, avendo prima stabiliti i doveri secondo i differenti stati, reca la ragione per la quale i Cristiani sono tenuti a questi doveri. Sono tenuti perché Dio, che nella sua bontà è sceso dal cielo per tutti, ha insegnato a tutti a rinunciare all’empietà e ai desideri del secolo per vivere nella moderazione, nella giustizia, nell’amor di Dio. Così vivendo saranno consolati dalla presenza della venuta del Redentore, il quale ha dato in sacrificio se stesso per riscattarci dal peccato, e così formare di noi un popolo veramente eletto, tutto dato alle buone opere. Sul cominciare dell’anno la Chiesa ripete a noi questo insegnamento, per esortarci a vivere secondo

1. Pietà,

2. Temperanza,

3. Giustizia.

1.

L’Incarnazione e la vita su questa terra del Figlio di Dio, sono una scuola efficacissima per tutti gli uomini. « Tutta la sua vita mortale — dice S. Agostino — fu una scuola di ben vivere per mezzo della natura umana che si è degnato di assumere» (De vera Relig. 16, 32). In primo luogo Gesù Cristo ci insegnò che per attendere la beata speranza dobbiamo aver rinunciata l’empietà e i desideri mondani. – Nella religione pagana, che i novelli Cristiani avevano abbandonata, il culto della verità non esisteva. Si aveva qualche conoscenza di Dio, ma non si adorava come Dio. Il culto che gli si prestava era superstizioso quando non era immorale. Dell’ultimo fine dell’uomo si aveva un’idea sbagliata. Non si cercava tanto di condurre una vita terrena, che fosse preparazione alla vita celeste, quanto di godere quaggiù più che fosse possibile, come se tutto dovesse finire in questa valle di lacrime. Non si alzava a Dio la mente, la quale non sapeva sollevarsi da quanto cadeva sotto gli occhi. Tra queste dense tenebre di errori e di corruzione apparve Gesù, sapienza increata, che insegnò la vera dottrina rispetto a Dio uno ed eterno: che ci manifestò le verità che riguardano la seconda vita; ne indirizzò le menti e i cuori a Dio, nostro principio e nostro fine. – I novelli convertiti avevano rinunciato alle dottrine empie del paganesimo, ma ciò non era tutto. L’edificio vecchio dell’empietà era stato demolito, e al suo posto bisognava innalzare l’edificio della pietà. Quanti esempi ci ha lasciato Gesù Cristo in proposito! A dodici anni sale al tempio con Maria e con Giuseppe per la solennità di Pasqua. Terminata la solennità, rimane in Gerusalemme. Quando, dopo tre giorni di ricerche, Maria e Giuseppe lo ritrovano, al lamento della Madre Gesù risponde: « Perché mi cercavate? Nulla sapevate che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio? » (Luc. II, 49). E come attendeva Gesù in quei giorni alle cose del Padre suo? Stando nel tempio seduto in mezzo ai dottori in atto di ascoltarli e interrogarli. Grande scuola di pietà pei fanciulli, i quali dall’apprendimento delle cognizioni profane non devono disgiungere l’apprendimento delle cognizioni divine. Appena la loro mente si apre devono incominciare a interessarsi della loro sorte celeste, a conoscer Dio, a conoscere la sua volontà. Grande scuola anche per gli adulti. L’obbligo di interessarsi di Dio, del nostro ultimo fine incomincia alla soglia, della vita, e non cessa che alla nostra partenza da questo mondo. Se le verità che riguardano Dio le abbiam dimenticate, bisogna richiamarle alla mente con lo studio del Catechismo, con la frequenza alle prediche. – Interessarsi di Dio vuol dire procurare la sua gloria. Questa procurò sempre Gesù in tutta la sua vita. E la sera che precedette la sua passione poteva dire : «Padre, io ti ho glorificato sulla terra» (Giov. XVII, 4). Noi possiamo dar gloria a Dio mostrandoci Cristiani pubblicamente, edificando gli altri con la frequenza ai santi Sacramenti, con la pratica degli esercizi di pietà. Interessarsi di Dio vuol dire intrattenersi con Lui mediante la preghiera. Gesù Cristo, che ci ha insegnato ed esortato a pregare con la parola, ci ha anche grandemente confortato alla pratica della preghiera col suo esempio. Egli prega nel tempio e prega sul monte quando ha cessato di ammaestrare le turbe. Prega nel deserto e prega nella gloria della trasfigurazione; prega di giorno e prega di notte. Prega quando risuscita Lazzaro, quando istituisce l’Eucaristia. Con la preghiera incomincia e chiude la sua passione. In una parola, Egli ha praticamente dimostrato come «bisogna pregar sempre, senza stancarsi mai» (Luc. XVIII, 1).

2.

E’ naturale che nella religione pagana l’uomo non fosse portato alla rinuncia, al sacrificio. Il piacere, l’accontentamento delle passioni non vi trovavano ostacolo alcuno. Tutt’altro, invece, è nella Religione Cristiana. Gesù Cristo venne su questa terra a darci insegnamenti ed esempi affatto opposti agli insegnamenti e agli esempi pagani. Egli è venuto a insegnarci che rinunciati i desideri mondani viviamo con temperanza. Si tratta di una vera riforma della vita. Non solo bisogna voltare la schiena alle antiche abitudini: bisogna formarsi abitudini nuove. Uno può voltare la schiena alle antiche abitudini, senza allontanarsene troppo. Senza staccare da esse il cuore. È un addio forzato col desiderio, se non sempre con la speranza, dell’a rivederci. Non siamo noi che ci distacchiamo da ciò che domina in questo mondo: sono spesso le circostanze che cene staccano: sono questi beni apparenti che spesso ci abbandonano, lasciando noi nell’amarezza. Questa non è la sobrietà e la temperanza insegnataci da Gesù Cristo e dai suoi Apostoli. Gesù Cristo ci ha insegnato la rinuncia ai desideri sregolati dei beni di questo mondo. E rinuncia vuol dire staccarsene senza rimpianto, e senza desiderio di ritornarvi. Rinuncia vuol dire essere pronto a sostenere qualunque sforzo, a impegnarsi in un combattimento lungo e faticoso, a provare avversione per ciò che prima si amava, ad amare e praticare ciò che prima si odiava. « Gesù Cristo ci ha redenti, affinché, conducendo una vita illibata e ricca di buone opere possiamo divenire eredi del regno di Dio» (Ambrosiaster, in Ep. ad Tit.. cap. II, v. 11). Il Cristiano che vuol conseguire l’eredità del regno celeste, deve saper porre un freno alle proprie tendenze; altrimenti non riuscirà a condurre una vita illibata, ad arricchirsi di buone opere. Senza la temperanza saremo ben presto travolti dalle passioni. La malerba cresce presto: tagliata, ricompare ben tosto. Le passioni, anche rintuzzate, rialzano subito il capo. L’odio, la superbia, l’avarizia, la lussuria, la gola si fanno sentire a nostro dispetto. Che avverrà se, invece di combatterle con la mortificazione ne porgiamo loro alimento, con l’assecondarle? Presto ci prenderanno la mano e ci trasporteranno dove esse vogliono. Tanto, coloro che non sanno mai porre un limite alle loro brame non possederanno mai neppure su questa terra il godimento che vanno immaginandosi. Un viandante si propone di arrivare a quell’altura che si presenta al suo sguardo. Quando vi è giunto vede che, dopo uno spazio più o meno esteso di terreno piano, si trova un’altra altura. Non si dà pace finché non ha raggiunta anche quella. Arrivato vi vede ripetersi la scena di prima. Nuova altura, e dopo quella un’altra ancora, ed egli è inquieto perché non può raggiungerle tutte. Così, coloro che non sanno mai mettere un limite ai loro desideri, che non sanno imporsi delle privazioni saranno sempre malcontenti e irrequieti per le disillusioni che provano. I volti sereni, l’allegria schietta, che è il riflesso della pace dell’anima, si cercherebbero invano tra coloro che si fanno un idolo del ventre, degli onori, delle ricchezze, dei piaceri. Chi vuol trovarli li deve cercare tra coloro che sanno porsi un freno nell’uso dei beni di questa vita, e sanno moderare le loro voglie.

3.

Gesù Cristo ci ha anche insegnato a vivere con giustizia rispetto al prossimo. Questa giustizia richiede « che nessuno desideri ciò che è del prossimo » (S. Efrem). Molto più richiede che non si tolga ciò che è del prossimo. Richiede che non gli tolgano i beni materiali coi furti, con le appropriazioni indebite, con le dannificazioni, con le frodi, con la sottrazione della paga dovuta, col non mettersi in grado di pagare i debiti ecc. Richiede che non gli si tolgano i beni morali con le calunnie, con le mormorazioni, con le critiche ingiuste, con le insinuazioni. Richiede che non gli si tolgano i beni spirituali con il cattivo esempio, con la propaganda dell’errore, con toglierlo alle pratiche di pietà, con avviarlo alle usanze mondane. – L’uomo è creato per vivere in società. La vita sociale ha molti privilegi; ma, si sa: ogni diritto ha il suo rovescio. La vita sociale porta con sé anche i suoi pesi. Caratteri perfettamente uguali non si trovano. Ogni creatura ha la sua natura. E questo basta perché possano sorgere dissensi, contrasti tra coloro che, o per un motivo o per un altro, si trovano a contatto. Lo spirito della giustizia vuole che in questi casi non si abbia a scendere a liti o a recriminazioni. « Gli uni portate i pesi degli altri, e così adempirete la legge di Cristo », ci dice l’Apostolo (Gal. VI, 2). Il quale ancor più chiaramente dice ai Corinti: « In tutti i modi è già un mancamento l’aver delle liti gli uni con gli altri. E perché piuttosto non sopportate qualche ingiustizia? Perché piuttosto non soffrite qualche danno? » (I Cor. VI, 7). Invero se domandiamo a Dio che sopporti noi, è troppo giusto che noi sopportiamo gli altri. Sentiamo l’Ecclesiastico: «Un uomo nutre lo sdegno contro un altr’uomo, e chiede che Dio lo guarisca? Egli non usa misericordia verso il suo simile, e chiede perdono de’ suoi peccati? Egli che è carne conserva rancore, e chiede che Dio gli sia propizio?» (Eccli XXVIII, 3-5). – È spirito di giustizia non restringere la mano quando si tratta di soccorrere i fratelli bisognosi. La solennità di quest’oggi c’insegna che Gesù Cristo ha dato per noi il suo sangue. E noi, seguaci di Gesù Cristo, non faremo cosa straordinaria se daremo al nostro prossimo un po’ di quei beni, che Dio ci ha largiti. Dovessimo dare al nostro prossimo tutto quanto possediamo non daremo mai quanto a noi ha dato Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per redimerci da ogni iniquità. Non lesiniamo nel dimostrare la nostra giustizia verso il prossimo,se vogliamo sperare la manifestazione gloriosa del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.« Chiunque, pertanto, vuol pervenire al regno celeste, viva con temperanza verso se stesso, con giustizia verso il prossimo, con pietà perseverante verso Dio» (S. Fulgenzio, De remiss. Pacc. L. 1 c. 23).Cominciamo subito da quest’oggi a mettere in pratica questo programma affinché, se il Signore volesse chiamarci al rendiconto nel corso di quest’anno, in qualunque momento ci chiami abbia a trovarci pronti.Mons. Francesco Iannsens, Vescovo di Nuova Orleans, venerato dai suoi figli come un santo, viaggiando sopra un piroscafo alla volta d’Europa, è colpito improvvisamente dalla morte. Non gli rimane che il tempo di inginocchiarsi in cabina e dire: «Mio Dio, vi ringrazio che son pronto» (La Madre Francesca Zaverio Cabrini; Torino 1928, p. 144-45). Che d’ora innanzi la nostra vita sia tale, da poter anche noi dare questa risposta alla divina chiamata, in qualunque momento e in qualunque circostanza si faccia sentire!

Graduale

Ps XCVII:3; 2
Vidérunt omnes fines terræ salutare Dei nostri: jubiláte Deo, omnis terra.
V. Notum fecit Dominus salutare suum: ante conspéctum géntium revelávit justitiam suam. Allelúja, allelúja.

[Tutti i confini della terra videro la salvezza del nostro Dio: acclami a Dio tutta la terra.
V Il Signore ci fece conoscere la sua salvezza: agli occhi delle genti rivelò la sua giustizi. Alleluia, alleluia.]
Heb I: 1-2
Multifárie olim Deus loquens pátribus in Prophétis, novíssime diébus istis locútus est nobis in Fílio. Allelúja.

[Un tempo Iddio parlò in molti modi ai nostri padri per mezzo dei profeti, ultimamente in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio. Allelúia.]

Evangelium

Luc II:21
In illo témpore: Postquam consummáti sunt dies octo, ut circumciderétur Puer: vocátum est nomen ejus Jesus, quod vocátum est ab Angelo, priúsquam in útero conciperétur.

OMELIA II.

(L. Goffiné, Manuale per la santificazione delle Domeniche e delle Feste; trad. A. Ettori P. S. P.  e rev. confr. M. Ricci, P. S. P., Firenze, 1869).

 “In quel tempo compiuti gli otto giorni per far la circoncisione del bambino, gli fu posto nome GESÙ, come era stato nominato dall’Angelo prima di esser concepito”.

Perché Cristo fu circonciso l’ottavo giorno dopo la sua nascita; e quali sentimenti deve ridestare in noi il Nome di Gesù?

La circoncisione si faceva otto giorni dopo la nascita del fanciullo. Gesù, essendo Dio, poteva dispensarsi da questa dolorosa cerimonia della legge mosaica; ma ci si volle sottomettere per più ragioni, egualmente degne della sua sapienza ed amore.

1° Nell’assoggettarvi la sua sacra persona abolì onorevolmente un rito stabilito da Dio per un certo tempo soltanto.

2.° Provò così che Egli avea veramente un corpo umano, e confuse fin d’allora i sofismi dell’eresia, che nonostante la chiara prova dei suoi patimenti e fatti nella sua vita mortale, dovevano un giorno negarne la realtà.

3.° Mostrò che Egli era Figlio di Abramo, dal quale il Messia doveva uscire. Prevenne le obiezioni possibili a farsi dai Giudei per impugnare la divinità del Messia, sotto pretesto che Egli era straniero, ed acquistò il diritto di conversare con essi per la salute delle loro anime.

4. ° Divenne nostro modello, ci insegnò l’obbedienza, ci ispirò un giusto orrore per il peccato, e si fece nostra vittima. – Il nostro dovere è d’entrare nei sentimenti del Salvatore, e di profittare delle lezioni che oggi ci porge. Perciò sforziamoci:

1. ° Di concepire un vivo orrore del peccato, che sottopone questo tenero fanciullo ed una così dolorosa cerimonia.

2. ° Di staccarci sinceramente dalle cose create, e vegliare attentamente sui nostri sensi, perché non siano sedotti dagli oggetti esterni.

3. ° Di unire i nostri cuori al cuor di Maria. Chi può esprimere ciò che questa tenera Madre provò, quando vide scorrere le prime gocce del sangue del suo Figlio? Come Gesù e Maria offriamoci in sacrifizio al Signore: sottomettiamoci con fedeltà e rispetto a tutte le pratiche sante che la sua legge c’impone, ed accettiamo senza lamento le pene che la sua Provvidenza c’invia. Tali debbono essere in questa solennità sì istruttiva, sì commovente, i sentimenti e le disposizioni nostre. – Usava tra i Giudei di dare un nome al fanciullo il giorno della sua circoncisione. Non era egli giusto che al momento in cui il Figlio dell’uomo era ascritto tra i figli di Dio, onorato della sua alleanza, ricolmo dei suoi doni e fatto erede delle sue promesse, prendesse un nome che richiamasse questa gloriosa adozione e il sublime ufficio ond’era rivestito? Il Cristo ancora volle prendere il suo augusto Nome quando fu circonciso, per conformarsi in tutto non solamente alle leggi, ma ancora alle pie costumanze del popolo di Dio, ed insegnarci così con qual fedeltà noi dobbiam seguitare le usanze religiose ed i riti della Chiesa. Ma qual nome prenderà Egli? E chi ha il diritto d’imporre a Lui un nome? Ai padri spetta il diritto d’imporre il nome ai loro figli; ed i nomi più convenienti son quelli che indicano meglio le essenziali qualità delle cose a cui si applicano. Ne consegue che nessuna creatura nel cielo o sulla terra, nemmeno Giuseppe e Maria, potevan dare il nome al Figlio di Dio; perocché nessuno era capace dì comprendere l’eccellenza di sua natura e la dignità del suo ufficio. Dio Padre solo poteva dare al suo Figlio il Nome che perfettamente esprimesse l’adorabil carattere di Lui. Ed ecco infatti che l’eterno Padre incarica un principe della sua corte di recare dal cielo in terra il nome del suo Figlio. L’Arcangelo Gabriele, onorato di questo augusto incarico, venne ad annunziare a Maria e la sua divina maternità e il Nome da porsi al Figlio che a Lei nascerebbe. Fu ancora indicato da un Angelo a s. Giuseppe in un’altra occasione. Fin allora quell’adorabile Nome non era conosciuto che dall’eterno Padre, dagli Angeli, da Maria e da Giuseppe; il momento di svelarlo al mondo è arrivato. Dall’alto dei cieli, contemplando il suo amatissimo Figlio, sottoposto all’umiliante e dolorosa cerimonia della circoncisione, Dio Padre ruppe all’improvviso il silenzio, e gli dette un Nome per il quale lo dichiarò senza peccato, innocente, santissimo, ed il principe della salvezza per tutti gli uomini. – Infatti questo nome è un Nome d’ineffabile gloria, un Nome superiore a tutti i nomi. Se bramate saperlo, prostratevi con la fronte nella polvere; poiché a questo Nome  ogni ginocchio si piegherà eternamente in cielo, in terra e nell’inferno. Gesù, cioè Salvatore, ecco il Nome del Figlio di Dio. Vedete con quanta cura l’eterno Padre solleva ogni umiliazione del suo Figlio con una rivelazione della sua gloria! Ogni volta che il Salvatore mostra la sua umanità, il Padre fa risplendere la divinità di Lui. Sì, il Nome di Gesù è sopra a tutti i nomi: nel cielo l’ammirazione, sulla terra la riconoscenza, nell’inferno lo spavento, a questo Nome di potenza, d’amore e di vittoria, faranno eternamente piegare il ginocchio agli Angeli, agli uomini, al demonio. – Il Nome di Gesù è un nome di potenza. Ci ricorda Colui per il quale tutto è stato fatto; il Verbo di Dio, che porta nella sua mano il mondo; il Re dei re, il Signore dei signori, il cui regno spirituale è su tutte le nazioni ed età; l’Agnello dominatore del mondo, per cui sono stati fatti tutti i secoli; ed i re ed i popoli, lo vogliano o no, sono come il bastone nella mano del viandante, o come i servi sotto la potestà dei loro padroni; servi che Egli innalza, glorifica, se a Lui sono fedeli; e getta via e spezza come fragili vasi, se osano ribellarsi a Lui. –

Nome d’amore. Il semplice suono di due sillabe che compongono il Nome di Gesù, risveglia la nostra attenzione e riconoscenza per l’Autore della nostra salute, che s’è fatto uomo a fine d’innalzarci a Lui, è nato in una stalla, ha pianto, è stato perseguitato, calunniato, colmo di ingiurie, deriso, flagellato e crocifisso per noi; che, per riconciliarci col Padre suo, è resuscitato da morte, asceso al cielo, ove fa per noi l’ufficio d’avvocato e mediatore; e che finalmente, per consolarci, per sostenerci, si è fatto compagno del nostro pellegrinaggio, dimorando notte e giorno sui nostri altari.

Nome di vittoria. Gesù significa Salvatore, conquistatore, trionfatore. L’uomo e il mondo eran caduti sotto la potestà del demonio; di questo forte armato che teneva la sua preda incatenata da quattro mila anni. E Dio sa come egli usasse del suo potere! Il Figlio del Padre discese dal cielo per discacciare l’usurpatore, spezzare il suo giogo e liberar lo schiavo universo; il suo Nome ricorda le sue vittorie. Gesù è nostro Salvatore nel significato il più esteso di questa parola. Salvatore di tutto intero l’uomo: Egli salva il nostro spirito dal giogo dell’errore e delle umilianti, infami, crudeli superstizioni; salva il nostro cuore dalla tirannia delle passioni; salva il corpo dai mali che pesavan su lui nel paganesimo; gli comunica il germe della gloriosa immortalità; salva il fanciullo, lo sposo, il padre, la società: tutto Egli ha salvato. Ancora un po’ di tempo, quando il Salvatore venne al mondo; e la società era perduta: ed or c’impedisce di ricadere nell’abisso onde ci ha tratti. Gesù è sempre nostro Salvatore, il Salvatore del mondo intero. Senza Gesù il mondo fisico rientrerebbe all’istante nel caos; senza Gesù il mondo intellettuale ricadrebbe subito nelle tenebre dell’errore, siccome la terra cade nelle tenebre quando il sole abbandona l’orizzonte; senza Gesù il mondo morale si inabisserebbe all’istante nella cloaca del vizio e della corruzione, come il corpo si dissolve quando l’anima l’abbandona, come l’alimento si putrefa quando perde il sale che lo conserva. L’istoria dei popoli da diciotto secoli rende testimonianza a questa verità. – Non è facil cosa il comprendere che la più intera fiducia, l’amor più tenero, la gioia più viva ed il più profondo rispetto, debbono essere i sentimenti del nostro cuore, quando le nostre labbra pronunziano l’adorabile nome di Gesù? Sia la nostra prima parola allo svegliarci dal sonno, e l’ultima nel momento del riposo, sicché resti impresso tutta la notte sulle nostre labbra come un sigillo; nelle tentazioni, nei pericoli, nelle pene, pronunciamo il Nome di Gesù; Egli è onnipotente per rallegrare il nostro cuore, e mettere in fuga il demonio. Prendiamo la bella usanza di pronunziare spesso il Nome di Gesù nella nostra vita; e proveremo una gran fiducia nel pronunziarlo per l’ultima volta al momento di nostra morte. Entriamo nei sentimenti di un pio servo di Dio che esclama: « O divino Gesù, da voi dipende la mia felicità, la mia vita e la morte: tutto ciò che io farò sarà fatto sotto la vostra protezione e nel vostro Nome. Se io veglio, Gesù farà davanti ai miei occhi; se dormo, respirerò il suo santo amore; se passeggio, lo farò con la dolce compagnia di Gesù; se io seggo, Gesù sarà al mio fianco; se studio, Gesù sarà il mio maestro; se scrivo, Gesù guiderà la mia mano e la mia penna; il mio maggior piacere sarà quello di tracciare il suo adorabile Nome; se prego, Gesù mi detterà le parole, animerà le mie azioni; se io sono stanco, Gesù sarà il mio riposo; se ammalato, Gesù sarà il medico mio ed il consolatore; quand’io muoio, morrò nel seno di Gesù; Gesù sarà la mia felicità, ed il suo Ndome sarà il mio epitaffio. » – Noi siamo obbligati di prestare omaggio al Nome di Gesù, non solamente per gratitudine, ma ancora per obbedire all’eterno Padre, il quale ha voluto che a questo Nome ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e nell’inferno. Perciò v’è il costume di chinare il capo ogni volta che si pronunzia o si sente pronunziare il Nome di Gesù.

Quali pensieri ci deve ispirare il primo giorno dell’anno?

Il primo giorno dell’anno deve ispirarci pensieri assai gravi. Quest’anno che finisce e cade come una goccia d’acqua nel grande oceano dell’eternità, vi cade lasciandomi purificato da tutti i miei peccati? Che ho fatto io per Iddio e per l’anima mia? Alla fine di quest’anno sono io migliore che non era al principio? Di qual difetto mi son io emendato? Qual virtù ho acquistata? Se bisognasse render conto, quali meriti avrei da presentare? Eppure quante grazie non ho io ricevuto! Un utile esercizio nella vigilia e nel giorno del nuovo anno, è il confessarsi e comunicarsi come se dovessimo farlo per viatico. Per questo si fa l’esame per un quarto d’ora; si recitano le orazioni degli agonizzanti, e ci si prepara alla morte; in una parola, si cerca di regolar gli affari della coscienza, come i mercanti regolano in questo tempo i conti del loro commercio. Fino a quando, o mio Dio, i figli del secolo saranno più prudenti dei figli della luce?

Risoluzione. Io pronunzierò ogni mattina appena svegliato, col più gran rispetto, con la maggior fiducia, i santi Nomi di Gesù e di Maria.

CREDO ...

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/12/il-credo/

Offertorium

Orémus
Ps LXXXVIII: 12; 15
Tui sunt cæli et tua est terra: orbem terrárum et plenitúdinem ejus tu fundásti: justítia et judícium præparátio sedis tuæ.
[Tuoi sono i cieli e tua è la terra: Tu hai fondato il mondo e quanto vi si contiene: la giustizia e l’equità sono le basi del tuo trono].

Secreta

Munéribus nostris, quǽsumus, Dómine, precibúsque suscéptis: et coeléstibus nos munda mystériis, et cleménter exáudi. [Ti preghiamo, o Signore, affinché gradite queste nostre offerte e preghiere, Ti degni di mondarci con questi celesti misteri e pietosamente di esaudirci.]

COMUNIONE SPIRITUALE

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/comunione-spirituale/

Communio

Ps XCVII: 3

Vidérunt omnes fines terræ salutáre Dei nostri.
[Tutti i confini della terra videro la salvezza del nostro Dio.]

Postcommunio

Orémus.
Hæc nos commúnio, Dómine, purget a crímine: et, intercedénte beáta Vírgine Dei Genetríce María, cæléstis remédii fáciat esse consórtes.
[Questa comunione, o Signore, ci purífichi dal peccato e, per intercessione della beata Vergine Maria Madre di Dio, ci faccia partecipi del celeste rimedio.]

Preghiere leonine:

http://www.exsurgatdeus.org/2019/10/20/preghiere-leonine-dopo-la-messa/

Ordinaro della Messa: http://www.exsurgatdeus.org/2019/05/20/ordinario-della-messa/