SALMI BIBLICI: “MAGNUS DOMINUS, ET LAUDABILIS NIMIS” (XLVII)

SALMO 47: Magnus Dominus, et laudabilis nimis

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

[Canonico titolare della Chiesa di Soissons, Professore emerito di Scrittura santa e sacra Eloquenza]

TOME PREMIER.

PARIS LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 47

Psalmus cantici. Filiis Core, secunda sabbati.

[1] Magnus Dominus et laudabilis nimis,

in civitate Dei nostri, in monte sancto ejus.

[2] Fundatur exsultatione universæ terræ mons Sion; latera aquilonis, civitas regis magni.

[3] Deus in domibus ejus cognoscetur cum suscipiet eam. (1)

[4] Quoniam ecce reges terræ congregati sunt, convenerunt in unum.

[5] Ipsi videntes, sic admirati sunt, conturbati sunt, commoti sunt.

[6] Tremor apprehendit eos; ibi dolores ut parturientis:

[7] in spiritu vehementi conteres naves Tharsis. (2)

[8] Sicut audivimus, sic vidimus, in civitate Domini virtutum, in civitate Dei nostri: Deus fundavit eam in æternum.

[9] Suscepimus, Deus, misericordiam tuam in medio templi tui.

[10] Secundum nomen tuum, Deus, sic et laus tua in fines terræ; justitia plena est dextera tua.

[11] Lætetur mons Sion, et exsultent filiæ Judæ, propter judicia tua, Domine.

[12] Circumdate Sion, et complectimini eam; narrate in turribus ejus. (3)

[13] Ponite corda vestra in virtute ejus, et distribuite domos ejus, ut enarretis in progenie altera. (4)

[14] Quoniam hic est Deus, Deus noster in æternum, et in sæculum sæculi; ipse reget nos in sæcula.

[Vecchio Testamento Secondo la VolgataTradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XLVII

Il sabbato era presso gli Ebrei l’ultimo giorno della settimana, ed era la loro festa. Il giorno prima il sabbato, si dicea il primo del sabbato; il secondo si dice il secondo del sabbato. Argomento è: lode a Dio per la riedificazione di Gerusalemme la città santa, e più ancora per l’edificio della Chiesa di Cristo, di cui Gerusalemme era figura.

Salmo del cantico; ai figliuoli di Core; per il secondo giorno della settimana.

1. Grande il Signore e laudabile sommamente nella città del nostro Dio, nel suo monte santo.

2. Con giubilo di tutta la terra è fondato il monte di Sion, la città del gran Re dal lato del settentrione.

3. II Signore nelle case. di lei sarà conosciuto allorché egli ne prenderà la difesa. (1)

4.Imperocché, ecco che i re della terra si son raunati, hanno fatto congiura.

5. Questi stessi, al vederla, restarono stupefatti, si conturbarono, si commossero, li prese il terrore.

6. Quindi dolori come di una donna che partorisce;

7. Col soffio veemente tu fracasserai le navi di Tharsis. (2)

8. Secondo quello che avevamo udito, cosi abbiam veduto nella città del Signore degli eserciti, nella città del nostro Dio; il Signore l’ha fondata per l’eternità.

9. Abbiam ricevuto, o Dio, la tua misericordia, in mezzo al tuo tempio.

10. Come il tuo nome, o Dio, cosi la tua gloria sino ai confini della terra; la tua destra è piena di giustizia.

11. Rallegrisi il monte di Sion, ed esultino le figlie di Giuda a causa dei tuoi giudizi, o Signore.

12. Girate intorno a Sionne, e disaminatela per ogni parte, contate le torri di lei. (3)

13. Considerate coll’animo vostro quanto ella è forte; e distinguete le case di lei per raccontare alla stirpe che verrà. (4)

14. Come questi è Dio, il nostro Dio in eterno, e nei secoli dei secoli; ei ci governerà in perpetuo.

(1) La montagna di Sion si presta agli applausi di tutta la terra. Essa è il vero polo nord. I pagani, gli antichi, ritenevano il polo nord essere il punto più elevato della terra, il soggiorno dei loro dei. Questo voleva dire: è la vera dimora di Dio, la città del grande Re (Le Hir).

(2) I vascelli di Tharsis erano delle navi di lungo percorso che potevano compiere un viaggio da Tharsis. Qualcuno ha pensato che questo versetto abbia un senso metaforico. “Voi avete sconfitto i vostri nemici con la stessa facilità con la quale avete infranto i vascelli scatenando il vento d’oriente”. Ma nulla ci indica che sia una comparazione, ed è più probabile prendere questo versetto alla lettera ed intendere che Dio abbia distrutto una flotta nemica sulle coste della Giudea. Non è affatto una congettura azzardata. Nel passaggio spesso citato nei Paralipomeni, XX, versetto 2, noi vediamo, tra i congiurati, dei popoli al di là del mare.

(3) I figli di Giuda, cioè le città che circondano Sion, le altre città di Giuda.

(4) Vale a dire, fatte attenzione … esaminate nei dettagli.

Sommario analitico

In questo salmo il profeta, sotto figura della città di Gerusalemme, nel rendere a Dio delle azioni di grazie dopo una vittoria eclatante, manifesta la grandezza e l’eccellenza della Chiesa per questi tre motivi:

I.Per la sua magnifica costruzione:

– 1° Essa ha come architetto il Dio grande e degno di ogni lode (1), – 2° essa è situata mirabilmente (2); – 3° è governata dal grande Re, che sarà conosciuto nei suoi palazzi e prederà le sue difese (3); – 4° ha come cittadini dei re potenti venuti da ogni parte del mondo e uniti dai legami di una carità perfetta (4); 5° è saldamente stabilita contro i nemici che la minacciano da terra e da mare, e che saranno atterriti e dispersi (5-7); – 6° è fondata per l’eternità, secondo le predizioni antiche confermate dagli avvenimenti (8).

II.Per lo splendore di cui Dio l’ha circondata:

1° la misericordia di Dio abita in mezzo ad essa (9); 2° la rinomanza delle meraviglie che si compiono nel suo seno e l’equità dei suoi giudizi si espandono fino alle estremità della terra. (10, 11).

III.per la potenza di cui Dio l’ha rivestita, potenza che si manifesta:

– 1° nella forza delle sue torri e dei suoi bastioni (12); – 2° nelle opere dei suoi cittadini ed il bell’ordine dei suoi edifici (13); – 3° nella perpetuità della Provvidenza divina che la governa (14).

Spiegazioni e Considerazioni

I — 1, 8.

ff. 1, 3. – Cosa dite, o Profeta? A questo Dio così grande, così degno di elogi, voi restringete le sue lodi ad una città sola, ad una sola montagna? No, egli risponde, io parlo in tal sorta perché noi abbiamo conosciuto la grandezza di Dio prima di tutti gli altri popoli, ed i miracoli che si sono compiuti in questa città fanno risplendere la sua gloria (S. Chrys.). – Il Signore è grande e degno di ogni lode! « In quale ambito? » Nella città del nostro Dio e sulla montagna santa; è questa città, posta sulla montagna, che non può essere celata: essa è la lampada a cui il roveto non toglie la vista, ma che è come di tutti, che si manifesta agli occhi di tutti. Questa montagna è questa pietra distaccata da una certa montagna e che, secondo il profeta Daniele (Dan. II, 34), è cresciuta fino a divenire una grande montagna per coprire tutta la faccia della terra. In una parola è Gesù-Cristo e la sua Chiesa (S. Agost.). – E non è forse Dio degno di ogni lode in tutti i luoghi? Si, la sua grandezza e la sua potenza si espande dappertutto, ma il nostro spirito, troppo rinserrato, non può comprendere da quaggiù la grandezza e la potenza della grazia divina. Più la nostra conoscenza si avvicina a Dio, più ci appare la sua maestà sotto un giorno di luce più brillante. Pertanto è in Sion che conviene cantare un inno a Dio, è in Gerusalemme che renderemo i nostri voti. Cosa c’è dunque di stupefacente che la città celeste e questo splendido soggiorno della felicità sia il luogo in cui la sua potenza è proclamata con maggior forza? (S. Ambr.). – Non si conosce veramente il Signore, non Gli si rendono gli omaggi degni dei suoi attributi e dei suoi benefici, se non nel seno della Chiesa; se non lo si riconoscerà, lo si loderà perfettamente solo in cielo, che è la sua città santa per eccellenza. Gerusalemme fu la figura della Chiesa, e la Chiesa è la figura dell’eternità beata (Berthier). – Dio è grande, mirabile e degno di ogni tipo di lode in tutte le sue opere, ma particolarmente nella fondazione della sua Chiesa. La casa di Dio, le chiese cristiane costruite in suo onore, sono i luoghi privilegiati in cui Egli è particolarmente conosciuto e prende le difese di coloro che Lo invocano (Dug.).

ff. 4, 7. – Questi tentativi dei nemici di Gerusalemme, rappresentano i vani complotti dei nemici della Chiesa contro Gesù-Cristo, il suo Capo, contro i suoi Apostoli, contro i suoi martiri, contro i suoi dogmi, e gli sforzi del mondo, dell’inferno e delle passioni contro le anime determinate a servire Dio in spirito e verità. Tutto dovrà naufragare da parte di questi avversari, perché il Signore dissipa tutti i loro complotti (Berthier). – Dopo lo sbigottimento causato dai miracoli e dalla gloria del Cristo, cosa è sopraggiunto? « … Essi sono stati turbati, sono agitati e presi da tremore ». Perché li ha presi il tremore, se non a causa della coscienza dei loro crimini? Che i re corrano dunque dietro al Re; che i re riconoscano il Re. I re devono dunque temere di perdere il loro reame, come temeva il miserabile Erode, che per colpire un solo bambino, fece uccidere tanti bambini, e che, temendo di perdere il suo reame, non ha meritato di conoscere il Re? Non temete dunque che il reame di questo mondo vi sia tolto, al contrario vi sarà dato un reame, quello dei cieli, dove c’è il Re. E cosa hanno fatto essi? « Là hanno sofferto dolori come della donna che partorisce ». Cosa sono questi dolori? I dolori della penitenza! Vedete come si concepiscono questo dolore e questo parto! Noi abbiamo concepito, dice Isaia, per il timore che avete inspirato ed abbiamo partorito lo Spirito di salvezza (Is. XXVI, 18). È dunque così che, per il timore che hanno sentito del Cristo, i re hanno concepito e prodotto la salvezza, credendo a Colui che essi temevano. Dove sentite le grida di un parto, aspettatevene il frutto. L’uomo vecchio partorisce e l’uomo nuovo viene al mondo. – « Con un colpo di vento violento, abbattete le navi di Tharsis ». Voi frantumate l’orgoglio delle nazioni. E tutti coloro che inorgogliscono per i beni effimeri di questa vita, siano dunque abbattuti, e tutto l’orgoglio delle nazioni sia sottomesso al Cristo, che frantuma i navigli di Tharsis. E come li distrugge? Con un colpo di vento violento, per il vivo terrore che Egli ispira… è così in effetti, che ogni orgoglio ha temuto il suo giudizio ed ha creduto in Lui nella sua bassezza, per non temerlo nella sua elevazione (S. Agost.). Noi abbiamo ascoltato fuori dalla città, ed abbiamo visto nell’interno della città di Dio che è la luce eterna, dove il giorno brilla senza aver bisogno della luce dei re, dove la notte non è illuminata dalla luna, … città eterna le cui fondamenta sono eterne (S. Ambr.). Beata meraviglia nel vedere ciò che prima non si vedeva! Sconcerto salutare che fa concepire il disgusto della vita passata! Emozione straordinaria nella prospettiva di abbracciare una nuova vita! Tremore utile, terrore salutare alla vista dei terribili giudizi di Dio! Beati dolori che soffre l’uomo vecchio per generare il nuovo; dolori salutari di un vero pentimento e di una solida penitenza! Soffio di vento impetuoso, figura di questa operazione divina, interiore, sollecita e onnipotente dello Spirito Santo, che rimescola ed agita il cuore, lo penetra, lo purifica, lo eleva al cielo e vi spande la pace ed il vero riposo. Il peccatore rinunci a queste navigazioni lontane e pericolose sull’oceano tumultuoso delle sue cupidigie e dei suoi vizi, per fissarsi sulla terra ferma della verità e della virtù (S. Thom. – Duguet).

ff. 8. – O Chiesa beata! In un tempo, voi avete ascoltato, ed in un altro tempo avete visto. Essa ha inteso le promesse, e ne vede il compimento. Essa ha ascoltato belle profezie, essa ha visto nel Vangelo. In effetti, tutte le cose che si compiono ora sono state profetizzate in precedenza. Elevate dunque i vostri occhi e dirigeteli sul mondo intero; vedete l’eredità del Cristo, che si intende già fino alle estremità della terra; vedete compiersi ciò che è stato detto: « Tutti i re della terra Lo adoreranno, tutte le nazioni Lo serviranno » (Ps. LXXI, 11). Vedete compiute già queste altre parole: « O Dio, elevatevi al di sopra dei cieli e la vostra gloria si espanda su tutta la terra » (Ps. CVII, 6). Vedete Colui i cui piedi e le cui mani sono state inchiodate, le cui ossa, sospese sul legno della croce, sono state contate, la cui veste è stata tirata a sorte (Matth. XXVII, 35); vedete regnante nella gloria, Colui che hanno visto sospeso al patibolo; vedete anche nei cieli, Colui che hanno disprezzato quando Egli camminava sulla terra; vedete pertanto attuarsi questa predizione: « Tutti i popoli, fino all’estremo limite della terra, si ricorderanno del Signore e si convertiranno, e tutte le nazioni Lo adoreranno, prosternate davanti a Lui » (Ps. XXI, 28). Alla vista di tali meraviglie, gridate con gioia: « … ciò che abbiamo ascoltato, noi l’abbiamo visto » (S. Agost.). – Degno è della grandezza di Dio regnare sugli spiriti, o catturarli con la fede, o contentarli con la chiara visione. L’una e l’altra sono degne di Lui, Egli farà l’una e l’altra, ma ogni cosa deve avere il suo tempo. Tutte e due nondimeno sono incompatibili: io voglio dire l’oscurità della fede e la chiarezza della vista. Come ha fatto? Ecco il mistero del Cristianesimo; esso ha diviso queste due cose, tra la vita presente e la vita futura; l’evidenza nella patria, la fede e la sottomissione durante il viaggio. Un giorno la verità sarà scoperta, nell’attesa, per prepararsi, occorre che l’autorità sia riverita; l’ultima farà il merito, e l’altra è riservata per la ricompensa. « Là abbiamo le stesse cose che abbiamo sentito ». (Bossuet, Div. De la Rel.).

II.— 9, 11.

ff. 9. – È sempre alla misericordia di Dio che noi siamo grati per i lumi che Egli ci dona, e delle consolazioni che infonde nel nostro cuore. È in mezzo al suo tempio che questa misericordia diffonde i suoi favori. L’universo è il tempio di Dio, e noi possiamo adorarlo dappertutto, ma ci sono due luoghi di preghiera dove si manifesta più abbondantemente (Berthier). La meditazione delle bontà di Dio è cosa dolce e soave dappertutto; ma essa ha una attrazione particolare nel tempio, ove si pone ad intendere, ad ascoltare, ad esaudire i suoi servi. Le chiese cristiane, testimoni continue delle meraviglie più grandi della potenza divina, testimoni giornaliere dei rinnovi dell’adorabile Sacrificio, hanno per il peccatore che domanda la grazia, per il giusto che mostra la sua riconoscenza, qualche cosa di penetrante e di sublime. È la casa paterna, il santuario della divinità, il vestibolo del cielo, e in certi momenti il cielo stesso (Rendu). – È là che le nostre tenebre si dissipano, le nostre debolezze si fortificano, la nostra pace si riconquista, i nostri dolori sono leniti; è là che le nostre gioie più pure e più solide fioriscono, e le nostre preghiere sono più potenti.

ff. 10. – Non c’è che Dio la cui gloria eguagli il Nome, cioè che meriti tanta gloria, onore, adorazione tanto il suo Nome è grande, augusto ed ineffabile. Sulla terra, i grandi sono rivestiti da titoli e non meritano spesso alcuna considerazione. I loro nomi sono brillanti e le loro persone spregevoli; essa posseggono l’eredità di ancestri illustri con marchi di onore e dignità eminenti, ma disonorano tutto con la bassezza dei loro sentimenti. In Dio al contrario, il Nome e la gloria sono all’unisono, se possiamo così esprimerci. Dio riempie tutta l’estensione dei nomi che la Scrittura Gli dà. Tutta la gloria dovuta a questi Nomi, a questi titoli è egualmente dovuta a Dio; la misura della sua gloria è la stessa di quella del suo Nome, o piuttosto occorre dire che il suo Nome e Se stesso, il suo Nome e la sua gloria, sono una cosa sola! (Berthier).

ff. 11. – O montagna di Sion! O figlia di Giuda! Voi soffiate ora in mezzo alla zizzania, in mezzo alla paglia, soffiate in mezzo alle spine, ma datevi all’allegria nell’attesa dei giudizi di Dio. Dio non si sbaglia nei suoi giudizi. Vivete distaccati, benché nati nella massa comune, e non sarà inutilmente che direte con la bocca ed il cuore: « Non perdete la mia anima con quella degli empi, né la mia vita con quella degli uomini sanguinari » (Ps. XXV, 9). Libratevi alla gioia, o figlia di Giuda, a causa dei giudizi infallibili di Dio, ed ora guardatevi dall’esprimere giudizi temerari. A voi il raccogliere, a Dio il separare (S. Agost.).

III. — 12 – 14.

ff. 12-13. – Vedete questa città che aveva perso ogni speranza, che era stata distrutta e non formava più che un mucchio di rovine; come è stata ristabilita in uno stato più brillante? Considerate dunque con attenzione la sua ricostruzione, il suo splendore, il suo fulgore, e riconoscerete che è la potenza di Dio che ha elevato così in alto questa città che non aveva più speranze, raccontate ai vostri discendenti le opere della potenza divina e della provvidenza continua di Dio da cui provengono, e che non cessa di vegliare su di noi, di dirigerci, di difenderci. E noi anche non cessiamo di considerare e contemplare in noi stessi Gerusalemme, la nostra vera città. Abbiamo sempre davanti agli occhi lo splendore di questa città, che è la metropoli del Re dei secoli, e che riunisce nel suo seno lo spirito dei giusti, i cuori dei patriarchi, degli apostoli, e tutti i santi, in cui la mobilità delle cose della terra fa spazio all’immutabilità ove ogni bellezza è invisibile ed immortale (S, Chrys.). – Coloro che comprendono la città di Sion la circondano, l’abbracciano nei pensieri del loro spirito, per non lasciarsi scappare la conoscenza speculativa della virtù che essi hanno acquisito. Ora questi spiriti elevati che abbracciano così la cinta di Sion e che, per gli sforzi della loro intelligenza, sono pervenuti alla sommità delle sue torri, istruiscono da lì coloro che non hanno potuto seguirli su queste altezze, su ciò che devono fare o evitare (S. Ambr.). – Lavoriamo, ognuno secondo la propria vocazione, a fare la torre di Sion della Chiesa, questa città santa, per annunciare le meraviglie di Dio, raccontarle dall’alto delle sue torri, renderle pubbliche dappertutto in modo da farle intendere da tutti; bisogna lavorare a costruire le sue mura, a fortificarle sempre più. Distribuiamo e dividiamo gli uni con gli altri queste opere, affinché, occupandosi ognuno della costruzione spirituale di questo divino edificio, coloro che vedranno in seguito apprendano gli uni dagli altri questa meraviglie (Duguet). – « Applicatevi a considerare la sua forza », distribuite le sue case, cioè le dimore celesti assegnate a ciascuno degli eletti nell’ordine dei loro meriti. Ci sono dei precetti più sublimi e più elevati nei quali si trovano nascosti i misteri della perfezione, e tutta la divina teoria della dottrina celeste. Sull’esempio di San Paolo distribuite queste verità secondo l’intelligenza di ciascuno ed in modo proporzionato alla capacità di ogni spirito (S. Ambr.). – Se Egli è nostro Dio, è anche nostro Re: Egli ci protegge, perché è Dio, affinché non moriamo più; ma nel reggerci non ci distrugga, in modo tale che Egli distrugga coloro che non regge. « Voi li governerete, dice allora il salmista, con verga di ferro, e li frantumerete come vaso di argilla » (Ps. II, 9). Questo è degli uomini che Egli non regge; Egli non li risparmia, e li frantuma come vasi di argilla. Speriamo dunque che Egli ci regga e ci liberi, perché Egli è il nostro Dio per l’eternità, e che il suo regno su di noi non finisca mai, come quello degli altri principi che si chiude nello spazio di qualche anno o di qualche secolo, ma che si estenda, senza limiti, per tutti i secoli avvenire. (S. Agost.).

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.