SALMI BIBLICI: “DEUS, AURIBUS NOSTRIS AUDIVIMUS” (XLIII)

SALMO 43: “DEUS, AURIBUS NOSTRIS audivimus …”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

PARIS LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR 13, RUE DELAMMIE, 1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878.

f ODON, Evêque de Soissons et Laon.

Salmo 43

In finem. Filiis Core ad intellectum.

[1] Deus, auribus nostris audivimus, patres nostri annuntiaverunt nobis, opus quod operatus es in diebus eorum, et in diebus antiquis.

[2] Manus tua gentes disperdidit, et plantasti eos; afflixisti populos et expulisti eos.

[3] Nec enim in gladio suo possederunt terram, et brachium eorum non salvavit eos; sed dextera tua et brachium tuum, et illuminatio vultus tui, quoniam complacuisti in eis.

[4] Tu es ipse rex meus et Deus meus, qui mandas salutes Jacob.

[5] In te inimicos nostros ventilabimus cornu, et in nomine tuo spernemus insurgentes in nobis.

[6] Non enim in arcu meo sperabo, et gladius meus non salvabit me;

[7] salvasti enim nos de affligentibus nos, et odientes nos confudisti.

[8] In Deo laudabimur tota die; et in nomine tuo confitebimur in sæculum.

[9] Nunc autem repulisti et confudisti nos; et non egredieris, Deus, in virtutibus nostris.

[10] Avertisti nos retrorsum post inimicos nostros; et qui oderunt nos diripiebant sibi.

[11] Dedisti nos tamquam oves escarum; et in gentibus dispersisti nos.

[12] Vendidisti populum tuum sine pretio; et non fuit multitudo in commutazioni-bus eorum.

[13] Posuisti nos opprobrium vicinis nostris, subsannationem et derisum his qui sunt in circuitu nostro.

[14] Posuisti nos in similitudinem gentibus, commotionem capitis in populis.

[15] Tota die verecundia mea contra me est, et confusio faciei meae cooperuit me:

[16] a voce exprobrantis et obloquentis, a facie inimici et persequentis.

[17] Haec omnia venerunt super nos; nec obliti sumus te, et inique non egimus in testamento tuo.

[18] Et non recessit retro cor nostrum; et declinasti semitas nostras a via tua;

[19] quoniam humiliasti nos in loco afflictionis, et cooperuit nos umbra mortis.

[20] Si obliti sumus nomen Dei nostri, et si expandimus manus nostras ad deum alienum,

[21] nonne Deus requiret ista? ipse enim novit abscondita cordis. Quoniam propter te mortificamur tota die; aestimati sumus sicut oves occisionis.

[22] Exsurge; quare obdormis, Domine? exsurge, et ne repellas in finem.

[23] Quare faciem tuam avertis? oblivisceris inopiae nostrae et tribulationis nostræ?

[24] Quoniam humiliata est in pulvere anima nostra; conglutinatus est in terra venter noster.

[25] Exsurge, Domine, adjuva nos, et redime nos propter nomen tuum.

[Vecchio Testamento Secondo la VolgataTradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

SALMO XLIII

Predizione delle calamità che, dopo i tempi di Davide, avvennero sul popolo ebreo per mano di Antioco Epifane, al tempo de’ Maccabei; e sul popolo cristiano per opera di Nerone e degli imperatori romani, nei primi tre secoli della Chiesa.

Per la fine; ai figliuoli di Core; salmo d’intelligenza.

1. Noi, o Dio, colle nostre orecchie udimmo, i padri nostri a noi annunziarono, quello che tu facesti ne’ giorni loro, e nei giorni antichi.

2. La mano tua estirpò le nazioni, e desti loro ferma sede; castigasti quei popoli, e li discacciasti;

3. Imperocché, non in virtù della loro spada divenner padroni della terra, né il loro valore diede ad essi salute; ma sì la tua destra e la tua potenza e il benigno tuo volto; perché avesti buon volere per essi.

4. Tu se’ tu stesso il mio Re e il mio Dio, tu che ordini la salute di Giacobbe.

5. Per te avrem forza per gettare a terra i nostri nemici, e nel nome tuo non farem caso di quelli che insorgono contro di noi.

6. Imperocché non nel mio arco porrò io la mia speranza, e la mia spada non sarà quella che mi salverà:

7. Imperocché tu ci salvasti da coloro che ci affliggevano, e svergognasti color che ci odiavano.

8. In Dio ci glorieremo ogni dì, e il nome tuo celebreremo pei secoli.

9. Ma adesso tu ci hai rigettati e svergognati; e non vai innanzi a’ nostri eserciti1.

10. Ci facesti voltar le spalle a’ nostri nemici, e quei che ci odiano ci saccheggiarono.

11. Ci rendesti come pecore da macello, e ci hai dispersi tra le nazioni.

12. Hai venduto il tuo popolo per nessun prezzo, e non a gran pregio lo alienasti.

13. Ci hai renduti oggetto di obbrobrio pe’ nostri nemici, favola e scherno de’ nostri vicini.

14. Hai fatto sì che siamo proverbiati dalle nazioni, e siamo il ludibrio de’ popoli.

15. Ho dinanzi a me tutto il giorno la mia ignominia, e la mia faccia di confusione è coperta,

16. In udendo il parlare di chi mi svitupera, e mi dice improperii, in veggendo il nimico e il persecutore.

17. Tutte queste cose sono cadute sopra di noi e non ci siamo dimenticati di te, e non abbiamo operato iniquamente contro la tua alleanza.

18. E il nostro cuore non si è ribellato, e non hai permesso che declinassero dalla via i nostri passi;

19. Mentre tu ci hai umiliati nel luogo dell’afflizione, e ci ha ricoperti l’ombra di morte.

20. Se noi abbiam dimenticato il nome del nostro Dio, e se abbiamo stese le mani a un Dio straniero,

21. Non farà egli Iddio ricerca di tali cose? Imperocché egli conosce i segreti del cuore. Ma per tua cagione siam tutto dì messi a morte, siamo stimati come pecore da macello.

22. Levati su, perché se’ tu addormentato o Signore? levati su, e non rigettarci per sempre.

23. Per qual ragione ascondi tu la tua faccia, ti scordi della nostra miseria e della nostra tribolazione?

24. Imperocché è umiliata fino alla polvere l’anima nostra, stiamo prostrati col ventre sopra la terra.

25. Levati su, o Signore, soccorrici; e liberaci per amor del tuo nome.

Sommario analitico

Il salmista ricorda al Signore le sue antiche bontà ed i prodigi che Egli ha operato per stabilire Israele nelle terra di Canaan, ed espone le calamità dalle quali il popolo di Dio è stato provato. I martiri dell’antica e della nuova Legge, di cui gli Israeliti perseguitati erano la figura, fanno qui quattro cose.

1° Egli afferma:

I. – Prima di descrivere le terribili prove alle quali Dio aveva permesso che i suoi fedeli servitori venissero esposti, il Profeta ricorda le prove eclatanti della protezione che aveva loro dato nei tempi antichi.

1° Affermano la certezza della cosa ed indicano i tempi in cui queste meraviglie sono state operate (2); 2° Celebrano la grandezza della vittoria, la rovina completa dei loro nemici, al posto dei quali Dio li ha stabiliti (3); 3° Proclamano che Dio solo, e non l’uomo, è l’autore di questa vittoria (3).

II. – Enuncia le virtù eroiche dei martiri, dei quali racconta le persecuzioni e le sofferenze:

1° La fede che, disprezzando tutti i falsi dei, si è rivolta al solo vero Dio, loro Re e loro Salvatore (4); 2° la speranza, che è fidata unicamente del soccorso che attendevano da Dio che, dando loro la salvezza, li colmerà di gioia (5-7); 3° la carità, che fa riporre solo in Dio il loro amore, la loro gloria, e l’oggetto delle loro lodi per l’eternità (8).

III. – Enumera le prove, le sofferenze dei martiri.

Nei beni dell’anima, a) la sottrazione dei soccorsi sensibili che Dio ha loro accordato (9); b) il timore del supplizio che li ha forzati a fuggire davanti ai loro nemici (10).

Nei beni della fortuna, a) la perdita delle loro ricchezze (11); b) la perdita della patria con l’esilio (11); c) la perdita della libertà (12); d) la perdita della loro reputazione presso i vicini, come tra le nazioni più lontane (13, 14); e) e di conseguenza, l’onta, la confusione, gli oltraggi, le beffe (15, 16), senza che queste prove abbiano giammai loro fatto dimenticare Dio (17).

Nei beni del corpo, essi sono induriti dai tormenti così violenti ai quali sono stati esposti: – a) in questa vita, con il pericolo di fuoriuscire dalla via, essendo le loro sofferenze così grandi e la morte presente (18, 19); – b) nell’altra con pericolo della dannazione eterna, perché Dio punisce ogni pensiero interiore criminoso, così come gli atti esteriori (20, 21), doppio danno di cui egli indica la causa, i supplizi che induriscono per Dio, e la morte cruenta alla quale essi sono destinati.

IV. – I martiri implorano il soccorso di Dio:

1° essi chiedono a Dio di venire in loro soccorso: – a) levandosi dal suo trono e uscendo dal suo sonno apparente nei loro riguardi (22); – b) mettendo un termine alle loro calamità; – c) mostrando loro un volto favorevole (23); – d) ricordandosi delle loro afflizioni.

2° Essi danno a Dio una doppia ragione in appoggio della loro preghiera: – a) la loro estrema miseria (24); – b) la gloria di Dio e del suo nome che è interessato al soccorso che essi implorano (25).

Spiegazioni e Considerazioni

I. — 1-3.

ff.1. – Se non era tanto il dire: « noi abbiamo ascoltato », è sufficiente dire pienamente: « Noi abbiamo sentito con le nostre orecchie »? Perché dunque aggiungere: « Noi abbiamo sentito con le nostre orecchie »? È per farvi comprendere che ciò che ci giunge, arriva alla nostra anima, e che le sue facoltà sono ben superiori ai sensi del corpo. Ecco perché nostro Signore diceva: « … chi ha orecchie intenda »; perché c’è chi ha orecchie che non possono comprendere i misteri (S. Ambr. su questo Psalm.). – Prestate qui l’orecchio, voi che non avete cura dei vostri figli, e che lasciate loro cantare dei canti ispirati dal demonio e che non avete se non disprezzo per le sacre recite. Tali non erano i Maccabei: essi trascorrevano la loro vita ad ascoltare la recita dei grandi avvenimenti dei quali Dio era l’autore, ed essi ne ricevevano un doppio vantaggio: coloro che erano stati l’oggetto di questi benefici trovavano nel loro ricordo un motivo per diventare ancor migliori, mentre i loro figli in queste recite acquisivano una conoscenza più profonda di Dio e si sentivano eccitati ad imitare le virtù dei loro padri. I libri santi erano per essi come la bocca degli autori dei loro giorni, e in tutte le loro scuole, in tutte le istituzioni si insegnavano queste recite, che nulla sorpassava in gradevolezza ed utilità. (S. Chrys.). – Apprendere dai nostri padri ciò che essi stessi hanno appreso dai loro, è la perpetua trasmissione della verità. « Ritenete, dice San Paolo a Timoteo, ciò che avete appreso da me; datelo come deposito a degli uomini fedeli, che siano essi stessi capaci di istruirne altri » (I Tim. II, 2). È ciò che forma la sacra catena della Tradizione. – Tutte le opere di Dio sono ammirabili, ma l’opera per eccellenza che il Salmista, alla maniera dei profeti, considerava già compiuta, è il grande mistero dell’Incarnazione del Figlio dell’uomo, opera mirabile di cui il profeta Abacuc diceva: « Signore, ho udito la vostra parola e sono stato preso dal timore; Signore compite nei tempi la vostra opera. Voi la farete conoscere in mezzo ai tempi » (Abac. III, 2). – Questa opera è, come conseguenza necessaria dell’Incarnazione del Figlio di Dio, l’edificazione della sua Chiesa. Dio ha fatto un’opera in mezzo a noi, dice Bossuet, che staccata da ogni altra causa e non considerandosi che essa sola, riempie tutti i tempi e tutti luoghi e porta su tutta la terra, con l’impronta della sua mano, il carattere della sua autorità: è Gesù-Cristo e la sua Chiesa (Or. fun. d’Anne de Gonz.).

ff. 2, 3. – Forse i nostri padri hanno potuto compiere queste cose, perché erano forti, perché erano guerrieri, perché erano invincibili, perché erano addestrati e bellicosi? No, non è questo che i nostri padri ci hanno raccontato, non è questo ciò che dice la Scrittura. È la vostra destra, vale a dire, la vostra potenza, è il vostro braccio, cioè lo stesso vostro Figlio. E cosa vuol dire: « La luce, il riflesso del vostro volto »? Che voi li avete salvato, soccorsi con tali prodigi, che essi hanno compreso la vostra presenza. È quando Dio ci assiste con qualche miracolo, che noi vediamo il suo volto con i nostri occhi? No, senza dubbio, ma con il compiere il miracolo, Dio rivela la sua presenza agli uomini. Cosa dicono in effetti tutti coloro che ammirano con stupore questa serie di fatti? Io ho visto la presenza di Dio, e chiunque esaminava ciò che Dio faceva per essi, era concorde nel dire: Dio è veramente con essi, ed è Dio che li guida. (S. Agost.). – Come è bello vedere la Religione dei nostri padri mantenersi dall’inizio, sopravvivere a tutte le sette e, malgrado le diverse fortune di coloro che ne hanno fatto professione, trasmettersi sempre da padre in figlio senza poter mai essere cancellata dal cuore degli uomini! Non è un braccio di carne che l’ha conservata. Ah! Il popolo fedele è quasi sempre stato debole, oppresso, perseguitato. No, non è con la spada – come dice il Profeta – che i nostri padri presero possesso della terra. Benché schiavi, benché fuggitivi, benché tributari delle nazioni … questo popolo così debole, oppresso in Egitto, errante in un deserto, trasportato in cattività in terre straniere, non ha mai potuto essere sterminato, mentre altri più potenti hanno seguito il destino delle cose umane; ed il suo culto è sempre sussistito con esso, malgrado tutti gli sforzi che ogni secolo ha fatto per distruggerli (Massili., Vérité de la rel.). – Due sono le verità di cui essere egualmente convinti per vincere nel combattimento che dobbiamo sostenere durante tutta la nostra vita: 1° fare tutto ciò che noi possiamo; 2° non riporre la nostra fiducia nelle cose che avremmo fatto, e riconoscere, con umiltà e verità, che Dio ci ha salvato, perché a Lui è piaciuto amarci (Duguet).

II. — 4-8.

ff. 4, 5. – È eccessivamente raro il non riconoscere altro re che Dio, vale a dire, altro protettore, e che si metta in dubbio tutta la propria fiducia, o la maggior parte di essa e delle proprie speranze (Dug.). – Dio ha dato delle corna ad un gran numero di animali, affinché essi possano difendersi dagli attacchi di altri animali feroci, ma l’uomo non è armato da queste difese. Come può dunque respingere e disperdere i propri nemici? Signore Gesù, Voi siete il nostro potente corno, perché la fede ha le sue corna che essa riceve da Gesù-Cristo; cosa che fa dire a Mosè, parlando di Giuseppe, figura di Gesù-Cristo (Deuter. XXXIII, 16, 17): « Che la benedizione di Colui che appare nel roveto venga sulla testa di Giuseppe e sulla testa del primo dei suoi fratelli. La sua bellezza è la bellezza del toro primogenito, le sue corna come le corna di bufalo; con esse abbatterà i popoli e li scaccerà fino alle estremità della terra » (S. Ambr.). –

ff. 6-8. – Se non è né l’arco, né la spada che vi salvano, perché servirvi di queste armi? Perché rivestirvene? Perché io ho ricevuto l’ordine da Dio di farne uso; del resto, io rimetto tutto nelle sue mani. È così che Dio insegnava loro a combattere i nemici visibili, sotto la protezione del soccorso dall’alto. È nello stesso modo che occorre combattere i nemici spirituali ed invisibili. Quando siete in guerra con il demonio, dite anche allora: « … io non metto la mia fiducia nelle mie armi, cioè nella mia virtù, nella mia giustizia, ma nella misericordia di Dio » (S. Chrys.). – Se nella guerra contro i nemici della patria non si può sperare il successo senza il soccorso della Provvidenza, cosa sarà della guerra contro i nemici della salvezza? C’è ancora più proporzione tra le forze di un principe e quelle della potenza che l’attacca, che tra le forze della nostra anima e quelle degli avversari che vogliono perderla. « Noi non dobbiamo combattere – dice l’Apostolo – con la carne ed il sangue, ma con le potenze delle tenebre e gli spiriti malvagi » (Efes. VI, 12). Così le armi che ci ordina di prendere, sono tali come aggiunge in un altro punto: « le armi di Dio stesso, la verità, la giustizia, lo scudo della fede, la spada della salvezza, etc. ». Egli non mette in questa armatura i nostri sforzi, i nostri studi, le nostre risoluzioni, le nostre precazioni. Queste cose ci sono necessarie; ma esse saranno senza effetti se ci manca l’armatura di Dio, e se abbiamo questa armatura, tutto ciò che è in noi diventerà invincibile. Tutti i pezzi di questa armatura, se posso esprimermi così, hanno la loro utilità; tutti sono necessari nella guerra spirituale; ma la più essenziale di tutti è la fede con cui ci sarà possibile estinguere tutti i dardi infiammati dei più irriducibili e malefici dei nostri nemici; la nostra vittoria dipende dalla fede, dal vigore della fede; e cos’è questo vigore? – È la persuasione intima che Dio sia con noi, per noi, in noi. Vigore della fede che dovrebbe essere nei Cristiani, ben superiore a quella di tutti i grandi uomini dell’Antico Testamento, poiché Dio ci ha detto tutto per mezzo del suo Figlio, poiché questo Figlio unico ha vinto il mondo e tutte le potenze delle tenebre (Berthier).

III. 9 — 21.

ff. 7, 8. – Vi sono due tipi di confusione: l’una salutare, per i giusti, quando Dio permette che essi abbiano a provarne qualcuna; l’altra funesta, per i peccatori, e che è d’ordinario l’inizio della confusione eterna nella quale saranno gettati.

ff. 9. – « È in Dio che riporremo la nostra gloria ». Che l’uomo opulento metta la sua gloria nelle sue ricchezze, l’uomo sensuale nei suoi splendidi festini, i voluttuosi nelle opere delle tenebre, l’uomo potente in questa via ove si contano le notti; ma l’anima santa, si glorifica, non in questa vita, ma in Dio, perché essa desidera soprattutto essere gradita a Dio e poter dire: « … il Signore è la mia forza e la mia gloria » (Ps. CXVII, 14) (S. Ambr.).

ff. 10-16. – Questa descrizione viva e patetica dei mali ai quali dovranno essere esposti i Cristiani nelle diverse persecuzioni, conviene ugualmente alle tribolazioni delle anime afflitte dai loro peccati o perseguitati dai loro nemici (Duguet). – « Voi avete venduto il vostro popolo per un niente ». Il contratto sembra rivestire una certa uguaglianza tra colui che compra e colui che vende; pure se voi considerate le disposizioni di spirito del compratore e del venditore, troverete che ordinariamente ognuno vende gli oggetti che hanno meno valore ai propri occhi, per comprare quelli più graditi. Così Dio ha venduto il suo popolo che stimava meno, per comprarne uno che per Lui possedeva maggior valore. Egli ha venduto questo popolo giudeo, non per un sentimento di rigore e di durezza, ma in seguito ai crimini di questo popolo, al quale il Profeta ha fatto questo giusto rimprovero (Isaia, 41): « Voi siete stati venduti a causa del vostro peccato ». È così che il popolo giudeo è stato venduto e che il popolo Cristiano è stato acquistato; l’uno è stato venduto per i suoi crimini, l’altro comprato con il sangue. «… Non è con oggetti corruttibili, come l’oro, l’argento, che siete stati comprati, ma con il sangue prezioso di Gesù-Cristo, sangue dell’Agnello puro e senza macchia. » (I Piet. I, 18, 19). Il popolo giudeo è quindi privo di prezzo, mentre il popolo Cristiano è prezioso nella stima di Dio (S. Ambr.). – Dio prova i suoi con l’avversità, dopo averli ricolmati di beni; questa alternativa di consolazioni e di prove non denota alcuna incostanza di Dio, ma solo le attenzioni della sua Provvidenza, con cui vuole esercitare e perfezionare la virtù dei suoi amici (Berthier). – Gli obbrobri, gli insulti, le beffe, sono spesso per la pietà, una tentazione molto pericolosa e dalla quale occorre difendersi. – Il « … cosa diranno », il rispetto umano, il timore di diventare la favola del mondo, è un’altra tentazione che viene dallo stesso principio, ed alla quale occorre applicare lo stesso rimedio (Dug.). – La grazia cambia l’orgoglio del peccatore in confusione salutare, gli ispira un sincero pentimento dei suoi peccati, e gli copre il volto di onta, di modo tale che egli non osa più comparire davanti agli uomini né davanti a se stesso. Ciò che vuole essere davanti a Dio, vuole esserlo davanti agli uomini: l’ultimo di tutti! – Il rimprovero più sensibile per un vero penitente è il rimprovero della sua coscienza. Se la fiducia nella bontà di Dio da un lato lo sostiene, questa stessa bontà lo deprime, rimproverandogli più vivamente la sua ingratitudine. Il suo peccato è il suo nemico ed il suo persecutore, con il quale non deve mai sperare di avere alcuna pace, finché non sia interamente distrutto.

ff. 17-19. – Felice l’uomo che in mezzo a tutte queste afflizioni, può dare testimonianza di non avere dimenticato il Signore, né violato la sua alleanza, né allontanato i passi dalla vera via, cioè dalla legge di Dio. – Sant’Agostino spiega così questo passaggio, sopprimendo la negazione: « … voi avete allontanato i nostri sentieri dalla vostra via ». In effetti, i nostri sentieri erano ancora quelli delle voluttà del mondo, i nostri sentieri portavano ancora alle prosperità temporali; voi li avete allontanati dalla vostra via che conduce alla vita. « … Voi avete allontanato i nostri sentieri dalla vostra via ». Cosa vuol dire: voi avete allontanato i nostri sentire dalla vostra via? È come se il Signore ci dicesse: voi siete messi in mezzo alle tribolazioni, soffrite numerosi mali, avete perso molte cose che amavate in questo mondo; ma Io non vi ho abbandonato in questa via, di cui vi indico gli stretti limiti. Voi cercate le strade larghe, ed Io cosa vi ho detto? Questo sentiero conduce alla vita eterna; per la strada nella quale invece voi volete camminare, andate verso la morte. « Quanto è larga e spaziosa la via che conduce alla morte, e quanti procedono in essa? Quanto è stretta e scomoda la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono coloro che la percorrono! » (Matth. VII, 13). Qual è questo piccolo numero? Quello degli uomini che sopportano le afflizioni, che sopportano le tentazioni, che in mezzo a tutti i dolori, non hanno ripensamenti né cadute; che non ricevono con gioia, se non per una sola ora, la parola di salvezza e si disseccano poi nel tempo dell’afflizione come al levar del sole, impiantati come sono sulle radici della carità. Siate dunque portati – vi dico – sulle radici della carità, affinché il sole, levandosi, non vi bruci ma vi nutra. « Tutti questi mali si son abbattuti su di noi, ma noi non Vi abbiamo dimenticato, non abbiamo violato la vostra alleanza, e questo nostro cuore non si è tirato indietro ». Ma siccome noi non abbiamo fatto tutte queste cose se non in mezzo alle tribolazioni, camminando già nella via stretta, è certo che « voi abbiate allontanato i nostri sentieri dalla vostra via » (S. Agost.).

ff. 20, 21. – Nell’esaminarci con cura, noi scopriamo che abbiamo dimenticato un’infinità di volte il nome del Signore, che abbiamo alzato le mani verso gli dei stranieri – che sono il mondo ed i suoi falsi beni – … che non abbiamo pensato alla scienza infinita di Dio, che tiene conto di tutto, ed al Quale nulla può essere nascosto (Berthier). Dio conosce il segreto dei cuori. Quanto a noi, se vogliamo conoscere il nostro cuore e renderne conto a noi stessi, vediamo le nostre opere: il nostro cuore è buono, la nostra vita è buona; esso è cattivo se la nostra vita è conforme alle massime del mondo (Duguet). – « … È a causa vostra che noi siamo immolati ogni giorno ». Di fronte a sì gravi e numerosi pericoli, è per noi una consolazione sufficiente sapere il motivo per il quale noi soffriamo. Cosa dico? Una consolazione sufficiente? È una consolazione infinitamente superiore; perché, se noi soffriamo, non è per gli uomini, non per qualcosa di temporale, ma soffriamo per il sovrano Maestro dell’universo. In più, a questa ricompensa, si sommano altre varie numerose ricompense. Come la condizione imposta dalla natura agli Apostoli non permetteva loro di soffrire più di una morte, questo stesso limite non è assegnato ai beni che possiamo meritare. Anche se noi siamo ridotti a non morire che una volta, Dio ci ha dato la facoltà di morire ogni giorno con la volontà, se ci piace farlo. Così raccoglieremo tante corone dopo la nostra morte che noi abbiamo vissuto in tutti i giorni; noi ne raccoglieremo infinitamente di più, perché noi possiamo morire ogni giorno, due, tre, e tutte le volte che vogliamo. L’uomo che è sempre pronto a sacrificare la sua vita può contare su di una ricompensa che non lascerà più nulla da desiderare (S. Crhys. Omel. sull’Ep. ai Rom. 4).- Voi fate professione, come Cristiani, di mortificarvi ed umiliarvi, ma lo si fa incessantemente e malgrado tutto, nel mondo? E mentre vi mortificate potete dire a Dio, come Davide, « … è per Voi, Signore, è per Voi solo che siamo mortificati »; è per Voi, Signore, per Voi solo che noi soffriamo, il mondano non si riduce a tenere in senso opposto lo stesso linguaggio, dicendo al mondo: è per te, mondo riprovato, che io sono schiavo; è per te che io mi faccio violenza; è per te che io soffro e gemo, ed è ancora per te che ho ancora la sciagura, oltre tutto questo, di dannarmi (Bourd.). – « … perché Egli conosce i segreti dei cuori » . Che vuol dire: conosce i segreti? Quali sono questi segreti? « A causa vostra, noi siamo ostacolati ogni giorno, ci si guarda come pecore destinate al macello ». Voi potete veder mettere un uomo a morte, ma perché sia messo a morte, voi lo ignorate. Dio solo lo sa, la cosa è nascosta. Ma qualcuno mi dirà: quest’uomo è in prigione per il nome di Cristo, egli confessa il nome di Cristo. Ma gli eretici non confessano il nome di Cristo? Epperò essi non muoiono per Lui. Ed anche – io dico – in seno alla Chiesa Cattolica credete che non ci sia mai stato, o non possa esservi persona che soffra in vista della gloria umana? Se questo non fosse possibile, l’Apostolo non avrebbe detto: « Se anche dessi il mio corpo al rogo, e non avessi la carità, questo non servirebbe a nulla » (I Cor. XIII, 3). Sappiamo molto bene che ci sono uomini capaci di farlo per orgoglio, e non per amore. C’è dunque qualcosa di nascosto: Dio solo lo vede, noi non possiamo vederlo (S. Agost.).

IV. — 22-25.

ff. 22. – A chi ci si indirizza e chi si parla così? Non si creda piuttosto che a colui che dice: « Sorgete, perché dormite? », il profeta risponda: « Io so cosa dico, io so che Colui che custodisce Israele non dorme » (Ps. CXX, 4); ma ciò nonostante i martiri gridano: « Sorgete, Signore, perché dormite? » O Signore Gesù, Voi siete stato messo a morte, avete dormito durante la vostra Passione, ma già siete resuscitato per noi. A che serve la vostra resurrezione? Coloro che ci perseguitano credono che voi siate morto, e non credono che siate resuscitato. Sorgete dunque per essi. Perché dormite, non per noi, ma per essi? Se in effetti essi credessero che Voi siate resuscitato, potrebbero perseguitare coloro che credono in Voi? (S. Agost.). – Considerate che Gesù-Cristo non dorme allo sguardo dei peccatori, perché Egli sembra dormire per coloro per i quali non è resuscitato e che Egli rigetta per sempre … il Profeta aggiunge: « … perché voltate il vostro sguardo? » noi pensiamo che Dio volga da noi la sua faccia, quando cadiamo in una così grande afflizione per cui le tenebre avvolgono il nostro spirito e formano una nube impenetrabile ai raggi dell’eterna verità (S. Ambr.). – Troppo spesso vi siete lamentati, troppo spesso nel pieno dell’orazione, avete domandato a Dio perché dormisse e vi lasciasse senza assistenza. Ma non avrebbe potuto rispondere, come altre volte ai suoi discepoli: « Uomini di poca fede, da dove tanta diffidenza? » (Matt. VIII, 26). Ma volete che non sappia cosa debba fare, di cosa abbiate bisogno? Ciechi, lasciate agire la mia Provvidenza: posso a volte trattarvi come un padre rigido, ma mai un padre indifferente; credete che se la mia mano sa colpirvi, non sappia poi guarirvi? E che qualsiasi colpo il mio braccio vi infligga, non sia la mia saggezza che li regoli ed il mio braccio che li conduca? (De Boulogne: Sur la Prov.).

ff. 23. – Nessuno è povero, né miserabile, quando il Signore lo guarda e si ricorda di lui; perché infine la sofferenza, che è un male in se stesso, è un bene allo sguardo del giusto. Essa è come una semenza, è la messe di grazia che si raccoglie all’ultima ora eternamente. Anche Dio non gira il suo sguardo e non dimentica la povertà e l’afflizione dei suoi, quando dà loro la pazienza per sopportarli (Duguet). – Perché dimenticate la nostra povertà? Egli non dice: perché dimenticate le nostre buone azioni, la nostra inviolabile fedeltà, la nostra anima irriducibile in mezzo alle prove? Tale è il linguaggio di coloro che vogliono giustificarsi. Ma quando coloro che chiedono soccorso, portano in appoggio delle loro preghiere le ragioni di cui si servono i colpevoli, essi hanno, dice il salmista, sufficientemente espiato i loro crimini, per l’estremo a cui sono ridotti (S. Giov. Crys.).

ff. 24-25. – È questo stato di umiliazione, al di sopra del quale non c’è nulla di così potente ed infallibile onde ottenere tutto ciò che si domanda a Dio. In effetti, colui che prega in piedi può umiliarsi piegando le ginocchia; colui che prega in questa posizione può prostrarsi a terra; ma colui che prega così prosternato non può scendere ad un grado più basso di umiliazione. Ora l’uomo può essere umiliato fino a terra, con il cuore ed il corpo, se pensa, comprende e confessa che è solo polvere, come Abramo quando diceva. « Io parlerò al mio Signore, benché sia polvere e cenere » (Gen. XVIII). Egli è umiliato nel corpo, e prega prosternato come Nostro Signore Gesù-Cristo, che nell’orto degli ulivi si mise in ginocchio e cominciò a pregare, e cadde poi col viso a terra (Bellarm.). – Occorre chiedere il soccorso di Dio non riguardo a se stessi, né per i propri interessi, ma unicamente a gloria del Nome di Dio.

I SERMONI DEL CURATO D’ARS: FESTA DEL SANTO ROSARIO

FESTA DEL SANTO ROSARIO.

[Da: I Sermoni del Curato d’Ars, trad. it. di Giuseppe D’Isengard, vol. IV, Torino, libreria del Sacro Cuore – 1907]

Dicit discipulo: Ecce mater tua.

Gesù dice al discepolo: Figlio, ecco tua Madre.

(S. GIOVANNI XIX, 27).

Son pur dolci e consolanti queste parole, fratelli miei, per un Cristiano, che può intender tutta l’estensione d’amore che vi è racchiusa? Sì, Gesù Cristo, dopo averci dato tutto ciò che poteva darci, cioè i meriti di tutte le sue fatiche, de’ suoi patimenti, della sua morte dolorosa, ah! (debbo ricordarlo?) il suo Corpo adorabile e il suo Sangue prezioso a nutrimento delle anime nostre, vuole ancora farci eredi di ciò che gli resta di più prezioso, cioè della sua SS. Madre. Non par che le dica: « Madre mia, io debbo tornarmene al Padre e lasciare i miei figli; il demonio farà quanto gli sarà possibile per perderli; ma mi consola il pensiero chi; voi ne avrete cura, li difenderete, li conforterete nelle loro pene ? » E la SS. Vergine dal canto suo non gli dice: « No, Figliuol mio, non cesserò mai d’averne cura, finché sian giunti nel vostro regno, in quel regno che avete loro acquistato coi vostri patimenti » Ah! qual bella sorte per noi, miei fratelli! Quale aiuto e quale speranza abbiamo in Maria per vincere il demonio, le nostre passioni ed il mondo! « Con tal guida, «lice S. Bernardo, non è possibile fuorviare; con tal protezione è impossibile perire ». Oh! miei fratelli, come vive sicuro chi ha vera confidenza nella SS. Vergine! Tutte le feste della Santissima Vergine ci annunziano qualche nuovo benefizio del cielo. La sua Concezione, la sua Natività, la sua Presentazione al Tempio, la sua Visitazione a S. Elisabetta, la festa de’ suoi Dolori e finalmente la sua Assunzione; ma possiam dire che la festa del S. Rosario è come un compendio di tutte le grazie che Dio le ha accordate nel corso della vita, e ci ricorda che il suo divino Figliuolo ha messo tra le sue mani tutti i suoi tesori. Vogliam noi dunque, fratelli miei, divenir ricchi dei beni celesti? Andiamo a Maria, e in Lei troveremo tutte le grazie che possiamo desiderare: grazia d’umiltà, di purezza, di castità, d’amor di Dio e del prossimo, di dispregio della terra e di desiderio del cielo. Ma per meglio convincervene, vi dimostrerò: 1° Che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Lei; 2° che tutte le Confraternite istituite in suo onore, e quella del santo Rosario in particolare, ci attirano le grazie più copiose.

I. — In tre diversi stati abbiano bisogno d’un aiuto potente. Il primo è lo stato in cui siamo nel tempo della nostra vita sulla terra, ove il demonio citende senza posa mille insidie per ingannarci e perderci. Il secondo è quello in cuisaremo quando compariremo dinanzi al giudice, e renderemo conto d’una vita, che sarà forse una catena di peccati. Finalmente il terzo stato sarà quello in cui ci troveremo, quando, dopo essere stati giudicati, dovremo forse passare, una lunghissima serie d’anni tra le fiamme del purgatorio. Ab! guai a noi se in questi vari stati non avessimo la SS. Vergine che venisse in nostro aiuto per sollecitare a favor nostro la misericordia del suo Figliuolo? Ma saremo certi d’averla con noi, se, nel corso della nostra vita, avemmo in Lei grande confidenza, e abbiam cercato d’imitarne le virtù colla maggior possibile fedeltà.

1° Dico che la nostra vita è una catena di miserie, di malattie, di affanni e di mille altre pene, il che ci dipinge sì bene lo Spirito santo per bocca del santo Giobbe: « L’uomo… soffre assai » (Giob. XIV, 1). Ma senza rifarci sì addietro, entriamo nel nostro cuore, e vedremo famiglie di peccati, che senza posa vi nascono. Infatti nel corso della nostra vita quanti cattivi pensieri ci molestano, e quanti cattivi desideri che spesso non vorremmo avere; quanti pensieri d’odio, di vendetta, di superbia, di vanità; quante mormorazioni nelle piccole afflizioni che Dio ci manda; quanta svogliatezza nel servizio di Dio, anche nel tempo della Messa, tempo così prezioso nel quale Gesù Cristo si immola per noi alla giustizia del Padre suo! E quante volte ci sentiamo quasi trascinati dai cattivi esempi di coloro che ci stanno intorno, e soprattutto dalla loro condotta assolutamente empia e mondana? Ma, senza uscir di noi stessi, i nostri sensi non sono come tante corde, che, quasi contro il nostro volere, ci trascinano al male? Quindi concludo che, se siam soli a combattere, ci riesce difficilissimo sfuggire al pericolo. Ecco un esempio che ce lo dimostrerà chiaramente. – S. Filippo Neri meditava un giorno sul pericolo continuo in cui siamo di perderci; e si meravigliava, che, inclinati come siamo da noi medesimi al male, fossimo di più circondati da tanti e sì cattivi esempi. Uscì una volta in un luogo appartato per meglio piangere liberamente. Credendosi solo cominciò a gridare: « Ohimè! mio Dio, son perduto! Son dannato! ». Qualcuno, avendolo udito, corse a lui, e gli disse: « Padre mio, vi lasciate andare alla disperazione? Sapete pure che la misericordia di Dio è infinita! » — « Oh! no, non dispero, amico mio, anzi spero assai; ma il pensiero che son solo a combattere, mi spaventa, poiché vedo tanti pericoli che mi circondano ». Ditemi, fratelli miei, come potremo sfuggire a tanti agguati che il demonio, il mondo e le passioni ci tendono? Ohimè! Se siam soli a combattere, se non abbiamo qualche potente, che venga a darci aiuto, abbiamo ragione di temere che non ne verremo mai a capo! E a tal fine che cosa potrem trovare più efficace a vincere i nostri nemici che la santissima Vergine? Disgraziati come siamo, abbiam pure molteplici aiuti. Udite S. Bernardo (Homil. 2 super Missus est, 17): « Figliuoli miei, siete tentati? Invocate Maria in vostro aiuto, e il tentatore scomparirà. Essa è la Vergine impareggiabile che ha dato al mondo Colui da cui il demonio fu posto in catene. Siete tra le afflizioni? Riguardate Maria: è la consolatrice degli afflitti, ed è pur la Madre dei dolori, poiché la sua vita fu tutta un mare d’amarezze. Siete assaliti dal demonio dell’impurità? Gettatevi ai piedi di Maria. Troppo a cuore le sta conservarvi questa bella virtù sì gradita al suo Figliuolo ». Diciamo più ancora che, con l’aiuto di Maria, basta che vogliam vincere per essere sicuri di riuscir di fatto vittoriosi. Oh! miei fratelli, siam pure avventurati d’aver tanti mezzi per procurar la nostra salute, purché sappiamo profittarne! Ohimè! quante anime, senza la protezione di Maria, sarebbero adesso a bruciare nell’inferno!

2° Abbiam veduto, fratelli miei, che nel corso della nostra vita siam circondati da mille pericoli, che minacciano di trarci a perdizione; ma in ricambio abbiamo grandi aiuti per vincere. Quando usciremo da questo mondo, andremo a rendere conto a Dio di tutte le opere nostre. E terribile quel momento, che deve decider della nostra sorte, del paradiso o dell’inferno, senza appello, senza speranza di mutar mai la nostra sentenza. Il demonio, che ne conosce i rischi meglio che noi, raddoppia i suoi sforzi per trarci in inganno; perché, se riesce a guadagnarci, ci strascina tosto all’inferno. Il pensiero di questo terribile momento ha mosso tanti grandi del mondo ad abbandonar tutto e andare a passare il resto della loro vita nelle lacrime e nei rigori della penitenza, per aver così qualche speranza in quel momento così formidabile al peccatore. Vedete S. Ilarione, S. Arsenio. Ah! miei fratelli, che sarà di noi che sarem tutti carichi di peccati, e non avremo fatto nulla di bene ?… Potrà tuttavia rassicurarci il pensiero, che, mentre saremo dinanzi al tribunale di Gesù Cristo, gran numero d’anime pregherà chiedendo grazia per noi: aggiungo anzi che la SS. Vergine presenterà le nostre anime al suo Figliuolo, nostro giudice. Oh! miei fratelli, quale speranza per noi in quel momento terribile!

3° Quando quel momento formidabile sarà passato, sebbene giudicati degni del cielo, quanti anni dovremo soffrire nel purgatorio, ove la giustizia di Dio si fa sentire con tanto rigore! Ma, ditemi, qual maggior consolazione per un Cristiano tra quelle fiamme, che sapere e sentire offerirsi per lui sì potenti preghiere, e vedere scorrer rapidamente il tempo della sua pena?

II. Possiam dire, fratelli miei che tutte le Confraternite, istituite dalla Chiesa, sono mezzi che Dio ci dà per aiutarci a procurar la nostra salute, e mezzi tanto più efficaci, in quanto i membri, che le compongono, siano sulla terra, siano in cielo, uniscono insieme le loro preghiere. Ciascuna Confraternita ha un fine particolare. Quelli che sono ascritti alla Confraternita del SS. Sacramento si propongono di risarcire Gesù degli oltraggi che gli si fauno nel ricevere i Sacramenti, e soprattutto nel Sacramento adorabile dell’Eucaristia. Si uniscono per far ammenda onorevole a Gesù Cristo per tante comunioni e confessioni sacrileghe; devono pure far penitenze, elemosine… Gli ascritti alla Confraternita del Sacro Cuor di Gesù, vogliono compensare il divino Maestro del disprezzo che si fa del suo amore per gli uomini. Devono far di spesso atti d’amor di Dio. e condolersi con Lui, perché gli uomini amano sì poco Colui che ci ha tanto amato. Gli aggregati alla Confraternita della S. Schiavitù mettono tra le mani della SS. Vergine tutte le loro azioni, perché le offra al suo divino figliuolo: si considerano come non più appartenenti a se stessi, ma assolutamente alla SS. Vergine. Nella Confraternita del S. Scapolare, ci rechiamo ad onore di portar su noi un segno, per cui riconosciamo che Maria è nostra Sovrana, e noi le apparteniamo in modo particolarissimo. Dal canto suo Maria s’impegna a non negarci mai la sua protezione, nel corso della vita e all’ora della morte. La Confraternita poi del S. Rosario èuna delle più estese. È stabilita, per dir così, in tutto il mondo cattolico, e la compongono i Cristiani più ferventi. Possiam dire che chi ha la sorte d’essere ascritto a questa santa Confraternita, ha in tutti i punti del mondo anime che pregano per la sua conversione, se sgraziatamente è in peccato, per la sua perseveranza se ha la bella sorte d’essere in grazia di Dio, e per la sua liberazione se è tra le fiamme del purgatorio. Dovrebbe bastar questo solo a farci sentire quanto aiuto ne abbiamo per operare la nostra salute. Il Rosario ècomposto di tre parti, consacrate ad onorare i tre diversi stati della vita di Nostro Signor Gesù Cristo. La prima parte e indirizzata a d onorare la sua Incarnazione, la sua Natività, la sua Circoncisione, la sua fuga in Egitto, la sua Presentazione, il suo smarrimento nel tempio. In questa parte del Rosario, bisogna domandare a Dio la conversione dei peccatori e la perseveranza dei giusti. La seconda parte si propone di onorare la sua vita sofferente e la sua morte dolorosa sulla croce, chiedendo le grazie necessarie per gli afflitti, per gli agonizzanti e per quelli che sono sul punto di comparire al tribunale di Dio e rendervi conto della propria vita. La terza è consacrata ad onorare la sua vita gloriosa, pregando per la liberazione delle anime del purgatorio. Sì, miei fratelli, tutti questi misteri ben meditati sarebbero capaci di muovere anche i cuori più induriti, e strapparne le più inveterate abitudini. Dico primieramente che nella prima parte chiediamo a Dio la conversione dei peccatori e la perseveranza de’ giusti. Infatti dacché siamo in peccato, non possiamo aspettarci che l’inferno: la fede in noi a poco a poco si spegne, diminuisce l’orrore alla colpa e si affievolisce il pensiero del cielo; talché cadiamo in peccato quasi senza accorgercene; e (ciò ch’è sciagura anche maggiore) moltissimi provano piacere nel perdurarvi. Vedetene un esempio in David, che durò nel suo peccato finché venne il profeta a farlo rientrare in sé stesso (II Re, XII). Ebbene, fratelli miei, chi ci aiuterà ad uscire da quest’abisso? Noi stessi, no certamente, perché non conosciamo neppure il nostro stato; ora che accade? Mentre siamo in istato così miserando in tutti i luoghi della terra gran numero d’anime pregano per chiedere a Dio che abbia pietà di noi; ed è impossibile ch’Egli non si lasci piegare da quest’unione di preghiere. Quanti rimorsi di coscienza, quanti buoni pensieri, quanti buoni desideri, quanti mezzi ci si offrono per farci uscir dal peccato! Non ci fa stupore il vedere d’aver potuto rimanere in istato così infelice, e che ci metteva a rischio di perderci ad ogni momento? Se ci danniamo essendo ascritti a questa Confraternita, bisognerà che per questo ci facciamo tanta violenza quanta dovremmo farcene per salvarci: così grandi e copiose vi son le grazie e gli aiuti! E ciò che deve anche consolarci è il sapere che, di giorno e di notte, non v’è momento in cui non si preghi per noi: come sarà dunque possibile rimanere in peccato e dannarci? Diciamo altresì che questa parte si offre a Dio per chiedergli la perseveranza di quelli che hanno la bella sorte di essere in grazia sua. Ma, miei fratelli, quando noi avessimo questa buona ventura, non per questo dobbiamo crederci assolutamente salvi: il demonio non lascia di tornare per indurci al male, se può. Quante volte non ci siam trovati in mezzo a così grandi pericoli che siamo altamente stupiti di non aver dovuto soccombere! Ah! la causa vera della nostra resistenza è che, mentre eravamo tentati, v’era un numero d’anime, per così dire, infinito, che con le loro preghiere, con le loro penitenze, con le loro sante Comunioni agli sforzi del demonio opposero un’impenetrabile baluardo! – Un’altra ragione che ci prova quanto gradita a Dio e alla sua SS. Madre, e terribile al demonio sia questa Confraternita, è il disprezzo in cui la tengono i cattivi. Vedete quegli scherzi, quelle beffe sopra una pratica pia, che ci mette dinanzi agli occhi i misteri della nostra santa religione più commoventi e più capaci di allontanarci dal male e muoverci verso Dio. Ne volete la prova? Udite il demonio in persona. Un giorno, per bocca d’un ossesso disse che la SS. Vergine è la sua più crudele nemica, che senz’Ella già da lunga pezza avrebbe rovesciato la Chiesa, e che gran numero d’anime che sperava aver in suo potere, gli erano strappate, appena ricorrevano a Lei. Riconoscete con me, fratelli miei, che è grande felicità l’essere ascritti a sì santa Confraternita, poiché Dio ha promesso alla SS. Vergine di non negarle mai nulla. Se Mosè ottenne il perdono a trecento mila persone (Es. XXXII), che non potrà la SS. Vergine, ch’è ben più gradita a Dio di Mosè? E non soltanto prega per noi la SS. Vergine, ma innumerevoli anime gradite quanto Mosè. Se vediamo tanti peccatori, che vissero soltanto per offendere Iddio, pure andar salvi, non ne cerchiamo altra cagione che la devozione alla SS. Vergine. Ah! miei fratelli, trova pur agevole la sua salute chi ricorre a Maria!… Ma per farvi intender meglio quanto siano consolanti pel Cristiano questi misteri, attentamente meditati, ve li spiegherò, e dovrete necessariamente ringraziare Iddio, che vi ha messo in cuore il pensiero d’entrare in codesta santa Confraternita. Il santo Rosario è composto di quanto v’ha di più commovente. È una pratica pia che ha relazione non meno con Gesù Cristo che con la sua SS. Madre. Inoltre è impossibile che, chi medita sinceramente questi misteri, rimanga nel peccato; da qualunque lato si consideri questa pratica, tutto ne dimostra l’eccellenza e l’utilità. Quando si prega la santa Vergine, non si fa altro che incaricarla di offrire al suo divin Figliuolo le nostre preghiere, perché siano meglio accolte, eci ottengano maggiori grazie. Maria è il canale per cui facciamo salire al cielo il merito delle nostre opere buone, e che poi ci trasmette le grazie celesti. Il sapere ch’Ella è sempre attenta ad ascoltare le nostre suppliche, deve impegnarci a rivolgerci a Lei con grande fiducia. Eccone una prova. Un giorno S. Domenico gemeva sul progredire dell’empietà nel mondo, e sulla fede che si perdeva ogni giorno più. Prostrato dinanzi a un’immagine della SS. Vergine, le chiese, nella sua semplicità, qual rimedio dovesse usare per impedir la perdita di tante anime. L a SS. Vergine gli apparve, dicendogli che se voleva ricondur anime al suo Figliuolo, unico mezzo era ispirare gran divozione al santo Rosario: vedrebbe tosto i frutti di tal devozione. S. Domenico si mise dunque a predicar la devozione del santo Rosario, e innanzi tutto la praticò egli stesso, in breve tal pia pratica si diffuse, e così bene, che si ebbe gran numero di conversioni; la qual cosa fece dire al santo che aveva convertito maggior numero d’anime con una sola Ave Maria che con tutte le sue prediche (RIBADENEIRA al 4 d’Agosto). Certo la recita del Rosario è semplice, ma pure commovente più che altra mai. Si comincia col mettersi alla presenza di Dio per mezzo d’un atto di fede; si recita il Credo, che ci mette dinanzi agli occhi ciò che Gesù Cristo ha patito per noi…. È possibile recitar queste parole e non sentirsi tutti pieni di rispetto e di riconoscenza verso Dio, che ci dà tanti mezzi di tornare a Lui, se avemmo la mala sorte d’allontanarcene col peccato? – Nel Rosario i primi misteri, a cui si dà il nome di gaudiosi, e che meditiamo per la conversione de’ peccatori, ci rappresentano le umiliazioni e l’annientamento di Gesù Cristo, il suo Natale, la sua Circoncisione, la sua Presentazione al tempio, la sua fuga in Egitto, lo smarrimento di Lui nel tempio. Può forse, fratelli miei, trovarsi cosa piùcapace di commuoverci, di distaccarci da noi medesimi e dal mondo, di farci sopportare i nostri dolori con spirito di penitenza, che contemplare il divino modello nella meditazione di questi misteri? 1 santi non avevano altra occupazione. Due giovani studenti, riferisce la storia, erano sempre insieme intenti a meditare sulla vita nascosta di Gesù Cristo. Un d’essi, dopo la sua morte apparve all’altro, conforme alla promessa che gli aveva fatto, e gli disse ch’era in Paradiso per essersi comunicato con molto fervore e grande purità di coscienza: per avere avuto gran divozione alla SS. Vergine, cosa graditissima a Dio; e per avere meditato spesso la vita nascosta di Gesù Cristo e averla imitata quanto gli era stato possibile. Nella vita di S. Bernardo si narra che la SS. Vergine lo protesse sempre in modo così singolare che il demonio perdette su lui tutto il suo impero. Perduta la madre, mentr’era in giovanissima età, pregò Maria ad adottarlo qual figlio: appresso, crescendo sempre la sua divozione. Bernardo pregò la SS. Vergine a fargli conoscere che cosa doveva fare peresserle più gradito, e udì una voce che gli disse: « Bernardo, fìgliuol mio, fuggi il mondo, e cerca rifugio in qualche solitudine: là ti santificherai ». Ed ei vi passò tutta la vita nella penitenza e nelle lacrime; e dalla solitudine salì al cielo. Vedete che gli valse la fiducia nella SS. Vergine? Si legge nella vita di S. Margherita da Cortona, che tutta la sua divozione riponeva nell’imitare la vita povera e sconosciuta della santa Famiglia: non volle posseder mai cosa alcuna, neppure pel domani; fu abbandonata da tutti i suoi parenti ed amici, ma Dio n’ebbe cura. Faceva tutti i suoi esercizi devoti per onorare la santa Famiglia nella stalla di Betlemme, e bagnava il pavimento delle sue lacrime, quando pensava a quei misteri di povertà e d’abbandono. Morta che fu si aperse il suo cuore e vi si trovarono tre pietruzze, su cui erano scritti i nomi di Gesù, di Maria e di Giuseppe. Vedete quant’è gradita a Dio la meditazione di questi misteri? … Si narra pure cheun gran peccatore aveva passato la vita in ogni maniera di dissolutezze. All’ora della morte, poiché allora le cose si vedono ben diversamente che quando si è sani, riconoscendo d’aver fatto tanto male, si lasciò andare alla disperazione. S’ebbe bel fare per ispirargli fiducia nella misericordia di Dio; nulla poté vincerlo. Gli si parlò di S. Agostino. « Ma, rispondeva, S. Agostino non era ancora stato… (battezzato?) ». Gli si disse di ricorrere alla SS. Vergine, ma rispose che l’aveva disprezzata per tutta la vita; gli si ricordò che Gesù Cristo ha patito tanto per salvarci. — « È vero, rispose, ma io l’ho perseguitato e fatto morire ogni giorno ». Gli si disse ancora: « Amico mio, credete voi che un fanciullo in tenera età ricordi, divenuto adulto, i piccoli disgusti che gli si diedero nella sua infanzia? » — « No », rispose. « Ebbene, amico mio, andiamo al presepio, vi troveremo quel Bambino, che avete offeso, sì; ma vi dirà che ora non ricorda più nulla ». Il poveretto entrò in si grande fiducia e concepì dolore sì vivo de’ suoi peccati, che morì con segni manifesti del perdono di Dio. Vedete, miei fratelli, quanto sono gradite a Dio queste meditazioni, e come sono capaci d’attirar su noi le sue misericordie! – Non v’ha preghiera che ci avvicini alla vita di Gesù Cristo meglio che questa pia pratica. È tuttavia necessario che la nostra divozione sia illuminata e sincera, non divozione di mera abitudine o d’usanza. S. Cesario riferisce un esempio che deve farci intendere come la SS. Vergine non gradisca gran fatto queste divozioni non punto sincere. « Nell’ordine de’ Cistercensi v’era un religioso, che, facendo il medico, usciva contro il volere del suo superiore e del suo confessore. Ma, per una certa devozione che aveva a Maria, rientrava nel monastero in tutte le feste della SS. Vergine. Il giorno della Presentazione, mentr’era in coro cogli altri religiosi per cantare l’ufficio, vide la SS. Vergine passeggiar pel coro, e dare a tutti i religiosi un certo liquore, il quale li accendeva di tanto amore che non credevano d’esser più sulla terra: tali dolcezze gustavano! Giunta la santa Vergine vicino a lui, passò oltre senza dargliene, dicendo « che chi voleva andar in cerca delle dolcezze terrene, non meritava di gustare quelle del cielo; e che, sebbene tornasse al monastero i giorni delle sue feste, questo non le riusciva gradito ». Sentì così vivamente quel rimprovero, che si mise a piangere e promise di non uscir più. E perché aveva mantenuto la sua promessa, la SS. Vergine, quando riapparve un’altra volta, gli concesse l’istessa grazia che agli altri (Nella Patrologia latina, T. CLXXXV, 1077, può leggersi un fatto simile, forse quel medesimo avvenuto fra i Cistercensi – Nota degli editori francesi). Passò la vita in grande divozione alla SS. Vergine, e ne ricevette grazie segnalate; e non si saziava di ripetere che chi ama la Madre di Dio, riceve grandissimi aiuti per operare la sua salute e vincere il demonio. S. Stanislao aveva sì grande devozione verso la SS. Vergine, che la consultava in ogni sua cosa. Questo santo giovane immaginava spesso la felicità del santo vecchio Simeone nel ricevere tra le sue braccia il bambino Gesù. Un giorno, mentre stava pregando, gli apparve la SS. Vergine, che teneva in braccio il Bambino Gesù, e glielo diede per procurargli la stessa sorte beata. S. Stanislao lo prese, come il vecchio Simeone, e n’ebbe sì grande consolazione, che non poteva parlarne senza spargere abbondanti lacrime: tanto era pieno di gioia il suo cuore! Vedete, fratelli miei, com’è sollecita la SS. Vergine di ottenerci le grazie, che le domandiamo? Ah! miei fratelli, come assicureremmo bene la nostra salute, se avessimo grande fiducia nella SS. Vergine! Quanti peccati si eviterebbero, se si ricorresse ad essa in tutte le nostre azioni, se ogni mattina ci unissimo a Lei pregandola a presentarci al suo divino Figliuolo! – Se pensiamo al secondo gruppo di misteri, che chiamiamo dolorosi, quanti motivi efficaci e atti a commuoverci e a farci intendere l’amore infinito d’un Dio per noi! Infatti, fratelli miei, chi non si commuoverà vedendo un Dio che agonizza e bagna la terra del suo sangue adorabile? Un Dio legato, incatenato, gettato a terra da’ suoi nemici per liberarci dalla schiavitù del demonio? Chi non s’intenerirà nel vedere un Dio coronato di spine, che gli trafiggon la fronte, con una canna in mano, in mezzo ad un popolo che l’insulta e lo disprezza? Oh! chi potrà intendere tutti gli orribili trattamenti, che tollerò nel corso di quella notte spaventosa, che passò in mezzo agli scellerati? Fu legato ad una colonna, ove fu flagellato così crudelmente che il suo corpo era come un pezzo di carne tagliato a brandelli! O mio Dio, quante crudeltà avete sofferto per meritarci il perdono dei nostri peccati! O miei fratelli, chi di noi non temerà il peccato più della morte?… Oh! abbiam pur motivo di consolarci nei nostri patimenti, e ben giusta ragione di piangere i nostri peccati!… Un missionario, che predicava in una grande città, venne a sapere che in una segreta vi era un poveretto che si disperava; le sue lacrime e i suoi gemiti facevano fremere quei che l’udivano. Gli venne in pensiero d’andare a fargli una visita per consolarlo e offrirgli gli aiuti del suo ministero. Entrato nel carcere, anch’egli rimase sbigottito udendo i lamenti di quel povero sventurato, e riconobbe che, a confronto di ciò che vedeva, era nulla la pittura che gliene era stata fatta. Gli disse con bontà: « Caro amico, qual è la cagione del vostro dolore? » E poiché il prigioniero non rispondeva, il missionario gli disse: « Vi affligge forse la vostra condizione ? » — « No: merito ben di più ». — « Avete lasciato nel mondo qualcuno che soffre per cagion vostra? » — « No: nulla di tutto questo mi turba ». — « Vi affligge dunque il pensiero della morte? » — « No certamente: so bene che non dovrò viver sempre: o prima o poi la morte verrà purtroppo; purché io possa espiar le mie colpe, sarò felice. Ma giacché volete sapere la cagione delle mie lacrime, eccola ». E singhiozzando trasse di sotto le vesti un gran crocifisso e lo mostrò al missionario: « Ecco il perché delle mie lacrime. Oh! un Dio che ha patito tanto ed è morto per me, non ostante i miei peccati, può ancora perdonarmi? La grandezza dei suoi patimenti e del suo amore per me son cagione ch’io non posso frenar le lacrime. Dacché son qui tutti m’abbandonano: Dio solo pensa a me, e vuole ancora farmi sperare il paradiso. Ah! quant’è buono! E come mai ho potuto esser così sciagurato da offenderlo?… » Fratelli miei, riconoscete con me che se la meditazione di questi misteri ci commuove sì poco, è perché non vi facciamo attenzione. Mio Dio! Quale sciagura per noi!… Andando innanzi vediamo un Dio carico d’una pesantissima croce; vien condotto in mezzo a due ladri da una schiera di scellerati, che lo caricano degli oltraggi più atroci. Il peso della croce lo fa cadere a terra: lo rialzano a fiere pedate e a pugni, e anziché darsi pensiero dei suoi dolori, par che non pensi se non a consolare chi partecipa a’ suoi patimenti. Oh! potremo non sentirci commossi e trovar troppo pesanti le nostre croci, nel vedere che cosa soffre un Dio per noi? Occorre di più, per eccitarci a dolore de’ nostri peccati? Udite: l’inchiodano alla croce, senza che esca dalle sue labbra una parola con cui si lamenti di soffrir troppo. Udite le sue ultime parole: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che si fanno ». Non avevo ragione di dirvi che il S. Rosario ci mette dinanzi quanto v’ha di più efficace per muoverci a pentimento, ad amore, e a riconoscenza? Ohimè! Fratelli miei, chi potrà intender mai l’accecamento di codesti poveri empi, che spregiano una pratica pia così atta a convertirli, e così capace a darci forza di perseverare, se abbiamo la lieta sorte d’essere in grazia di Dio? – Parliamo adesso del terzo gruppo di misteri, a cui si dà il nome di gloriosi. Che cosa possiamo trovare di più stringente per distaccarci dalla vita e farci sospirare pel cielo? In questi misteri Gesù Cristo ci appare non più soggetto a patimenti, ma in atto d’entrare a possesso d’una infinita felicità, che ha meritato per tutti noi. Per farci concepire gran desiderio del cielo, vi ascende in piena luce, alla presenza d’oltre cinquecento persone (II Cor. XV, 6). Se continuate a meditar questi misteri, vedete la SS. Vergine, che il suo Figliuolo viene in persona a cercare seguito da tutta la corte celeste: gli Angeli appaiono visibilmente e intonano cantici di giubilo uditi da tutti gli astanti; la Vergine abbandona la terra, ove ha tanto patito, e va a raggiungere il suo Figliuolo per esser felice della felicità di Colui che tutti ci chiama e ci aspetta. Nella nostra santa Religione possiam forse trovar cosa, che meglio giovi a muoverci verso Dio e staccarci dalla vita? Ebbene, fratelli miei, ecco che cos’è il santo Rosario; ecco quella devozione che tanto si biasima e di cui si fa sì poco conto. Ah! bella Religione, se ti si disprezza, è davvero perché non sei conosciuta! Tuttavia non ci fermiamo qui; è pur necessario, imitar, quanto possiamo, le virtù della SS. Vergine per meritarne la protezione; specialmente la sua umiltà, la sua purità, la sua grande carità. Ah! padri e madri, se, per loro buona ventura, raccomandaste spesso ai vostri figliuoli questa divozione alla SS. Vergine, quante grazie otterrebbe loro questa Madre! Quante virtù praticherebbero! Vedreste nascere in essi quanto è più capace di renderli cari a Dio! No, miei fratelli, non potremo intender mai quanto desideri la Vergine santa d’aiutarci a conseguir la salute, e quanto grandi cure si prenda di noi! Un po’ di confidenza che s’abbia in Lei non resta mai senza ricompensa. Beato chi vive e muore sotto la sua protezione! Può ben dirsi che la sua salute è sicura, e che il Paradiso un giorno sarà suo! Questa felicità vi desidero!

7 OTTOBRE, vedi:

http://www.exsurgatdeus.org/2018/10/04/battaglia-di-lepanto/

http://www.exsurgatdeus.org/2017/10/07/la-battaglia-di-lepanto/

CONSACRAZIONE DI SE STESSO A GESÙ-CRISTO SAPIENZA INCARNATA, PER LE MANI DI MARIA.

CONSACRAZIONE DI SE STESSO A GESÙ-CRISTO SAPIENZA INCARNATA, PER LE MANI DI MARIA

ACTUS CONSECRATIONIS

96

Consécration de soi-méme à Jésus-Christ,

la Sagesse incarnée, par les mains de Marie

O Sagesse éternelle et incarnée! O très amiable et adorable Jesus, vrai Dieu et vrai Homme, Fils unique du Pére éternel et de Marie, toujours Vierge, je vous adore profondément dans le sein et les splendeurs de votre Pére, pendant l’éternité, et dans le sein virginal de Marie, votre très digne Mère, dans le temps de votre incarnation. Je vous rends gràces de ce que Vous vous étes anéanti vous mème, en prenant la forme d’un esclave, pour me tirer du cruel esclavage dù démon. Je vous loue et glorine de ce que Vous avez bien voulu vous soumettre à Marie, votre sainte Mère, en toutes choses, afin de me rendre par elle votre fldèle esclave. Mais, hélas! ingrat et infidèle que je suis, je ne vous ai pas gardé les promesses que je vous ai si solennellement faites à mon baotème. Je n’ai point rempli mes obligations; je ne mérite pas d’ètre appelé votre enfant ni votre esclave, et comme il n’y a rien en moi qui ne mérite vos rebuts et votre colere, je n’ose plus par moi-mème approcher de votre très sainte et auguste Majesté. C’est pourquoi j’ai recours à l’intercession de votre très sainte Mère, que Vous m’avez donnée pour médiatrice auprès de vous; et c’est par ce moyen que j’espère obtenir de vous la contrition et le pardon de mes péchés, l’acquisition et la conservation de la sagesse. Je vous salue donc, ò Marie immaculée, tabernacle vivant de la Divinité, où la Sagesse éternelle cachée veut étre adorée des Anges et des hommes. Je vous salue, ó Reine du ciel et de la terre, à l’empire de qui est soumis tout ce qui est au-dessous de Dieu. Je vous salue, ò refuge assuré des pécheurs, dont la miséricorde ne manque à personne; exaucez les désirs que j’ai de la divine sagesse et recevez pour cela les vceux et les offres que ma bassesse vous présente. Moi N…, pécheur infidèle, je renouvelle et ratine aujourd’hui entre vos mains les vceux de mon baptème. Je renonce pour jamais à Satan, à ses pompes et à ses ceuvres, et je me donne tout entier à Jésus-Christ. la Sagesse incarnée, pour porter ma croix à sa suite, tous les jours de ma vie. Et, afin que je lui sois plus fidèle que je n’ai été jusqu’ici, je vous choisis aujourd’hui, ò Marie, en présence de toute la Cour celeste, pour ma Mère et Maitresse. Je vous livre et consacre, en qualité d’esclave, mon corps et mon àme, mes biens intérieurs et extérieurs et la valeur mème de mes bonnes actions passées, présentes et futures, vous laissant un entier et plein droit de disposer de moi et de tout ce qui m’appartient, sans exception, selon votre bon plaisir, à la plus grande gioire de Dieu, dans le temps et l’éternité. Recevez, ó Vierge benigne, cette petite offrande de mon esclavage, en l’honneur et union de la soumission que la Sagesse éternelle a bien voulu avoir à votre maternité, en hommage de la puissance que Vous avez tous deux sur ce petit vermisseau et ce misérable pécheur, en action de gràces des privilèges dont la sainte Trinité vous a favorisée. Je proteste que je veux désormais, comme votre véritable esclave, chercher votre honneur et vous obéir en toutes choses. O Mère admirable, présentez-moi à votre cher Fils, en qualité d’esclave éternel, afin que, m’ayant racheté par vous, il me regoive par vous. O Mère de miséricorde, faites-moi la gràce d’obtenir la vraie sagesse de Dieu et de me mettre pour cela au nombre de ceux que Vous aimez, que Vous enseignez, que Vous conduisez, que Vous nourrissez et protégez comme vos enfants et vos esclaves. O Vierge fidèle, rendez-moi en toutes choses un si parfait disciple, imitateur et esclave de la Sagesse incarnée, Jésus-Christ votre Fils, que j’arrive, par votre intercession et votre exemple, à la plénitude de son àge sur la terre et de sa gioire dans les cieux. Ainsi soit-il (S. L. M. Grignion de Montfort).

ATTO DI CONSACRAZIONE

Consacrazione di se stesso a Gesù-Cristo,

Sapienza incarnata, per le mani di Maria.

O Sapienza eterna ed incarnata! O amabilissimo ed adorabilissimo Gesù, vero Dio e vero Uomo, Figlio unico del Padre eterno e di Maria sempre Vergine, io vi adoro profondamente nel seno e negli splendori del Padre vostro, durante l’eternità, e nel seno verginale di Maria, vostra degna Madre, nel tempo della vostra Incarnazione. Io vi rendo grazie perché vi siete annientata prendendo la forma di uno schiavo, per trarmi dalla crudele schiavitù del demonio. Io vi lodo vi glorifico perché avete voluto volentieri sottomettervi a Maria, vostra santa Madre in ogni cosa, alfine di rendermi per Ella vostro schiavo fedele. Ma ahimè! ingrato ed infedele qual sono, non ho mantenuto le promesse che vi ho così solennemente fatto al mio Battesimo. Io non ho adempiuto ai miei obblighi; io non merito di esser chiamato vostro figlio, né vostro schiavo, e siccome in me non c’è nulla che non meriti il vostro rigetto e la vostra collera, io non oso più da me stesso avvicinarmi alla vostra santissima ed augusta Maestà. È per questo io ho ricorso all’intercessione della vostra Santissima Madre che mi avete dato per Mediatrice dopo di Voi; ed è per questo mezzo che io spero di ottenere da Voi la contrizione ed il perdono dei miei peccati, l’acquisto e la conservazione della Sapienza. Io dunque vi saluto, o Maria immacolata, tabernacolo vivente della Divinità, in cui l’eterna Sapienza nascosta vuol essere adorata dagli Angeli e dagli uomini. Io vi saluto, o Regina del cielo e della terra, al cui impero è sottomesso tutto ciò che è al di sotto di Dio. Io vi saluto, o rifugio sicuro dei peccatori, la cui misericordia non fa difetto per nessuno; esaudite i desideri che ho della divina Sapienza e ricevete per questo i voti e le offerte che la mia nullità vi presenta. Io, N…, peccatore infedele, rinnovo e ratifico oggi tra le mani vostre le promesse del mio Battesimo. Io rinunzio per sempre a satana, alle sue pompe e alle sue opere, e mi offro interamente a Gesù-Cristo, la Sapienza eterna, per portare la mia croce al suo seguito per tutti i giorni della mia vita. Ed perché alfine gli sia più fedele di quanto finora non lo sia stato, io vi scelgo oggi, o Maria, per Madre e Padrona mia. Io vi offro e consacro, in qualità di schiavo, il mio corpo e la mia anima, i miei beni interiori ed esteriori ed il valore stesso delle mie buone azioni passate, presenti e future, lasciandovi interamente il pieno diritto di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene, senza eccezione, secondo il vostro beneplacito, a maggior gloria di Dio, nel tempo e nell’eternità. Ricevete, o Vergine benigna, questa piccola offerta della mia schiavitù, in onore ed unione con la sottomissione che la Sapienza eterna ha voluto avere alla vostra maternità, in omaggio della potenza che avete entranbi su questo vermiciattolo e miserabile peccatore, come azione di grazie per i privilegi di cui la Santissima Trinità vi ha favorito. Io protesto che voglio oramai, come vostro vero schiavo, cercare il vostro onore ed obbedirvi in tutte le cose. o madre ammirabile, presentatemi al vostro caro Figlio, in qualità di schiavo eterno, affinché, essendomi riscattato per mezzo vostro, Egli mi riceva per Voi. O Madre di misericordia, fatemi la grazia di ottenere la era sapienza di Dio e di mettermi per questo, nel numero di coloro che Voi amate. Ammaestrate, conducete, nutrite e proteggete come vostri figli e vostri schiavi. O Vergine fedele, rendetemi in ogni cosa un sì perfetto discepolo, imitatore e schiavo della Sapienza incarnata, Gesù-Cristo vostro Figlio, che io arrivi, per vostra intercessione, alla pienezza della sua età sulla terra e della sua gloria nei cieli. Così sia.

(S. Luigi M. Grignion de Montfort)

Indulgentia plenaria suetis conditionibus die festo Immaculatæ Conceptionis B. M. V. ac die 28 apr. (Pius X, Rescr. Manu Propr., 24 dec. 1907, exhib. 22 ian. 1908; S. C. S. Officii, 7 dec. 1927).

[Ind. Plen. Nel giorno dell’Immacolata Concezione e il 28 Aprile (festa di S. Luigi M. Grignion De Montfort]