LO SCUDO DELLA FEDE (76)

LO SCUDO DELLA FEDE (75)

[S. Franco: ERRORI DEL PROTESTANTISMO, Tip. Delle Murate, FIRENZE, 1858]

PARTE SECONDA.

FRODI PER CUI S’INTRODUCE IL PROTESTANTISMO

CAPITOLO XI

UNDECIMA FRODE: VENDITA DELLE DISPENSE, ETC.

Dopo il traffico dell’Indulgenze, passano i Protestanti ad apporre alla S. Chiesa la vendita, come essi dicono, delle bolle, dei brevi, delle dispense, di che so io: ed anche qui fanno uno strepito infinito contro di Roma. Ora gli è proprio meraviglioso che a muovere questa difficoltà debbano essere appunto i Protestanti, i quali, in questa parte hanno le mani sì nette, che è una edificazione. Que’ ciuchi che cercano di sedurre voi, o non sanno quello che si passa nei paesi soggetti alla Riforma, o se lo sanno, vedono il bruscolo che non v’è negli occhi altrui, e non veggono la trave negli occhi propri. Avete dunque da sapere che presso di loro si comprano, si vendono, si negoziano i benefizi, le parrocchie, le cappellanie, come altrove si fa del grano, del vino, dell’olio, e dei giumenti. In Inghilterra hanno stabiliti Giornali i quali danno l’avviso di quello che v’ha da vendere e da comperare, hanno stabilite agenzie che ne determinano i prezzi e che ne fanno le convenzioni. Accumulano però benefizi sopra benefizi ecclesiastici, e poi li danno a godere alla moglie, ai figliuoli, alle figliuole, ai cognati ed alle cognate con tanto scialacquo, che più d’una volta mise orrore perfino al Parlamento protestante. E poi dopo tutto ciò caldi di santo zelo si mettono a declamare contro le vendite di Roma. Non vi par di sentire i ladri che perorano in favore della giustizia? Ma lasciando stare tutto ciò, è poi vero che a Roma si faccia questo traffico così iniquo? Falso falsissimo, ed ecco quello che ivi interviene. A Roma si ricorre per varie cagioni. Alcuni ricorrono per ottenere la facoltà di essere assoluti da certi peccati più enormi, che il Sommo Pontefice riserba a se stesso prudentemente, affinché la difficoltà dell’assoluzione ritragga più efficacemente i fedeli dal commetterli; ed allora è al tutto gratuita ogni concessione, siccome lo sanno molto bene i Sacerdoti, i quali per ciò ricorrono alla Penitenzieria, ed i fedeli che si trovano nel caso di abbisognarne. Anzi perché niuno degli ufficiali per le cui mani debbono passare tal concessioni, possa abusarne, portano il gratis perfino stampato in fronte. Si ricorre a Roma per avere sacre Reliquie di que’ corpi Santi che essa possiede e che sempre dissotterra nelle Catacombe, e che con tanta diligenza custodisce perché non perdano la loro autenticità: ma anche qui tolga Dio che riceva pure un denaro in compenso di esse, che debbono al tutto gratuitamente concedersi. E che sia così, lo possono testificare migliaia di forestieri, che da Roma in ogni anno riportano tali Reliquie. Ricorrono altri a Roma per ottenere grazie e privilegi, che sono una qualche lesione alle leggi comuni. Così avviene in chi vuol ergere per esempio un Oratorio privato per la sua famiglia e scansar così l’obbligo della parrocchia comune. Così avviene in chi vuol contrarre nozze in un grado non consentito dalle leggi ecclesiastiche. Ora ecco il procedere di Roma in questi casi. Se la persona è povera ed ha vera necessità di alcuna di queste dispense o per cessare uno scandalo, o per promuovere qualche gran bene, la S. Sede vi si presta con tutta la carità e si concedono queste grazie senza che la persona debba spendere denaro di sorte alcuna: e questo avviene sì spesso che tal dispense hanno perfino il proprio nome mentre si dicono concesse in forma pauperum. Se non vi ha necessità di quelle dispense, ma è solo una soddisfazione privata di chi sollecita il favore, allora la S. Chiesa suole imporre una multa prima di accordarlo. Ed è ciò regolamento savissimo per molti casi. Se le leggi comuni s’infrangessero ogni momento cadrebbero subito in rovina, ed il danno sarebbe universale. Se per esempio si concedesse ad ogni famiglia l’oratorio privato dove andrebbe a riuscire il culto comune, dove l’esempio che i Grandi debbono alleplebi d’intervenire ancor essi alle funzioni comuni delle parrocchie? Se non fosse richiesto un motivo grave, ma bastasse il solo comodo privato, perché ognuno potesse contrarre nozze in certi gradi che savissimamente furono vietate, quanti inconvenienti nascerebbero nelle famiglie? Perderebbe di riverenza il Sacramento, di sicurezza il consorzio domestico, si aprirebbe la via a mille delitti che è più facile l’intenderli che lo spiegarli. Laddove una multa, una penalità inflitta da S. Chiesa, raffrena il più dei fedeli da simili domande, e mantiene in vigore le leggi comuni. Non è dunque una vendita, non un mercimonio la dispensa che si accorda sotto tali condizioni, è un compenso che s’impone a chi ricerca un favore, acciocché la grazia col diventare troppo comune non deroghi a leggi che non si debbono universalmente abrogare. – Del resto quanto non è giusto che cosi si faccia anche per altre ragioni. In primo luogo conviene così perché è giusto che la Sede Apostolica, la quale ha tanti pesi da sopportare pel mantenimento di tante congregazioni e di tanti ufficiali, quanti ne richieggono gli interessi di tutto il mondo, ritragga da qualche parte il denaro onde sopperire al bisogno. Se già alcuno non volesse dire che Roma debba mantenere, oltre gli ufficiali che servono a Lei, anche quelli che son necessari al buon andamento ecclesiastico di tutto il mondo. È giusto tanto più, quanto che a molti di quegl’impieghi possono aspirare ed infatti pervengono uomini di tutti i paesi. È giusto poiché in tal guisa concorrono ad un tal mantenimento, non tutti universalmente, ma quelli specialmente che ne ritraggono qualche vantaggio, richiedendo ogni equità che chi gode un favore sopporti anche il peso che vi è annesso. – Del resto tutte queste multe giungono a sì poco, che se il Sommo Pontefice non sopperisse colla sua universale carità al bisogno, non avrebbero di che sostentarsi tutti quegli impiegati che si travagliano in tali faccende. Tutta Europa ne ha vedute mille volte le statistiche, e sa molto bene che un solo pseudovescovo Anglicano, il quale fa veramente nulla a detta dei medesimi protestanti, gode un’entrata dieci volte maggiore che non veruna Romana Congregazione. – Resta una parola a dire del denaro che si manda a Roma per impetrar le bolle, ossia l’investitura degli ecclesiastici Benefizi. Or bene i Cristiani che conoscono la dottrina di S. Chiesa sanno molto bene che il Sommo Pontefice è l’amministratore universale dei beni di S. Chiesa: né per quanto certi legulei Febroniani, Vanespeniani, Protestanti si sforzino di conferire allo Stato di cui ne han fatto un dio tutti i titoli di S. Chiesa, la cosa è o può essere diversamente. I beni della Chiesa sono donazioni fatte a Gesù Cristo da chi ne era padrone legittimo, e finché sarà in vigore il diritto di proprietà, finché non si potrà violare impunemente il precetto di non rubare, apparterrà alla Sede Apostolica determinarne l’uso secondo la natura di essi beni. Ora che cosa fa il Sommo Pontefice in proposito? Quello che un padre di famiglia prudente, il quale dispone dei beni che ha da amministrare in guisa da far fronte a tutti gl’impegni. Epperò quando crede di dover prelevare da quei benefizi qualche tassa o pel sostentamento di quei ministri che si adoperano con lui al regime della Chiesa Universale, o per provvedere Chiese povere, o per mantenere missioni, o per erigere Seminari, o per altre opere di divin culto, egli non fa se non se quello che da lui richiede il debito del suo ministero, ed il retto uso che vuol farsi di que’ beni che sono a detta de’ Sacri Canoni il patrimonio dei poveri, il prezzo dei peccati. É ben vero che alcuni non credono che si possa maneggiar denaro senza che tosto se ne appicchi alle mani – forse sarà esperienza loro particolare – ma la S. Chiesa non è fondata sopra di Giuda, bensì sopra gli Apostoli, i quali se ne valevano per le vedove e per i poveri, lo tenevano tuttavia sotto dei piedi. – Un’ultima obiezione in questa materia è quella che traggono dalla dispensa che per denaro, dicono essi, si ottien talora dai digiuni e dalle astinenze: di che esclamano poi quanto n’hanno in gola che è violata la giustizia, che è distrutta la carità. Ebbene sappiate che anche qui v’ingannano in molte maniere. Avvertite dunque in primo luogo che la Santa Chiesa non ha fatto né i ricchi, né poveri: ma che gli uni e gli altri per santissimi fini ha fatto il Signore, … Utriusque operator est Dominus. Alfine cioè che in questa disuguaglianza avesser luogo le differenti virtù: nei poveri l’umiltà. la pazienza, la soggezione; nei ricchi la carità, la misericordia, la benignità, e cosìtutti quale per una, quale per un’altra via montassero la beatitudine. Avvertite in secondo luogo che la S. Chiesa è Madre degli uni e degli altri, dei poveri e dei ricchi, dei piccoli e dei grandi: e sebbene ammaestrata da Gesù abbia una speciale predilezione pei poverelli, ciò non ostante ha somma sollecitudine della salvezza di tutti. Per questo inculca ad ognuno le opere buone ma come ha somma discrezione raccomanda ad ognuno quelle che gli sono possibili. So inculcasse ai poveri la limosina, so la pretendesse da loro che cosa direste voi? Rispondereste con ragione che vi domanda quello che non potete fare, che non ha discrezione. Epperò la Chiesa mentre inculca ai poveri l’umiltà, mentre ricorda loro per alto conforto che Gesù fu povero, che chiamò beati i poverelli, mitiga loro le altre opere buone giungendo fino ad esimerli molte volte in vista della loro povertà dai digiuni e dalle astinenze. I ricchi però sono in condizione diversa. Che cosa farà con loro S. Chiesa? Gli animerà invece quanto può alle opere di misericordia e di carità, e per indurveli più efficacemente, concede loro come abbiam detto di sopra in certi casi anche l’acquisto di S. Indulgenze, altre volte in grazia delle opere di misericordia li allevia da altri pesi che avrebbero a sopportare come sarebbero i digiuni e le astinenze, e viene così a fare una commutazione di opere buone: nel che è prudentissima per molte ragioni. Promuove così il massimo vantaggio dei poverelli medesimi che sono le pupille degli occhi suoi sforzando quasi i ricchi ad essere con loro splendidi o liberali. Conduce soavemente i ricchi a quello che è un debito indispensabile del loro stato, di far cioè parte del loro superfluo ai poverelli secondo che loro comanda N. S. Gesù Cristo. Li distacca efficacemente dall’amor dei beni sensibili di questa vita che è lo scoglio più pericoloso in che possano urtare, e così con questa savia dispensazione provvede al bene dei poveri e dei ricchi e di tutta la ecclesiastica società. Or dov’è qui la vendita, il traffico sognato dai Protestanti? Del resto io vi dirò qui sull’ultimo con ogni sincerità che io mi vergogno perfino di dovere rispondere a tutte queste difficoltà. Bisogna essere un figliuolo al tutto snaturato per chieder conto alla Madre dell’uso che fa delle sostanze di cui le fu affidata l’amministrazione. E che? É dunque questa la stima che facciamo della Chiesa, della Sposa immacolata di Gesù? Può un Cristiano darsi a credere che essa stimi sì poco i beni lasciatile da Gesù che li prostituisca all’interesse di pochi denari? E sono figliuoli di Gesù quelli che gettano sul volto della loro madre sì brutto insulto? Ah io non so se sorgessero dalla tomba quei generosi Cristiani che mettevano in man della Chiesa tutte le loro sostanze se riconoscerebbero costoro siccome eredi del loro spirito e della lor fede. Non so se farebbero concetto che fossero per dare al bisogno anche il sangue a Gesù Cristo, quelli che con tanta impudenza malignano per pochi soldi che talora spendono per Gesù. In qualunque caso abbiate orrore di simili mostri, e prendete occasione anche da ciò di amar sempre più quella Chiesa che non può impugnarsi senza cader tosto in vergognosissime enormità.

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *