SALMI BIBLICI: “VERBA MEA AURIBUS”(V)

Salmo 5: “VERBA MEA AURIBUS”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE, CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

SALMO V

[1] In finem, pro ea quae hæreditatem consequitur. Psalmus David.

 [2] Verba mea auribus

percipe, Domine; intellige clamorem meum.

[3] Intende voci orationis meæ, rex meus et Deus meus.

[4] Quoniam ad te orabo, Domine, mane exaudies vocem meam.

[5] Mane astabo tibi, et videbo quoniam non Deus volens iniquitatem tu es.

[6] Neque habitabit juxta te malignus, neque permanebunt injusti ante oculos tuos.

[7] Odisti omnes qui operantur iniquitatem; perdes omnes qui loquuntur mendacium. Virum sanguinum et dolosum abominabitur Dominus.

[8] Ego autem in multitudine misericordiæ tuæ introibo in domum tuam; adorabo ad templum sanctum tuum in timore tuo.

[9] Domine, deduc me in justitia tua: propter inimicos meos dirige in conspectu tuo viam meam.

[10] Quoniam non est in ore eorum veritas; cor eorum vanum est.

[11] Sepulchrum patens est guttur eorum; linguis suis dolose agebant, judica illos, Deus. Decidant a cogitationibus suis; secundum multitudinem impietatum eorum expelle eos, quoniam irritaverunt te, Domine.

[12] Et lætentur omnes qui sperant in te; in aeternum exsultabunt, et habitabis in eis. Et gloriabuntur in te omnes qui diligunt nomen tuum,

[13] quoniam tu benedices justo. Domine, ut scuto bonae voluntatis tuae coronasti nos.

SALMO V.

[Vecchio Testamento Secondo la Volgata Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI. Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

Salmo composto in persona della Chiesa, che in ogni giorno nei suoi membri consegue l’eredità della salute eterna, e che tutta conseguirà alla fine del mondo.

Per la fine: per colei che ottiene l’eredità.

1. Dà udienza, o Signore, alle mie parole, poni mente alle mie grida.

2. Piegati al suono della mia orazione, mio re e mio Dio.

3. Dappoiché a te indirizzerò le mie preghiere: al mattino, o Signore, tu esaudirai la mia voce.

4. Al mattino porrommi dinanzi a te, e ti vedrò; perocché tu non sei un Dio, che ami l’iniquità.

5. Ne starà presso a te il maligno, né gl’ingiusti potran durarla dinanzi agli occhi tuoi.

6. Tu hai in odio tutti coloro che operano l’iniquità; tu disperderai tutti coloro che parlano menzogna.

L’uomo sanguinario e fraudolento sarà in abbominio al Signore.

7. lo però, nella moltitudine di tua misericordia, entrerò nella tua casa; mi incurverò verso il tuo santo tempio nel tuo timore.

8. Signore, conducimi nella tua giustizia: per riguardo ai miei nemici, fa’ tu diritta dinanzi a te la mia via.

9. Imperocché nella loro bocca non è verità: pravo egli è il lor cuore.

10. Un aperto sepolcro ell’é la loro gola; con le loro lingue tessevano inganni: fa’ tu o Dio, giudizio di essi. Sien delusi nei loro disegni; dispergili come si meritano le molte loro empietà, dappoiché ti hanno essi irritato, o Signore.

11. E si rallegrino tutti coloro i quali in te confidano; giubileranno in eterno e tu abiterai in essi. E in te si glorieranno tutti coloro che amano il tuo nome,

12. perché tu benedirai il giusto. Tu, Signore, della tua buona volontà, quasi di scudo, ci hai d’ogni intorno coperti.

Sommario analitico

Questo salmo si divide in due parti: nella prima, Davide ci fa conoscere i motivi che gli danno la speranza di ottenere da Dio la liberazione dalle sue pene e di poterLo adorare nel suo tempio. – Nella seconda, egli chiede a Dio di far sparire gli ostacoli che i soi nemici seminano lungo il suo cammino, affinché egli possa ricongiungersi a Dio, suo liberatore.

I PARTE.

I- Davide espone a Dio i quattro motivi che lo rendono degno di essere esaudito.

1) La qualità della sua preghiera. Egli domanda a Dio nella sua totalità: a) le sue orecchie, per ascoltarlo; b) la sua intelligenza perché lo comprenda; c) la sua volontà e la sua onnipotenza perché esaudisca la sua preghiera (1, 2). –

2) Il tempo in cui la fa è il mattino (3); –

3) Le disposizioni interiori di colui che la fa, l’odio dell’iniquità. Egli vedrà che Dio: a) detesta il cuore degli empi; b) non può soffrirne la presenza; c) ne distoglie gli occhi con orrore (4,7).

4) Il luogo più favorevole alla preghiera, il tempio; – le virtù necessarie a colui che entra nel tempio sono: (a) la speranze nella misericordia di Dio, (b) l’umiltà nell’adorazione, (c) il timore di Dio (8).

II PARTE.

II – Davide espone l’oggetto della sua preghiera e ne predice il successo.

1) Egli chiede a Dio di guidarlo e di dargli una direzione certa a causa della malvagità dei suoi nemici che sono: a) mendaci nei loro discorsi; .b) vani nei loro cuori e nei loro affetti (10), c) corrotti nelle loro parole ed ingannatori nel loro linguaggio (11), .d) empi nelle loro opere (12).

2) Egli predice l’abbattimento dei suoi nemici: a) essi saranno giudicati e condannati; .b) … saranno delusi nelle loro attese; c) … saranno rigettati; .d) … avranno sempre Dio per nemico (12).

3) Dopo essere scampato al pericolo, predice la sua felicità, quella dei suoi amici e dei Santi, dei quali erano figura. – a) essi si riuniranno in Dio; b) questa gioia si manifesterà fin sui corpi e la causa è che Dio abiterà in essi (13), in questa vita con la grazia, nell’altra con la sua gloria; .c) essi si glorificheranno in Dio a causa di tutti i beni di cui Dio ricolma il giusto (14); d) essi saranno benedetti e protetti in modo speciale (15).

Spiegazioni e Considerazioni

I . 1- 8.

ff. 1, 2.Tre condizioni sono necessarie per ottenere ciò che si domanda a qualcuno: 1) Che intenda il suono della voce: « prestate ascolto, etc. » 2) che comprenda il senso delle parole che gli vengono indirizzate: « comprendete le mie grida »; .3) che egli faccia attenzione: « siate attento, etc. ». – Dio intende, comprende sempre, non è mai distratto, ma si dice che: 1) Egli non ascolta il suono della voce quando colui che lo prega è talmente distratto che non sa più egli stesso cosa dica; 2) che Egli non intende il senso delle parole, quando colui che prega domanda delle cose che non gli siano di vantaggio; .3) che Egli non faccia attenzione alla preghiera di colui che per la sua cattiva vita si renda indegno di essere ascoltato. (Duguet.). – « Comprendete le mie grida ». Queste grida non sono l’elevazione della voce, ma il sentimento, gli slanci del cuore. È così che Dio dice a Mosè che Lo pregava in silenzio: « perché hai gridate verso me? » (Exod. XIV, 15), perché la preghiera di Mosè era ispirata da un ardente amore per il suo popolo (S. Chrys.). – Può dire con certezza: Mio re e Mio Dio, solo colui nel quale non regna peccato. « Voi siete il mio Dio, perché il mio Dio non è il mio ventre, non è l’oro ad essere il mio Dio, non è l’impurità ad essere il mio Dio » (S. Gir.).

ff. 3, 4. – « Perché siete voi che io pregherò, Signore ». Ecco le ragioni che rendono la preghiera indegna di essere esaudita. – Ci sono molti che sembrano pregare Dio, ma lo fanno unicamente per essere visti dagli uomini e per motivi di interesse personale. Non è affatto così che prega la Chiesa; Essa si indirizza a Dio solo, lasciando da parte ogni considerazione umana (S. Chrys.). « Voi chiedete e non ottenete – dice S. Giacomo – perché chiedete male, non cercando che di soddisfare le vostre passioni » (S. Giac. IV, 3). – Il salmista comincia con il chiedere umilmente udienza a Dio. Là è l’inizio e la preparazione della sua preghiera. Cosa può temere in effetti colui che sollecita mediante la preghiera? Tre cose essenzialmente: che egli non sia ascoltato, che non sia compreso, che non sia gradito. È proprio vero, l’uomo deve tremare di terrore davanti a questo triplice ostacolo. Sembra molto giusto che egli non sia inteso né compreso, né gradito. Ora, l’anima è ascoltata, quando il nostro niente sparisce, grazie al nostro identificarci nel Figlio di Dio fatto uomo; l’anima è compresa, perché sebbene ridotti alla nostra debolezza ed alla nostra ignoranza, diventiamo nelle nostre preghiere assolutamente incomprensibili, e domandiamo un aiuto per i nostri interessi, lo Spirito Santo, con una meraviglia tutta divina, prega in noi e per noi; infine la nostra anima è gradita perché è in Gesù-Cristo che noi abbiamo accesso presso il Padre, ed è coperti dai suoi meriti, rivestiti dei suoi splendori, lavati nel suo sangue, trasfigurati nella sua santità e nella sua gloria, che noi ci presentiamo alla divina Maestà (Doublet, Psaumes, etc., III, 237, 242.). – Il mattino è il tempo più propizio per la preghiera e la meditazione; lo spirito è maggiormente raccolto. Dare a Dio il primo pensiero, la prima parola e la prima azione.- Non bisogna dedicarsi mai alle proprie occupazioni ordinarie se non dopo aver reso i propri doveri a Dio. « Bisogna anticipare il levar del sole per benedirvi ed adorarvi prima che il giorno si levi ».(Sap. XVI, 28). –  « Se ricorrete a Dio fin dal mattino ed implorate l’Onnipotente, Egli sarà pronto ad esaudirvi e ristabilirà la dimora della vostra giustizia » (Giob. VIII, 5, 6). – Voi non soffrite perché uno dei vostri inferiori presenti i suoi omaggi prima di voi al sovrano. Ma nel mentre che il sole adora già da tempo il suo Creatore, voi ancora dormite: così cedete il primo posto alla creatura e non prevenite questa natura creata per voi, e non rendete a Dio le vostre azioni di grazie (S. Chrys.). – Il mattino è un’ora mirabilmente propizia per la preghiera. L’universo fatto per l’uomo, deve, attraverso l’uomo, offrire i suoi omaggi al Creatore. Ora all’alba del giorno, tutta la natura si risveglia, tutti gli esseri scuotono il loro torpore e rinascono alla luce, alla vita, all’amore. L’uomo deve precederli tutti e cominciare la preghiera universale che consacra a Dio un giorno nuovo (Doublet.). – « Al mattino Io mi porrò davanti a voi ». Cosa significa: « Io mi porrò » se non « Io non resterò adagiato »? Ora, che cos’è questo essere adagiato, se non riposarsi a terra, o cercare la felicità nelle voluttà terrene? « Io mi tenderò e verrò ». Non bisogna dunque attaccarci alle cose della terra se vogliamo vedere Dio, che può contemplare solo un cuore puro (S. Agost.). – « Io mi tenderò davanti a voi, etc., » non cambiando luogo, ma con le mie opere. È il solo mezzo per avvicinarci a Dio. Non è in effetti che mediante le opere che ci si avvicina o ci si allontana da Dio, perché Egli riempie tutti i luoghi della sua presenza. – Si vedono qui tutti i caratteri di una santa preghiera del mattino: presentarsi davanti a Dio, prevedere nella sua presenza tutte le azioni della giornata, considerare l’opposizione del peccato alla santità di Dio, l’odio di Dio per il peccato, il suo amore per la giustizia, l’obbligo che abbiamo di entrare noi stessi in questi sentimenti. Meditiamo ogni parola di questo divino Salmo: « dal mattino Io mi tenderò » è l’attitudine dell’energia, è il segno di una volontà ferma e vigorosa. La preghiera richiede energia, reclama il coraggio … « Io mi porrò davanti a voi ». Davanti a chi ci tponiamo nella preghiera? Chi è davanti allo sguardo della nostra anima? A chi doniamo l’ingresso del nostro cuore? … possiamo noi dire a Dio, come il salmista: « davanti a voi io mi porrò »?

ff. 5, 6, 7. – L’anima in preghiera si trova di fronte sempre tre oggetti di contemplazione. Il primo è Dio stesso. E cosa considera in questo Dio che essa contempla? In primo luogo si tratta di un Dio nemico dell’iniquità. Dio, che è la santità per essenza, vuole la santità in tutti i suoi figli. Egli la vuole con volontà eterna ed infinita. Il terzo oggetto è la moltitudine delle misericordie di Dio. Esse sono effettivamente « moltitudine », ne sono avvolto, come sprofondato in un oceano senza fondo e senza argini. Tutto in me è misericordia, ed io non sono che una mescolanza dei doni di Dio (Doublet, Psaumes, etc. III, 245, 247.). Davide si alza al mattino e inizia a contemplare la santità di Dio: « Al mattino io mi presenterò davanti a voi, e vedrò che voi siete un Dio che non vuole l’iniquità », che non potete certo volerla Voi che siete sempre santo, e le cui opere sono inseparabili dalla santità. Restiamo con David in silenzio davanti all’augustissima santità di Dio. Ci si perde nel contemplarla, perché non la si può comprendere non più della purezza con la quale è necessario approcciarsi (Bossuet, Médit. sur l’Ev., II parte, LXVI jour). Separiamoci dai peccatori e da ogni iniquità, contemplando la santità del nostro Padre celeste: perché è così che David, dopo aver visto e contemplato dal mattino che Dio è santo e non vuole l’iniquità, cioè non la vuole mai, sotto qualunque forma si possa presentare, aggiunge subito dopo: « E il malvagio non abiterà più presso di voi; e gli ingiusti, i peccatori non sussisteranno più davanti ad i vostri occhi ». Ancora un colpo, separiamoci dai peccatori: separiamocene per una strada opposta alla loro, ma ancora e finché si possa, ritirandoci dalla loro odiosa e dannosa compagnia per timor di essere corrotti dai loro discorsi e dai loro esempi, e di respirare un’aria infetta (Bossuet, Medit. sur l’Ev. 2° P. LXVI jour.): opposizione infinita ed irreconciliabile tra la malizia del peccato e la bontà di Dio, tra la giustizia sovrana e l’iniquità: « i vostri occhi sono troppo puri per poter contemplare il male, Voi non potete contemplare l’iniquità » (Habacuc, I, 13). – La santità è in Dio di una incompatibilità essenziale con ogni peccato, con ogni difetto, ogni imperfezione di sentimento e di volontà. L’ingiustizia, l’iniquità, il peccato non possono essere in Lui. – Egli è incompatibile con i peccatori e li rigetta davanti a Lui con tutta la sua santità e la sua essenza. « Il mattino » è il tempo in cui i pensieri sono più nitidi, e nel quale si devono offrire a Dio le primizie, « Signore, dice il salmista, io mi presenterò davanti a Voi, vedrò chiaramente nella vostra luce che Voi siete un Dio che non volete l’iniquità »: il maligno non abita presso di Voi e gli ingiusti non sussistono davanti ai vostri occhi » (Bossuet, Elev. I S. XI. Elev.). – Noi vediamo qui che ogni specie di malvagità sono state oggetto di odio per il Signore. – Tutti questi peccatori sono odiati da Dio. – L’odio di Dio non è altro che quello del peccatore per la verità (S. Agost.). – Nondimeno c’è un carattere particolare di avversione per ciascuno; gli uomini maliziosi non dimoreranno presso di Lui; gli uomini ingiusti non sussisteranno alla sua presenza; coloro che commettono iniquità saranno a Lui odiosi; i mentitori saranno distrutti dalla sua potenza; gli uomini sanguinari e fraudolenti saranno in abominio ai suoi occhi. – L’insegnamento è dato a coloro che vogliono avvicinarsi a Dio: essi devono rendersi innanzitutto simili a Lui, perché solo a questo titolo possono approcciarsi a Lui (S. Chrys.). – Dio odia tutti quelli che commettono l’iniquità, chiunque essi siano. Non è la dignità, ma la virtù che Dio considera quando vuole scegliere i suoi amici (S. Chrys.). Quelli che proferiscono menzogne sono qui coloro che vivono nel crimine, coloro che perseguono cose vane e menzognere, che il Re-Profeta ha costume di designare sotto il nome di menzogne (S. Chrys.). – Il mondo è pieno di uomini furbastri nei confronti ai loro simili, ma sono ancor più coloro che lo sono nei riguardi di Dio e di se stessi. (Dug.).

ff. 8. – Frutti della preghiera e della contemplazione. Quantunque si possa essere giusti, non è se non nella fiducia nell’abbondanza della misericordia di Dio, che si possa osare entrare nella sua casa. Tre condizioni sono necessarie a colui che entra nel tempio del Signore: la fiducia nella sua misericordia, l’umiltà « io adorerò, etc. », ed un timore rispettoso. – Non si entri mai nella casa di Dio se non con un profondo sentimento del luogo in cui ci si trova. « Che questo luogo sia terribile; è la casa di Dio la porta del cielo! » (Gen., XXVIII, 17). – « Io entrerò nella vostra casa », come una pietra in un edificio, dice S. Agostino, perché è la casa di Dio, il tempio di Dio, del quale è detto: « il tempio di Dio è santo, e il tempio, siete voi » (I Cor, III, 17).

II. 9-15

ff. 9. – Oggetto della preghiera del vero Cristiano, non sono le cose di questa vita, né i beni fragili, deperibili ed inutili, ma il soccorso dall’Alto, il soccorso necessario soprattutto a quelli che entrano nella via di giustizia (S. Chrys.). – La vita presente è come un cammino in cui Dio ci conduce con la mano poiché ci sono dei sentieri che si allontanano dalla strada. – « Chiedete dunque a Dio di dirigere la vostra via e che tutti i vostri consigli dimorino in Lui » (Tob. IV, 21). Il cammino della giustizia di Dio, è l’unica regola che dobbiamo seguire; la giustizia degli uomini, si rivela o falsa o difettosa. – « Rendete la mia via retta davanti ai vostri occhi », cioè là dove non possono vedere gli uomini, alla lode o al biasimo dei quali non bisogna affatto credere. Gli uomini non possono in effetti giudicare della coscienza altrui, ed è nella coscienza che si trova il cammino che conduce a Dio. Non bisogna dar fede ai loro giudizi, « … perché la virtù non è nella loro bocca ». Ecco perché bisogna rifugiarsi nella propria coscienza e sotto gli sguardi di Dio (S. Agost.). Se la nostra strada è diritta davanti a Dio, noi non devieremo; e se la via di Dio è diritta davanti a noi, entreremo e marceremo con fervore (Theodoret.). tutti coloro che vogliono allontanarci dalla via di Dio sono invero i nostri nemici, fossero anche nostri migliori amici.

ff. 10. – Due sono i principali caratteri dell’uomo malvagio: la corruzione del cuore e l’arte di mettere in atto la frode e la menzogna per nuocere agli altri. – Il mondo è il nostro nemico più grande, non solo quando ci inganna con i suoi errori, ma anche quando ci lusinga con le sue carezze, e quando vuol farci credere che un piacere passeggero sia preferibile alle gioie eterne, o i mali con i quali ci minaccia siano da temere più di tutti i supplizi dell’inferno (Duguet.).Guai a coloro che hanno due cuori, l’uno per Dio, e l’altro per le vanità, e ancora più « guai » a coloro che nel cuore, pieno di vanità, non lasciano spazio a Dio. – La verità non è sulle labbra di coloro il cui cuore è posseduto dalla vanità; la lingua segue gli impulsi del cuore e parla con l’abbondanza del cuore.

ff. 11. – L’odore che emana da un’anima corrotta e la cui bocca si apre ai discorsi osceni od empi, è più funesto delle esalazioni di un sepolcro aperto (S. Chrys.). – Questi corruttori sono chiamati « sepolcri aperti », perché sono morti in se stessi, in un certo senso, in quanto non hanno la vita della verità, ed accolgono in sé altri morti, vale a dire coloro che si rendono loro simili, dopo essere stati uccisi con la menzogna e con la vanità del cuore. I malvagi possiedono necessariamente delle lingue malefiche ed ingannatrici. « Come potreste dire cose buone – dice Nostro-Signore – voi che siete cattivi? » (S. Matteo XII, 34).

ff.12. – Uno dei caratteri essenziali di un’anima veramente saggia, è quello di non cercare vendette delle proprie ingiurie e di mostrarsi piena di zelo per gli oltraggi diretti contro Dio (S. Chrys.). – Vanità dei progetti degli uomini che vengono prima o poi confusi. – Dio solo e la sua verità sono stabili in eterno! – Giusta reciprocità: gli empi e i malvagi rigettano Dio, e Dio li rigetta a sua volta. – La moltitudine dei loro crimini è la misura di questo allontanamento da Dio, la causa della collera di Dio (Duguet).

ff. 13. – La vera gioia si coniuga sempre alla speranza, o piuttosto ne è il frutto. Essa non è che per i giusti che hanno Dio in fondo al loro cuore (Dug.): il mondo non la conosce e non può conoscerla. Le gioie del mondo sono false, non hanno stabilità più che le acque correnti dei fiumi, le quali defluiscono nel momento stesso in cui passano sotto i nostri occhi. Ma la gioia della quale è Dio l’Autore, è durevole, ha radici profonde, riempie i desideri del nostro cuore, è invariabile, al riparo da tutte le vicissitudini terrene, e le difficoltà o gli ostacoli stessi conferiscono un nuovo grado di perfezione (S.Chrys.). La causa di questa gioia è che « voi abiterete in essa », in opposizione a quanto il profeta ha detto degli uomini ingiusti che non sussisteranno davanti a Dio. L’eterna beatitudine dei giusti sarà dunque quella di divenire il tempio di Dio, e Dio, divenuto loro ospite, sarà Egli stesso la loro gioia. Quattro sono i caratteri della gioia dei giusti: la certezza, l’eternità, la sicurezza « voi abiterete, etc. », la pienezza. « Tutti coloro che amano si glorificheranno, etc.», perché non ci si glorifica se non di ciò che si possiede pienamente, e perché la materia stessa di questa gioia racchiude bene la pienezza. – Come la vera gioia, la vera gloria non si trova che in Dio; il mondo conosce la vera gloria ancor meno che la vera gioia. – La benedizione di Dio è fonte di tutti i beni, in cielo e sulla terra. – Questa benedizione è l’essere glorificato in Dio ed abitato interiormente da Dio. Tale è la santificazione accordata ai giusti. Quale male può fare il disprezzo degli uomini e della terra intera a colui che è giudicato degno di applausi, di benedizioni e di elogi da parte del Maestro degli Angeli?

ff. 15. Cosa può temere chi è protetto da questo scudo a prova di tutto, da questa armatura incomparabile della benevolenza divina? « Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? » (Rom. VIII, 31). – « Voi coronerete il giusto ». Questa corona è intrecciata dalla misericordia. « È Egli che vi corona di grazia e di misericordia » (Salmo CII, 4). – Questa corona è pure preparata dalla giustizia, e come dice San Paolo: « Non resta che attendere la corona di giustizia che mi è riservata ». (II Tim. IV, 8). È ancora questa, una corona di grazie (Prov. IV, 8). È pure una corona di gloria: « In quel giorno, il Signore degli eserciti sarà una corona di speranza e di gloria per il suo popolo ». (Isaia, XVIII, 5). È infine una corona incorruttibile: « Gli atleti non hanno in vista che una corona corruttibile, mentre noi ne attendiamo una incorruttibile » (I Cor. IX, 25) (S. Chrys.). Davide ci rappresenta un Dio coronante il giusto con la corona della sua benevolenza, perché coloro che Egli protegge qui in basso con la sua grazia onnipotente, li corona eternamente nei cieli (S. Greg., in Giobbe XXXII).