SALMI BIBLICI: “CUM INVOCARENT” (IV)

Salmo 4: “CUM INVOCAREM”

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ou LES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS, Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

Salmo IV

[1] In finem, in carminibus. Psalmus David.

[2] Cum invocarem

exaudivit me Deus justitiae meae, in tribulatione dilatasti mihi. Miserere mei, et exaudi orationem meam.

[3] Filii hominum, usquequo gravi corde? Ut quid diligitis vanitatem, et quaeritis mendacium?

[4] Et scitote quoniam mirificavit Dominus sanctum suum; Dominus exaudiet me cum clamavero ad eum.

[5] Irascimini, et nolite peccare; quae dicitis in cordibus vestris, in cubilibus vestris compungimini.

[6] Sacrificate sacrificium justitiae, et sperate in Domino. Multi dicunt: Quis ostendit nobis bona?

[7] Signatum est super nos lumen vultus tui, Domine: dedisti laetitiam in corde meo.

[8] A fructu frumenti, vini, et olei sui, multiplicati sunt.

[9] In pace in idipsum dormiam, et requiescam;

[10] quoniam tu, Domine, singulariter in spe constituisti me.

SALMO IV

Esorta Davide, coll’esempio di sé, i peccatori a declinare dal male, e darsi al bene, ed a porre in Dio la fiducia.

[Vecchio Testamento – Secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI, Arciv. di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

Per la fine: Salmo e cantico di David.

[1. Allorché io lo invocai, esaudimmi il Dio di mia giustizia: tu nella tribolazione mi apristi strada spaziosa. Abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera.

2. Figliuoli degli uomini, e fino a quando avrete stupido il cuore e perché amate voi la vanità, e andate dietro alla menzogna?

3. Or ponete mente come il Signore ha renduto mirabile il suo santo; il Signore mi esaudirà, quando io alzerò verso di lui la mia voce

4. Adiratevi, ma guardatevi dal peccare; pentitevi, nei vostri letti, delle cose che andate dicendo nei vostri cuori.

5. Sacrificate sacrifizio di giustizia, e confidate nel Signore: molti dicono: Chi farà a noi vedere il bene?

6. La luce della tua faccia è impressa sopra di noi; tu nel cuor mio infondesti letizia.

7. Per la copia del loro frumento, del vino e dell’olio si sono moltiplicati.

8. In pace insieme io dormirò e mi riposerò;

9. Perocché tu solo, o Signore, mi hai fondato nella speranza]

Sommario analitico

In questo salmo Davide si trova nel deserto di Maon assediato dal re Saul, al quale non pensava di poter sfuggire:

I- Proclama il soccorso che egli ha ricevuto e che riceverà a causa della sua innocenza:

1) nella sua afflizione presente, a) Dio ha esaudito le sue preghiere; b) lo ha liberato dalle angosce della tribolazione (1);

2) nelle tribolazioni future Dio presterà l’orecchio alle sue preghiere (2).

II – Egli esorta i suoi nemici alla virtù, cioè:

1) a levare il loro cuore a Dio, a) a non attaccarlo ai beni temporali e menzogneri (3);

2) applicando la propria intelligenza a conoscere: a) che Dio se l’è consacrata in modo particolare, b) che Dio esaudirà la sua preghiera (4);

3) distogliendo l’appetito sensoriale dei peccati verso cui si è portati per l’inclinazione naturale: a) l’appetito irascibile, per cui non si lascino travolgere in una collera colpevole; b) l’appetito della concupiscenza, che generi un vivo dolore dei peccati commessi (5);

4) consacrando a Dio le loro opere: a) che sacrifichino a Dio il sacrificio di giustizia, b)che sperino che tutti i beni verranno di conseguenza (10).

III- poiché questa promessa che Dio gli aveva fatto non aveva ancora avuto effetto, i suoi nemici non cessano di importunarlo dicendogli: “chi ci darà questi beni?” Davide risponde a questa obiezione:

1) che egli ha riconosciuto dei segni certi della protezione di Dio su di lui e sui suoi;

2) che Dio ha sparso la gioia nei suoi cuori come un pegno di beni futuri (7);

3) che i beni elargiti ai suoi nemici sono puramente esteriori e temporali (8);

4) che i beni che gli sono stati promessi saranno per lui una fonte di riposo e di pace (9);

5) che in mezzo a questi pericoli, questa speranza in Dio spanderà sulla sua anima la più grande sicurezza (10).

Spiegazioni e Considerazioni

I — 1, 2.

ff. 1. Dio esaudisce le nostre preghiere prima che esse siano terminate. Il Re-Profeta non dice: « quando io L’ho invocato », ma: « quando io Lo invocavo, Egli mi ha esaudito ». È la promessa che Dio stesso ha fatto per mezzo del Profeta Isaia a colui che Lo invoca: « … mentre voi ancora parlate, io dirò: eccomi! » (Isaia LVIII, 9). – Ciò che dà alla preghiera questa potenza di persuasione sul cuore di Dio, non è la moltitudine di parole, ma una coscienza pura e la pratica delle buone opere (S. Chris.). – Davide è ascoltato da Dio, non perché fosse un Re, ma perché era giusto. – Tre condizioni della preghiera sono: il fervore dello spirito, la purezza dell’anima, l’umiltà del cuore. – Con quale slancio mi trasportano verso di voi questi salmi, e di quale fiamma essi mi consumano per voi. Ed io bruciavo nel cantarli a tutta la terra, se fosse possibile, per annientare l’orgoglio del genere umano. E non si cantano essi per tutta la terra? E chi può sottrarsi al loro calore? … « … io avrei voluto che essi si fossero trovati là (i manichei), presso di me e mi avessero ascoltato a mia insaputa, osservando la mia faccia e la mia voce, quando leggevo il salmo IV e l’effetto che questo salmo faceva su di me: … quando vi invocavo, mi avete esaudito; Dio della mia giustizia, etc. » (S. Agus. Confes. IX, 4). – La gioia del cuore sparsa dallo Spirito-Santo, sussiste in mezzo ai mali che ci circondano esternamente. Non c’è alcuno che alla scuola di Gesù-Cristo non possa apprendere a gioire in mezzo alle sofferenze. – È una grazia maggiore da parte di Dio il farci soffrire con gioia allargando il nostro cuore, cioè aumentando il nostro amore, piuttosto che liberarci dalla tribolazione e dalla sofferenza (S. Chrys.) – Dio dilata il cuore nella tribolazione in varie maniere: separando con la mortificazione il cuore dei giusti dai legami delle passioni e delle cose terrestri, forzandoli a correre nella via dei Comandamenti, con la pazienza, la carità con la gioia spirituale. – Perché il profeta, avendo dapprima parlato in terza persona, si indirizza ora direttamente a Dio? È per mostrarci apparentemente – dice San Agostino – che il cuore non si allarga se non quando Dio si rende presente.

ff. 2. – Se è stato esaudito e dilatato, perché pregare di nuovo, si domanda Sant’Agostino? Per veder compiere in quanto ha creduto ciò che la grazia di Dio ha cominciato. Egli invoca il ricordo della sua giustizia e fa appello alla sua misericordia. Qualunque sia grande la moltitudine di buone opere, non è che per effetto della sua bontà e della sua misericordia che Dio ci esaudisce. Fossimo anche giunti alla sommità delle virtù più alte, è sempre la sua misericordia che ci salva. (S. Chrys.). – « Abbiate pietà di me, perché sono infermo; le nostre infermità spirituali sono un titolo per essere accolti favorevolmente da questo sovrano medico delle nostre anime ». – « Non sono coloro che sono sani che hanno bisogno del medico, ma coloro che sono malati » (Luca V, 31).

II — 3.

ff. 3. Nulla appesantisce il cuore come il peccato, l’abitudine al peccato, il piacere dei sensi, i desideri criminali, l’inclinazione troppo viva ai piaceri della vita, e l’attaccamento eccessivo ai beni della terra. Non ci si ingannerebbe chiamando questo cuore un cuore di fango, ed il Re-Profeta faceva vedere che la causa di ogni male, è il cuore che dovrebbe espletare l’ufficio di cocchiere, ma non solo non riesce a frenare il destriero che è incaricato di condurre, ma si lascia traportare da lui nell’abisso. Stava a lui dare ali alla carne, mantenerla nelle regioni più alte, elevarla fino al cielo, ed egli cade invece con essa sotto i piedi schiaccianti del vizio. (S.Chrys.). Il corpo che si corrompe appesantisce l’anima, e questa abitazione terrestre abbatte lo spirito che vuole elevarsi ai più alti pensieri (Sap. IX, 15). « State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso » (Luca XXI, 34). – Si chiama vano ciò che è vuoto, che ha il nome delle cose senza averne la realtà. Così gli uomini del mondo hanno il nome delle ricchezze, il nome della gloria, il nome della potenza, ma non hanno la realtà, non ne possiedono che il nome. Chi dunque sarebbe così insensato da ricercare nomi vuoti di senso e di cose? (S. Chrys.). Fascino, incanto del mondo che seduce ed indebolisce gli stessi che sono convinti che questi beni non siano che menzogne. – Perché cercare la felicità in cose così miserabili? La felicità non è data che dalla sola Verità, dalla quale tutto ciò che viene è vero? Perché desiderare di possedere in modo durevole delle cose che passano come l’ombra? (S. Agost.).

III. 4 — 10

ff. 4. – Per condurre gli uomini alla conoscenza di Dio, Davide sceglie una delle prove più evidenti, un fatto manifesto, e si propone egli stesso come esempio. Io sono – egli dice – il servo del vero Dio, venite dunque ad apprendere da me qual è la sua potenza, la sua forza, la sua provvidenza. – Dio ha elevato Gesù-Cristo, che è il suo Santo, ad una gloria mirabile, mediante l’unione ipostatica e, dopo l’umiliazione della croce, con il prodigio della sua Resurrezione, dell’Ascensione trionfante nel più alto dei cieli. – Pegno e soggetto di speranza per tutti i suoi membri che sperano, con la propria umiliazione, di seguirlo nella stessa gloria. Dio rende i suoi Santi ammirevoli e li eleva ad un ordine che tutti i grandi umani non possono eguagliare. I Santi sono mirabili, nella scelta che Dio ne fa per sua grazia, nella protezione onnipotente che accorda loro, nei sentimenti che ispira loro, nelle grandi imprese che affida loro, nei progressi continui che essi fanno nel suo amore, nella fine gloriosa che corona i loro lavori. – il Signore mi esaudirà quando griderò verso di Lui: « e questo non una sola volta, ma due, tre volte, e tutte le volte che noi Lo invochiamo rinnova il suo prodigio » (S. Chrys.).

ff. 5. – Il Re-Profeta non impedisce assolutamente la collera, essa ha la sua utilità; non vieta l’indignazione, essa può servire per reprimere l’ingiustizia o per stimolare la negligenza. La collera proibita, è la collera ingiusta, l’indignazione che non ha motivo di essere. – Raramente essa è esente da peccato, spesso si copre col nome di zelo, quando è la passione che la ispira.- La collera senza peccato è quella rivolta contro se stessi. – « Mettetevi in collera e non peccate, dice S. Paolo; che il sole non tramonti sulla vostra collera. » (Efes. IV, 26). –  È necessità per i fedeli di esaminare la loro coscienza prima di riposare. Due vantaggi ci sono – dice San Crisostomo – in questo esercizio che è stato quello di tutti i Santi: il primo è quello di rendere l’uomo più attento a se stesso, per il timore di ritrovarsi colpevole alla fine del giorno; il secondo è prevenire con esso il giudizio severo di Dio; perché, come dice l’Apostolo, « … se noi giudichiamo noi stessi, non saremo giudicati ». – Quando siete sul letto di riposo, nel silenzio profondo che regna intorno a voi e che nessuno può turbare, allorché nessun amico viene ad importunarvi, alcun servo ad irritarvi, e la moltitudine dei vostri affari vi lascia qualche istante libero di tregua, chiedete conto della vostra giornata per intero, dei pensieri colpevoli che avete avuto, dei desideri criminali che avete nutrito. Incaricate la vostra coscienza come giudice di questi cattivi pensieri, lacerateli, fateli a pezzi e fate subire alla vostra anima che li ha concepiti, il supplizio che essa merita (S. G. Crisostomo).

ff. 6. – Il Re-Profeta ha cominciato ad ispirarci un vivo rifiuto dei nostri peccati; poi ha represso fortemente l’inclinazione che abbiamo verso il male: egli ha costituito dentro di noi un tribunale incorruttibile, ci ha forzati a rendere conto della nostra vita, ed è così che ci ha condotto alla pratica della virtù, perché la fuga dal male non è sufficiente, ma occorre aggiungere il complemento delle buone opere. (S. Chrys.). Le buone opere, chiamate nella Scrittura: sacrifici, perché mediante esse si onore Dio. « Che essi vedano le vostre buone opere e che esse glorifichino vostro Padre che è nei cieli. » (S. Matteo V, 16). La giustizia di cui qui parla il Re-Profeta, non è una virtù particolare, ma è l’insieme di tutte le virtù. – Sacrificio che non richiede né denaro, né altare, né fuoco … Dio si contenta del cuore di colui che l’offre. – « Sperate nel Signore ». Che cosa si spera se non ciò che è buono? Ma siccome ciascuno vuol considerare a titolo di bene ciò che ama, e siccome è raro trovare degli uomini che amino i beni che appartengono all’uomo interiore, i soli che si devono amare, mentre si devono usare tutti gli altri per le necessità e non per il piacere, Davide aggiunge: « Molti dicono, etc. ». È il linguaggio degli atei, degli increduli, dei libertini, degli insensati e dei malvagi, che non credono né al governo della Provvidenza divina, né all’esistenza della vita futura, che dicono e ripetono: « … chi mai è tornato dalla tomba per dirci cosa c’è? – Dov’è la felicità? » Questo grido proviene da tutte le gole. Tutti la chiedono e la ricercano; quanto pochi la trovano! La maggior parte ignora chi possa darla; un gran numero si smarrisce nella via che vi conduce; e quelli che ne hanno qualche idea, spesso la comprendono male; essi vanno a cercarla fuori, e non la si trova invece se non dentro di sé.

ff. 7. – Così come ciò che è marchiato, inciso sulla fronte, appare agli occhi di tutti e non può sfuggire a nessuno, così è impossibile non vedere un viso splendente di luce e che sprigiona raggi da ogni parte, così è per la Provvidenza di Dio (S. Chrys.) … È la luce divina e non la sua ombra che è stampata sul volto dell’uomo, perché questo volto esprime la verità, la giustizia, la bontà, tre cose che sono il fondo dell’essenza di Dio, e la cui irradiazione costituisce l’eterno splendore della sua fisionomia. Non c’è che una Verità, ed essa brilla nei nostri sguardi; non c’è che una Giustizia, ed essa appare sulla nostra fronte; non c’è che una bontà ed essa ispira le nostre labbra; non c’è che una beltà, ed essa risplende dall’oriente all’occidente del nostro essere come un’aurora che si leva da lontano ed indora, svegliandosi, la sommità tranquilla dei monti che illumina (Lacord. IV Conf. Toul.). – « Il Signore ha impresso su di noi la luce del suo volto ». Espressione profonda ancorché bella, e che racchiude tutta la nostra grandezza; poiché cosa c’è di più grande e di glorioso per noi che questa ineffabile somiglianza, questo sigillo divino e questa augusta impronta della luce dell’Altissimo che riluce nelle nostre anime, ed il cui riflesso rtraspare in noi? Di modo tale che, come Dio non possa errare, il sentimento, fintanto che è retto, non può mai fallire, e l’uomo percepisce i suoi doveri con un solo sguardo della sua coscienza, come Dio abbraccia tutto con un solo sguardo della sua faccia eterna. (De Boulogne, Sur la Verité). – Dio imprime così nelle anime che si è scelto, la luce del suo volto ed il carattere della sua santità. – Questa luce è una impronta su di noi, vuol dire il Re-Profeta, come l’effige del Re sul suo denaro; poiché l’uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio (Gen. I, 20), somiglianza che egli ha distrutto con il peccato; il suo vero bene, il suo bene eterno, è dunque il ricevere di nuovo questa impronta con una seconda nascita. – « Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, ed a Dio ciò che è di Dio », diceva nostro Signore, (S. Matteo XXII, 21), cioè: Cesare reclama da voi l’impronta della sua immagine, e Dio ugualmente; e così come questa moneta deve essere resa a Cesare, così l’anima illuminata dalla luce del volto di Dio, deve essere resa a Dio (S. Agost.). La vera gioia non viene dai beni esteriori e visibili; non è in questi beni che si trova la fonte della vera vita, ma in un cuore intelligente dove è stampata la luce del volto di Cristo, in un’anima che si affranca del corpo per non pensare che ai beni spirituali (S.Chrys. e S.Agost.).

ff. 8 – Tuttavia Dio non ci ha privato interamente di questi beni fuggitivi e deperibili, contentandosi di parlare del frumento, del vino, dell’olio, cioè di quanto è essenzialmente necessario al mantenimento della nostra vita, ed Egli offre allo spirito saggio il mezzo per elevarsi dalla parte al tutto, aprendo davanti ai suoi occhi questo mare immenso della Provvidenza di Dio, la cui azione si manifesta in tutte le cose visibili (S. Chrys.). – Coloro che dicono: « … chi ci mostrerà i beni? » e che non vedono dentro di sé il regno dei cieli (Luca XVII, 22), « questi si sono accresciuti nei tempi della raccolta del loro grano, del loro vino e del loro olio ». Ma l’accrescimento non produce sempre l’abbondanza, può produrre invece la carestia (S. Agost.). Non è l’abbondanza dei beni temporali che dà la gioia spirituale e la pace dell’anima, ma essa è piuttosto ciò che la turba. – Il vero frumento dei Cristiani è il Pane disceso dal cielo. Il vino è la divina Eucaristia, aspettando il vino del quale saremo ebbri nel cielo. L’olio è l’unzione dello Spirito divino e della carità verso i nostri fratelli.

ff. 9. – L’uomo fedele, separandosi dal gran numero di coloro che non sono pieni che del desiderio dei beni temporali, si rallegra e dice: « Io dormirò e gusterò il sonno in pace »: sonno dei giusti, sonno tranquillo perché esso non è il sonno di morte nel quale il Re-Profeta ha paura di cadere, il sonno della tiepidezza e della negligenza. È il sonno dei giusti nel quale l’anima trova il suo riposo. – Beneficio nuovo e segnalato dalla divina Provvidenza, la pace è la parte di coloro che sono fedeli a Dio, perché dice allora Davide (Salmo CXVIII, 165) « … quelli che amano la vostra legge, godono di una grande pace » (S. Chrys.). – Ma questo è un bene che non si può possedere in questa vita, e che noi speriamo di ottenere nell’altra: « … perché mi avete consolidato in modo tutto speciale nella speranza », nell’attesa dei beni futuri. Questa speranza è sufficiente ad imporre il silenzio a tutte le passioni che vorrebbero turbare la pace dell’anima, è sufficiente a cambiare tutte le nostre voci ed i nostri più vasti desideri (S.Agost., S.Chrys.).

ff. 10. – Il salmista parla qui di una sicurezza di parte, esclusiva, unica, di una sicurezza singolare, non somigliante in nulla alle sicurezze del mondo, o piuttosto alle sembianze della sicurezza di cui i mondani devono contentarsi e che temono di perdere … Il giusto, il figlio di Dio al contrario, è posto in una sicurezza singolare e, se si è permesso di impiegare questa espressione, « troppo singolare »; egli ha tutto a doppio, ne ha il ricambio. San Paolo ci fa vedere mirabilmente la sicurezza e la potenza di una tale situazione. La patria terrestre crolla e sprofonda sotto i nostri piedi? La Patria celeste ci raccoglie nei suoi splendori. La terra svanisce, si trova il Cielo. Il nostro corpo cade nella tomba? L’immortalità deve rivestirlo. Ciò che in noi è l’uomo esterno si corrompe? L’uomo interiore ha rinnovi quotidiani. « La scena del mondo passa, ma il mondo non è degno di noi », e noi lo attraverseremo salutando e contemplando da lontano le nostre speranze future, e facendo professione di non essere sulla terra se non pellegrini e stranieri (Doublet, Psaumes étud.).