3 LUGLIO: SAN LEONE II PAPA

SAN LEONE II, PAPA E CONFESSORE

L’onore della Santa Sede.

Il Papa san Leone II ebbe un regno brevissimo: dal 682 al 683; tuttavia la Provvidenza gli aveva addossato la grande responsabilità di approvare gli atti del VI Concilio ecumenico che condannava la memoria di uno dei suoi predecessori, il Papa Onorio, morto da circa mezzo secolo. Si comprende come ciò sia avvenuto solo per motivi gravissimi: questi erano infatti tali che il santo Papa non indietreggiò davanti al suo penoso compito. Ne andava di mezzo l’onore stesso della Santa Sede, e su un punto al quale esso è particolarmente sensibile: la sua infallibilità dottrinale. San Leone II approvò il concilio che aveva rilevato un grande mancamento nella vigilanza di Onorio e lo aveva condannato per aver lasciato libero corso a un’eresia sottile e capziosa che era sfuggita alla sua censura.

L’Eresia monotelita.

Questa eresia era nata dal falso zelo d’un patriarca di Costantinopoli, Sergio. Egli aveva riconquistato alla vera fede i monofisiti, molto numerosi in Oriente, i quali volevano vedere una sola natura nel Verbo Incarnato, negando in tal modo che Egli fosse vero uomo e insieme vero Dio. Sergio pensò, verso il 620, di far sottoscrivere loro una formula che affermava le due nature, ma che autorizzava la fede all’unità di volontà in nostro Signore. Era questa la nuova eresia, il monotelismo o dottrina dell’unica volontà, che negando l’esistenza di una volontà umana in Cristo distruggeva l’integrità della sua natura umana e di conseguenza riportava a galla il monofisismo che si voleva combattere.

L’inavvertenza di Onorio.

Questa eresia trovò presto dei potenti avversari in due monaci: san Massimo di Costantinopoli, che subirà in martirio insieme con il Papa san Martino I per la difesa della fede; e san Sofronio, che diventerà poco dopo patriarca di Gerusalemme. Disgraziatamente, i patriarchi di Antiochia e di Alessandria sostennero Sergio; e solo l’autorità di Roma poteva arrestare il progresso dell’eresia. Ma in quella battaglia in cui il Sommo Pontefice avrebbe dovuto trovarsi in prima fila. Papa Onorio venne meno. Sergio l’aveva abilmente sedotto. Gli aveva presentato la sua formula come perfettamente conforme alla dottrina delle due nature, e d’altronde particolarmente adatta a riconciliare i monofisiti. Onorio, fino allora estraneo alle discussioni che dividevano gli Orientali, era mal preparato a trattare tale questione dal punto di vista dottrinale. Egli vide soltanto il fine da raggiungere: il ritorno dei dissidenti. Dette fiducia a Sergio, lo incoraggiò nel tuo tentativo, e gli inviò una lettera di approvazione redatta dal suo segretario Giovanni, lettera piena di equivoci. Vi si affermava che il Verbo Incarnato opera divinamente le cose divine e umanamente le cose umane; ma vi si diceva pure che non avrebbero potuto esservi in Cristo volontà di senso diverso o contrario. Il Papa senza dubbio non si poneva dal punto di vista della composizione delle due nature di Cristo, ma solo delle sue virtù morali, e intendeva così manifestare la sua perfetta obbedienza. Tuttavia, ritenendo alcune delle riprovevoli espressioni di Sergio, sembrava approvarle. Poco dopo, san Sofronio pubblicò a questo riguardo la sua prima lettera sinodale. Quel magnifico trattato di teologia illuminò Onorio il quale si affrettò a scrivere egli stesso a Sergio una seconda lettera in cui, senza ritrattare i suoi incoraggiamenti ad agire per la riconciliazione degli eretici, fissava nettamente il limite delle concessioni da farsi. Ma il male era fatto, e Sergio, appoggiato dall’Imperatore stesso, aveva già abusato della libertà concessa dalla prima lettera del Papa.

La condanna di Onorio.

Cosicché, cinquant’anni dopo, in seguito al trionfo dell’ortodossia, il VI Concilio ecumenico tenutosi a Costantinopoli nel 680-681, dopo aver condannato l’eresia monotelita, scomunicava Sergio e i suoi seguaci, fra i quali ritenne di poter annoverare anche Onorio. Era un andare troppo oltre: bisognava pur fare una distinzione. E quando il Papa san Leone II ricevette gli atti del Concilio, li sanzionò solo dopo aver specificato la colpa di Onorio, che non bisogna confondere con gli eretici. « Invece di purificare questa Chiesa apostolica – egli scrive – ha permesso che l’Immacolata fosse contaminata da un tradimento profano » (Héfèle-Leclercq, Hist. des Cons., III, 514). Questo severo giudizio non è mai stato revocato da alcun Papa. Del resto, fin dall’inizio l’errore di Onorio fu considerato come una colpa personale che non implicava affatto l’autorità della Santa Sede (L. Bréhier, in Storia della Chiesa di Pliche e Martin, V, 190). Ma un Papa, anche quando non parla ex cathedra e come dottore infallibile, reca tuttavia immense responsabilità nel suo insegnamento ordinario. Onorio non è stato eretico, anzi è stato anche tenuto in grande onore dai Papi san Martino e sant’Agatone. La Chiesa d’Occidente è stata governata da lui con saggezza. Ma il VI Concilio ecumenico ha messo in evidenza che in Oriente egli era venuto meno al suo compito. E san Leone II rese giustizia.

Vita. – San Leone II, siciliano d’origine, fu eletto papa nel 681, ma fu consacrato solo dopo l’accettazione dell’imperatore nell’agosto del 682. Il suo Pontificato ebbe termine meno d’un anno dopo, essendo morto nel luglio del 683. Era molto versato nelle lettere e amante della musica. Riedificò la chiesa di San Giorgio al Velabro e dedicò a san Paolo una chiesa che arricchì di reliquie tratte dalle Catacombe. Era dottore, predicatore, amico della povertà e dei poveri. Sostenne i diritti della Sede di Roma contro le pretese di quella di Ravenna, la città in cui risiedeva l’imperatore. Sanzionò infine gli atti del VI Concilio ecumenico. Fu sepolto in San Pietro.

Cristo, vero Dio e vero Uomo.

O glorioso Pontefice, tu hai avuto il privilegio di completare la confessione apostolica, dando il suo ultimo sviluppo alla testimonianza resa da Pietro a quel Figlio del Dio vivo che era insieme figlio dell’uomo. Tu eri degno di portare a termine l’opera dei concili di Nicea, di Efeso e di Calcedonia, che avevano rivendicato nell’Emmanuele la divinità consustanziale al Padre, l’unità di Persona che faceva di Maria la sua vera Madre, e quella dualità delle nature senza la quale Egli non sarebbe stato nostro fratello. Ora satana, che sui primi due punti si era facilmente lasciato battere, attaccava rabbiosamente il terzo: poiché nel giorno della grande battaglia che lo scacciò dal cielo, la sua ribellione era consistita nel rifiuto di adorare Dio sotto la forma umana; costretto dalla Chiesa a piegare il ginocchio, la sua rabbia avrebbe voluto almeno che quel Dio non avesse preso dall’uomo se non una natura incompleta. Che il Verbo sia carne, ma che non abbia in questa carne altro impulso, altre energie se non quelle della divinità stessa: e quella natura inerte, privata della volontà, non sarà più l’umanità, anche se dovesse conservarne tutto il resto; e lucifero, nel suo orgoglio, sarà meno umiliato. L’uomo infatti, oggetto della sua ira infernale, non avrà più in comune con il Verbo divino se non una Vana apparenza. Grazie a te, o san Leone II, grazie in nome di tutta l’umanità! Per tuo mezzo, al cospetto del cielo, della terra e dell’inferno, viene autenticamente promulgato l’incomparabile privilegio che stabilisce, senza restrizioni di sorta, la nostra natura alla destra del Padre, nel più alto dei cieli; per tuo mezzo la Vergine schiaccia il capo dell’odioso serpente.

Preghiera per i Sommi Pontefici.

Ma quale tattica in questa campagna di satana! Quale plauso nell’abisso allorché un giorno il rappresentante di Colui che è la luce apparve complice delle potenze delle tenebre per recare la notte! Previeni, o Leone, il ripetersi di situazioni così penose! Mantieni il Pastore al disopra della zona delle malefiche brume che si levano dalla terra; conserva nel gregge quella preghiera che deve salire continuamente a Dio per lui dalla Chiesa (Atti XII, 5): e Pietro, foss’anche sepolto nel profondo delle più oscure prigioni (come avviene  oggi per Papa Gregorio XVIII – ndr.-), non cesserà di contemplare il puro splendore del Sole di giustizia; e l’intero corpo della santa Chiesa si troverà nella luce. Il corpo infatti – dice Gesù – è rischiarato dall’occhio: se l’occhio è semplice, tutto il corpo risplende (Mt. VI, 22).

Il Magistero infallibile.

Ammaestrati da te sul valore del beneficio che il Signore ha elargito al mondo quando lo stabilì sull’insegnamento infallibile dei successori di Pietro, conosciamo ora la forza della roccia che sostiene la Chiesa; sappiamo che le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa (ibid. XVI, 18). Mai infatti lo sforzo di quelle potenze dell’abisso andò tanto oltre come nella funesta crisi alla quale tu ponesti termine. Del resto, il loro successo, per quanto doloroso, non andava contro le promesse divine: non già al silenzio di Pietro, ma al suo insegnamento è stata promessa l’immancabile assistenza dello Spirito di verità. O piissimo Pontefice, ottienici, insieme a quella rettitudine della fede, il celeste entusiasmo che occorre per celebrare Pietro e l’Uomo-Dio nell’unità che Gesù stesso ha stabilita fra loro. La sacra Liturgia ti fu grandemente debitrice: facci gustare sempre più la manna nascosta che essa racchiude; possano i nostri cuori e le nostre voci interpretare degnamente le sacre melodie!

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Preghiamo soprattutto oggi per la peste dei gallicani fallibilisti pseudo- tradizionalisti, che facendo di Papa Onorio una loro falsa bandiera, trovano spazio per diffondere le loro eresie ed il loro scisma formale dal Vicario di Cristo impedito ed eclissato, appoggiando materialmente gli antipapi usurpanti della kazaro-massoneria … chi vi ha convinti di impunità, razza di vipere, pensate di finire nel “pleroma-ensof” kabalistico e non temete l’inferno ove ben presto finirete … convertitevi finché siete in  tempo, tornate all’unità con il Vicario di Cristo e salverete l’anima vostra dal fuoco eterno. Et IPSA CONTERET…

SALMI BIBLICI: “QUARE FREMUERUNT GENTES …” (II)

Salmo 2: QUARE FREMUERUNT GENTES

CHAINE D’OR SUR LES PSAUMES

ouLES PSAUMES TRADUITS, ANALYSÉS, INTERPRÉTÉS ET MÉDITÉS A L’AIDE D’EXPLICATIONS ET DE CONSIDÉRATIONS SUIVIES, TIRÉES TEXTUELLEMENT DES SAINTS PÈRES, DES ORATEURS ET DES ÉCRIVAINS CATHOLIQUES LES PLUS RENOMMÉS.

[I Salmi tradotti, analizzati, interpretati e meditati con l’aiuto delle spiegazioni e delle considerazioni seguite, tratte testualmente dai santi Padri, dagli oratori e dagli scrittori cattolici più rinomati da …]

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

Par M. l’Abbé J.-M. PÉRONNE,

CHANOINE TITULAIRE DE L’ÉGLISE DE SOISSONS , Ancien Professeur d’Écriture sainte et d’Éloquence sacrée.

TOME PREMIER.

PARIS

LOUIS VIVES, LIBRAIRE-ÉDITEUR

13, RUE DELAMMIE,1878

IMPRIM.

Soissons, le 18 août 1878. f ODON,

Evêque de Soissons et Laon

SALMO II

[1] Quare fremuerunt gentes, et populi meditati sunt inania?

[2] Astiterunt reges terræ, et principes convenerunt in unum adversus Dominum, et adversus Christum ejus.

[3] Dirumpamus vincula eorum, et projiciamus a nobis jugum ipsorum.

[4] Qui habitat in caelis irridebit eos, et Dominus subsannabit eos.

[5] Tunc loquetur ad eos in ira sua, et in furore suo conturbabit eos.

[6] Ego autem constitutus sum rex ab eo super Sion, montem sanctum ejus, praedicans praeceptum ejus.

[7] Dominus dixit ad me: Filius meus es tu; ego hodie genui te.

[8] Postula a me, et dabo tibi gentes haereditatem tuam, et possessionem tuam terminos terræ.

[9] Reges eos in virga ferrea, et tamquam vas figuli confringes eos.

[10] Et nunc, reges, intelligite; erudimini, qui judicatis terram.

[11] Servite Domino in timore, et exsultate ei cum tremore.

[12] Apprehendite disciplinam, nequando irascatur Dominus, et pereatis de via justa.

[13] Cum exarserit in brevi ira ejus, beati omnes qui confidunt in eo.

SALMO II.

Profezia del regno di Cristo, provata dagli Apostoli, Atti c. IV e agli Ebrei c. 1.

[Vecchio Testamento – Secondo la Volgata

Tradotto in lingua italiana da mons. ANTONIO MARTINI, Arciv. Di Firenze etc.

Vol. XI

Venezia, Girol. Tasso ed. MDCCCXXXI]

1. Per qual ragione fremon le genti, e i popoli macchinano dei vani disegni?

2. Si sono levati su i re della terra, e i principi si son collegati insieme contro il Signore e contro il suo Cristo.

3. Rompiamo i loro lacci, e rigettiam lungi da noi il loro giogo.

4. Coìui che nei cieli risiede, si burlerà di costoro, e il Signore gli schernirà.

5. Allora egli parlerà ad essi nella sua indignazione, e nel suo furore gli atterrirà.

6. Ma io da lui sono stato costituito re sopra Sionne, (sopra) il monte santo di lui, affine di annunziare i suoi precetti.

7. Il Signore disse a me: Tu sei mio figliuolo; io oggi ti ho generato. (1)

8. Chiedimi, e io ti darò in tuo retaggio le genti, e in tuo dominio gli ultimi confini del mondo.

9. Governerai coloro con scettro di ferro, e gli stritolerai come un vaso di creta.

10. Adesso adunque voi, o regi, imparate; ravvedetevi voi che siete giudici della terra.

11. Servite a lui nel timore, e in lui con tremore esultate.

12. Abbracciate la buona dottrina, affinché non abbia il Signore a sdegnarsi, e voi vi perdiate, smarrita la via della giustizia. (2)

13. Allorché subitamente l’ira di lui divamperà, beati tutti coloro che si confidano in lui.

(1) Si tratta qui primariamente della generazione eterna del Verbo nell’eternità, che non ha né passato né futuro “aggiornata” ad oggi. Queste parole possono anche applicarsi, secondo un gran numero di Padri, a tutte le manifestazioni nel tempo di questa generazione eterna: alla nascita di Gesù-Cristo, al suo Battesimo, ma soprattutto alla sua Resurrezione ed al suo Sacerdozio (Act. XIII, 33).

(2) non possiamo passare sotto silenzio il senso che dà il testo ebraico a questo versetto: “abbracciate o adorate il Figlio per paura che non si irriti e non vi frantumi”. La parola ebraica “nascaq” significa adorare, quando si indirizza a Dio. Perché era con il baciare che in Oriente si rendeva omaggio ai re.

Sommario analitico

Il Re-profeta in questo salmo, considerando la Passione, la Resurrezione ed il trionfo di Gesù-Cristo, dipinge come un quadro (se ne veda l’applicazione fatta dagli Apostoli e dai primi Cristiani (Atti IV, 25 e 26, etc.):

I— Gli sforzi dei nemici di Gesù-Cristo.

1) Dei popoli. – (a) I fremiti delle nazioni (1); (b) i vani complotti dei Giudei (2).

2) Dei re e dei principi che si sono radunati per spezzare i legami e scrollarsi dal giogo che Dio ed il suo Cristo volevano loro imporre (3).

II- Il Padre di Gesù-Cristo che:

1° si ride dei loro vani sforzi (4);

2° parla loro nella sua collera (5).

III – Gesù-Cristo stesso:

1° Re che domina su tutta la Chiesa; 2° legislatore che sanziona le legge del Vangelo (6); 3° Figlio di Dio coronato di gloria nella sua triplice generazione (7); 4° erede e maestro del mondo intero (8); 5° pastore vigilante, dominante costantemente le proprie truppe con una verga di ferro; 6° giudice severo che schiaccia e distrugge i ribelli (9).

IV – I soggetti al Cristo, cioè i re ed i giudici che Egli esorta:

1° ad aprire la loro intelligenza a questi grandi insegnamenti che Dio da loro (10); 2° a sottomettere la loro volontà con un sentimento di timore misto a gioia (11); 3° ad aggiungere a questi sentimenti la pratica delle buone opere, per evitare la collera di Dio quando il tempo è prossimo (12, 13).

Spiegazioni e Considerazioni

I. – 1, 3.

ff. 1, 3. – La domanda che fa il Re-Profeta, che inizia questo salmo, si è posta in tutti i tempi a tutti gli spiriti considerantesi attentamente come i destinatari della Religione di Gesù-Cristo e della sua Chiesa nella loro marcia attraverso i secoli. Il Cristianesimo portava al mondo la Religione più pura, più sublime, l’unica vera, e dal suo apparire sollevò una repulsione quasi universale, una coalizione che racchiudeva in sé interi popoli ed i cui re, alla loro testa, si proponevano nientemeno che l’annientamento del nome di Gesù-Cristo. È questo lo spettacolo che il Re-Profeta ha davanti agli occhi quando lancia questo grido di stupore: “Perché le nazioni fremono? Perché i popoli vanno meditando vani complotti? I re della terra si sono sollevati, i principi si sono coalizzati contro il Signore e contro il suo Cristo”. Egli vede le nazioni in tumulto, frementi come i flutti del mare in burrasca, i cui fremiti precorrono la tempesta; egli vede i re, i principi, i filosofi ed i governanti riuniti in una vasta cospirazione, dichiarare una guerra abilmente premeditata e furiosamente condotta contro la Chiesa Cattolica; egli intende queste negazioni audaci, queste dottrine brutalmente empie, queste grida di morte al Cristianesimo ed all’idea stessa di Dio, queste urla di bestie feroci di cui ascoltiamo l’eco sinistra, ed egli si chiede la ragione di questi fremiti e di questi complotti. – la parola “perché” vuol dire invano. In effetti essi non hanno affatto compiuto ciò che volevano, che era annientare Dio ed il suo Cristo (S. Agos.). – il Re-Profeta si serve del termine “fremere” per illustrare le loro violenze, ed è vero il dire che il mare non ha questi fremiti così terribili, i leoni dei ruggiti così formidabili, l’odio furioso e tutte le passioni scatenate contro Dio, il suo Cristo e la sua Chiesa. – Qui sono rappresentati tre tipi di nemici: i popoli, i saggi ed i falsi dotti con questa parola: “essi hanno meditato”, i re ed i principi. I popoli per i quali il Cristianesimo ha fatto tanto, si sono resi mille volte lo strumento selvaggio dell’odio e del furore dei principi e dei saggi della terra. – I saggi stessi, i sapienti, i dotti del popolo, sono spesso entrati in questa vasta cospirazione contro Dio e la Chiesa di Gesù-Cristo. Davide ci dice che essi hanno “meditato vani complotti”. Cosa pretendono in effetti? Combattere Dio, di cui Gesù-Cristo è così manifestamente l’Inviato? Progetto insensato! Non c’è, dice lo Spirito-Santo con la bocca del saggio, “né saggezza, né prudenza, né consiglio contro il Signore” (Prov. XXI, 30). – Ma sono soprattutto i re, i principi, i governanti che, nel corso dei secoli cristiani, hanno rotto con clamore i legami della rivelazione divina, e rigettato lontano da essi il giogo della fede. Ed io dicevo: “… forse sono dei poveri, degli insensati, ignoranti la via del Signore ed i giudizi del loro Dio. Io andrò dunque verso i principi dei popoli e parlerò loro, perché sono essi che devono conoscere la via del Signore e gli ordini del loro Dio. Ma io ho trovato che essi hanno cospirato tutti insieme con molto ardire per scrollarsi il giogo del Signore e rompere i loro legami. (Jerem. V, 4,5). È da li infatti che sono partiti gli attacchi più ostili ed il colpi più perseveranti”. – Colpisce l’applicazione fatta dagli Apostoli e dai Discepoli assemblati, di questo oracolo del Re-Profeta a Gesù-Cristo, quando i capi della sinagoga, che avrebbero voluto agire contro san Pietro e San Giovanni, dopo il miracolo che essi avevano operato, furono costretti a rilasciarli. “ Signore – gridarono con voce unanime – voi che avete fatto il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che esiste, e che avete detto per mezzo dello Spirito Santo, ispirando il vostro servo David: perché le nazioni fremono, ed i popoli meditano vani complotti? I re della terra si sono sollevati, ed i principi si sono radunati contro i Signore e contro il suo Cristo. E veramente Erode e Ponzio Pilato si sono assemblati in questa città, ed i gentili e i popoli d’Israele contro il vostro Santo, il vostro Figlio Gesù, consacrato dalla vostra unzione, per fare ciò che il vostro braccio ed il vostro consiglio hanno deciso di fare” (Act. IV, 24, 28). – Tre sono le cause segrete di questo odio aperto, di questa ostilità dichiarata: – 1° i misteri che Dio propone all’accettazione dell’intelligenza dell’uomo; – ° le leggi che regolano i suoi costumi e mettono un freno alle sue passioni violente, – 3° i giudizi di questo sovrano Legislatore stabiliti sul monte Sion non solo per annunziare i precetti di Dio, ma per giudicare gli uomini che Egli ha creato capaci di una buona o cattiva scelta. – Lotta contro Dio e contro il suo Cristo: qui non si tratta solo del beffardo scetticismo o del dubbio del secolo scorso, è passato il tempo in cui l’incredulità si arrestava alle timide conclusioni del deismo, della credenza in Dio; ora essa giunge in un solo tratto alle negazioni più radicali. Non si tratta più della negazione di questo o quel dogma del simbolo cristiano, ma la cospirazione odiosa di tutte le negazioni tiunite, è la negazione di Dio e di tutti i suoi divini attributi, della sua potenza, della sua santità, della sua giustizia, della sua provvidenza; è la negazione di Gesù-Cristo e di tutti i misteri che Egli ha operato come Salvatore e come Redentore del genere umano, negazioni che non sono più, come per il passato, fatte da un certo numero di individui più temerari, ma che hanno preso la proporzione di un crimine collettivo, di una iniquità che si può definire nazionale, universale. “Spezziamo i loro lacci”: ecco il vero motivo di questa congiura. Essi non vogliono né dei legami della Fede per l’intelligenza, né gioghi dei Comandamenti per la volontà. Questi legami pertanto sono quelli dei quali Dio diceva per mezzo dei profeti: “io li legherò con lacci che catturano gli uomini, con i lacci dell’amore” (Osea, XI, 4). È il giogo che Nostro Signore proclamava dolce e leggero. Questo giogo, questi legami, dice Sant’Ago-stino, non sono un peso di cui Egli ci carica, ma delle ali che ci aiutano a volare. Gli uccelli hanno pure il peso delle loro ali; essi le portano, e le ali li portano a loro volta: “Portant illas et portantur” (Serm. XXIV. Sur les par. de l’Ap.). – È così che sono giunti a bandire Dio dalla vita privata, dalla vita pubblica e sociale, ad escluderLo dal focolare domestico e dal santuario ove si fanno leggi per una specie di ateismo sociale. Essi lo hanno impietosamente cacciato dalle loro costituzioni, dal loro governo, dalle loro leggi, dalle loro istituzioni. – “E contro il suo Cristo”: il Cristo qui è posto sullo stesso rango del Signore stesso, perché Essi impongono dei legami ed un giogo comune. La rivolta dunque, che sia rivolta verso l’Uno o l’Altro, costituisce un attentato sempre uguale, perché oltraggia due Maestri uguali per la loro natura e per la loro dignità.

II. — 4, 5.

ff. 4, 5. La minaccia di castigo non è meno eclatante della constatazione dell’insuccesso. Questo ridere dell’Altissimo, questa derisione del suo disprezzo, questa parola della sua collera, questo sconcerto causato dal suo furore, non sono come i segni e come saetta di una tempesta che sta per esplodere sulla testa dei colpevoli? Dio si beffa e ride dei loro sforzi: 1° nel momento stesso in cui essi si rivoltano contro di Lui; – 2) nell’ora della loro morte: “Avete trascurato ogni mio consiglio e la mia esortazione non avete accolto; anch’io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando su di voi verrà la paura” (Prov. I, 25-26). – 3° Il giorno del giudizio finale: “Vedranno e disprezzeranno, ma il Signore li deriderà. Infine diventeranno un cadavere spregevole, oggetto di scherno fra i morti per sempre” (Sap. IV, 18-19). – l’empio presagisce questo trionfo di Dio, sembra ascoltare il ghigno sinistro del ridere vendicativo di Dio nel suo ultimo giorno; da qui il raddoppiarsi del suo odio, da lì questi fremiti, queste meditazioni, queste ricerche di empietà e di scandali, questa raccapricciante idea di voler annientare questo Dio del Quale ha infinitamente timore, più di quanto egli stesso non confessi a se stesso le rappresaglie ed il trionfo (Doublet, Psaumes, Etudes). – “Colui che abita nel cielo riderà di loro, il Signore se ne farà beffe”. Cosa abbiamo visto e cosa vedremo ancora? O canzonatura della Provvidenza! O meravigliose rappresaglie di Dio sui nemici! Noi abbiamo visto le tre cose sottolineate dal salmista: i popoli fremere; dietro di loro i corruttori dei popoli meditare vani complotti; con essi ed i loro complici, i re ed i governatori legarsi insieme. La Chiesa in questo secolo, sotto i nostri occhi, ha subito questo triplice attacco. Il genio del male, l’odio contro gli insegnamenti e l’inflessibile morale della Chiesa, si è incarnato in qualche caporione astuto che ha tramato i complotti. E cosa meditano essi nelle loro logge massoniche, nelle loro riunioni segrete, nei loro oscuri meandri? La liceità universale, la spudoratezza assoluta, l’emancipazione dell’individuo, della famiglia, della società, e, sotto il nome di morale indipendente, il ribaltamento di ogni ordine, di ogni morale, di tutti i doveri, di ogni virtù. Poiché il Dogma cattolico illumina le coscienze e mette in luce le loro follie, essi hanno giurato il rovesciamento del Dogma cattolico. Poiché la morale di Gesù-Cristo è il solo rifugio della virtù contro gli abusi, ci si è ripromesso l’annientamento della morale di Gesù-Cristo. – Poiché un popolo illuminato da questo Dogma e formato a questa morale sarebbe inadatto per quest’opera di rovina, occorre corrompere il popolo ed insegnargli a fremere contro Dio e contro il suo Cristo. – Poiché sotto un governo cristiano questa corruzione del popolo è impossibile, diventa indispensabile separare violentemente i governi dalla Chiesa e rendere la legge atea. Tutto questo è fatto … Gli scaltri meditano, i re ed i principi si sollevano e fanno lega comune, il popolo freme ed urla per strada. – “Colui che abita nei cieli si riderà di essi; Dio li giudicherà” tutti, gli uni dopo gli altri. Il potere che ha avuto l’empia vigliaccheria di dirigere contro la Chiesa i furori della folla, e che ha creduto con abile diversivo di proteggere la propria esistenza, questo potere cade ben presto sotto i colpi di un popolo in delirio. Questo stesso popolo maledetto, che si irrita per il giogo di Dio e si consegna agli impostori che ne abusano, va incontro alla più dura ed avvilente schiavitù. Infine questi stessi impostori, ben presto smascherati ed esposti al disprezzo di tutti, sono cacciati ignominiosamente e subiscono ancora più ignominiosamente la dittatura del primo venuto. Tutto a terra è rovinato questo edificio di perfidia, di menzogna, di odio; solo la Chiesa regge e Dio trionfa nell’alto dei Cieli (Duoblet, Psaumes étudiés en vue de la Préd.).

ff. 6, 7. Tale è la costituzione divina ed imprescrittibile che nulla potrà ribaltare. Né contro il trono di Dio, che è stabilito nel più alto dei cieli, né contro il trono del suo Figlio che è stato posto sulla montagna di Sion, cioè al centro della Chiesa, alcun attentato prevarrà mai. Invano le nazioni sono state in fremito ed i popoli meditato complotti, invano i re della terra si sono armati ed i principi hanno fatto lega contro Dio e contro il suo Cristo, ripromettendosi di rompere i lacci e di scrollarsi dal loro giogo. Colui che domina tutte le imprese umane e dall’alto dei cieli domina la terra, Dio riderà di essi, ed il Signore, cioè il Dio fatto uomo, si farà beffe. – Intendete, dice Sant’Ilario (Tract., in Ps. II): essi hanno portato i loro sforzi audaci contro la doppia Persona del Padre celeste, e di suo Figlio incarnato, ed ecco che si sono esposti alla derisione dell’Uno e dell’Altro. Essi non avranno ragione né dell’Onnipotente assiso nella sua gloria, né del Cristo presente nella sua Chiesa; e derisi là in alto, lo saranno pure qui in basso (Mgr. Pie, T. VII, 538). – Dopo che Dio ha riso dei suoi contraddittori facendo trionfare la sua opera nonstante le loro contrapposizioni e per mezzo anche dei suoi contradditori, se la resistenza continua, se l’odio è ostinato, allora riecheggia il tuono della sua voce, la minaccia della sua vendetta, e se questo solenne avvertimento non è ascoltato, Egli passa dalle minacce ai fatti, offusca, sconcerta, rintrona, strappa, sradica questi nemici insolenti (Mgr, Pie).

III. — 6, 9.

ff 6. Ma nel pensiero di Dio, importa soprattutto che si sappia bene che il rigore annunziato dai suoi corrucci sono destinati a punire gli oltraggi fatti al Cristo, il suo Verbo, la sua immagine, il suo supremo Amore; ecco dunque il Cristo che, entrando sulla scena nella seconda parte di questo salmo, viene ad affermare da una parte i suoi titoli rispetto al mondo, e dall’altro il suo diritto a folgorare chiunque osasse misconoscerLo (Mgr. Plaintier, Enseign et consol., p. 173). – Quattro grandi questioni sono risolte da questo glorioso inno ai futuri destini del Cristo: – 1° Questo Cristo sarà il re dell’universo? – Senza alcun dubbio, poiché da se stesso dichiara che il Signore Lo stabilirà Re su Sion, la montagna santa, e questo per promulgare i precetti di Colui dal Quale deriverà la sua sovranità. – Il Nome di Gesù è un nome di Re, e questo significa una monarchia legittima ed assoluta. Monarchia universale, essa racchiude tutti gli esseri che derivano ugualmente dall’onnipotenza divina. – Due regni diversi, di cui è detto nelle sante Lettere: uno di rigore e di durata, come riportato al versetto 9 di questo salmo; l’altro di dolcezza e di gioia che lo stesso salmista descrive nel salmo XLIV (vedi Bossuet, 2° Serm. Sur la Circ. II. P). – 2° A qual titolo il Cristo è re? Per diritto di natura e di nascita, poiché il Signore che lo nomina solennemente suo Figlio, Lo genera in questo giorno che non comincia e non finisce mai, cioè nella gloria di una generazione eterna e pertanto divina. – Perché Dio non avrebbe un Figlio? Perché questa natura beata mancherebbe di questa perfetta fecondità che dà alle sue creature? “Io, che faccio partorire gli altri, non potrei partorire Io stesso? (Isaia LXVI, 9). – Un Dio può venire da un Dio? Un Dio può avere l’essere da un altro che non sia Se stesso? Si, se Dio è suo Figlio. Ripugna ad un Dio venire da un altro come Creatore che lo tira fuori dal niente, ma non ripugna ad un Dio venire da un altro come da un Padre che lo genera dalla propria sostanza (Bossuet, Elévat.). – Tre generazioni: la generazione eterna, la nascita temporale e la Resurrezione! Nella prima Egli è uguale a Dio suo Padre; nella seconda, Egli è abbassato un po’ al disotto degli Angeli; nella terza è elevato al di sopra di essi. – Gesù-Cristo vero legislatore, e non soltanto promulgatore della legge, come Re, come Giudice sovrano, come gran Sacerdote.

ff. 8. – 3° È sicuro che questo principe, Figlio eternamente generato dall’Altissimo, regnerà? Sugli individui solo o sull’insieme delle nazioni? Non soltanto le anime isolate Gli saranno date come patrimonio, ma anche i popoli, come tali, formeranno la la sua eredità e diventeranno, da un capo all’altro della terra, un possesso del quale sarà maestro nel disporli come Egli intenderà (Mgr. Plantier). Dio ha voluto che suo Figlio Gesù-Cristo Gli domandasse il possesso di questa magnifica eredità, perché entrava nel consiglio di Dio che la conversione dei Gentili non fosse dovuta che alle sue preghiere, di modo che il disegno di Dio era che Egli ci riscattasse con la sua morte, entrando così nella sua gloria (Suarez, III, p. 9; XXI, Disp. 45.). – Ed in effetti, dice San Paolo, Dio L’ha fatto erede di tutte le cose, Lui per il quale ha creato i secoli (Hebr. I,2). Colui che viene dall’alto è al disopra di tutto; a Gesù è riservato di possedere tutte le nazioni in eredità. Egli le possiede, lo vediamo. Dopo essere stato elevato sulla croce, Egli ha attirato tutto a Sé (Fénélon, Serm. Epiph.). – Tutti gli altri sovrani, benché grande sia la loro potenza, quantunque numerosi siano i loro soggetti, hanno trovato un limite al loro impero … Ma per Gesù-Cristo, il suo Nome ed il suo reame si estendono dappertutto, dappertutto si creda in Lui, Egli riceve gli omaggi di tutte le nazioni, dappertutto Egli regna, dappertutto Lo si adora; Egli è il Re sovrano, il Giudice supremo di tutti gli uomini indistintamente, Egli è il loro Signore ed il loro Dio (Tertull. Contra Jud.). Alcun tempo, alcun luogo, alcuno stato, alcuna condizione di vita non appartiene a Gesù-Cristo. – Gesù-Cristo è proclamato il Maestro universale delle anime, e perché ne sia il Maestro universale, occorre che sia il Maestro unico nel mondo. Conseguenza della verità assoluta della fede: la verità e la verità sola è la regina legittima del mondo e delle anime.- 4° Se le nazioni rifiutano di riconoscere l’autorità del Cristo, di obbedire alle sue leggi, in quale modo Egli avrà il diritto di trattarle? Il suo scettro allora si cambierà in verga di ferro, il suo corruccio, giustamente irritato dalla loro ribellione, sarà libero di trattarli come un vaso di argilla, ed è in effetti a questi eccessi lamentevoli che li ridurrà la sua vendetta. – Regalità del Cristo; diritto di esercitare, in virtù di questa sovranità divina, un’autorità pubblica e sociale tra i popoli; potenza e risoluzione di abbatterli, ed all’occorrenza di annientarli se essi osano sfuggire alla disciplina che sarà loro imposta, ecco tre cose espresse con radiosa evidenza in questo salmo e nelle profezie lontane dell’Antico Testamento (Mgr. Plantier, Ens. Et Consol.).

ff. 9. Lo scettro che è stato posto in mano a Cristo, ancorché sia principalmente lo scettro della dottrina e dell’amore, è nondimeno lo scettro della potenza e della forza. Che dico? È lo scettro della forza perché è lo scettro della dottrina. “Tu li reggerai con verga di ferro”. Ebbene sì, questa verga pastorale, che è naturalmente dolce e benigna, è portante il ferro, perché i principi che fanno la regola del governo divino sono dei princìpi inflessibili, come la Verità, immutabile come la giustizia, indistruttibile come Dio stesso. (S. Ilar.). E se succede che i princìpi siano perseverantemente misconosciuti e violati, che le direttive dottrinali, i comportamenti dell’Amore siano opinatamente e criminalmente respinti, allora la verga del Pastore diviene la verga terribile dell’abbattimento, ed in colpo solo distrugge il vaso che non ha voluto lasciarsi rifondere e riformare … Le nazioni sono come l’argilla nelle sue mani, e se ne cambia la forma primitiva, è per dargliene una migliore. Così farà a riguardo di queste nazioni che Egli ha chiesto ed ottenuto in eredità. (Mgr. Pie). Voi le governerete con una verga di ferro, cioè eliminerete in esse le cupidigie terrene, i desideri fangosi dell’uomo vecchio e tutto ciò che è improntato e sporcato dal caprone del peccato; o se essi resistono, infrangerete i loro crimini con i supplizi eterni (S. Agost.). – I re ed i grandi della terra, inorgogliti ed accecati dalla loro potenza, dimenticano facilmente che essi sono uomini. Essi immaginano che non hanno nulla da temere perché sono al di sopra di tutto. Ma al contrario è quella stessa elevazione che deve inondarli di terrore, perché infine essi saranno giudicati con maggior rigore degli altri; i potenti saranno tormentati potentemente, e Dio nella sua collera li distruggerà come un vaso d’argilla. – Quando i popoli stessi, acquistati dal suo Sangue e consegnati al suo dominio da suo Padre, dimenticano cosa sono e cosa Gli devono; quando, rifiutando di chiamarlo con il suo nome vero e divino, la loro empietà non Lo chiama più se non con un nome che L’abbassa e Lo oltraggia; quando, in luogo di onorarlo come Figlio di Dio, uguale a Colui che Lo ha generato, essi non Lo onorano se non come figlio del “nulla”, questa ingiuria è ai suoi occhi, al di là di qualche elogio di cui lo si circonda, il crimine più grave di cui essi possano macchiarsi; null’altro solleva di più l’indignazione nella sua anima; nulla sollecita di più il suo braccio ad abbattersi …. a far decidere Gesù-Cristo a farci sentire la sua verga di ferro, ed a metterci in condizione di essere come un vaso d’argilla. (Mgr. Plantier, Sur les Calam. Publiq.). – Questa verga di ferro che non piace, è la verità di Gesù-Cristo, che è la regola inflessibile sulla quale la volontà del peccatore deve riformarsi, e che non deve mai conformarsi alla volontà corrotta dell’uomo. – Gesù-Cristo associerà un giorno i suoi fedeli servitori a questa terribile potenza di cui farà sentire i temibili colpi ai suoi nemici. “Chiunque – Egli dice – avrà vinto e perseverato fino alla fine nelle opere che Io ho raccomandato, gli darò la potenza sulle nazioni; essi le governeranno con scettro di ferro, e saranno distrutti da lui come un vaso d’argilla, secondo il potere che ho ricevuto dal Padre mio (Apoc. II, 26-28).

IV. — 10-13.

“Ed ora, o re, comprendete; istruitevi, giudici della terra”. – Quanto è necessario che Dio parli Egli stesso ai re ed ai grandi con la voce degli avvenimenti e che li istruisca dunque sui loro doveri, perché spesso gli uomini non osano nemmeno parlarne. – Noi viviamo in un periodo di tempo in cui gli anni si succedono, non cessando di dare ai re ed ai capi dei popoli queste grandi e terribili lezioni, ove mai l’Altissimo, con lo strepitio dei troni abbattuti e degli imperi rovesciati, non abbia fatto intendere spesso queste parole: “ed ora, o re, comprendete; istruitevi voi che giudicate la terra.” – Pertanto questo possesso degli imperi e questa eredità di tutti i popoli che il Padre affida al Figlio, è la verità che i popoli comprendono meno, è la lezione che i governi respingono con la più stupida incredulità. Dove sono le nostre intelligenze contemporanee che ammettono il regno di Dio in mezzo ai popoli, e la sua potenza negli affari della politica umana? Forse Dio permetterà di governare la natura e gli accorderà qualche parte di autorità e di diritto nella condotta degli individui: ma i popoli, ma gli imperi, ma le rivoluzioni umane e le vaste sovversioni delle nazioni, chi diffida dal veder planare un’autorità superiore? (Doublet, Psaumes, I, 31). – “Ed ora”, come diceva il salmista: ora che Dio stesso, in una rivelazione misteriosa, vi fa apprendere che la missione del Cristo è quella di dominare e reggere tutti i popoli, ora che le tracce di questa dominazione segnano la storia intera, ora che la verga di ferro è passata per tutte le generazioni con i castighi e le stragi, che le rovine si sono aggiunte alle rovine, che le catastrofi ed i crolli delle potenze persecutrici sono senza numero …. , ora comprendete con salutare terrore che dovete ispirarvi ad una così invincibile potenza e così operare inevitabili arresti, comprendete quali doveri dovete osservare, quali peccati vi perdono, quale condotta è a voi richiesta (Doublet, III, 310). – Tre doveri verso la Chiesa: – 1° Osservare e difendere la verità. La verità sola fa vivere uno Stato. L’errore lo stravolge, ne dissecca le vive forze, ne disgrega e disunisce tutte le membra, e finalmente lo conduce a lotte intestine, a profondi turbamenti, alla perdita di sicurezza, ove si esaurisce il suo vigore, ove la salvezza stessa è messa in gioco. Nella nostra epoca di affossamento morale e di indifferentismo, questi grandi princìpi non sono più conosciuti, e tale è lo spessore del velo che copre gli occhi, che l’abbandono delle credenze che fanno la vita di un popolo è considerato oggi come la più preziosa e la più sacra delle conquiste dell’era moderna. Che i fatti fuoriescono dalle dottrine, come i frutti dal fiore proprio: ecco ciò che chiaramente hanno compreso tutti i secoli, e che rimane a noi interamente nascosto … – 2° l’emanazione di buone leggi che non siano in opposizione al dogma, la morale, la disciplina della Chiesa Cattolica, secondo il dovere racchiuso, dice san Tommaso, in queste parole: “servite il Signore”. Un re – egli dice – come pure un uomo privato, serve Dio vivendo cristianamente; come re, emanando leggi contro tutto ciò che oltraggia la giustizia di Dio. – 3° il terzo dovere dello Stato, il più essenziale ed ora il più misconosciuto, è così espresso dal salmista: “Apprehendite disciplinam”, è accettare l’autorità disciplinare della Chiesa. La Chiesa ha una disciplina da imporre: Essa è pari a Dio, si indirizza alle anime, guida le generazioni verso i loro destini eterni, insegna al mondo i suoi doveri, è incaricata di segnalare e punire le colpe, ha come speciale missione di reprimere i vizi e di contenere le passioni di tutti nel dovere: tale è questa disciplina per il re, come per i soggetti, che devono fedelmente sopportare. La Chiesa non intende assorbire lo Stato, ma lo Stato non può, al pari dell’individuo, sottrarsi ai suoi insegnamenti, alle leggi, alle reprimende, alle censure della Chiesa (Doublet, II, 344). – “Servite il Signore con il timore, e con tremore esultate”! La Religione è un sentimento composto da gioia e timore: essa ispira il terrore all’uomo, perché è peccatore; essa gli ispira la gioia, perché spera nella remissione dei peccati; essa gli ispira il terrore, perché Dio è giusto, e gioia perché è buono. Bisogna che l’uomo tremi e che sia così preso da paura quando sente in lui le cattive inclinazioni; ma occorre che si consoli quando vede venire un Salvatore, un medico per guarirlo. Ecco perché il salmista cantava: “ … con tremore esultate”. Esultate in rapporto a Lui, ma tremate in rapporto a voi, perché ancora per se stesso Egli non può portare che il bene, mentre i vostri crimini e la vostra malizia potranno forse obbligarlo a farvi del male (Bossuet, 3° Serm. Pour Noel). – Un grande Santo degli ultimi secoli diceva: “L’amore di Dio spinge a marciare, ed il timore di Dio ci spinge a guardare dove si marcia”.

ff 12. – Attaccarsi fortemente a Gesù-Cristo, alla sua dottrina, alla purezza della sua morale, ai suoi esempi è condizione essenzialmente necessaria per essere salvati. Questo termine “abbracciare”, vi mostra a sufficienza che questa disciplina è un soccorso ed una difesa contro gli ostacoli che saranno funesti, se non la si abbraccia con tanto zelo (S. Agost.). – “Abbracciate la dottrina, osservate la disciplina, la paura che il Signore si adiri e che voi non periate, perché essendo usciti dalla vera via, voi finirete per non trovare più aperta la via davanti a voi”. Vi è accaduto di intraprendere un cammino che sembrava battuto al suo punto di partenza e che, sempre più franoso, finiva per eclissarsi interamente, lasciandovi sul far della notte, in una landa sconosciuta, in una foresta oscura, senza offrirvi più una direzione o una uscita? Tale è il cammino degli empi: è una marcia che si perde, che non porta a nulla se non al deserto, all’abisso, alla morte. Piuttosto il Signore riversa il suo disprezzo sugli orgogliosi ed i temerari che hanno voluto allontanarsi da Lui, credendo di poter essere sufficienti a se stessi; Egli li parcheggia, li accoglie nei vicoli ciechi (Ps. CVI, 40)- Essi si spossano in marce e contromarce inutili, girano in cerchio da cui non riescono ad uscire …. Ecco cosa accade: la politica senza Dio e senza Gesù-Cristo è a corto di espedienti, qualunque siano dopo un tratto. Ci viene inflitta l’umiliazione nella forma predetta dal salmista: avendo lasciato la via diretta, abbiamo perso la nostra strada, non abbiamo più il cammino tracciato davanti a noi, giriamo in un cerchio e ci agitiamo in un vicolo cieco (Mgr. Pie VII, 538, 542).

ff.13. Ricordarsi che la giustizia di Dio che si crede spesso molto lontana, è invece molto vicina. – Brevità della vita: “Ciò che finisce un giorno non può mai essere lungo” (S. Agost.). – Non c’è nessuno che non possa applicare questo salmo alle proprie passioni. Queste sono propriamente i nemici di Dio e di Gesù-Cristo suo Figlio. Esse fremono incessantemente contro la legge ed il Vangelo. Ma bisogna sottometterle per i princìpi della fede, con l’idea della grandezza di Dio e di Gesù-Cristo, e con il timore del terribile giudizio di cui il peccatore è minacciato. – La via della giustizia è Gesù-Cristo, via che sola conduce alla Verità ed alla Vita.