LE OMELIE DEL CURATO D’ARS (Venerdì Santo)

VENERDI SANTO

Il peccato rinnova la passione di Gesù-Cristo. (*) 

Prolapsi sunt: rursum crucifigentes sibimetipsis Filium Dei.

Coloro che peccano crocifiggono in se stessi nuovamente il Figlio di DIO

(S. Paolo agli Ebrei, VI, 6.)

(*) Il testo originale è nel I volume di:

SERMONS du Vénérable Serviteur de Dieu  J.-B.-M. VIANNEY CURÉ D’ARS – PARIS
LIBRAIRIE 
VICTOR
LECOFFRE, 90 RUE BONAPARTE. ——- LYON LIBRAIRIE
CHRÉTIENNE
(Ancienne Maison BAUCHU) ED. RUBAN, PLACE BELLECOUR, 6

APPROBATION.

Archevêche De LYON  –  Lyon, 20 août
1882.

† L. M. Card. CAVEROT, Archevêque de Lyon.

L’opera è pubblicata in rete da: Bibliothèque Sain Libère – htpp: www. liberius.net –

© Bibliothèque Saint Libèr 2011 (Toute reproduction à but non lucrative est autorisée- si autorizza ogni riproduzione senza fini di lucro).

La traduzione italiana è redazionale, ma confrontata con la versione italiana di Giuseppe D’Isengard F. d. M. in “I SERMONI DEL B° GIOVANNI B. M. VIANNEY, Curato d’Ars”. Libreria del Sacro Cuore – Rimpetto ai Ss. Martiri -, Torino, 1907 (Tip. Salesiana, via Cottolengo, 32)

Nihil obstat,

Torino, 5 aprile 1908 Teol. Coll.
Giacomo Sacchieri, prete della Missione, Revisore delegato.

Imprimatur

Torino, 8 Aprile 1908, Can. Ezio
Gastaldi-Santi Provic. Gen.

[N.B.: Si diffidano i fedeli “veri” Cattolici dal consultare altre versioni di a-cattolici modernisti, in particolare gli scismatici eretici
aderenti alla setta del Novus ordo, in comunione con gli antipapi usurpanti attuali, non dotate né di Nihil obstat né dell’Imprimatur canonico
imposto dalla Costituzione Apostolica “Officiorum ac Munerum” di S. S. Leone XIII, e dall’Enciclica “Pascendi” di S. S. San Pio X, passibili quindi di SCOMUNICA “ipso facto”
latæ sententiæ riservata in modo speciale alla Sede Apostolica. … intelligenti pauca!].

Possiamo noi, fratelli miei, concepire un crimine più orribile di quello dei Giudei, quando fecero morire il Figlio di DIO, che essi aspettavano da quattromila anni, Egli che era stato l’ammirazione dei Profeti, la speranza dei Patriarchi, la consolazione dei giusti, la gioia del cielo, il tesoro della terra, la beatitudine dell’universo? Qualche giorno prima essi lo avevano ricevuto in trionfo alla sua entrata in Gerusalemme, manifestando così chiaramente che essi lo avevano riconosciuto come il Salvatore del mondo. Ora ditemi, fratelli miei, è possibile mai che, malgrado tutto questo, essi volessero farlo morire dopo averlo caricato di ogni tipo di oltraggi? Che male aveva loro fatto questo divin Salvatore? O piuttosto quale bene non aveva loro fatto nel venirli a liberare dalla tirannia del demonio, riconciliarli con il Padre, aprire loro la porta del cielo che il peccato di Adamo aveva loro chiuse? Ahimè! Di cosa non è capace l’uomo che si lascia accecare dalle sue passioni! Pilato lasciò ai Giudei la scelta se liberare Gesù o Barabba che era un ladro insigne. Essi liberarono il ladro carico di crimini; e Gesù, che era innocente, anzi ancor più, il loro Redentore, vollero che lo si facesse morire! O mio DIO! Quale preferenza indegna! Questo vi stupisce, fratelli miei, e ne avete ben ragione; tuttavia se posso osare, vi dirò che noi

facciamo questa preferenza tutte le volte che pecchiamo. E per farvelo meglio sentire, vado a dimostrarvi quanto grande sia l’oltraggio che facciamo a Gesù-Cristo, preferendo la via delle nostre inclinazioni alla via di DIO. – Sì, fratelli miei, la malizia degli uomini ha fatto loro trovare dei mezzi per rinnovare le sofferenze e la morte di Gesù-Cristo, non solo nella maniera
crudele come presso i Giudei, ma ancora in una maniera sacrilega e piena di orrore. Gesù-Cristo sulla terra, non aveva che una vita ed un Calvario dove doveva essere sacrificato; ma dopo la sua morte, l’uomo con il suo peccato gli
ha fatto trovare tante croci quanto sono i cuori sulla terra. Per meglio convincervene vediamo questo da più vicino. Cosa vediamo nella passione di Gesù-Cristo? Non è un DIO  tradito, abbandonato anche dai suoi discepoli; un DIO messo al pari di un infame ladrone? Un DIO esposto al furore del libertinaggio e trattato come un re da teatro? Infine non è un DIO crocifisso su di una croce? Tutto questo, ne converrete, era così umiliante e crudele nella morte di Gesù-Cristo. Tuttavia, fratelli miei, io non temo di dirvi che tutto ciò che avviene tutti i giorni tra i Cristiani, è ancora più sensibile per Gesù-Cristo, che non tutto ciò che i Giudei hanno potuto fargli soffrire.

1° Io so bene che Gesù-Cristo fu tradito ed abbandonato dai suoi Apostoli: fu forse questa la ferita più sensibile per il suo cuore così buono. Ma io dico che pere la malizia dell’uomo e del demonio, questa ferita sì dolorosa è rinnovata ogni giorno, presso un numero infinito di cattivi Cristiani. Se Gesù-Cristo, fratelli miei, nella santa Messa ci ha lasciato il memoriale ed il merito della sua passione; Egli ha permesso che ci fossero ancora degli uomini, dei Cristiani che portano il carattere dei suoi discepoli e che, nondimeno, lo tradiscono e lo abbandonano quando se ne presenti l’occasione. Essi non si fanno scrupoli di rinunciare al loro Battesimo, né di rinnegare la loro fede; e questo per il timore sempre di essere rimproverati o disprezzati da qualche libertino o da qualche piccolo ignorante. Di questo numero fanno parte tre quarti delle persone dei nostri giorni, che non osano mostrare con i loro atti che sono Cristiani. Ora, noi abbandoniamo il nostro DIO, ogni volta che lasciamo le nostre preghiere del mattino o della sera, che manchiamo alla santa Messa, ai Vespri, agli altri esercizi che si fanno in chiesa. Noi abbiamo abbandonato il buon DIO da quando non frequentiamo più i Sacramenti. Ah! Signore, dove sono che vi sono fedeli, e che vi seguono al Calvario? … Gesù-Cristo, nel tempo della sua passione, prevedeva già quanti pochi Cristiani lo seguissero dappertutto, quanti pochi coloro che né i tormenti, né la morte, potrebbero separato da Lui. Tra tutti i suoi discepoli, non vi fu allora che la sua Madre Santa e San Giovanni che ebbero tanto coraggio da accompagnarlo fino al Calvario. Tanto Nostro Signore colmò i suoi discepoli di benefici, che essi furono sempre pronti a soffrire. Tali erano San Pietro, San Tommaso; ma giunto il momento della prova, tutti fuggirono, tutti lo abbandonarono. Immagine evidente di tanti Cristiani che fanno a DIO le più belle risoluzioni; ma che alla minima prova, lo lasciano e lo abbandonano. Essi non vogliono riconoscere né DIO né la sua provvidenza. Una piccola calunnia, un piccolo torto che si farà loro, una malattia un po’ più lunga, il timore di perdere l’amicizia di una persona da cui si è ricevuto o dal quale si attende qualche bene, fa loro considerare la Religione come un niente. Essi la mettono da parte, e giungono fino a scatenarsi contro coloro che la praticano. Essi passano poi da male in peggio, maledicono le persone che credono esserne causa. Ahimè, DIO  mio che disertori! Quanti pochi Cristiani ci sono a seguirvi, come la Vergine Santa, fino al Calvario! … Ma, voi mi direte, come possiamo conoscere che noi seguiamo Gesù-Cristo? Nulla di più facile da sapersi. È quando seguite fedelmente i Comandamenti. Ci viene ordinato di pregare DIO al mattino e di sera con un gran rispetto: ebbene! Lo fate voi in ginocchio, prima di lavorare, con il desiderio di piacere a DIO e salvare la vostra anima; o al contrario la fate per abitudine, per routine, senza pensare a DIO, senza immaginare di essere in pericolo di perdervi, e che, di conseguenza, avete bisogno della grazia del buon DIO per non dannarvi? Ebbene voi vedrete se siete stati fedeli, se avete trascorso santamente questo giorno nel pregare, nel confessare i vostri peccati, nel timore che la morte non vi sorprenda in uno stato capace di condurvi all’inferno. Esaminate la maniera con cui avete assistito alla santa Messa, per vedere se avete ben penetrato la grandezza di questa azione, se veramente avete pensato che Gesù-Cristo stesso, Egli stesso come uomo e come DIO, fosse presente all’altare! Siete venuti con le stesse disposizioni che la Vergine Santa aveva sul Calvario, poiché è lo stesso DIO e lo stesso Sacrificio. Avete testimoniato a DIO quanto siate mortificati per averlo offeso, e con il soccorso della sua grazia, amereste meglio morire che peccare per l’avvenire? Avete fatto tutto il possibile per rendervi degni dei favori che il buon DIO volesse accordarvi? Gli avete chiesto che vi faccia la grazia di profittare delle istruzioni che avete la fortuna di ascoltare, il cui scopo era di istruirvi sui vostri doveri verso di Lui ed il vostro prossimo? I Comandamenti di DIO vi proibiscono di giurare. Vedete quali parole sono uscite dalla vostra bocca, consacrata a DIO fin dal santo Battesimo, esaminate se non abbiate mai giurato il Nome santo di DIO, se abbiate detto cattive parole, etc.; il buon DIO vi ordina con un comandamento di amare vostro padre e vostra madre, ed il resto. – Voi diete di essere figli della Chiesa? Vedete se osservate ciò che essa vi comanda … (citare i Comandamenti). Sì, fratelli miei, se siamo fedeli a DIO come la Vergine Santa, noi non temeremmo né il mondo, né il demonio; ma saremo pronti a sacrificare tutto, anche la nostra vita, eccone un
esempio. La storia racconta che dopo la morte di San Sisto, tutte le ricchezze della Chiesa furono affidate a San Lorenzo. L’imperatore Valentiniano fece venire il Santo e gli ordinò di consegnargli tutti i suoi tesori. San Lorenzo, senza scomporsi, chiese al principe, un tempo di tre giorni. Durante questo tempo, egli raccolse tutti quelli che poté trovare tra ciechi, zoppi ed altri poveri malati, pieni di infermità e coperti da ulcere. Passati i tre giorni, San Lorenzo li mostrò all’imperatore dicendogli che là c’erano i tesori della Chiesa. Valeriano, sorpreso e spaventato dal trovarsi in presenza di una folla che sembrava riunire tutte le miserie della terra, si infuriò e rivolgendosi ai suoi soldati, ordinò di caricare Lorenzo di catene e ferri, riservandosi il piacere di farlo morire con una morte lenta e crudele. In effetti, lo fece battere con le verghe, gli fece strappare la pelle e subire ogni sorta di tormenti. Il Santo si beava di tutte queste torture, e Valeriano, non contenendosi più, fece drizzare un letto di ferro sul quale fu steso Lorenzo. Al di sotto fece accendere un piccolo fuoco di carboni, al fine di farlo arrostire lentamente e rendere così la sua morte più crudele e più lunga. Quando il fuoco ebbe consumata una parte del suo corpo, san Lorenzo, burlandosi sempre dei supplizi, si voltò verso l’imperatore, col viso sorridente e irradiando luminosità: « Non vedi – gli dice – che la mia carne da questo lato è arrostita? Girala quindi dall’altra parte perché giunga ugualmente gloriosa in cielo. » All’ordine del tiranno, i carnefici girarono il martire. Dopo un altro poco di tempo, San Lorenzo si rivolse all’imperatore: « La mia carne oramai è cotta, puoi mangiarne. » Non riconoscete qui, fratelli miei, un Cristiano che, imitando la Vergine Santa, e Santa Maddalena, sa seguire il suo DIO sul Calvario? Ahimè! Fratelli miei, cosa diventiamo quando il buon DIO ci mette a confronto di questi Santi, che hanno preferito soffrire tutto piuttosto che tradire la loro Religione e la loro coscienza?

2. Noi non ci siamo contentati di abbandonare Gesù-Cristo come gli Apostoli che, dopo essere stati colmati dei suoi benefici, fuggirono quando aveva più bisogno di consolazione. Ma Ahimè! Quanto è grande il numero di coloro che danno la preferenza a Barabba, cioè che amano meglio seguire il mondo e le loro passioni, che Gesù-Cristo che porta la sua croce! Quante volte lo abbiamo ricevuto come in trionfo nella santa Comunione e qualche tempo dopo, sedotti dalle nostre passioni, abbiamo preferito a questo Re di gloria tanto un piacere di un momento, tanto un vile interesse, che noi perseguiamo malgrado i rimorsi della nostra coscienza. Quante volte, fratelli miei, non siamo stati divisi tra la nostra coscienza e le nostre passioni e, in questo combattimento, non abbiamo soffocato la voce di DIO per non ascoltare che quella delle nostre cattive inclinazioni? Se ne dubitate, ascoltatemi un istante e lo comprenderete il più chiaramente possibile. La nostra coscienza, che è il nostro giudice, quando facciamo qualcosa contro la legge di DIO, ci dice interiormente: « Cosa stai per fare?  Ecco il tuo piacere da un lato ed il tuo DIO dall’altro; tu non puoi piacere a tutti e due e nello stesso tempo: per chi dei due vuoi parteggiare? Rinuncia o al tuo DIO o al tuo piacere. » La nostra coscienza ci ha risposto: « Ma il tuo DIO, cosa sta per diventare? » – « Sia del mio DIO ciò che gli piacerà; riprendano le nostre passioni, io voglio soddisfarmi. » – « Tu sai bene, ci dice la coscienza con il rimorso che ci fa provare, che godendo questi piaceri proibiti, tu farai morire il tuo DIO una seconda volta. » – « Cosa importa, risponde la nostra coscienza, se il mio DIO  è crocifisso, basta che mi contenti io! » – « Ma che male ha fatto il tuo DIO, e qual è la tua ragione per abbandonarlo? Tu sai bene che ogni qual volta tu lo abbia disprezzato, te ne sei pentito, e che seguendo le tue cattive inclinazioni, tu perdi la tua anima, il cielo ed il tuo DIO! » – Ma la passione, che brucia dal desiderio di essere soddisfatta: « Il mio piacere, ecco la mia ragione. DIO è il nemico del mio piacere, che sia crocifisso! » – « Preferisci il piacere di un istante al tuo DIO? » – « Si, grida la passione, avvenga che quel che succederà della mia anima e del mio DIO, basta che io goda. » Ecco quindi, fratelli miei, ciò che
noi facciamo tutte le volte che pecchiamo. È vero che noi non ce ne rendiamo mai chiaramente conto; ma noi sappiamo molto bene che ci è impossibile desiderare e commettere il peccato, senza perdere il nostro DIO, il cielo e la nostra anima. Non è vero che ogni volta che noi siamo sul punto di peccare, sentiamo una voce interiore che ci grida di fermarci; altrimenti andremo a perderci noi, e a far morire il nostro DIO? Ah! noi possiamo ben dirlo, fratelli miei, la passione che i Giudei fecero soffrire a Gesù-Cristo non era quasi nulla in confronto di quello che i Cristiani gli fanno provare con gli oltraggi del peccato mortale. I Giudei preferirono a Gesù-Cristo un ladrone che aveva commesso diversi delitti: ma il Cristiano peccatore cosa fa? Non è un uomo che preferisce al suo DIO, è, diciamolo gemendo, un miserabile pensiero d’orgoglio, di odio, di vendetta o di impurità; è un atto di avidità, un bicchiere di vino, un misero guadagno di appena cinque soldi; è uno sguardo disonesto o qualche azione infame: ecco quello che preferisce a DIO di ogni santità! Ah! Disgraziati, noi cosa facciamo? Qual non sarà il nostro orrore, quando Gesù-Cristo ci mostrerà ciò che gli abbiamo preferito! … Ah! Fratelli miei, possiamo noi portare tanto lontano il nostro furore contro un DIO che ci ha tanto amato! … Noi siamo stupiti se i Santi, che conoscevano la grandezza del peccato, hanno preferito soffrire tutto ciò che il furore dei tiranni abbia potuto inventare, piuttosto che commetterlo. Noi ne vediamo un esempio ammirabile nella persona di Santa Margherita. Suo padre, prete idolatra e di grande reputazione, vedendola Cristiana e non potendola far rinunciare alla sua Religione, la maltrattava nella maniera più indegna, poi la cacciò di casa. Margherita, non si scoraggiò, e nonostante la nobiltà della sua origine, si mise a condurre una vita umile ed oscura presso la sua nutrice che fin da quando era giovanissima, le aveva ispirato le virtù cristiane. Un certo prefetto del pretorio, di nome Olibrio, rapito dalla sua bellezza, se la fece condurre per farle rinnegare la fede e sposarla. Alle prime domande che il prefetto le fece, rispose che ella era Cristiana, e che sarebbe stata sempre la sposa di Cristo. Olibrio, irritato dalla risposta della Santa, comandò ai carnefici di spogliarla dei suoi abiti e stenderla sul cavalletto. Là la fece battere con le verghe con tale crudeltà, che il sangue scorreva da tutte le sue membra. In mezzo a tali tormenti, le si diceva di sacrificare agli dei dell’impero, al fine di non perdere la sua
bellezza e la vita per la sua ostinazione. Ma in mezzo ai supplizi ella gridava: « No, no, giammai per un bene deperibile ed un piacere vergognoso, io non lascerò il mio DIO. Gesù-Cristo, che è il mio sposo, ha cura di me e non mi abbandonerà. » Il giudice, vedendo il suo coraggio che egli definiva ostinazione, la fece colpire così crudelmente che, pur barbaro com’era, fu obbligato a voltare lo sguardo. Temendo che soccombesse, la fece condurre in prigione. Il demonio apparve alla giovane vergine sotto la forma di un orribile dragone che sembrava volesse ingoiarla. Ma, avendo fatto la Santa il segno della croce, morì ai suoi piedi. Dopo questo terribile combattimento, ella vide una bella croce come un globo di luce, ed una colomba di mirabile candore che vi volteggiava al di sopra. Ella si sentì tutta fortificata. Dopo qualche tempo, il giudice iniquo, vedendo che nulla poteva su di lei, malgrado le torture dalle quali gli stessi carnefici erano inorriditi, le fu infine troncato il capo. Ebbene! Fratelli miei, facciamo come Santa Margherita noi che preferiamo un vile interesse a Gesù-Cristo? noi che amiamo meglio trasgredire i Comandamenti di DIO  o della Chiesa, che dispiacere al mondo; noi che, per piacere ad un amico empio, mangiamo la carne nei giorni proibiti; noi che per rendere un servizio al vicino, non ci facciamo scrupolo di lavorare o prestare le nostre bestie nel giorno santo della Domenica; noi, infine, che passiamo una parte di questo giorno, finanche nel tempo degli uffizi, nel giuoco o al cabaret, piuttosto che dispiacere qualche miserabile amico? Ahimè! Fratelli miei, i Cristiani che sono disposti a fare come Santa Margherita, a sacrificare tutto, i loro beni e la loro vita piuttosto che dispiacere a Gesù-Cristo, sono assai rari come gli eletti, cioè coloro che andranno in cielo. DIO  mio, come è cambiato il mondo!

3° Noi abbiamo detto che Gesù-Cristo fu esposto agli insulti del libertinaggio, e trattato come un re da burla da una truppa di falsi adoratori. Vedete questo DIO che il cielo e la terra non possono contenere che, se volesse, con un solo sguardo incenerirebbe il mondo: gli si getta sulle spalle un vile mantello scarlatto, gli si mette una canna in mano ed una corona di spine sulla testa, lo si consegna ad una coorte di sodati insolenti. Ahimè! In che stato è ridotto Colui che gli Angeli adorano tremanti! Si piega il ginocchi davanti a Lui con la più amara derisione, gli si strappa la canna che tiene in mano e gliela si batte sulla testa. Oh! Qual spettacolo! Oh! Quale empietà! … Ma la carità di Gesù è così grande che, malgrado tanti oltraggi e senza far sentire alcun lamento, Egli muore volontariamente per salvarci tutti. Fratelli miei, questo spettacolo al quale non possiamo assistere che tremando, si riproduce ogni giorno nella condotta di un gran numero di Cristiani. Consideriamo il modo con cui questi sventurati si comportano durante gli uffici divini; in presenza di un DIO che si è annichilito per noi, che non riposa sui nostri altari e nei nostri tabernacoli, se non per colmarci di ogni sorta di beni; quali adorazioni gli si rendono? Gesù-Cristo non è trattato ancora più crudelmente dai Cristiani che dai Giudei che non avevano, come noi, la fortuna di conoscerlo? Vedete queste persone sensuali; esse appena piegano il ginocchio durante gli istanti più cruciali del mistero; vedete queste risa, queste parole, questi sguardi gettati da ogni parte della chiesa, questi segni che si fanno tutti questi piccoli empi e questi piccoli ignoranti. E non è ancora che l’esterno. Se potessimo penetrare fin nel fondo dei cuori; Ahimè! Quanti pensieri di odio, di vendetta, di orgoglio! Oserei dirlo, quanti pensieri impuri divorano e corrompono questi cuori! Questi poveri Cristiani non hanno spesso né libri, né rosari durante la santa Messa, e non sanno come trascorrere il tempo degli uffici; ascoltate, ascoltateli piangere e mormorare perché si trattengono per troppo tempo alla presenza santa di DIO. O signore! Quale oltraggio e quale insulto vi si fa, nell’ora stessa in cui Voi aprite con tanta bontà ed amore le viscere della vostra misericordia! … io non mi stupisco fratelli miei, che i Giudei abbiano ricoperto Gesù Cristo di obbrobri, che l’abbiano trattato come un criminale, credendo pure di aver fatto un’opera buona; perché « Se l’avessero conosciuto – ci dice San Paolo – mai avrebbero essi fatto morire il Re di gloria. » Ma dei Cristiani che sanno troppo bene che Gesù-Cristo stesso è presente sui nostri altari, e quanto il poco rispetto lo offenda e la loro empietà lo disprezzi! … O DIO mio! Se i Cristiani non avessero perso la fede, potrebbero comparire nei vostri templi senza tremare e piangere amaramente i loro peccati! Quanti vi sputano in faccia per la troppo cura nell’abbellire la loro testa; quanti vi coronano di spine con il loro orgoglio; quanti vi fanno sentire i rudi colpi della flagellazione con le azioni impure con cui profanano i loro corpi e la loro anima; quanti, ahimè! vi danno morte con i loro sacrilegi; quanti vi tengono inchiodati sulla croce restando nel peccato! …. O mio DIO!, Voi … trovare dei Giudei tra i Cristiani! …

4° Noi non possiamo pensare senza fremere a ciò che succede ai piedi della croce. Era là che il Padre eterno attendeva il suo Figlio adorabile per scaricare su di Lui tutti i colpi della giustizia. Noi possiamo dire anche è ai piedi degli altari che Gesù-Cristo riceve gli oltraggi più cruenti. Ahimè! Quanti disprezzi per la sua santa presenza! Quante Confessioni mal fatte! Quante Messe ascoltate male! Quante Comunioni sacrileghe! Ah! fratelli miei, non potrei dirvi come San Bernardo: « Cosa pensate del vostro DIO, quale idea ne avete? Disgraziati, se voi ne aveste l’idea che dovreste averne, verreste fino ai suoi piedi per insultarlo? » È insultare Gesù-Cristo il venire nelle nostre chiese, di fronte all’altare, con uno spirito distratto e tutto pieno delle faccende del mondo; è insultare la maestà di DIO, restare alla sua presenza con modesta minore di quella che si ha nella casa dei grandi del mondo. Elle lo oltraggiano, queste donne e queste ragazze mondane, che sembrano venire ai piedi degli altari solo per mostrare la loro vanità, attirare gli sguardi, sottrarre la gloria e l’adorazione che non sono dovute che a DIO solo. DIO è paziente, fratelli miei, ma avrà la sua rivincita … lasciate che arrivi l’eternità! … Se un tempo DIO si lamentava che il suo popolo gli fosse infedele e profanasse il suo Nome santo, qual lamento non dovrebbe fare ora che, non contenti di oltraggiare il suo santo Nome con dei giuramenti da far fremere l’inferno, si profana il corpo adorabile del Figlio suo ed il suo Sangue prezioso! … O mio DIO, come vi siete ridotto? … Un tempo avevate un solo Calvario, mentre ora ne avete tanti, quanti sono questi cattivi Cristiani! … Cosa concludere dopo tutto questo. Fratelli miei? Se non che noi siamo proprio degli sventurati a far soffrire tanto il nostro Salvatore che ci ha tanto amato. No, non facciamo morire più Gesù-Cristo con i nostri peccati, lasciamolo vivere in noi, e noi stessi vivremo della sua grazia. Così avremo la sorte di tutti coloro che hanno evitato il peccato e fatto il bene nel solo modo che gli piace. È quello che io vi auguro.