LO SCUDO DELLA FEDE (XVIII)

[A. Carmignola: “Lo Scudo della Fede”. S.E.I. Ed. Torino, 1927]

XVIII.

LA SANTISSIMA TRINITÀ.

È il più. profondo dei misteri. — In che consista. — La divina fecondità. — Le divine processioni. — Tre persone e un solo Dio. — Ciò è mistero, ma non assurdo.

— La fede cattolica insegna che Dio è uno e trino ad un tempo. Di questo mistero della Trinità non capisco proprio niente.

Sì, caro mio, la fede cattolica, in conformità a quello che Iddio ha lasciato scorgere ai profeti dell’antica legge e a quello che ha pienamente rivelato Gesù Cristo, ci insegna il mistero della santissima Trinità. Ed io ti avverto subito che questo mistero, il quale si può chiamare il fondamento di nostra santa Religione, è il più profondo dei misteri, che con la sola ragione non si può dimostrare, che anzi la mente umana non avrebbe mai potuto concepire, se Iddio non ce lo avesse rivelato. Basti il dire che S. Agostino col suo ingegno penetrante ed acutissimo lo fece oggetto di lunghissimi studi, senza speranza tuttavia di riuscire neppure a squarciare il gran velo che lo avvolge. – Io credo che tu sappia bene quel che si narra di lui in proposito. Un dì passeggiando sulla riva del mare, vide un fanciullo che, fatto un piccolo incavo nella sabbia, vi trasportava a cucchiaiate l’acqua e gli domandò che cosa voleva fare. Il fanciullo gli rispose che intendeva di mettere in quell’incavo tutta l’acqua del mare. S. Agostino sorrise e disse tosto al fanciullo che ciò era impossibile. Ma il fanciullo che era un Angelo del cielo, si fe’ tosto a soggiungergli: che era più facile far stare tutta l’acqua del mare in quell’incavo, che capire, come egli pretendeva, il mistero della Santissima Trinità.

— Dunque di questo mistero colla nostra ragione non possiamo farci alcuna idea?

Io non ho detto questo, e questo non è. Conla nostra ragione non possiamo né dimostrare, né conoscere questo mistero; tuttavia dopo che ci è stato rivelato e noi l’abbiamo appreso per fede, possiamo con la ragione, e specialmente per modo di analogia, formarcene un’idea come fecero appunto i più grandi geni del Cristianesimo.

— Allora amerei che mi dicesse anzitutto in che cosa propriamente consiste questo mistero.

Te lo dirò, ma tu acuisci la tua intelligenza. Ecco: il mistero della Santissima Trinità consiste in ciò che in un solo Dio vi sono tre Persone: Padre, Figliuolo e Spirito Santo, che ogni Persona è vero Dio, e non sono tuttavia tre dèi, che ogni Persona è realmente distinta dalle altre due, che queste tre Persone hanno relazioni tra di loro, un nome particolare, ed anche un ordine, per cui una è la prima, l’altra la seconda, l’altra la terza, che intanto sono tutte e tre uguali in perfezione e tutte e tre eterne.

— Ma per quale ragione tutte queste tre Persone divine si chiamano coi nomi di Padre Figlio e Spirito Santo?

Noi diamo il nome di padre a chi genera dei figli comunicando loro la sua stessa natura; diamo il nome di figlio a chi ha ricevuto con la esistenza la stessa natura o sostanza del padre, da cui si distingue; e diamo il nome di spirito o di alito, a ciò che emana da una persona o più persone, ed è da essa distinto. Or bene la prima Persona della Santissima Trinità si chiama Padre, perché esistendo da se stesso da tutta l’eternità, non essendo stato né creato, né generato da alcuno, genera da tutta l’eternità la seconda Persona, alla quale perciò diamo il nome di Figliuolo. E la terza Persona poi si chiama Spirito Santo perché da tutta l’eternità è prodotto dal Padre e dal Figliuolo, ossia emana, procede da essi, e da essi si distingue. Come vedi adunque le Persone della Santissima Trinità sono chiamate con i nomi di Padre, Figlio e Spirito Santo per l’analogia o somiglianza, che la nostra mente scorge tra i vicendevoli rapporti esistenti fra di esse, e il significato che questi tre vocaboli hanno nell’uso nostro comune di parlare.

— E come mai Iddio Padre genera un Figliuolo?

Vedi; ogni essere vivente su questa terra sia pure dotato di un sol fil di vita, possiede la fecondità, quella forza per cui riproduce degli altri esseri della sua stessa natura e della sua stessa specie. E così l’uccello riproduce l’uccello, il pesce il pesce, l’insetto l’insetto, la pianta la pianta, e l’uccello aquila riproduce uccelli aquile, il pesce spada pesci spada, l’insetto zanzara insetti zanzare, la pianta pesco piante peschi; insomma ogni generante riproduce esseri a sé uguali, non superiori, non inferiori, ma della stessa natura e specie, per guisa che il generato è come la continuazione del generatore e forma con esso una sola cosa. Ora questa fecondità, questa forza meravigliosa di riprodursi, che vi ha in tutti gli esseri viventi, da chi viene? Se tu dici dalla natura, ed io ti domanderò da chi l’ha ricevuta la natura e tu dovrai finire per rispondermi che l’ha ricevuta da Dio. Se Dio adunque è in fondo in fondo la causa della fecondità, che esiste in tutti gli essere viventi, e se l’effetto è necessariamente precontenuto, e con la massima perfezione, nella sua causa, bisogna conchiudere che anche Iddio è fecondo, che anch’Egli deve essere Padre, dal quale secondo la frase di S. Paolo, proviene ogni paternità in cielo e in terra (V. Lettera agli Efesini, capo III, versetto 15).

— Ma se Dio è fecondo, se Egli deve essere padre, perché non genera molti figliuoli, ma un solo?

La tua domanda è giustissima. Ed io ti rispondo che Dio Padre non può generare che un unico Figlio, perché essendo Egli essere infinito, nell’atto di generare spiega tutta quanta la sua attività infinita, e spiegando tutta la sua attività infinita deve naturalmente produrre la sua immagine perfetta, che non può essere che una sola, ed è l’unico Figliuolo di Dio.

— Dunque che il Padre generi il Figliuolo è una necessità?

Senza dubbio. Il Padre, sebbene con infinito gaudio della sua volontà generi il Figlio, tuttavia non può far a meno di generarlo, come pure è una necessità che Padre e Figlio producano lo Spirito Santo.

— E come avviene ciò?

Non so se arriverai bene a capirlo. Te lo dirò nondimeno nei termini più chiari e precisi. Il Padre conoscendo perfettamente sé medesimo deve formare nello stesso tempo una immagine perfettissima di sé, e questa immagine siccome origina dalla intelligenza ossia dalla conoscenza, che il Padre ha di se stesso, perciò si chiama il Verbo, ossia la sua parola, il suo pensiero. Questo Verbo, che è generato per tal guisa dalla intelligenza del Padre è il Figliuolo. Siccome poi il Padre, vedendo il suo Figliuolo, in tutto perfettissimo al pari di lui, con la sua volontà sentesi indotto ad amarlo, e il Figliuolo vedendo il suo Padre sentesi indotto ad amare Lui, amandosi vicendevolmente spirano l’uno verso l’altro un soffio di amore, che è infinito al pari delle due Persone, da cui procede. E questo amore distinto dalle due Persone,  che lo producono, forma la terza Persona, ossia lo Spirito Santo. Per tal modo si compiono nell’Essere divino due processioni interne: l’una, quella con cui il Figlio è generato dal Padre, per modo d’intelletto, l’altra, quella per cui lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per modo di amore. Perciò il Padre si chiama anche Genitore, il Figliuolo Unigenito, lo Spirito Santo Procedente, come si canta nella seconda strofa del Tantum ergo.

— E questi nomi di Padre, Figliuolo e Spirito Santo li ha inventati la Chiesa?

No, essi ci furono appresi dallo stesso Gesù Cristo, quando prima di ascendere al cielo comandò agli Apostoli di battezzare tutti gli uomini « nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo (Vedi Vangelo di S. Matteo, capo XXVIII, versetto 19).

— Ma se queste tre Persone sono distinte fra di loro, non si può forse dividere la loro natura in tre parti e riguardarle come tre divinità?

No, ciò non è possibile. Tutte e tre le Persone divine, benché distinte fra di loro, vale a dire non confuse l’ima con l’altra, ma aventi ciascuna una personalità ben determinata, hanno tutte e tre una stessa indivisibile essenza e natura, cioè un’essenza e natura che non si può dividere in parte, perché semplicissima, cioè non composta di parti. Perciò essendo noi ammaestrati dalla fede che vi sono tre Persone divine, cioè tre soggetti, a cui questa essenza e natura appartiene come propria, ne viene di conseguenza, che essa è tutta nel Padre, tutta nel Figlio, tutta nello Spirito Santo. E quindi il Padre è vero Dio, il Figliuolo è vero Dio, cioè lo stesso Dio che il Padre, lo Spirito Santo è vero Dio e precisamente lo stesso Dio che il Padre ed il Figliuolo, ragione per cui la essenza e natura divina non si può dividere, né le tre Persone divine possono formare tre divinità. Se vuoi farti una qualche idea di ciò guarda il sole. Da esso viene la luce e il calore. E sebbene il sole, la luce e il calore siano tre cose distinte, tuttavia non formano che una cosa sola.

— Dunque le tre Persone divine sono tutte e tre uguali nelle loro perfezioni?

Certissimamente: hanno la stessa sapienza, la stessa bontà, vivono con la stessa vita, conoscono con l’istesso intelletto, vogliono con la stessa volontà, operano con la stessa onnipotenza, e non vi ha in nessuna di esse il menomo grado di superiorità od inferiorità alle altre. E la ragione di ciò è sempre la stessa, che cioè hanno la medesima natura e sostanza divina, e benché tre Persone distinte non sono che un solo Dio.

— Mi sembra però un assurdo questo mistero della Santissima Trinità.

Se parli così è segno che hai capito ancor poco di quanto ti ho detto. L’assurdo implica contraddizione nei termini, come se tu dicessi che un oggetto è nero e bianco ad un tempo. Ma quale contraddizione vi ha nei termini esprimenti il mistero della Santissima Trinità? Se si dicesse che Dio è uno e nel medesimo tempo è tre divinità, allora sì, in ciò vi sarebbe l’assurdo. L’uno non è tre, come tre non è uno. Ma è così che si dice? No affatto. Si dice che vi è una sola essenza e natura divina e che vi sono tre Persone aventi la stessa essenza e natura: così che l’uno si riferisce alla natura, il tre alle Persone, e natura e persona non sono due concetti identici. Certo è misterioso che la natura divina sia una sola e senza dividersi o moltiplicarsi si trovi tutta in tre Persone. Ma appunto perché la mente umana non vede nulla di questo mistero non è autorizzata a gridare all’assurdo. Del resto si sarebbe per dire che il Signore ha disseminato in tutta quanta la creazione le vestigia di questo mistero. « Gli angeli, dice il Monsabrè, il tempo, lo spazio, l’universo, i corpi, il movimento, i regni della natura, gli astri, la vita, la nostra carne, la nostra anima, le nostre operazioni intellettuali, le nostre famiglie ne portano l’impronta ». Difatti il mondo angelico ha tre gerarchie, ed ogni gerarchia ha tre cori; il tempo si compone di oggi, ieri e domani, di presente, passato e futuro; lo spazio ha tre dimensioni, lunghezza, larghezza e profondità; la materia ha tre stati, solido, liquido e gazoso; il mondo terrestre ha tre regni, minerale, vegetale, animale; l’uomo possiede tre vite, la vegetativa, la sensitiva, la razionale; nell’anima sono tre facoltà, la memoria, l’intelligenza e la volontà; la famiglia si compie in tre persone, padre, madre e figlio ecc ».

— Queste cose sono bellissime e adombrano assai bene il gran mistero della Trinità.

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.