NELLA SETTIMANA SANTA: MEDITAZIONE PER IL MERCOLEDI’

[A. Carmignola: Meditacioni, vol. I – S.E.I. Ed. Torino, 1942, impr.]

Nella Settimana Santa

MEDITAZIONE PER IL MERCOLEDÌ.

Sopra la lavanda dei piedi.

Mediteremo sopra la lavanda dei piedi, alla quale volle umiliarsi Gesù Cristo prima di dar principio alla sua passione e di istituire il SS. Sacramento dell’Eucaristia. C’immagineremo di vedere Gesù, che con un asciugatoio innanzi e con un catino d’acqua sta in ginocchio davanti agli Apostoli e lava loro i piedi. Ammireremo questo prodigio di bontà e di umiltà e, poiché sappiamo essere questo il suo desiderio, lo pregheremo che si compiaccia di lavare e purificare altresì con la sua grazia le anime nostre.

PUNTO 1°.

Gesù c’insegna il vero rispetto a Dio.

Il Divin Redentore, sapendo che la sua ora era venuta di passare da questo mondo al Padre, volle dare ai suoi una testimonianza più perfetta del suo amore, e là nel cenacolo, compiuta la cena, si dispose a lavar loro i piedi, a fare cioè il più umile ufficio dei servi. Gesù adunque si avvicinò a Simon Pietro pel primo. Ma questo fervido Apostolo, nel vedersi inginocchiato innanzi il Divin Maestro, non si poté rattenere dall’esclamare: Come, Signore, tu lavare i piedi a me? E rispondendogli Gesù: Quello che io faccio, tu ora non l’intendi, ma lo conoscerai in appresso; Pietro non si diede per vinto, ma ritraendosi replicò: Tu non mi laverai i piedi in eterno! Con tutto ciò Gesù gli soggiunge: Se io non ti avrò lavato, non avrai parte con me, cioè sarai escluso dalla partecipazione dei miei beni. Quale minaccia! Come mai la ripugnanza di Pietro nel lasciarsi lavare i piedi da Gesù meritava un castigo sì terribile? Lo avrebbe meritato, dice S. Basilio, con la sua disobbedienza al volere divino; perciocché il vero rispetto a Dio consiste anzitutto nel fare la volontà sua e non la nostra, nel lasciarci reggere e governare da Lui e non già nel governarci e reggerci da noi. Quale importante ammaestramento dunque Gesù ci dà in questa circostanza! Vale un bel nulla per l’eternità, tutto ciò che facciamo di volontà nostra contro quella di Dio, manifestataci da coloro che ci dirigono. Val dunque meglio lasciarci guidare dai nostri superiori, che non regolarci da noi stessi. Gersone dice che l’anima religiosa, quando non cura la guida del suo superiore, non ha bisogno di demonio che la tenti, diventando essa demonio a se medesima. Allorché pertanto nella tua superbia o nel tuo falso rispetto vorresti opporti alla volontà di chi ti regge, sappi cedere prontamente e con semplicità, sicuro che si tratta sempre del maggior bene per te e per la gloria di Dio.

PUNTO 2°.

Gesù c’insegna la mondezza dell’animo.

Appena S. Pietro conobbe essere volontà di Gesù che si lasciasse lavare i piedi, si arrese all’istante e si affrettò a soggiungere: Signore, lavatemi pure, e se volete, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo. Ma Gesù gli rispose: Chi è stato lavato, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi, del resto è tutto mondo. Con le quali parole Gesù, dalla esteriore e sensibile lavanda assorgendo alla purificazione spirituale dell’anima, ci insegnò che chi è mondo dalla colpa grave, non ha bisogno d’altro che pulirsi di quei difetti quotidiani che sono all’anima come la polvere ai piedi, e che anche questa sollecitudine importantissima si devono pigliare specialmente le persone consacrate a Dio. I difetti quotidiani, che si riducono a colpe veniali, non tolgono la grazia di Dio; ma non lasciano di offendere Lui e di macchiare l’anima. Or che penseremmo noi di un figlio, di una figlia che dicesse al padre: Io vi obbedirò nelle cose di maggior momento, ma in quelle leggiere non intendo obbedirvi? Essendo noi per la nostra condizione figli prediletti del Padre celeste, non dovremmo perciò usare la massima diligenza per non offenderlo neppure con leggieri mancamenti? Se non ci studieremo del continuo di emendarci dei difetti nostri e di purificarci sempre di più, non ci faremo mai santi, né avremo mai da Dio gli aiuti, i lumi e le grazie che tanto ci abbisognano per la nostra santificazione, e, quel che è peggio, corriamo pericolo di passare così dai difetti leggieri ai peccati gravi.

PUNTO 3°.

Gesù c’insegna e comanda l’umiltà.

Gesù, dopo aver lavato i piedi a Pietro, li lava a tutti gli Apostoli e ben anche a Giuda, pur sapendo che lo tradirà. Oh esempio senza pari di profondissima umiltà! Oh bontà ammirabile e inaudita! Ma quello che Gesù ha fatto, vuole che lo facciano anche i suoi. Perciò dice loro e dice a tutti i suoi seguaci: Io vi ho dato l’esempio, e questo esempio voi dovete imitare. Con il che volle dire: Per quanto elevata sia la vostra dignità, per quanto eletto il vostro ingegno, per quanto mirabili le opere che sapete compiere, per quanto sublimi i doni spirituali ricevuti da Dio, dovete nondimeno essere umili, ed umili al punto da gettarvi ai piedi dei vostri fratelli, prestar loro i servizi della carità, edificarli con la vostra bontà, guadagnarli con i sapienti abbassamenti della vostra elevatezza. Oh noi avventurati se seguiremo tanto esempio e sì grande ammaestramento di Gesù! Così certamente santificheremo noi stessi e faremo del bene agli altri, e non già con la nostra alterigia, con lo stare sul nostro, con la superba pretensione che si abbassino gli altri davanti a noi.

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.