GREGORIO XVII – IL MAGISTERO IMPEDITO: 1° corso di ESERCIZI SPIRITUALI “LA PERFEZIONE” (11)

GREGORIO XVII:

IL MAGISTERO IMPEDITO

1° corso di ESERCIZI SPIRITUALI

LA PERFEZIONE

(11)

13. L’orazione

Per quanto già abbia sommariamente parlato di uno degli strumenti fondamentali della perfezione cristiana, che sono il Sacrificio e i santi sacramenti, io debbo parlare di uno strumento che a quelli è connesso e che è dirimente, perché in un certo senso, non per la dignità e per il valore, ma per la logica, direi che li precede. É la orazione. La orazione non è il primo strumento della santificazione, della nostra perfezione, perché il primo strumento sono i santi sacramenti e il santo Sacrificio; però deve ritenersi che molto meno si attinge dal Sacrificio e dai sacramenti se non c’è l’orazione nella vita; vorrei dire che, secondo l’ordine di natura, non di dignità, in un certo senso l’orazione è il primo strumento della nostra perfezione. Dobbiamo parlare della orazione sotto un determinato profilo, cioè in quanto e come essa serve alla perfezione più completa della nostra vita. Credo che bisogna formulare questo principio: noi progrediamo nella perfezione, risolviamo le nostre questioni spirituali, questioni esterne e questioni interne, nella stessa proporzione con cui siamo impregnati di orazione. Ricordo che quando ero piccolo credevo che i Santi fossero tali perché stavano inginocchiati tutto il giorno con le mani alzate. Avevo visto qualche immagine in cui erano rappresentati così ed ero convinto che per essere santi bisognava stare tutto il giorno inginocchiati con le braccia alzate, ragion per cui disperavo di poterlo diventare. Vedete che idea della santità! Però dopo tanti anni ritorno a dire che la prima intuizione che ho avuta da bambino era più giusta di tutte. A parte le ginocchia che non ce la farebbero, a parte le braccia che non ce la farebbero, a parte sto fratel-corpo che non ce la farebbe a stare così, la verità è che i santi si fanno con la grande orazione. – Noi oggi studiamo la orazione non in sé stessa, per sé stessa, ma in quanto serve alla perfezione. Voi l’avrete studiato tante volte; ma io debbo dirvi con assoluta certezza che quando si tratta di via della perfezione, con l’orazione risolviamo tutto, è certo: sormontiamo tutti gli ostacoli, è certo; realizziamo tutte le nostre soprannaturali mire, compatibilmente con la sottomissione ai disegni della divina volontà. E Gesù Cristo l’ha detto, questo, e l’ha detto chiaro quando ha parlato della infallibilità della preghiera. – La preghiera è sempre efficace. Non sempre ottiene l’oggetto per cui preghiamo; noi siamo così corti che possiamo domandare a Dio il nostro danno o il danno di tutti. Perché ci sono delle orazioni che, se Dio le accogliesse, sarebbero a danno nostro, a danno dei nostri fratelli, a danno di tutta la comunità; noi guasteremmo tutto con le nostre preghiere; se Dio sempre le accogliesse, squinterneremmo tutto; ma Dio questa brutta figura non ce la fa fare, e allora cambia l’oggetto. Domandi questo che ti fa male, prendi quest’altro che ti fa bene! – Ma quando si tratta della perfezione, siccome la perfezione è un oggetto giusto, saremo sempre ascoltati, anche se, trattandosi di mezzi di perfezione, Dio può benissimo cambiarli facendoci passare per una strada un po’ più diretta o un po’ più nascosta o per una strada meno evidente alla nostra intelligenza ma di cui Lui sa e conosce con infinita certezza la maggiore efficacia. Quando si tratta di perfezione, siccome non sempre giudichiamo bene dei passaggi e degli elementi intermedi, Dio li può sostituire; ma sull’oggetto generale della perfezione Dio ci ascolta sempre, se abbiamo la persistenza della preghiera. Questo è l’annuncio più bello che io vi devo fare in questi Esercizi. Siamo partiti dicendo: studiamo la perfezione cristiana, perché la perfezione cristiana non è una chimera, è una proposta che Gesù Cristo ha fatto agli uomini. Questa sera sono in grado di dirvi che la questione può essere risolta con certezza. Tutti possiamo arrivare alla perfezione, purché la orazione entri dentro da impregnarla tutta, da farla tutta quanta vibrare, da costituirla tutta in una luce nuova senza violentarla. Vedete, come si facevano i cornicioni? Come facevano a far sostenere anche sbalzi di due o tre metri? Mettevano un mattone che sporgesse qualche centimetro, e su quello comprimevano; e poi un altro mattone che sporgesse qualche centimetro, e su quello comprimevano: a questo modo i cornicioni sporgevano di qualche metro; erano fatti di mattoni che sporgevano ciascuno per qualche centimetro. Anche nella vita spirituale Dio ci ha dato questa risorsa. Noi non dobbiamo affrontare le questioni in blocco, non affrontarle per il loro peso, per il loro volume. Basta che ne risolviamo una piccola parte iniziale; con quella si rimette a posto tutto. Ci saranno passioni: orazione, e vanno a posto tutte; istinti indiavolati: orazione e anche quelli sono domati; sentimenti mezzo matti: orazione e li mette a posto; passato subcosciente e incosciente, temperamenti fatti a rovescio, sensibilità che sono clamorose: non temete, orazione, e va tutto a posto bene. Ma orazione, ricordiamo, a un certo modo. Come vedete, io uso la parola orazione piuttosto che la parola preghiera, perché la prima: orazione è quella meditativa, quella mentale, quella della quale io ho avuto modo di dirvi che, a nutrirla e a sussidiarla bene, può diventare, senza varcare il limite dell’ordinario, contemplativa; quando cioè la intuizione intellettuale vede senza bisogno di troppo raziocinio e, vedendo, penetra senza variarne la proporzione, come se la luce la imbevesse, la pace la componesse e l’illuminazione suprema tutta la impregnasse. È la meditazione la grande orazione. Quand’è che le ruote della orazione mentale si muovono? Quand’è che la orazione mentale può arrivare a quella posizione di quiete contemplativa? Quando è preparata. Come la si prepara? Badate che è nella preparazione il segreto della sua risposta. Io conosco molta gente che dice: Mi metto a fare la meditazione e la testa è sempre fuori, oppure è come un arancio secco; spremo, spremo, spremo, non viene fuori niente. Beh, questo potrà essere anche spiegabile per tante circostanze contingenti e non abituali. Però, perché generalmente accade questo? Perché non c’è preparazione alla orazione. E come si fa questa preparazione? Ve ne dico gli elementi: quanto più essi entreranno nella nostra vita, tanto più diventeremo dei contemplativi senza per niente diventare dei distratti. Io conosco delle persone che fanno la meditazione tutto il giorno, e sono persone che vivono con gli occhi aperti; l’abitudine è diventata tale che tutto il giorno, dalla mattina alla sera, sono in contemplazione. Nessuno se ne accorge né se ne può accorgere, ma praticamente essi ci sono dalla mattina alla sera. Questo spiega tutto. – Badate, è la preparazione che tiene il segreto della meditazione, perché chi crede che il lavoro della meditazione, dell’orazione mentale comincia nel momento in cui si fa il segno della santa Croce, si dicono quelle due preghiere, si apre un libro e si comincia a leggere, sbaglia. Può essere che gli vada bene, sì, ma può essere che non gli vada bene. – La preparazione è fatta di un avvistamento dell’argomento prima, ed è per questo che è assolutamente necessario che per la meditazione che si fa il mattino l’avvistamento del tema sia fatto la sera prima. Non pare, ma è questo il primo elemento germinativo della meditazione. Deponete un germe, un fermento nell’animo, lasciate che lo afferri il subcosciente, che lavora sempre anche quando noi dormiamo, e vedrete che cosa potrà essere domani. Io credo che molti non facciano alcun caso a questo, mentre è tanto importante. Avvistare prima e permettere poi che quella officina sotterranea che in noi si chiama subcosciente, che Dio ha mirabilmente costruito e di cui noi non conosciamo le leggi, ma di cui conosciamo soltanto la esistenza e di cui talvolta comprendiamo gli effetti, agisca per noi. Siamo furbi, mettiamo a profitto anche il dormire. Perché in questo caso viene a profitto anche il dormire. Ora guardate di quali altri elementi si può avvantaggiare la preparazione. Si avvantaggia del silenzio; per questo c’è da raccomandare di osservare il massimo silenzio il mattino prima di fare la meditazione, salvo quelle parole che sono necessarie per la cortesia, per l’urbanità, per l’ufficio. È questo silenzio, anche non meditativo ma silenzio, che lascia filtrare qualche cosa, che prepara alla meditazione del mattino. Ma non basta; c’è anche una preparazione più “a longe”, ed è ogni argomento spirituale che si tratta nella giornata. Non parrebbe, vedete, che il parlare di argomenti spirituali, il far volgere il discorso a qualche cosa di spirituale, il fare la lettura spirituale debba servire alla orazione; ma non è così. È come lasciar acceso in sordina un motore che non si spegne mai; è l’abitudine, durante la giornata, di spingere le constatazioni e le cose che si vedono, anche le più umane, le più modeste, le più materiali, le più ordinarie a considerazioni di fede: cosa che non costa ed è facilissima. Questo è veramente lasciare il motore in sordina sempre acceso. Se ne prende l’abitudine anche senza parlare, perché tante volte si è in mezzo a gente con la quale non si possono fare discorsi spirituali, perché se si facessero si annoierebbe o si otterrebbe l’effetto contrario; bisogna essere discreti con gli altri. Ma con sé stessi, questa abitudine di fare considerazioni spirituali su tutto e di portare tutto, a un certo momento, a una considerazione di fede, sfruttando tutte le cose che si vedono, è sempre possibile. Si vedono immagini della Vergine, immagini dei Santi, un luogo sacro, si ode un suono di campana, si vede una persona buona il cui solo apparire è un buon esempio che dà. Tante cose: sempre considerazioni di fede. Tutto questo crea l’ambiente a longe di cui si beneficia quando ci si mette a fare la orazione mentale. Non solo è una preparazione, ma in questo modo, perfezionandosi senza per niente trasformare la propria vita, facendo quel che si deve, giocando, studiando, facendo il proprio dovere con serenità e con letizia, si può riuscire a cambiare tutta la giornata in un atteggiamento di continua presenza a Dio. – Voi riconoscete facilmente gli uomini che vivono sempre alla presenza di Dio. Non ne parleranno mai, per discrezione, ma sono diversi dagli altri. Ci sono degli uomini dei quali non si sa dire il perché, ma sono diversi dagli altri. Perché sono diversi dagli altri? Perché c’è sempre in loro una lampada accesa; eppure li vedete praticissimi, attentissimi ai loro doveri, socievoli, pronti allo scherzo, alla letizia, all’allegria; proprio quelli sono i motori dell’allegria, perché possono darla agli altri sino a contagiarli tutti. Non si saprebbe dire che cosa c’è in loro. C’è una vita profonda che esternamente non si vede, ma che dal fondo riecheggia; è la preparazione all’orazione mentale. – Ora parliamo di quella non mentale, della preghiera propriamente detta. In realtà la distinzione tra orazione mentale e orazione vocale non è una distinzione adeguata, è una distinzione equivoca, perché qualunque orazione detta vocale deve essere un pochino mentale, altrimenti non è orazione. La distinzione è fatta così, come per sgranare l’argomento in diversi bocconi, non perché esista una sostanziale diversità. Invece è da affermarsi la almeno analoga identità e forse la univoca identità. A ogni modo è certo che la orazione detta vocale è meno impegnativa, è più immediata, costringe meno la nostra capacità raziocinante, disturba meno la nostra inventiva, mette meno in moto tutte le nostre riserve, e pertanto è più facile. Difatti c’è molta gente che arriva a quella vocale; quanto a quella mentale, ne ha paura e quando deve fare la meditazione, dorme e amen, ha risolto il problema così. Ma quella vocale è necessaria. Nella alimentazione materiale ci sono dei cibi che danno 600 oppure 650 calorie ogni 100 grammi. Ma se vivrete continuamente di cibi che danno 600, 650 calorie ogni cento grammi, vedrete che cosa vi succede. Ci vogliono anche gli altri cibi, dei cibi che diano solo 30, 40, 50 calorie ogni 100 grammi. Così nella alimentazione spirituale è necessaria anche la preghiera vocale, senza tener conto di quanto essa è necessaria nella vita di comunità. Quand’è che la comunità cristiana si ritrova? Si ritrova per la preghiera vocale. La preghiera mentale non è un fatto comunitario; comunitario potrà essere l’enunciato, la predica, come la sentite voi; ma se sentiste solo e non faceste altro, sarebbe inutile aver predicato; il bello viene dopo, ciò che succederà nella vostra testa. – Ma la preghiera vocale è essenziale alla vita della comunità cristiana, ed è non meno essenziale alla vita individuale. La preghiera vocale è come quella pioggerella fine, non violenta, che non fa le ampolle per terra; quella pioggia che penetra e che ci vuole per attivare le semenze senza distruggere i virgulti e senza portar via i fiori. Ci vuole la preghiera vocale; è necessaria, è più facile della preghiera mentale; si può insinuare in tutti gli angoli, è un po’ come i motoscooter che si infilano tra le macchine e per questo, quando le strade sono tortuose, passano sempre avanti alle automobili. Ora questa preghiera vocale di che cosa è fatta? Ecco, siccome deve impregnare la vita anche questa, perché resta, come l’altra, condizione per la perfezione da raggiungersi, bisogna studiarla dal punto di vista il più raggiungibile da tutti. Tenete presente che la preghiera vocale non è soltanto quella fatta a formule; quella precede, perché ha le formule divine della orazione tolte dalla Sacra Scrittura, le formule santissime tolte dalla veneranda antica tradizione della Chiesa, e quelle precedono tutte le altre; ma con Dio si può fare un dialogo anche senza formule. Con Dio si può parlare mediante i silenzi, perché Dio capisce anche i silenzi illuminati da una intenzione, i silenzi che non dicono nulla, ma uniscono l’anima a Dio. Anche i silenzi fanno parte del dialogo col Padre che sta nei cieli. E quante volte i silenzi servono mirabilmente, i silenzi aperti e illuminati da una precisa intenzione. Poi il dialogo fatto col Signore verte su tutto. Con gli uomini noi non potremmo parlare di tutto, perché riderebbero. Dio che ci ha creato è l’unico che non ride; con Lui possiamo parlare di tutto quello che abbiamo nell’anima, con una semplicità da bambini. Non abbiamo niente da nascondere a chi ci conosce da tutta l’eternità, e possiamo parlare con quelle modanature che non terremmo con gli altri. Con gli altri dovremmo cercare modanature a seconda dell’altezza della nostra cultura, delle nostre abitudini, intonate al nostro abituale contegno. Con Dio non occorre questo, siamo dispensati. Il dialogo col Signore può essere su qualunque cosa, la più immediata, sto per dire la più senza senso, perché con Dio si può parlare senza mettere troppo in moto il potere raziocinante. L’immediatezza: è questa preghiera che può riempire tutti gli angoli della nostra giornata, questa preghiera che riduce ogni questione a un consiglio di bambini; e questa preghiera fa sì che la orazione si possa attuare sempre, senza sforzo; e allora, fatta così, realizza veramente la presenza di Dio nella nostra vita. E quando piove a questo modo, le sementi germinano. – A questo modo si impone all’evidenza che il primo sblocco delle nostre difficoltà è quello di parlarne con Dio; il primo epilogo di qualsiasi questione si fa col parlarne con Dio. E state tranquilli che quando questo accade, si è con certezza sulla via della perfezione. Come le anime semplici arrivano alla perfezione? Perché c’è tanta gente alla quale nessuno ha insegnato l’ascetica, eppure è sulla via della perfezione? E ce n’è di perfezione, ce n’è di grazia di Dio! Perché hanno avuto la orazione, e con questa hanno trovato tutto. Se occorresse fare delle rivelazioni, Dio le farebbe; ma non c’è bisogno che Dio faccia delle rivelazioni con nubi, con Angeli e altre cose; non occorre affatto, perché Dio ha modo di parlare alle anime; e le anime non se ne accorgono, ed è bene che non se ne accorgano, ma è Lui che detta. E questo accade molto più di quanto non si creda. Perché? Perché hanno l’orazione. Quale orazione? Talvolta non sanno dire altro che l’Ave Maria: Ave Maria! Ave Maria! Rosari su Rosari! Non state a osservare che non hanno cominciato dalle forme cerebrali; non importa; hanno messo il cuore nel dire l’Ave Maria, e nella seconda Ave Maria ce ne hanno messo un po’ di più. E il resto com’è stato? Mah, non si sa come è stato, però alla perfezione ci sono arrivati, il che vuol dire che la amministrazione del loro intelletto è stata, agli effetti della perfezione, maggiore di quella che forse può avere un grande teologo. Hanno avuto l’orazione e con quella hanno trovato tutto.

 

Autore: Associazione Cristo-Re Rex regum

Siamo un'Associazione culturale in difesa della "vera" Chiesa Cattolica.