LE ALLEGRE CONSACRAZIONI “FAIDATE” DI MONS. Thuc

LE ALLEGRE CONSACRAZIONI “FAIDATE” DI MONS. Thuc.

Molti lettori ci chiedono notizie di questo discusso prelato estremo-orientale; a tal proposito riportiamo quanto pensa un membro della Gerarchia della Chiesa cattolica in eclissi che, parlando con due membri dello staff di Papal Restoration Campaign, ha tenuto a precisare che il Santo Padre, Papa Gregorio XVIII,  considera le cosiddette “consacrazioni” di Ngo Dinh Thuc, come minimo, dubbiose. Per semplificare, diciamo che nelle intenzioni della Chiesa tal genere di consacrazioni non si sono mai verificate, poiché il monsignore venuto dall’oriente Thuc, in queste “consacrazioni”, diciamo azzardate, agiva con un proprio mandato (procuratogli dal demonio?). Questo è incontrovertibile, così come quando, ad un certo momento, chiese perdono all’antipapa Montini, il sedicente Paolo VI, per aver tentato di consacrare un gruppo di Alumbrados (Illuminati) in Palmar de Troya, Spagna [quelli che hanno poi fondato la barzelletta della “chiesa”c. d. palmariana], come vescovi senza mandato papale!

Ma i fatti gettano gravi dubbi circa la validità delle “consacrazioni” di Thuc. Ne diamo alcuni motivi:

  • Partecipa al falso concilio Vaticano II e ne firma i decreti.
  • Ha rimproverato pubblicamente l’intero Concilio per non essere abbastanza ecumenico;
  • ha cercato di ottenere che il Concilio accettasse l’uguaglianza con le donne nella Chiesa;
  • con la possibile eccezione del Sacramento dell’Eucaristia, non ha mai affermato che i sacramenti della Chiesa del Vaticano II fossero invalidi, ma solo che essi sono respinti da Dio;
  • ha sempre firmato i documenti con i titoli a lui “conferiti” dalla Chiesa del  Vaticano II;
  • fatto riferimento a Giovanni XXIII come ad un papa santo;
  • riconosciuto il marrano Paolo VI come Santo Padre;
  • ha “ordinato” / “consacrato” un gran numero di uomini, sacerdoti e vescovi senza missione e giurisdizione, senza chiedere loro di rinunciare alle loro false sette, anzi creandone di nuove. [tra questi il “grande” teologo Gerard des Lauriers, sacrilego pseudo-vescovo senza giurisdizione, l’inventore della stravagante antitomistica c. s. “tesi cassiciacum”, nonché i fondatori della barzelletta palmariana, e diversi personaggi riciclatisi nella setta C.M.R. I.];
  • ha “ordinato” / “consacrato” uomini del tutto inadatti ad essere ministri;
  • Ha regolarmente servito come accolito la nuova “messa”, quando era in Francia;
  • ha concelebrato la nuova “messa” con un vescovo del Vaticano II in tante e diverse occasioni;
  • ha ascoltato confessioni da settari del Vaticano II con il permesso di un vescovo del Vaticano II;
  • prima della sua morte, ha esortato alcuni collaboratori discendenti dalla sua “linea” a tornare alla chiesa del Vaticano II;
  • si è lamentato che alcune abitudini alimentari orientali fossero state escluse dalla Santa Messa.
  • E’ stato detto che fosse fisicamente e psicologicamente esaurito;
  • La sua sanità mentale era stata pubblicamente messa in dubbio dai suoi contemporanei;
  • Il guadagno monetario è stato riconosciuto dai suoi amici, essere un fattore motivante nel “conferimento” dell’Ordine sacro; • Nella sua autobiografia ha ammesso ad un prete del Vaticano II, di aver mentito.
  • Una sua amica ha detto che spesso parlava con doppi sensi;
  • Si comportava da tradizionalista solo quando intorno aveva altri tradizionalisti;
  • ha ammesso di simulare la “messa”;
  • ha ammesso di aver trattenuto la sua intenzione sacramentale nel conferimento dell’Ordine sacro. Nota: questo in almeno 10 diverse occasioni, vale a dire in 10 cerimonie false!

Il requisito minimo della Chiesa per accettare la validità di un sacramento è la “certezza morale.” La certezza morale “esclude ogni prudente timore di errori, in modo tale che l’opposto è reputato come del tutto improbabile.” Ora, sulla base delle evidenze sopra riportate si impone la seguente domanda: “Abbiamo la certezza che le c.d. consacrazioni del Vescovo Thuc raggiungessero un livello tale da escludere ogni prudente timore di errore?” – C’è la possibilità che egli non abbia validamente consacrato? … è del tutto improbabile che i riti non siano validi? – Mi sembra che nessuna persona obiettiva che possieda l’uso della retta ragione possa in coscienza concludere che le consacrazioni del Vescovo Thuc siano certe nella misura in cui si possa escludere ogni prudente timore di errori, in modo tale che l’opposto sia reputato come del tutto improbabile. – I cattolici, quindi, devono indubbiamente respingere la validità delle consacrazioni del Vescovo Thuc. E se dobbiamo rifiutare le consacrazioni del Vescovo Thuc, ovviamente dobbiamo anche respingere tutte le ordinazioni e (pseudo-)consacrazioni provenienti dalla progenie Thuc, dalla linea episcopale Thuc, che non può fornire il Sacramento dell’Ordine, originariamente incerto, per cui non si può dare ad altri ciò che non si possiede da se stessi. Così la mancanza di certezza morale con il quale i cattolici devono respingere la validità degli ordini del Vescovo Thuc, deve essere applicata anche alla progenie del Vescovo Thuc.

 Fotografia del vescovo Thuc che pubblicamente simula il Sacramento dell’Ordine Sacro su un Alumbrados, l’eretico venditore di assicurazioni, il Sig. Gomez, in Spagna nel gennaio del 1976.

La foto riportata sopra è l’esempio di una consacrazione episcopale FALSA al 100% D.O.C. garantita, come ha ammesso lo stesso vescovo Thuc che l’ha “eseguita”. (egli avrebbe poi formalmente affermato che stava trattenendo la sua intenzione sacramentale – un sacrilegio! -) “consacrando” il sig. Gomez senza un mandato papale – un altro sacrilegio!- anche se lo stesso vescovo Thuc aveva scritto e firmato un documento ufficiale [completamente fuori luogo] dichiarando di aver “consacrato” Clemente Dominguez y Gomez il 1° gennaio 1976) ??? Ecco il testo del documento, memoriale di tanta nefandezza sacrilega, attestante la perfetta malafede di questo, a dir poco “strano”, prelato vietnamita.

* “Io Peter Martin Ngo-Dinh Thuc, Arcivescovo titolare di Bulla Regia certifico che, il primo giorno del mese di gennaio 1976 ho conferito la tonsura e gli minori ordini, così come gli ordini maggiori (cioè suddiaconato, diaconato e sacerdozio) sulla seguenti persone: …. Clemente Domínguez, nato a Siviglia, National Identity Number 28279369 … […] Ho inoltre attestato che i Vescovi ed i Sacerdoti appartengono all’Ordine dei Carmelitani del Santo Volto, fondata a Siviglia il 23 dicembre 1975. – La Casa Madre di questo Ordine è al n 20 di via Redes a Siviglia. Il Fondatore e Padre Generale è Sua Eccellenza Clemente Domínguez, vescovo. – Di mia mano e di mia penna firmo questo documento perché abbia tutti gli effetti ecclesiastici e civili. – Dato il mio sigillo, il giorno dodici di gennaio dell’anno del Signore 1976   Firmato + Peter Martin Ngi-Dinh Thuc, Arcivescono di Bulla Regia.

A suo dire egli avrebbe avuto un mandato da S.S. Pio XII di consacrare dei Vescovi nella sua nazione, martoriata dalla guerra, anche senza l’autorizzazione di Roma. Di questo documento non c’è traccia, ed anche se fosse stato così, con prassi mai attuata in alcun tempo dalla Chiesa Cattolica anche in analoghe e ben più gravi situazioni, questo valeva per la sua terra durante il tempo di guerra, non certo si trattava di un permesso “speciale” per non-consacrare cani e p… in ogni angolo del globo, creando il presupposto per sette e “chiesette” scismatiche ed eretiche, chiedendo una lauta ricompensa per “coprire le spese”.

(I Cattolici romani riconoscono che il sacro sacerdozio viene solo da Dio che chiama l’anima prescelta, mentre la Chiesa di San Pietro conferma il mandato dal Cielo. … E questi sedevacantisti patetici cercano di deridere pubblicamente i cattolici [della Chiesa in Eclisse perché non frequentano i loro servizi sacrileghi?!?).

Tra gli altri, anche il sacerdote vietnamita Peter Khoat Van Tran, ha avuto nel 1983 la “fortuna” di incontrare il Vescovo suo conterraneo a Tolone in Francia in Rue Garibaldi 22. Durante quelle lunghe riunioni, dove c’erano gatti che saltavano intorno, dentro e fuori dai mobili, Bp. Thuc e P. Tran hanno parlato tra loro nella lingua nativa Vietnamita, circa la crisi della Chiesa. – Thuc, espose gli insegnamenti di Cum ex apostolatus officio a P. Tran, che conosceva bene la bolla pontificia. Il vescovo Thuc parlava del documento di Paolo IV applicandolo all’usurpatore antipapa Giovanni Paolo II, per cui egli riteneva che al momento, la sede pietrina fosse vacante.- Fr. Tran, che ha avuto il più grande rispetto per il Vescovo Thuc, ha potuto notare, registrandolo, che il suo connazionale “variava i suoi stati di lucidità durante i loro incontri”. La cosa più scioccante, secondo la testimonianza scritta e firmata di p. Tran, fu che durante il loro ultimo incontro a Tolone, Thuc sottolineava il fatto che Giovanni Paolo II fosse un cattivo antipapa (cosa che P. Tran già sapeva), ma quando p. Tran poi si alzò per andarsene, anche il Vescovo Thuc si alzò e lo guardò dritto negli occhi dicendo: “E come è buono il nostro papa Giovanni Paolo II!” – – Così tragicamente Bp. Thuc non ha mai avuto la sua “testa a posto”, cosa di nuovo ulteriormente evidenziata (oltre ai punti elencati sopra) dal fatto di consigliare ai suoi conoscenti di tornare alla massonica setta del Vat. 2°, poco prima di morire nel 1984. Abbiamo poi la testimonianza giurata della consacrazione di Guerard des Lauriers, che continuamente dovette intervenire durante la cerimonia perché Thuc citava continuamente Giovanni Paolo II, nonostante che avesse detto due settimane prima che lo stesso non fosse il Papa. Anche altri sacerdoti (ad es. il noto padre Noel Barbara e padre Barthe nel 1981), hanno incontrato il vescovo vietnamita che serviva nella cattedrale la messa del N. O. e confessava i fedeli conterranei autorizzato dall’arcivescovo locale), riportandone analoghe impressioni circa la sua salute mentale. Il padre Barbara, in particolare lo rimproverava, e gli consigliava di non seguire la via del non-monsignor Lefebvre, che a parole diceva di riconoscere la legittimità della gerarchia post-conciliare [egli che sapeva bene come fossero andate le cose nei conclavi dal 58 in poi, perché informato dettagliatamente dagli infiltrati massoni Tisserant e Lienart, suoi amici e confratelli di merenda …-ndr-], e poi pubblicamente li disubbidiva secondo il suo mutevole umore giornaliero. Ci sono tante altre testimonianze giurate di sacerdoti sedicenti tradizionalisti (es. W. Jenkins, A. Cekada, il già citato G. des Lauriers, etc.) che testimoniano delle infelici condizioni mentali del nostro vescovo vietnamita; secondo alcuni osservatori pare che le sue “pittoresche” consacrazioni fossero motivate da un disperato bisogno di denaro! –

D’altra parte il Signore ci aveva ampiamente avvertito e con largo anticipo: “… dai frutti li riconoscerete” … e qui i frutti marci sono proprio evidenti!

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Le consacrazioni senza mandato sono anatemizzate, cioè colpite da scomunica “ipso facto”; ricordiamo a proposito cosa ci dice il Dottore Angelico: Art.1,4 Chi col battesimo è inserito nella Chiesa è reso capace di due cose: di costituire il ceto dei fedeli e di partecipare ai sacramenti. E questa seconda cosa presuppone la prima, poiché mediante la partecipazione ai sacramenti i fedeli sono anche in comunione tra loro. Perciò si può essere posti fuori della Chiesa con la scomunica in due modi. Primo, con la sola esclusione dai sacramenti: e questa è la scomunica minore. Secondo, con l‘esclusione da entrambe le cose: e questa è la scomunica maggiore definita in questo articolo…. «Chi è colpito di anatema per un delitto, è escluso dalla bocca, dalla preghiera, dal saluto, dalla comunione e dalla mensa». «Dalla bocca», cioè dal bacio, «dalla preghiera», poiché non si può pregare con gli scomunicati, «dal saluto», poiché essi non vanno salutati, «dalla comunione», cioè da ogni rapporto sacramentale, «dalla mensa», poiché non si può mangiare con essi. Ora, la definizione data implica l‘esclusione dai sacramenti con le parole «quanto al frutto», e dalla comunione dei fedeli quanto alle realtà spirituali con il riferimento ai «suffragi comuni della Chiesa». [suppl. III, arg. 21, art.3]. In altro luogo:

Articolo 2,2 – In S. Matteo [XVIII, 17], di chi si rifiuta di ascoltare la Chiesa, sta scritto: «Sia per te come un pagano e un pubblicano». Ora, i pagani sono fuori della Chiesa. Perciò è giusto che la Chiesa, con la scomunica, escluda dalla sua comunione coloro che non vogliono ascoltarla.

Parte III, Questione 36, artic. 5, in contrario:

-. 1) Dionigi [Epist. 8, 2] ha scritto: «Costui», ossia chi non è illuminato [dalla grazia], «sembra molto presuntuoso, mettendo mano alle funzioni sacerdotali; e non sente timore e vergogna nel trattare le cose divine senza dignità, pensando che Dio ignori i segreti della sua coscienza; e pensa di poter ingannare colui che egli falsamente chiama Padre; e osa servirsi delle parole di Cristo per pronunziare sui segni divini, non oso dire delle preghiere, ma delle immonde bestemmie». Perciò il sacerdote che indegnamente esercita il proprio ordine è come un bestemmiatore, o un ipocrita. Quindi pecca mortalmente. E per lo stesso motivo peccano in caso analogo tutti gli altri ordinati. 2. La santità è richiesta negli ordinandi in quanto indispensabile per esercitare le loro funzioni. Ora, chi si presenta agli ordini in peccato mortale pecca mortalmente. A maggior ragione quindi pecca chiunque esercita in stato di peccato il proprio ordine.

-.2) Dimostrazione: La legge [Dt 16, 20] comanda di «compiere santamente le cose sante». Perciò chi esegue le funzioni del proprio ordine in modo indegno compie le cose sante in maniera non santa, e quindi agisce contro la legge, per cui pecca mortalmente. Chi infatti esercita un ufficio sacro in peccato mortale, senza dubbio lo esercita indegnamente. Perciò è evidente che fa peccato mortale.

           Punto chiave della teologia morale è: “In caso di dubbio, ASTENERSI”.

Henry Davis, S.J.: “Teologia morale e pastorale”; Londra: Sheed & Ward, 1935 Volume III, pag. 27

L’UTILIZZO DEI PARERI PROBABILI [CAPO VII, SEZIONE I: Opinioni probabili di Validità]

Nel conferire i Sacramenti (così come anche nella consacrazione nella Messa) non è mai permesso adottare una probabile linea di condotta per la validità, ed abbandonare il corso più sicuro. Il contrario è stato esplicitamente condannato da Papa Innocenzo XI.  Fare ciò sarebbe un grave peccato contro la religione, cioè un atto di irriverenza verso ciò che Cristo nostro Signore ha istituito, sarebbe un grave peccato contro la carità, quindi il destinatario sarebbe probabilmente privato delle grazie e dell’effetto del Sacramento; sarebbe un grave peccato contro la giustizia, poiché il destinatario ha diritto a Sacramenti validi, ogni volta che il ministro, sia d’ufficio o no, si impegna a conferire un Sacramento. Nei Sacramenti necessari non vi è alcun dubbio circa il triplo peccato; nei Sacramenti che non sono indispensabili ci sarà comunque sempre il sacrilegio grave contro la religione!

“E’ una grave responsabilità di tutti i cattolici dimostrare a se stessi che i sacramenti che frequentano siano leciti [legali] agli occhi della Chiesa di Cristo, perché se i cattolici si avvicinano ai Sacramenti senza sapere per certo che i ministri hanno sia validi ordini sacri, sia ordini che sono stati dati con approvazione canonica [autorizzazioni alla pratica], si mettono fuori della Chiesa. ”

Il Magistero espressamente dichiara: che [Il seguente errore è] condannato da un decreto del Sant’Uffizio, del 4 marzo 1679:Non è lecito nel conferire sacramenti seguire un parere probabile per quanto riguarda il valore del sacramento, abbandonando il parere più sicuro, a meno che non lo vieti la legge, le convenzioni o il pericolo di incorrere in danni gravi. Pertanto non si dovrebbe fare uso di pareri probabili nel conferimento del battesimo, degli ordini sacerdotali, o episcopali.” (Denzinger n.1151). Innocenzo XI (1676-1689).

[P. s. Qui non si tratta di distinguere il potere d’ordine dal potere di giurisdizione, perché gli ordini sacri in realtà non sono mai stati conferiti, come nel caso del cavaliere Kadosh Lienart, il mai-prete e mai-vescovo che non ha trasmesso mai alcun ordine a nessuno, così come pure la sua “progenie”.]